Poggio Bustone, per Rifondazione ci sono morti e morti
«Tutti i morti meritano lo stesso rispetto, ma non è accettabile che i fascisti una volta morti diventino qualcos’altro. Essi non meritano alcun onore e nessuna commemorazione»
di Alberto Pica
domenica 11 marzo 2007«E’ stato un brutto sabato quello di ieri, 10 marzo. Gli abitanti di Poggio Bustone (medaglia d’argento per la Resistenza) hanno dovuto subire un affronto da parte del Segretario provinciale di An, Felice Costini che, insieme ad altri pochi neofascisti romani si sono dati appuntamento per una cerimonia commemorativa in onore di 11 ex-combattenti della Repubblica sociale italiana di Salò». E’ un passaggio del comunicato inviato questa mattina agli organi di stampa locale dai Giovani comunisti della Federazione reatina di Prc. «Purtroppo – continua la nota - non si tratta di innocue cerimonie su pagine che la Storia e la cosiddetta coscienza civile hanno definitivamente assorbito. In realtà, queste commemorazioni contribuiscono a dare forza e legittimità ai gruppi neofascisti, alla loro riscrittura del passato e alle loro pratiche attuali».
Secondo gli esponenti di Rifondazione, «esse diventano possibili ora che, nel tacito assenso generale, il fascismo sta lentamente riguadagnando terreno, passo dopo passo. In tutta Italia non si contano più i pestaggi o gli accoltellamenti ai danni di immigrati, antagonisti o di chi appare semplicemente “diverso” per istinti sessuali o per abbigliamento. Solo negli ultimi anni sono stati decine i centri sociali incendiati da questi nostalgici del Duce». «E’ evidente – sottolineano - che in gioco è il presente, non il passato. Dunque, per contrastare il revisionismo storico, i Giovani comunisti di Rieti lanciano un appello e una denuncia sul clima politico e culturale in Provincia di Rieti e nel nostro Paese. Non permetteremo che nella nostra Provincia si continui ad inneggiare al fascismo senza che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità».
Al termine, l’invito per il 1 aprile a Poggio Bustone, a tutti gli antifascisti «per non dimenticare il rastrellamento nazi-fascista, e mobilitarsi contro questo insulto ai partigiani, agli italiani e alle vittime dei repubblichini». Non resta fuori dalla polemica neppure il parroco di Poggio Bustone, che ieri aveva benedetto il luogo dell’eccidio: «chissà se don Enrico, tra una battuta di caccia e l’altra a «frate» cinghiale, il 30 aprile si sentirà in dovere di commemorare anche la morte di Hitler».
http://www.vocidipiazza.it/articolo.asp?id_news=1805




Rispondi Citando
