Questo è l'articolo pubblicato su Zai.net di gennaio-febbraio riguardo Casapound e Blocco Studentesco.
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Nonostante la rivista sia orientata a sinistra l'articolo è molto positivo!
CI SIAMO ANCHE NOI
ABBIAMO COMPIUTO UN VIAGGIO NEL CENTRO SOCIALE DI DESTRA PIU' FAMOSO D'ITALIA, CASAPOUND, NEL CUORE DELLA CAPITALE. PER CAPIRE, AL DI LA’ DELL’IMPATTO FORTE E DEI LINGUAGGI, QUALI SONO LE DIFFERENZE CON LE REALTA’ VICINE ALLA SINISTRA.
Si definiscono un’avanguardia culturale, ancora prima che politica. Amano ascoltare e fare musica, riunirsi per discutere di temi come la giustizia, il mutuo sociale, per criticare la politica e il politichese. “Aiutare in termini pratici le famiglie italiane senza una casa e portare avanti la battaglia politica per il Mutuo Sociale”: sono questi gli obiettivi di CasaPound, uno dei più importanti centri sociali di Roma. Fin qui niente di strano, se non fosse che si tratta di un’occupazione di destra. Tutto inizia nel 2003, quando giovanissimi ragazzi di destra decidono di dare un tetto a famiglie italiane senza casa assumendosene i relativi oneri. A dispetto di quello che molti pensano, quindi, l’attivismo politico giovanile non è un’esclusiva della sinistra. Nell’intervista che segue abbiamo cercato di capire meglio cosa ispira l’opera di questi giovani, quali valori e quali ideali li spingono all’azione.
Innanzitutto, qual è il motivo della dedica del progetto a Ezra Pound?
«Abbiamo scelto Ezra Pound perché fu un pensatore rivoluzionario, un poeta sui generis che individuò nell’usura la fonte principale del malessere dell’uomo. “Lavorare meno, lavorare tutti”, la vittoria del lavoro sul capitale. La materia al servizio dello spirito, il lavoro come un fine e non come un mezzo. Proprio seguendo i suoi insegnamenti, Casa Pound cerca di affermare il concetto di affitto = usura: pagare l’affitto per un bene primario come la casa è un’ingiustizia, in quanto una persona non può pagare per tutta la vita una tassa per qualcosa che non sarà mai sua e che non gli sarà mai restituita».
La vostra azione è strettamente connessa al Mutuo Sociale, un progetto ardito che pochi conoscono. Come si articola?
«Il mutuo sociale è una proposta rivoluzionaria che mira a risolvere definitivamente il problema della casa. Punta alla costituzione di un ente regionale che costruisca con fondi pubblici sul terreno demaniale case popolari a basso costo usando materiali rinnovabili e affidando i progetti a giovani architetti. Le case devono essere costruite a misura d’uomo, al massimo di tre piani ed immerse nel verde, non i casermoni in stile sovietico costruiti negli anni ’70 come a Corviale. Queste case non verrebbero a costare più di 80.000-100.000 Euro, vendute alle famiglie con mutuo sociale che non superi 1/5 delle entrate totali. Si afferma, dunque, il concetto di diritto alla proprietà di una casa, non di diritto alla casa come un bene lontano, quasi irraggiungibile, né come forma di capitale. Si tratterebbe, infatti, di una proprietà vincolata: non ci sarebbe la possibilità di rivenderla. La casa è un diritto inalienabile dell’uomo, un’integrazione spirituale della sua esistenza e non può essere trattata come merce di scambio».
Il problema della casa è strettamente connesso a quello dell’immigrazione: come vi ponete nei confronti degli immigrati con i quali condividete il quartiere Esquilino di Roma?
«Il problema non sono gli immigrati, che spesso hanno delle valide motivazioni per scappare dal loro Paese, il problema vero è l’immigrazione come fenomeno politico-culturale generatosi negli anni della globalizzazione. L’immigrazione, la manodopera a basso costo da sfruttare, fa comodo alla politica neo-liberista applicata dall’Occidente».
IL CONFRONTO CON L’OPINIONE PUBBLICA
La stampa spesso sottolinea le convergenze di azione tra centri sociali di destra e di sinistra, la condivisione di vedute e obiettivi, ma così non è, almeno per Casa Pound. O no?
«Ai giornali piace sempre far vedere che gli estremismi opposti alla fine si incontrano, forse fa notizia, ma non è esatto. Da noi c’è uno spirito di fratellanza, di trincea che ci accomuna. Tutti sono parte organica della comunità, lo spirito di sacrificio diventa pratica quotidiana. Si fa la rivoluzione 24 ore al giorno. E’ una differenza anche nello stile, nell’estetica di azione. Inoltre crediamo che l’impegno vada rivolto in primis verso il nostro popolo, quello italiano, e poi verso gli altri: non per razzismo, bensì per spirito di appartenenza alla comunità nazionale».
Al primo impatto l’immagine che date di voi è molto forte: solo goliardìa?
«Questo è il nostro modo di essere, siamo dei provocatori nati è vero, ma spesso siamo costretti ad usare questo tipo di comunicazione ‘forte’ a causa dell’isolamento mediatico».
Quanto è vicina CasaPound alla politica “in giacca e cravatta”?
«Lontanissima direi. Noi non siamo dei politici e non parliamo in politichese. Veniamo dalla strada e per politica intendiamo stare in mezzo alla gente, parlare di temi sociali e di problemi reali, non di inutili iter burocratici».
Eppure per la maggioranza dell’opinione pubblica siete violenti fascisti, nostalgici del regime. Ma che cos’è per voi il fascismo?
«Per noi il fascismo è un’idea, uno stile, non sinonimo di violenza o assenza di libertà. Noi non siamo nostalgici perché riproponiamo in chiave moderna e con delle proposte innovative una determinata visione del mondo e della vita: quella combattente».
Ma non si può rimanere immuni da certe accuse...
«La demonizzazione che da molti anni viene fatta contro l’estrema destra ci penalizza molto nel rivolgerci alla gente, nella quale dobbiamo cancellare prima i pregiudizi per farci realmente conoscere. Purtroppo c’è chi, nostalgico dell’antifascismo e vista la mancanza di reali proposte, gioca molto a fomentare questa nostra visione all’esterno».
Ma CasaPound è anche musica, dibattiti, presentazioni culturali. Un modo per fuggire all’isolamento e di essere più presenti tra la gente?
«CasaPound è un luogo di aggregazione sociale, una vera e propria avanguardia culturale, un nuovo/vecchio modo di intendere la vita. Dibattiti e conferenze per trattare i temi più disparati: geopolitica, arte, figure scomode, poesia, economia, ma anche musica. La “Bunker Noise Studio” è la sala prove dell’edificio in cui gruppi emergenti possono provare e registrare a prezzo politico. La presenza negli ambienti sociali è in espansione: ZetaZeroAlfa (gruppo musicale di riferimento), Cutty Sark, pub, punto d’incontro “oltre alla libreria”, “la Testa di ferro” e la palestra popolare “Primo Carnera”. Tutto questo rientra nel nostro scopo di immettere spirito di giovinezza e di lotta in tutto ciò che si fa, in tutti gli spazi del quotidiano».
La diffusione delle vostre idee presso il pubbblico più giovane e quindi nelle scuole è affidata al Blocco Studentesco, che finora ha raggiunto risultati importanti in tutta Italia. Nei primi giorni di dicembre il Blocco ha occupato il Liceo Farnesina di Roma raccogliendo consensi da molti studenti e genitori, che si sarebbero aspettati, invece, che la scuola venisse trasformata in un luogo adibito all’uso di droghe e in cui compiere atti vandalici.
«La diffusione nelle scuole è diventata un obiettivo primario da quest’anno. Miriamo a creare scalpore, risvegliare la situazione stagnante della politica studentesca. L’esperienza del Liceo Farnesina ha raccolto consensi da parte di molti studenti e genitori. Si tratta della prima occupazione promossa da una formazione politica di un certo ambiente, un punto di partenza, uno slancio per affermare il concetto che l’occupazione e la cultura non sono proprietà della sinistra. Abbiamo molto da dire, molto per cui lottare».
Perciò è lecito domandarsi cosa spinga questi ragazzi ad un impegno continuo, proprio oggi che i giovani sono visti come corpi annoiati alla ricerca dello sballo in una pasticca, in un videogioco con la promessa di un’oasi virtuale, in fuga dalla realtà. La molla è, quindi, «la ribellione, la voglia di lottare per cambiare davvero questo mondo. Noi vogliamo che i giovani si ribellino contro questo mondo moderno, che abbiano il coraggio di schierarsi».


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