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  1. #1
    Deimanax Ayugumsik Khagan
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    Predefinito Mircea Eliade, l'uomo dai tanti volti

    Cent'anni fa nasceva a Bucuresti in Romania Mircea Eliade.
    Non ebbe una vita comune - è bene dirlo subito.
    D'altronde era egli un tipo non comune, andando ad aggiungersi a quella schiera di Maestri che segnarono la vita culturale del Novecento: Dumézil (che l'aiutò a Parigi), Cioran, Baltrushaitis e altri.
    Erano tutti amici: come non avrebbe potuto essere? Erano tutti un po' simili.
    Avevano tutti la passione per i "viaggi interiori", come son uso dire.
    Soltanto che non lo dicevano, o meglio non esplicitamente.
    Per esempio, Eliade descrisse le sue sperimentazioni tantriche sotto le velate spoglie di un libello romanzesco, Viaggio a Serampore. Per non parlare dell'altro pamphlet, Il segreto del Dr Honigberger: insomma, son scritti che devono esser letti in controluce per capirne la loro vera essenza.
    Una volta Eliade disse: "Non so fino a che punto la mia carriera di storico abbia influenzato quella di scrittore e viceversa". Proprio così. E non solo per lui: basti pensare al jeu linguistique di Dumézil sulla quartina di Nostradamus Un moins noyre dedans...
    Ancora molto noi non sappiamo della vita di Eliade - la sua partecipazione alla Guardia di Ferro, fatto che custodì gelosamente in segreto, anche se mai recusato: egli non voleva (se ne può comprendere la ragione) che divenisse di dominio pubblico.
    Ne seppe qualcosa il suo allievo più brillante, Ioan Culianu, quando gli pose delle domande imbarazzanti sul suo passato guardista.
    Bè, ognuno ha qualche scheletro nell'armadio: ciò non toglie nulla alla grandezza dello studioso.
    Ma forse alla grandezza dell'uomo, sì: ma parce sepulto!
    Non sarò certo io a fare le bucce a Eliade: anche il mio ego smisurato ha un limite.

    Martinet, devotamente suo.

  2. #2
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    Predefinito L'ultima volta in Italia con Augusto del Noce

    Mircea Eliade, il genio. Cento anni fa nasceva uno dei più grandi studiosi
    del fenomeno religioso
    di Franco Volpi - 12/03/2007

    Fonte: La Repubblica


    Erudito poliglotta del mito e del sacro, di yoga e sciamani, scrittore e
    saggista
    Nacque in Romania Morì nell'86 a Chicago. Una figura controversa, che fu
    vicino alla Guardia di Ferro filonazista. A Bucarest frequentava Ionesco e
    Cioran

    Il 13 marzo di cent´anni fa nasceva a Bucarest Mircea Eliade. Fin
    dall´infanzia i genitori spostano il compleanno al 9 marzo. Al suo nome di
    battesimo non corrispondeva infatti alcun patrono nel calendario ortodosso,
    sicché la famiglia decise di festeggiare il giorno 9, che non era consacrato
    a nessun santo particolare bensì ai Quaranta Martiri uccisi a Sebaste
    durante le persecuzioni di Luciano.
    Studioso del mito e delle religioni, esperto di yoga e sciamanesimo, di
    occultismo ed esoterismo, romanziere fecondo, saggista dall´erudizione
    prodigiosa e a suo agio in otto lingue, Eliade è stato tra le intelligenze
    più acute e versatili del Novecento. Ma l´intelligenza è un dono di dèi
    invidiosi, un dono avvelenato: il confine che la separa dall´ottusità è
    mobile.
    «Che uomo straordinario sono!», annota il trentaquattrenne intellettuale nel
    suo Jurnalul din Portugalia, l´inedito diario dei cinque anni, dal 1941 al
    1945, trascorsi come consigliere culturale all´ambasciata rumena di Lisbona
    (in Italia sarà pubblicato da Bollati Boringhieri). Il giovane Eliade,
    all´epoca ancora sconosciuto al grande pubblico europeo, passa parte delle
    sue giornate a rileggere alcune sue pagine e si paragona ai grandi della
    letteratura: «La mia capacità di comprendere e percepire tutto ciò che
    appartiene alla sfera culturale è illimitata … Comunque sia, i miei
    orizzonti intellettuali sono più vasti di quelli di Goethe». Il 15 luglio
    1943 annota con ineffabile disinvoltura: «Mi rendo conto che dopo Eminescu
    [il poeta nazionale rumeno], la nostra razza non ha mai più conosciuto una
    personalità tanto (...) potente e tanto dotata quanto la mia».
    I diari integrali saranno desecretati solo nel 2018, ma tutto fa pensare che
    l´autocritica non appartenesse al pur vastissimo repertorio di Eliade. Né
    che egli sia mai guarito dalla megalomania di cui evidentemente andava
    affetto. A quattordici anni aveva già pubblicato il suo primo racconto: Come
    ho scoperto la pietra filosofale. In un successivo Romanzo dell´adolescente
    miope (1923) elabora la quasi umiliante scoperta della propria sessualità.
    Qualche anno dopo, in Gaudeamus (1928), entrano in scena la femminilità e
    l´amore, e per converso il concetto di «virilità», mutuato dall´adorato
    Papini, autore di Maschilità. Il suo io è superalimentato dall´ambizione e
    da una «religione della volontà» fatta di astinenza e disciplina (dormiva
    cinque ore per non sottrarre tempo allo studio).
    Iscrittosi nel 1925 a Lettere e Filosofia dell´università di Bucarest,
    emerge come leader della giovane «Generazione», un gruppo di intellettuali
    anticonformisti che aspira a rinnovare la tradizione rumena. Tra gli altri
    «latini d´Oriente» ci sono Cioran (che nel 1986 gli dedicherà uno dei suoi
    superbi Exercises d´admiration), Ionesco, Costantin Noica e Mihail
    Sebastian, un ebreo a lui molto caro.
    Nel 1927 e 1928 visita l´Italia, avendo alle spalle una serie di letture
    rapaci che mettono le ali alla sua passione per nostra cultura (documentata
    esaurientemente da Roberto Scagno per Jaca Book). Su tutti Papini ed Evola,
    a proposito del quale scriverà un testo, Il fatto magico, andato perduto.
    Dopo la laurea su La filosofia italiana da Marsilio Ficino a Giordano Bruno,
    alla fine del 1928, parte alla volta dell´India per studiare la filosofia
    orientale con Surendranath Dasgupta. Vi rimane fino al dicembre del 1931,
    imparando il sanscrito e raccogliendo materiali, conoscenze ed esperienze
    che lo segnano profondamente. C´è anche una storia d´amore con Maitreyi, la
    figlia di Dasgupta, nella cui casa a Calcutta era andato ad abitare. La
    ragazza è la protagonista dell´omonimo romanzo, che Eliade pubblica in
    Romania nel 1933. Sarà un grande successo, che trasfigura Maitreyi in un
    simbolo dell´immaginario rumeno.
    Incrinatisi i rapporti con Dasgupta, viaggia nell´Himalaya occidentale
    soggiornando nell´ashram di Shivananda e facendosi iniziare allo yoga. Nel
    contempo lavora alla tesi di dottorato, che discute a Bucarest nel ‘33 e
    pubblica a Parigi nel ‘36 con il titolo Yoga, saggio sulle origini della
    mistica indiana. Un libro che lo lancerà come autore di culto quando lo yoga
    si diffonderà in Occidente.
    Dal 1933 al 1940 è di nuovo a Bucarest come assistente di Nae Ionescu, il
    leggendario maestro della giovane Generazione. Ionescu lo avvicina alla
    Guardia di Ferro, l´organizzazione di estrema destra capeggiata da Codreanu.
    Costui era convinto, tra l´altro, che gli ebrei cospirassero per fondare una
    nuova Palestina tra il Mal Baltico e il Mar Nero, e il suo vice, Ion Mota,
    aveva tradotto in rumeno I protocolli dei Savi di Sion. Eliade non era
    antisemita, ma all´epoca si lasciò intruppare. Il diario che l´amico ebreo
    Sebastian tenne fra il 1935 e il 1944, pubblicato nel 1996, è un´accorato
    lamento per il comportamento ambiguo di Eliade. Che è tutto preso dalle sue
    carte: pubblica vari saggi (tra cui Oceanografia e Il mito della
    reintegrazione), romanzi (tra cui Ritorno dal Paradiso, La luce che si
    spegne, i due volumi Huliganii), un´importante rivista di studi mitologici,
    Zalmoxis, che richiamerà l´attenzione di Carl Schmitt ed Ernst Jünger.
    Alla fine della guerra si trasferisce a Parigi dove, aiutato da Dumézil,
    insegna all´Ecole des Hautes Etudes. Il Trattato di storia delle religioni
    (1949) lo consacra come massimo studioso del fenomeno religioso su scala
    mondiale. Ostile al metodo positivistico e storicista, Eliade riprende la
    prospettiva aperta da Rudolf Otto e sviluppa uno studio comparativo del
    sacro e delle sue manifestazioni, le «ierofanie». La sua non è una storia
    bensì una morfologia del sacro, le cui forme appaiono e si ripetono nel
    tempo, con le feste, e nello spazio, con i «centri del mondo»,
    riattualizzando miti primordiali. Per lui il mito non è affatto arcaico né
    fuori gioco. Si è piuttosto ritirato negli interstizi della modernità, dove
    si tratta di scovarlo. Contro la presunta superiorità dell´uomo moderno sui
    «primitivi».
    Nel 1950 è invitato da C.G. Jung al primo incontro di «Eranos» ad Ascona.
    Nel 1956 passa a insegnare alla Divinity School di Chicago, dove rimarrà
    fino alla morte (avvenuta il 22 aprile 1986 per un ictus). Dal 1960 al 1972
    dirige con Ernst Jünger una straordinaria rivista di storia delle religioni,
    Antaios. Intanto seguita a pubblicare a ritmo martellante un´infinità di
    lavori, culminati nella grande Storia delle credenze e delle idee religiose
    (1976-1983). È anche candidato al Nobel per la letteratura.
    Purtroppo, un dettaglio ne stoppa l´apoteosi, e gli schizza addosso una
    macchia infamante. Un dettaglio biografico, sul quale la sua intelligenza si
    incaglia e si rovescia in ottusità.
    Nel 1972 lo storico Theodor Lavi (pseudonimo di Lowenstein), in base al
    diario ancora inedito di Sebastian e ad altre testimonianze, rivela su
    Toladot, una piccola rivista dell´emigrazione rumena in Israele, che Eliade
    era stato vicino alla Guardia di ferro. Eliade fa finta di nulla, cerca di
    sbarazzarsi del suo passato come un serpente della sua pelle. Ma la notizia
    fa il giro del mondo, in Italia è ripresa da Furio Jesi. Un suo viaggio a
    Gerusalemme nella primavera del 1973 dev´essere annullato in extremis, tra
    lo sconcerto dell´amico Gershom Scholem. Nei suoi diari, silenzio.
    Da quel momento Eliade adopera la sua intelligenza per dissimulare e
    insabbiare. Cerca coperture, si stringe ad amici insospettabili, come Paul
    Ricoeur e lo scrittore ebreo Saul Bellow. Quest´ultimo diventa suo intimo,
    ma nel romanzo Ravelstein inscena il dubbio che lo tormenta. Il
    protagonista, alias Allan Bloom, mette in guardia l´amico narratore da Radu
    Grielescu, alias Eliade: è stato «un seguace di Nae Ionescu che fondò la
    Guardia di Ferro», avverte, un jew-hater che denunciò «la sifilide ebraica
    che contagiava la raffinata civiltà balcanica», «ti strumentalizza» per
    «rifarsi una verginità». Il tarlo del sospetto non soffocherà la
    compassione, e ai funerali di Eliade Bellow prenderà la parola per dire il
    suo dolore e la sua compassione.
    È difficile giudicare del caso Eliade. Come è difficile giudicare di
    Heidegger, Carl Schmitt o Céline. Certo, la loro opera non può più essere
    letta solo in chiave scientifica o letteraria, separandola dalla biografia.
    Eppure, la loro vita mediocre non basta a oscurare la grandezza dell´opera
    che ha generato. Ci chiediamo: perché intellettuali di tale statura si sono
    ostinati a tacere il loro passato? La verità è che gli uomini sono molto
    meno uguali di quello che dicono, e molto più di quello che pensano.
    È probabilmente questa saggezza che ha indotto perfino il regista Francis
    Coppola a rendere omaggio a Eliade. Il suo nuovo film, Youth without Youth,
    prende spunto da un omonimo racconto di Eliade (Tinerete fara tinerete): un
    settantenne professore, colpito da un fulmine, diventa più giovane anziché
    più vecchio, attirando l´attenzione dei servizi segreti. Il professore deve
    scappare attraverso vari paesi fino in India… Anche questa singolare fortuna
    è un dettaglio in cui si nasconde il buon Dio, e ci avverte che l´opera di
    Eliade rimane un capitolo inevitabile della storia intellettuale del
    Novecento, un passaggio obbligato per capirne le convulsioni

  3. #3
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    Predefinito Telegrafico



    Mircea Eliade quando nel 1981 viene in Italia fa visita a Tucci nella sua casa di S.polo ai cavalieri presso Tivoli ed è accompagnato da Gnoli.
    Nel 1928 a 20 anni Eliade conosce Tucci –1928 Eliade va in India fino al 1931.
    Qui si ritrovano dato che Tucci insegna in India .
    C'è da sottolineare che: dal 33 al 43 è presidente dell’ismeo Giovanni Gentile dal 43 al 78 è presidente Giuseppe Tucci.-ismeo acronimo di stituto di studi per il medio e l'estemo Oriente
    Rapporto epistolare tra Elide e Tucci scambiando anche le attività scentifiche del’ismeo.
    Eliade scrive aprendo la corrispondenza con: <<Al mio maestro Giuseppe Tucci >>,cosi iniziano le lettere inviate dal 49 al 51 del carteggio Elide Tucci ,ma altri ancora esistono all’ismeo.
    Cher metre ..iniziano così le lettere inviate a Tucci da Eliade, perchè la lingua usata è il francese .Tucci ricambia iniziando la lettera con:<<Carissimo amico e studioso>> .
    Papini ,Petazzoni e Tucci furono le personalità che conobbero Eliade .Evola si inserì fra Tucci ed Eliade e così si sovrappone Evola ad Eliade ,ma non abbiamo le Eliade Evola 49-53. Carteggio Eliade Evola, un fecondo rapporto per tradurre i testi in italiano come il quello sullo sciamanesimo (Sciamanesimo e tecniche dell'estasi) .
    La prima volta che Eliade viene in Italia da studioso, questa volta è Evola ad invitarlo.

 

 

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