Mo come la mettiamo?Non doveva essere merito del prode la vittoria ai mondiali...meno male che non lo caga veramente MAI nessuno!
Prodi voleva 'esonerare' Lippi
L'indiscrezione in libro su Moggiopoli
Moggiopoli è finita in un libro, a firma Bartolozzi-Mensurati, e tra i retroscena di uno scandalo che ha scosso l'ìntero mondo del pallone, spicca il ruolo di Romano Prodi. Dopo l'esplosione del vaso di Pandora e l'inizio della bufera, il presidente del Consiglio chiese l'allontanamento di Lippi, a causa del coinvolgimento del figlio Davide nella Gea. Berlino e la Coppa diedero ragione a chi scelse di confermare il ct.
Il titolo è una dichiarazione d'intenti bella e buona: 'Calciopoli, collasso e restaurazione di un sistema corrotto'. La pubblicazione, targata Bruno Bartolozzi e Marco Mensurati, vuole ripercorrere cinque mesi di scandali, con la convinzione che, una visione più certosina dell'estate più lunga e torrida del nostro calcio, possa mettere in evidenza responsabilità e lassismi di vario genere. Il libro è ricco di dettagli e retroscena gustosi. Il più interessante, forse, è quello che racconta il ruolo della politica e, in special modo, del suo vertice in quei giorni.
Che ci fosse una caccia alle streghe piuttosto indiscriminata era una sensazione diffusa, già a pochi giorni dal terremoto. Che nel mirino fosse finito anche Marcello Lippi lo si sapeva, ma se ne è avuta conferma con quelle dimissioni, sparate in faccia a tutto il pallone di casa nostra proprio il day-after la notte di Berlino, con un sorriso che parlava di ogni singola voce, di tutto quello che era stato detto e pensato in quel mese e mezzo. Bartolozzi e Mensurati, però, rivelano la caparbietà e la convinzione con la quale Prodi portò avanti il suo progetto da 'monatto' del calcio. Le pressioni per rimuovere il ct, a pochi giorni dalla partenza della spedizione azzurra per la Germania, sono state molte e ripetute. Il ruolo del figlio Davide, procuratore affiliato alla Gea, il mostro a due teste, simili e imparentate, che sembrava aver condizionato ogni ingranaggio del giocattolo pallonaro, era alla base dei dubbi del leader dell'Ulivo: il capo banda di una selezione azzurra per un Mondiale non poteva avere qualcosa a che fare con tutto quel marcio. Guido Rossi, quella volta, tenne duro, sottolineando che, a carico del buon Marcello, c'era poco e niente. Così, Lippi partì con la sua truppa, alla conquista di quella Coppa che zittì chiunque.
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