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    Fiamma dell'Occidente
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    Predefinito [IBL focus] Lindzen (MIT): Il riscaldamento globale è la religione dei nostri tempi

    Il riscaldamento globale è la religione dei nostri tempi

    N. 52 – 14 marzo 2007**
    IBL Focus


    di Richard Lindzen *

    Il mondo è destinato alla catastrofe ambientale. O
    almeno, questo è quanto ci viene incessantemente
    ripetuto da politici e sedicenti esperti. Costoro ci avvertono
    che, se non saremo capaci di attuare drastici
    cambiamenti, la Terra verrà devastata dai mutamenti
    del clima e dal riscaldamento globale.
    Intere specie andranno perdute, le coltivazioni saranno
    annientate, alluvioni e carestie spazzeranno il pianeta
    e le economie del mondo occidentale precipiteranno
    nella più nera delle recessioni.
    Come tutti sanno, vi sono state numerose profezie di
    sventura su scala globale. Tra di esse, forse nessuna ha
    raggiunto le vette retoriche del rapporto di Sir Nicholas
    Stern sulle conseguenze economiche del mutamento
    climatico. Con una convinzione scevra da dubbi,
    l’autore afferma che: «Le prove scientifiche sono ormai
    preponderanti. Il cambiamento del clima presenta gravissimi
    rischi su scala globale ed esige una urgente risposta
    sulla medesima scala».
    Lo studio, commissionato dal governo britannico nel
    luglio del 2005 e pubblicato con grande clamore nell’ottobre
    del 2006, appariva particolarmente autorevole,
    in quanto Stern, Direttore del Government Economic
    Service, è uno dei funzionari statali di maggior
    livello in Gran Bretagna.
    Le sue conclusioni, inoltre, apparivano estremamente
    solide dal punto di vista scientifico, giacché la ventina
    di funzionari incaricati di stilare il rapporto aveva
    consultato una vastissima gamma di dati e studi pubblicati.
    Tony Blair ha definito il rapporto Stern come il documento
    più importante mai realizzato nel corso dei
    dieci anni del suo mandato come Primo Ministro e ha
    fatto un appello affinché il piano d’azione delineato nel
    rapporto, che prevede una maggiore regolamentazione
    e un aumento della tassazione, venga adottato in toto.
    «Questo disastro non si verificherà in un lontano futuro
    fantascientifico, ma nel corso della nostra vita» ha
    detto Blair, che ha proseguito affermando che «al mondo
    non esiste un problema più grave, più urgente e più
    arduo da affrontare del mutamento climatico».
    Tutto ciò ha contribuito a far sì che il rapporto Stern
    si trovasse al centro del dibattito. Il leit motiv del rapporto
    consiste nell’asserzione che nella comunità scientifica
    esista un consenso pressoché unanime in merito
    ai pericoli posti dal cambiamento del clima. Questa
    asserzione, in realtà, è falsa: tra gli scienziati non esiste
    alcuna unanimità.
    In tutte le 550 pagine del suo rapporto, Stern mostra
    una baldanzosa sicurezza, come se in merito alle questioni
    affrontate non esistesse alcun dubbio.
    E tuttavia, questa sicumera non è in alcun modo giustificata
    dalla realtà scientifica. Per Stern e i suoi alleati
    politici sarà una scomoda verità, ma in realtà i fatti
    IBL Focus
    concreti a sostegno delle sue tesi di così ampio respiro
    sono a dir poco esigui.
    In una recente dichiarazione, Stern ha candidamente
    ammesso che, quando il governo britannico gli ha
    commissionato lo studio, aveva una vaga idea di cosa
    fosse l’effetto serra, ma non era del tutto sicuro.
    Questa incapacità di comprendere la scienza del clima
    traspare da ogni pagina del rapporto. Stern equivoca
    il significato dei dati, distorce le prove al fine di conformarsi
    ai dogmi dei suoi mandanti politici, spara più
    o meno a casaccio cifre di ogni tipo, suscita allarmismo
    invece di favorire una discussione razionale e inventa
    di sana pianta la storia del clima terrestre.
    Il rapporto Stern è costellato di fondamentali errori
    concettuali. L’autore sembra essere convinto che la
    previsione del clima sia una scienza ormai matura, nata
    sul principio del Diciannovesimo secolo. Questo abbaglio
    è certamente la causa del tono di certezza dei suoi
    pronunciamenti.
    In realtà, quella della previsione del clima è una disciplina
    relativamente recente, nata da pochi decenni
    grazie, almeno in parte, allo sviluppo dei calcolatori
    elettronici.
    Non vi sono certezze sul passato, né tanto meno sul
    futuro. Stern dichiara baldanzosamente che l’innalzamento
    delle temperature globali recentemente registrato
    non ha precedenti negli ultimi mille anni di storia.
    In realtà non è possibile avere alcuna certezza in merito,
    in quanto i dati relativi ai secoli passati sono del
    tutto inaffidabili.
    Nella migliore delle ipotesi, abbiamo a disposizione
    misure accurate per gli utlimi cinquant’anni. Le sole
    misurazioni attendibili della temperatura su scala globale
    sono fornite dai palloni meteorologici, a partira
    dal 1958 e dai sistemi di misurazione a microonde, a
    partire dal 1978.
    I dati desunti da questi sistemi indicano una blanda
    tendenza al riscaldamento, ben lungi dall’avvicinarsi
    alle profezie apocalittiche di Sir Nicholas.
    Per giunta, questa leggera tendenza potrebbe tranquillamente
    essere causata da irregolarità, quali eruzioni
    vulcaniche o fenomeni meteorologici come El Niño
    (consistente in una considerevole fluttuazione delle
    temperature oceaniche del Pacifico, che ha conseguenze
    sul clima).
    A sostegno delle sue cupe profezie, Stern – come tutti
    i fanatici del riscaldamento globale – ignora tutte
    le prove che non si adattano alla sua ideologia. Stern
    glissa sul fatto che, sulla base di una serie di resoconti
    storici, nel Medioevo l’Europa era decisamente più
    calda di quanto non sia oggigiorno, mentre nel Diciassettesimo
    secolo la temperatura era inferiore, causando
    la cosiddetta “Piccola Era Glaciale”, durante la quale
    spesso il Tamigi rimaneva gelato per mesi di fila.
    Stern, peraltro, parla di un «notevole scioglimento
    dei ghiacci e un aumento del ghiaccio galleggiante nelle
    acque circostanti la Groenlandia, causato dall’innalzamento
    globale della temperatura».
    Con tutto ciò, diversi studi scientifici di impeccabile
    serietà hanno mostrato come in realtà la massa della calotta
    glaciale della Groenlandia si stia ampliando, mentre
    Stern, per giunta, omette il fatto che oggigiorno le
    temperature della Groenlandia sono inferiori a quelle
    registrate nel 1940 e hanno esibito variazioni minime
    dagli anni Ottanta del Settecento, quando iniziò la registrazione
    di tali misurazioni.
    Agli ambientalisti piace toccare le corde più sentimentali,
    mostrando immagini di orsi polari in affanno
    su ghiacci che, ci viene detto, sono sempre più ridotti.
    Quello che non ci viene detto è che oggi si stima che vi
    siano 22.000 orsi bianchi, rispetto ai 5.000 del 1940.
    Peraltro non possiamo essere certi che i mutamenti
    di lungo periodo del clima siano dovuti all’umanità.
    Esistono svariate altre possibili spiegazioni; tra di esse,
    IBL Focus
    ad esempio, vi è l’ipotesi che la causa principale del
    mutamento climatico siano le radiazioni solari.
    In effetti il clima può fluttuare anche in assenza di
    una qualsivoglia causa esterna, altra considerazione
    bellamente ignorata dal rapporto Stern, che preferisce
    ripetere l’idea di moda che il capitalismo occidentale
    sia l’unico responsabile di ogni siccità e ogni disastro
    che si abbatte sul pianeta.
    Peggio ancora, Stern non tiene in nessuna considerazione
    la capacità dell’umanità di adattarsi all’ambiente
    e di migliorarlo. Sarebbe difficile mettere in discussione
    l’asserzione che, più di un secolo dopo il culmine della
    Rivoluzione industriale, la Gran Bretagna è oggi un
    Paese più pulito, più sano e meno inquinato di quanto
    non fosse sul finire dell’epoca vittoriana, quando imperavano
    smog, malattie e bassifondi degradati.
    La scienza autentica consiste nel raccogliere dati e nel
    mettere alla prova le proprie teorie, e non nel fare da
    claque per questa o quella ideologia.
    È questo l’aspetto che più turba dell’attuale dibattito
    in tema di riscaldamento globale. Il salutare scetticismo,
    che dovrebbe trovarsi al cuore di ogni indagne
    scientifica, viene trattato con disprezzo.
    Lungi dall’essere il solido capolavoro che vorrebbe
    Blair, il rapporto Stern è manifestamente inadeguato.
    Si tratta di una ripetizione del “dodgy dossier” (il famoso
    rapporto dei servizi segreti britannici che asseriva
    l’esistenza di arsenali di armi di distruzione di massa
    nell’Iraq di Saddam Hussein), nel quale ogni asserzione
    viene presentata come se fosse un fatto assodato e i
    dati vengono distorti per favorire un ben preciso obiettivo
    politico.
    Personalmente sono d’accordo con quell’economista
    che ha osservato: «Se un mio studente mi presentasse
    questo rapporto per la sua tesi di Master, se fossi di
    buon umore gli darei un voto appena sotto la sufficienza
    per l’impegno dimostrato, ma più probabilmente lo
    cestinerei senza tanti complimenti».
    Ormai ci stiamo allontanando dalla scienza per entrare
    nel regno del fanatismo religioso, dove i seguaci
    della fede, colmi di indignazione e certi della propria
    rettitudine, sono convinti di possedere una verità superiore.
    Come una religione, l’ambientalismo è pervaso da
    un odio per il mondo materiale e, come la religione,
    pretende dai suoi seguaci devozione, e non rigore intellettuale.
    L’ambientalismo non tollera il dissenso: chi mette in
    dubbio le profezie di sventura viene considerato alla
    stregua di un eretico, di qualcuno che “nega il mutamento
    climatico”, per servirsi di un’espressione ormai
    comune e che riecheggia l’accusa di “negare l’Olocausto”.
    Inoltre, proprio come avviene per numerose religioni,
    la via per la salvezza consiste nell’esecuzione di rituali
    superstiziosi, come sostituire una lampadina con
    una a basso consumo o piantare un albero dopo un
    viaggio in aereo.
    L’aspetto veramente tragico, tuttavia, è in modo in
    cui questa ideologia di dubbio valore ha raggiunto una
    prosizione predominante nella nostra vita pubblica.
    I politici adorano l’ordine del giorno dei verdi, com’è
    ovvio che sia, in quanto seguirne le raccomandazioni
    significa più controlli, più regolamentazione, più tasse,
    più incontri al vertice e più occasioni di mettere in mostra
    con il dovuto sussiego il proprio zelo.
    La tragedia è che gente come Sir Nicholas Stern si
    serva di una scienza fasulla per perseguire i propri scopi.


    * Richard Lindzen è Ordinario di Meteorologia presso il
    Massachusetts Institute of Technology.


    ** Questo articolo è apparso originariamente l’8 marzo
    2007 sul quotidiano londinese Daily Mail con il titolo
    “Global Warming: The Bogus Religion of Our Age”.


    Il FOCUS è liberamente scaricabile: http://brunoleoni.servingfreedom.net...52_Lindzen.pdf
    Istituto Bruno Leoni – Via Bossi 1 – 10144 Torino – Italy
    Tel.: (+39) 011.070.2087 – Fax: (+39) 011.437.1384 – www.brunoleoni.itinfo@brunoleoni.it


    Segue una interessante pagina di approfondimento sul tema del Think Tank Torinese
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.as...9&parola=CLIMA
    _
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  2. #2
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    L'oggetto dell'opinione di questo Climatologo è il famoso rapporto Stern che trovate qui:

    Publication of the Stern Review's final report

    Sir Nicholas Stern, Head of the Government Economics Service and Adviser to the Government on the economics of climate change and development, is delighted to present his report to the Prime Minister and the Chancellor of the Exchequer on the Economics of Climate Change:

    Full Report:http://www.hm-treasury.gov.uk/indepe...iew_report.cfm
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  3. #3
    Breiner252
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    Istituto Bruno Leoni...mmmm....vade retro satana
    Scherzo...ma dopotutto le divergenze d'opinione tra me e te erano note.

    Sul clima...panzane a manetta, e questo lo sapevamo già. Ieri sera ho sentito per radio il Prof Franco Battaglia...diceva quel che diciamo ormai da tempo in queste stanze e che nessuno, neanche i più accaniti, ha saputo contestare coi numeri. Solo parole.
    http://www.galileo2001.it/materiali/...glia/index.php

  4. #4
    Breiner252
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    Ma secondo te, Ronnie, quello studio sull'aumento dei raggi cosmici, fatto da un danese (dava la colpa del riscaldamento globale a questi raggi cosmici, che cicilicamente aumentano o diminuiscono di intensità, tanto da essere considerati i responsabili delle glaciazioni) ti pare realistico?
    Io l'ho letto solo di sfuggita.

  5. #5
    Fiamma dell'Occidente
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    Citazione Originariamente Scritto da Breiner252 Visualizza Messaggio
    Istituto Bruno Leoni...mmmm....vade retro satana
    Scherzo...ma dopotutto le divergenze d'opinione tra me e te erano note.

    Sul clima...panzane a manetta, e questo lo sapevamo già. Ieri sera ho sentito per radio il Prof Franco Battaglia...diceva quel che diciamo ormai da tempo in queste stanze e che nessuno, neanche i più accaniti, ha saputo contestare coi numeri. Solo parole.
    http://www.galileo2001.it/materiali/...glia/index.php
    ehehe già

    FRANCO BATTAGLIA
    [Docente chimica ambientale UniModena]

    La terra, il clima, e le bugie sull'effetto serra

    (pubblicato su Il Giornale, 20 Settembre 2005)

    La teoria climatica secondo cui dovremmo ridurre le emissioni d’anidride carbonica (CO2) poggia sull’assunto che l’eccezionale - ed eccezionalmente rapido - cambiamento climatico di cui saremmo testimoni sarebbe da addebitarsi alle emissioni antropogeniche di quel gas-serra.

    Le cose non stanno esattamente così. Non foss'altro per il fatto che d’eccezionale non v'è né l'attuale cambiamento climatico né la sua rapidità. Un fatto è certo: il clima del pianeta può radicalmente cambiare, come le ere glaciali inconfutabilmente attestano. Cinquant'anni fa, quando ancora si riteneva che ciò potesse avvenire solo con tempi dell'ordine delle decine di migliaia d’anni, ci si è confrontati con l'evidenza che seri cambiamenti climatici avvennero anche nell'arco di pochi millenni; ridotti a pochi secoli dai risultati delle ricerche nei successivi 20 anni, e ulteriormente ridotti ad un solo secolo dai resoconti scientifici degli anni 70 e 80. Oggi, la scienza sa che cambiamenti climatici, nel passato, sono avvenuti anche nell'arco di pochi decenni.

    Nel 1955, datazioni al carbonio-14 effettuate su reperti scandinavi rivelarono che il passaggio, circa 12000 anni fa, da clima caldo a clima freddo, avvenne durante un millennio. Un periodo che fu definito “rapido”, vista l'universale convinzione che tali cambiamenti potevano avvenire solo in tempi di decine di migliaia d’anni. Conferme vennero da altre ricerche: ad esempio, quella dell'anno successivo che accertò che l'ultima era glaciale finì col "rapido" aumento di un grado per millennio della temperatura globale media; e quella di 4 anni dopo, secondo cui vi furono nel passato, e nell'arco di un solo millennio, aumenti di temperatura anche di 10 gradi. E altre ancora, finché nel 1972 il climatologo Murray Mitchell ammetteva che le evidenze degli ultimi 20 anni forzavano a sostituire la vecchia visione di un grande, ritmico ciclo con quella di una successione rapida e irregolare di periodi glaciali e interglaciali nell'arco di un millennio.

    Anche se, allora, il timore dominante era la possibilità che la fine del secolo avrebbe potuto segnare l'inizio di un periodo glaciale con evoluzione rapida (cioè nell'arco di pochi secoli) verso condizioni “fredde” catastrofiche per l'umanità) non mancava chi avvertiva del pericolo opposto: il riscaldamento globale a causa delle emissioni umane. In quello stesso 1972, infatti, il climatologo M. Budyko dichiarava che alla velocità con cui l'uomo immetteva CO2 nell'atmosfera, i ghiacciai ai poli si sarebbero completamente sciolti entro il 2050.

    Insomma, ancora 30 anni fa gli scienziati non si erano messi d'accordo se un'eventuale minaccia proveniva dal troppo freddo o dal troppo caldo. Mentre erano concordi su una cosa, che di troppo era certamente: la loro ignoranza. E invocarono, giustamente, maggiori risorse. Grazie alle quali andarono in Groenlandia ove, dopo 10 anni di tenace lavoro, estrassero, dalle profondità fino ad oltre 2 km, "carote" di ghiaccio di 10 cm di diametro. Dalle analisi dell'abbondanza relativa degli isotopi dell'ossigeno nei diversi strati di ghiaccio (il più profondo dei quali conserva le informazioni sulle temperature di 14mila anni fa) si ebbe la conferma che drammatiche diminuzioni di temperatura erano avvenute nell'arco di pochi secoli.

    Ma fu solo 12 anni fa, nel 1993, che gli scienziati rimasero, è il caso di dire, di ghiaccio: quando scoprirono, da nuovi carotaggi, che la Groenlandia aveva subito aumenti di anche 7 gradi nell'arco di soli 50 anni; e, a volte, con drastiche oscillazioni anche di soli 5 anni!

    Anche se «questi rapidissimi cambiamenti del passato non hanno ancora una spiegazione», come dichiara un recente rapporto dell'Accademia delle Scienze americana, la scienza ha accettato l'idea di un sistema climatico la cui variabilità naturale si può manifestare anche nell'arco di pochi decenni. Non c'è nessuna ragione - di là da quella che ci rassicura psicologicamente - per ritenere che essi non debbano manifestarsi oggi. Vi sono invece tutte le ragioni per essere certi che quella secondo cui l'uomo avrebbe influenzato i cambiamenti climatici è un'idea – come tutte quelle dei Verdi - priva di fondamento. Semmai, come sempre, sono i cambiamenti climatici ad aver influenzato l'uomo e il percorso della civiltà.
    _
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Breiner252 Visualizza Messaggio
    Ma secondo te, Ronnie, quello studio sull'aumento dei raggi cosmici, fatto da un danese (dava la colpa del riscaldamento globale a questi raggi cosmici, che cicilicamente aumentano o diminuiscono di intensità, tanto da essere considerati i responsabili delle glaciazioni) ti pare realistico?
    Io l'ho letto solo di sfuggita.
    Non ne so più di te circa questo:
    ‘Blame cosmic rays not CO2 for warming up the planet’
    Lewis Smith, Environment Reporter

    The impact of cosmic rays on the climate could be greater than scientists suspect after experiments showed they may have a pivotal role in cloud formation.

    Researchers have managed to replicate the effect of cosmic rays on the aerosols in the atmosphere that help to create clouds. Henrik Svensmark, a weather scientist in Denmark, said the experiments suggested that man’s influence on global warming might be rather less than was supposed by the bulk of scientific opinion.

    Cosmic rays — radiation, or particles of energy, from stars, which bombard the Earth — can create electrically charged ions in the atmosphere that act as a magnet for water vapour, causing clouds to form.

    Dr Svensmark suggests that the Sun, at a historically high level of activity, is deflecting many of the cosmic rays away from Earth and thus reducing the cloud cover.

    Clouds reflect the Sun’s rays back into space and are considered to have an important cooling effect. However, if during periods of high activity the Sun’s magnetic field pushes a greater proportion of cosmic rays away from the Earth, fewer clouds will form.

    The research, published in the journal Proceedings of the Royal Society, concentrates on how ions are created and behave in the atmosphere when cosmic rays from stars hit it.

    Cosmic rays were replicated by the use of ultraviolet light that were turned on and off in both short bursts and long exposures to create ions. The researchers found that the presence of ions encouraged the formation of clusters of molecules.

    In the atmosphere these clusters of ozone, sulphur dioxide and water are understood to act as aerosols in attracting water vapour, culminating in the formation of clouds.

    The number of clusters, according to the report, is proportionate to the number of ions present, which in turn depends on the frequency of cosmic rays reaching the Earth.

    “The experiment indicates that ions play a role in nucleating new particles in the atmosphere and that the rate of production is sensitive to the rate of ion density,” the report concluded. “One might expect to find a relationship between ioni-sation and cloud properties. This feature seems to be consistent with the present work.”

    The report added that the ions were likely to generate a reservoir of clusters of aerosol molecules in the atmosphere that “are important for nuclea-tion processes in the atmosphere and ultimately cloud formation”.

    The findings are unlikely to change radically the views of mainstream climatologists. Nevertheless, a team of scientists will shortly begin a larger experiment at a particle accelerator in Europe in the hope of learning more about the effects of cosmic rays on cloud cover.

    According to the Intergovern-mental Panel for Climate Change, by far the biggest influence on climate change is the level of greenhouse gases released by mankind, largely through the use of fossil fuels.

    Peter Stott, of the Met Office’s Hadley Centre and one of Britain’s leading climate scientists, said that Dr Svensmark’s theory should be taken “with a cellar of salt”. Small, localised effects on cloud formation might be possible but he dismissed the suggestion of cosmic rays being responsible for global warming.
    Per ora è un approccio sperimentale, vediamo se porta qualcosa...
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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  7. #7
    .... .....
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    Effetto serra, il climatologo Maracchi demolisce la teoria dei raggi cosmici
    Uno studio danese imputa la responsabilità alle troppe nuovole e ridimensione l´influenza dell´uomo


    LIVORNO. I sostenitori che i cambiamenti climatici per l’aumento di effetto serra, non sono da imputare in maniera così scontata alla attività umana potranno avvalersi oggi anche di un altro spunto craetivo. Secondo un gruppo di scienziati danesi, infatti, sarebbero i raggi cosmici - in quanto responsabili della formazione delle nuvole - la causa principale del surriscaldamento della terra. Il coordinatore di questa ricerca, Henrik Svensmark, climatologo danese sostiene quindi oggi dalle pagine del Times , che alla luce di questa nuova teoria sarebbe necessario ridimensionare l´influenza negativa dell´uomo sull´effetto serra (e magari chiedergli anche scusa!).

    I ricercatori danesi sostengono che i raggi possono rilasciare nell´atmosfera ioni elettricamente carichi che agiscono come magneti in presenza di vapore acqueo, intervenendo nella formazione delle nuvole.
    E quindi da questo se ne dedurrebbe che sono le nuvole in aumento a determinare il maggior effetto serra. Ma abbiamo pensato di chiedere numi al climatologo Giampiero Maracchi dell’istituto Ibmet del Cnr.

    Professore che ne pensa di questa teoria che arriva dalla Danimarca
    «Non cambia assolutamente nulla perché che vi sia una ionizzazione dell’atmosfera non è una notizia. E non vedo come si incrocia con l’effetto serra.
    Certo bisognerebbe leggere lo studio, ma a prima vista non sembra una gran notizia, infatti nel nostro mondo non ha avuto alcuna rilevanza».

    Loro sostengono che l’aumento della nuvolosità è il responsabile del riscaldamento e non quindi l’anidride carbonica.
    «In realtà l’aumento delle nuvole determina un aumento della riflessione dei raggi solari e quindi dovrebbe semmai portare ad un raffreddamento. Anche se è vero che dall’altra parte, le nubi hanno l’effetto di bloccare la radiazione infrarossa emessa dalla terra. E quindi a occhio i due effetti si dovrebbero bilanciare.
    Ma comunque il fenomeno dei cambiamenti climatici è talmente grande e conosciuto che ormai quello che si può indagare in più potrà al massimo far variare qualche numero. Ma il problema rimane in tutta la sua complessità».

    Nessuno sa niente...solo chiacchiere..teorie..smentite..e poi di nuovo chiacchiere etc...
    Il mondo si sta rigirando nel letto..e schiaccerà qualche pulce..è naturale..il clima è sempre cambiato e cambierà ancora..e le fabbriche..rovinano la vita di chi ci lavora e di chi ci vive intorno...e non sono necessari studi per osservare che a 100 metri da una ciminiera..l'aria puzza...e mette di malumore..
    Cercare di diminuire le fabbriche puzzolenti e fare una vita più soft..magari giocare a bocce invece di sgassare in autostrada..non è fatto in vista di salvare il pianera..ma in vista di salvare noi..non capisco perchè questa attenzione ai fumi..colpevoli dell'effetto serra..secondo me sono colpevoli...ma dell'effetto scazzo....soprattutto da parte di chi c'ha a che fare..auto comprese...e buttarle tutte in discarica..potrebbe salvare il nostro naso che non il pianeta..ma come inizio..sarebbe già qualcosa...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  8. #8
    Irina
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    Some Facts and Figures
    1035 million hectares (ha) are affected by human-induced soil degradation. Of this total:
    Water erosion is the dominant form of degradation in semi-arid areas and dry sub-humid regions,and wind erosion is dominant in the arid zone.
    The largest area affected is in Asia and the Pacific,with about 550 million ha.In Africa, an estimated 500 million ha of land have undergone by soil degradation since about 1950,including 65%of the region ’s agricultural land.Land degradation affects about 300 million ha of land in Latin America.In Europe,157 million ha are affected by water and wind erosion alone. In North America,about 95 million ha are affected.
    In China alone,between 1957 and 1990,the area of arable land was reduced by an area equal to all the crop land in Denmark, France, Germany and The Netherlands combined, mainly because of land degradation.
    Soil Degradation by Region in Susceptible Drylands, 1990s
    Million hectares

    Water erosion
    Wind erosion
    Chemical deterioration
    Physical deterioration
    Total
    North America
    38.4
    37.8
    2.2
    1.0
    78.4
    South America
    34.7
    26.9
    17.0
    0.4
    79.0
    Europe
    48.1
    38.6
    4.1
    8.6
    99.4
    Africa
    119.1
    159.9
    26.5
    13.9
    319.4
    Asia
    157.5
    153.2
    50.2
    9.6
    370.5
    Australasia
    69.6
    16.0
    0.6
    1.2
    87.4
    Total
    467.4
    432.4
    100.7
    34.7
    1035.2
    Source: United Nations Environment Programme
    Soil Degradation by Degree in in Susceptible Drylands, 1990sMillion hectares

    Water erosion
    Wind erosion
    Chemical deterioration
    Physical deterioration
    Total
    Light
    175.1
    197.2
    44.3
    10.8
    427.3
    Moderate
    208.5
    215.4
    31.4
    15.0
    470.3
    Strong
    79.0
    18.0
    24.2
    8.9
    130.1
    Extreme
    4.8
    1.8
    0.8
    0.0
    7.5
    Total
    467.4
    432.4
    100.7
    34.7
    1035.2
    Source: United Nations Environment Programme
    Global Land Area
    Total land area: 13,049 million hectares
    Source: UNEP

    English | French | Spanish (PDF Version)

    * The United Nations Convention to Combat Desertification defines desertification as "land degradation in arid,semi-arid and dry sub-humid areas resulting from various factors,including climatic variations and human activities".

  9. #9
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    Future climate change in North-Western Europe may come as a shock


    Embargoed to Wednesday 21 January, 0800 GMT

    North-Western Europe could be in for some sudden climatic surprises in the future, say scientists speaking at the launch of a new book on global environmental change*.

    North-Western Europe is kept warm by an ocean current known as the North Atlantic Current, an extension of the Gulf Stream which brings warm water from the tropics to the north. This current is sensitive to global warming and could slow down, or even break down as a result of increasing global temperatures.

    Studies of Earth’s ancient climate show that the North Atlantic Current has changed repeatedly and dramatically in the past, resulting in massive and sudden regional climate changes.

    “Rapid changes of up to 10 degrees Celsius in a decade have happened more than 20 times in the past 100,000 years,” says Professor Stefan Rahmstorf of the Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germany.

    “Many scientists are concerned that similar rapid shifts in ocean currents could be triggered again by global warming. We are not yet sure how warm it has to get before this happens, but once the threshold is crossed the consequences for North-Western Europe are likely to be severe,” says Rahmstorf. “The threshold may well lie within the range of warming expected under business-as-usual within this century.”

    Scandinavia is most at risk. “With a collapse of the North Atlantic Current, Scandinavia would experience a rapid drop in temperatures,” says Rahmstorf. He is head of an international research project that studies the possible consequences for fisheries, forests and agriculture. But such a sudden change is still preventable, says Rahmstorf. “If we start reducing emissions now to limit global warming, we can most likely prevent this from happening. The risk for unpleasant surprises increases the longer we wait.”

    Another significant finding predicted by current climate models is that the Gulf Stream may be sensitive to the rate of global warming as well as to the extent of warming.

    “Models predict that with a slower rate of warming, the Gulf Stream has the chance to adjust and reach an equilibrium. Faster rates of warming may lead to a sudden collapse of the system,” says Professor Thomas Stocker from the University of Bern in Switzerland.

    The study has policy implications for governments attempting to tackle the greenhouse gas emissions issue. “Early action to curb greenhouse gas emissions could mean the difference between maintaining the Gulf Stream and markedly changing it, which leaves society more options regarding the emission paths to avoid a collapse of the Gulf Stream,” says Professor Stocker.

    *Notes for Editors:
    Professor Rahmstorf will be speaking at the launch of a new book “Global Change and the Earth System: A planet under pressure” (published by Springer) by the International Geopshere-Biosphere Programme. The launch will be held on 21 January (9.30 am to 12.00 pm) at the Royal Swedish Academy of Sciences, Lilla frescativägen 4, Stockholm.

    • A special session for the media will be held from 12.15 pm to 13.00 pm (refreshments available)
    Other panellists include:
    Professor Bo Kjellén (Tyndall Centre, Norwich, UK)
    Professor Bert Bolin (University of Stockholm and former Chair of the IPCC)
    Professor Paul Crutzen (Nobel Prize winning atmospheric chemist)
    Professor Katherine Richardson (Århus University, Denmark)
    Dr Will Steffen (Executive Director of IGBP, Royal Swedish Academy of Sciences)


    More information about Stefan Rahmstorf’s work, including images for media reports, can be found at http://www.pik-potsdam.de/~stefan/

  10. #10
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    Predefinito

    la religione dei nostri tempi e´la liberta´la babilonia del 21. secolo nuova york e non manca la vacca dorata intorno a cui gli ubbriachi della puttana di babilonia( e´scritto cosi nella bibbia) ballano: il mercato.

 

 
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