Riportami dove si inneggia alla lotta armata.
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su http://www.carc.it/
si trova scritto:
La politica rivoluzionaria è una scienza. Come tutte le scienze poggia sullo studio dei fenomeni, sull’elaborazione delle leggi, sull’applicazione (e verifica) di queste nella pratica attraverso degli esperimenti, sullo sviluppo dei bilanci attraverso cui perfezionare le leggi elaborate e formulare nuovi e superiori criteri e principi.
Questo opuscolo nasce dalla necessità di fare il punto della situazione e relazionarsi agli eventi in maniera oggettiva, scientifica, materialista dialettica. Più esattamente gli autori hanno intrapreso questa elaborazione con un duplice obbiettivo: 1. analizzare ciò che è stato fatto dalla Lista Comunista che nel maggio 2006 ha fatto irruzione nelle elezioni comunali tenutesi a Roccasecca dei Volsci (Latina);
e
Viva la lotta per fare dell'Italia un nuovo paese socialista, unica via al superamento del sistema!
cmq, compagna, hai ragione: ho errato nel dire che inneggiano alla lotta armata. la cosa è molto più sfumata.
resta il fatto che tutti noi conosciamo cosa voglia veramente intendere una grammatica del genere.
e resta il fatto che in italia se esponi una celtica allo stadio vai in galera, se esponi la faccia del "che" è tutto a posto.
peronalmente ci vedo una discrepanza.
né io né tu possiamo fare leggi, ma questo dovrebbe essere evidente.
il discorso è: quella legge è giusta o iniqua per la libertà d'espressione?
p.s.: personalmente anche a me la foto del "che" - fregata da feltrinelli a korda che non beccò mai un pesos cubano - piace.
La nebbia del tempo e la forza dell'anti-anti-comunismo hanno oscurato il vero Che. Chi era costui? Era un rivoluzionario argentino che prestò servizio come tagliagole principale di Castro. Era particolarmente infame perché dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabãna, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredón, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini – dissidenti, democratici, artisti, omosessuali – soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano. Uno scrittore cubano-americano, Humberto Fontova, descrisse Guevara come «una combinazione fra Beria e Himmler». Antony Daniels, in vena di spiritosaggini, disse: «La differenza fra [Guevara] e Pol Pot era che [il primo] non aveva studiato a Parigi».