Figlia di Luisa Brancaccio e di Giovan Michele di Morra, barone di Favale, in Basilicata, rinchiusi nel castello arroccato sulle ultime propaggini del Pollino, nata probabilmente intorno al 1516, anima delicata e gentile, formatasi nella lettura dei classici e del Petrarca, Isabella vide inesorabilmente sfiorire la sua giovinezza nella bruta realtà dei tempi.
Unica degli otto figli ad aver manifestato una propensione per la letteratura, non ebbe il supporto paterno nella sua educazione, a causa dei continui problemi politici legati alla difesa del suo dominio.
Crebbe nella remota regione del Valsinni, in Basilicata, lontana dagli altri signori di campagna e dalla cultura. Portando avanti i suoi studi della lingua italiana con un insegnante privato, sviluppò, grazie all'isolamento, uno stile poetico del tutto originale, che la rende unica nel panorama secentesco.
Isabella di Morra ebbe il tempo di scrivere dieci sonetti e tre "canzoni".
La sua vita venne, infatti, prematuramente compromessa dalla violenza dei propri fratelli. Isabella aveva infatti iniziato segretamente una corrispondenza con il signore confinante Don Diego Sandoval De Castro, innamoratosi delle poesie petrarchesche della Morra.
I fratelli della Morra, il cui controllo su di essa sfiorava la reclusione totale, sospettarono la giovane di tramare qualcosa. Intercettato l'insegnante, che consegnava le lettere, lo uccisero, ed in un moto di rabbia, tornati a casa, colpirono furiosamente Isabella, fino a farla morire.
Venuto a conoscenza dei fatti, Don Diego si procurò una scorta che lo proteggesse, ma i fratelli di Isabella gli prepararono un'imboscata e lo uccisero. Obbligati a lasciare il regno, si rifugiarono in Francia, dove uno divenne prete e l'altro si sposò.





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