Il caso Bertolaso apre scenari impensabili prima, ma riporta anche la mente a fatti già accaduti...
La presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Guido Bertolaso da parte dell’Italia dei valori se approderà in Aula alla Camera potrebbe chiarire il ruolo dei partiti e dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni. E potranno, quindi, essere esaminate con maggior precisione le carriere di molti personaggi coinvolti in questa vicenda giudiziaria.
Su alcune delle gare d’appalto sotto osservazione e sulla celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia, si potranno analizzare così le riserve e i ricorsi a suo tempo annunciati dall’Oice (che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica aderenti a Confindustria).
Con una lettera trasmessa il 14 novembre 2007 l'Oice contestò alcuni bandi di gara per appalto integrato relativi ad interventi per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, fra cui quelli per il palazzo del cinema di Venezia, l’auditorium di Isernia, l’aeroporto di Perugia, la nuova città della Scienza di Roma e il nuovo auditorium di Firenze (la realizzazione di alcune di queste opere è al centro delle indagini che hanno portato all'arresto fra gli altri di Angelo Balducci ed all'avviso di garanzia anche per Guido Bertolaso).
La lettera, firmata dal vice presidente Braccio Oddi Baglioni, era indirizzata al responsabile del procedimento delle gare, Balducci (nominato l'anno primo da Romano Prodi, su proposta di Antonio Di Pietro, al vertice tecnico delle infrastrutture e, poi, anche capo dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri) e per conoscenza a Romano Prodi e ad Antonio Di Pietro. L’Oice contestava la “palese violazione della normativa vigente che non consente, stante la sospensione dell’articolo 53 del Codice, di appaltare sulla base del progetto preliminare. Viceversa occorre applicare - sottolineava - quanto previsto dall’articolo 19 della legge Merloni e quindi appaltare ponendo a base di gara il progetto definitivo e non chiedendo la presentazione in gara di tale progetto, come previsto nei bandi”.
Ma la risposta fu nettamente contraria. “Si tratta di appalti integrati sulla base di un progetto preliminare", confermava Maria Pia Forleo (che secondo il gip di Firenze che ha firmato l'ordinanza per l'arresto di Balducci ed altri farebbe parte del "sistema gelatinoso") responsabile delle procedure di gara per conto del dipartimento guidato da Balducci. Nessuna svista e nessun dubbio di aver “forzato” le regole, anticipando una sorta di rivoluzione del mercato, rinviata, dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, fino al momento della definizione delle regole di dettaglio di applicazione del Codice. "Tutte le gare superano la soglia comunitaria. Non facciamo altro che applicare le regole previste dalla direttiva comunitaria 2004/18 che sono diventate obbligatorie dal febbraio 2006. D'altra parte il Dlgs 163/2006, all'articolo 3 tuttora vigente, ha introdotto con chiarezza questa possibilità. Avremmo avuto qualche perplessità se si fosse trattato di appalti sottosoglia, dove opera ancora la Merloni, ma visto che siamo in presenza di lavori di rivelanza comunitaria non ci sono dubbi". Non solo. "Con una nota emanata a fine settembre – aggiungeva Forleo –, la Presidenza del Consiglio ha risposto a un nostro quesito in merito, chiarendo che, in questa fase, le norme europee suppliscono alle carenze delle regole italiane, derivanti dalla sospensione di alcune parti del Codice".
Il "sistema gelatinoso" ai tempi di Prodi e Di Pietro




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