



Roberspierre vive nella storia della rivoluzione, ma oggi il ruolo rivoluzionario della borghesia è finito da un pezzo ed oggi se c'è qualche cosa di totalmente reazionario è proprio la classe borghese.
Dunque sì al Roberspierre (anche se io ho sempre preferito Marat) come simbolo dell'attacco al potere, no all'idea di una nuova rivoluzione borghese che oltretutto oggi non avrebbe senso dato che la borghesia è già al potere e lo esercita reazionariamente.
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giusto, la rivoluzione borghese è bella che andata, ed ecco qui davanti a noi i meravigliosi risultati.
Tuttavia Robespierre non fu certo un teorico della rivouzione borghese cosi' come ando' per la vittoria dei girondini ( i vecchi liberali )...
Tuttavia so poco della rivoluzionefrancese, quindi mi astengo per ora da ogni commento ulteriore. So solo che è qualcosa di molto complesso e che ha delle responsabilità pesanti nella sua genesi e nel suo esito teorico epratico sullo schifo in cui viviamo oggi. NOj che prima di allora andasse bene.. il mio non è un richiamo tradizionalista, ma ho la vaga impressione ce la componente della rivoluzione francese che trionfò fosse solo distruttiva ( del passato in ciò che di buono e di cattivo aveva), ma per nulla costruttiva.
Ma ne riparlermo a tempo debito .


Diciamo che comunque non è certo colpa di Roberspierre o di Marat o dei rivoluzionari francesi se oggi la borghesia si è evoluta così. La borghesia ha svolto storicamente il suo ruolo rivoluzionario quando oramai il sistema feudale e semifeudale era entrato in crisi.
Oggi il ruolo che fu allora della borghesia (il Terzo Stato) è del proletariato, in quanto oggi ad essere entrato in una crisi cronica è proprio il capitalismo nato con la Rivoluzione Francese sì, ma anche con quella americana, con l'Illuminismo, con le lotte liberali borghesi in Inghilterra.
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A quanto pare, ad un certo punto (nel 91? 92? non ricordo piu... brumaio? fruttidoro? e chi se lo ricorda...) insomma quando robespierre è stato fatto secco, il potere è passato in mano alla classe mercantile e tanti saluti alla rivoluzione.




Purtroppo la rivoluzione proletaria è andata ancora prima di arrivare, lasciandoci nel mondo in cui viviamo.....e ho detto tutto.![]()
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Però io ho un giudizio estremamento positivo dell'esperienza giacobina, che considero una vera e propria distruzione creatrice che contiene in nuce sia il capitalismo più sfrenato che il comunismo comunitarista. Insomma un punto di partenza nobile ed interessante, che poteva benissimo portare a un mondo estremamento diverso dal nostro. Se ci pensiamo bene nel 1793 (ovvero al culmine della Rivoluzione) i giacobini proposero e praticarono principi estrememente moderni e per molti aspetti anticapitalisti.....basti pensare all'idea che essere buoni cittadini permetteva di acquisire il diritto a un rudimentale stato sociale e all'accesso alla proprietà.
Inoltre, io considero estremamente positivo il concetto democratico secondo cui le Nazioni si basano su comunità di cittadini di pari diritti e doveri, indipendentemente da religione e idee.
Ultimo elemento da rivalutare è l'attitudine propria dei giacobini che erano capaci di unire l'uso critico del pensiero e l'azione rivoluzionaria fino alle estreme conseguenza.
apriti cielo!
al sandinista, alla bella ciao, Robespierre fa venire l'orticaria, che inflessibili!
rivoluzione borghese? certo, storicamente è così! ma può essere cari militanti severi che inchiodate un rivoluzionario quale l'incorruttibile in dicotomie mentali (vostre) suicide! borghese? fate voi! un socialista, un vero comunitarista... cmq caro fratello giacobino, stai in campana... a questi simpatici e dotti compagni non piace la Repubblica giacobina, tanto meno chi cerca vie nuove verso il socialismo!


Vedo che tu non comprendi quello che io dico. Roberspierre fa parte di una storia vecchia oramai di più duecento anni ed il mio giudizio storico su di lui e sulla rivoluzione è totalmente positivo. La rivoluzione borghese c'è stata, la classe borghese ha assolto il suo compito rivoluzionario ed ora due secoli dopo detiene il potere mondiale che esercita tramite il capitalismo nella sua fase imperialista post guerra fredda.
Se vogliamo riproporre un modello di lotta borghese (di una borghesia tra l'altro oramai morta da diverse generazioni) in una fase di sistema borghese che si è evoluto (o involuto ma inevitabilmente secondo Marx) allora direi che siamo degli schizofrenici politici.
Comunque sarei molto interessato a conoscere l'aspetto socialista ed internazionalista della Rivoluzione Francese.
Oltretutto continui a parlare politicamente di comunitarismo. Il comunitarismo è un indirizzo filosofico, politicamente si fa riferimento al comunismo nazionalitario. Se si usano due espressioni diverse un motivo ci sarà.
Stiamo a parlare di ripensamento di Marx, di critica all'immobilismo ideologizzato del marxismo-leninismo contemporaneo e poi annamo a finì de parlà di Roberspierre come modello da recuperare e non come riferimento simbolico?
La prossima volta potremmo cominciare a parlare delle guerre contadine di Muntzer o magari degli anabattisti o perchè nò dei dulciniani o dei montanisti per finire con le tribù neandertaliane in contrapposizione al modello agricolo delle prime civiltà neolitiche dei sapiens. Andiamo sempre più indietro, intanto qui è sempre il 2007.
La nuova via del socialismo passerebbe per qualche cosa accaduta 218 anni fa?...Qui l'obiettivo è il comunismo non il socialismo, questo è l'obiettivo dei comunisti nazionalitari.
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Questo concetto nato con la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino non nasce a caso grazie all'improvviso lampo di genio politico assoluto dei rivoluzionari francesi ma grazie ad un processo storico e filosofico nato proprio con la crisi del sistema feudale e l'avanzamento del potere della borghesia (soprattutto quella mercantile). Nasce grazie agli influssi del giusnaturalismo, dell'Illuminismo, delle teorie di Motesquieu e del contratto sociale di Rousseau e se allora vogliamo andare fino in fondo alla cosa grande importanza ebbero anche il Bill of Right della Virginia del 1786 e la Costituzione degli Stati Uniti dell'anno successivo.
Va fatto notare però anche come questa dichiarazione dei diritti dell'uomo e del CITTADINO valesse per gli uomini ed i cittadini francesi di Francia non certo per gli schiavi e gli indigeni delle colonie e questo proprio per il carattere borghese (soprattutto ripeto della borghesia mercantile) della rivoluzione francese. Questo non è un giudizio di merito manicheo sulla Rivoluzione Francese di allora, questo mio vuol essere solamente un approfondimento personale ma anche presuntamente marxista di un fatto storico di duecento e passa anni fa, che ha valore storico, di analisi politica e anche simbolico ma che oggi non può in alcun modo essere preso seriamente a modello per un nuovo corso di lotta contro qualcosa che proprio quel fatto ha contribuito in maniera determinante a creare.
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