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Discussione: Karen

  1. #1
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    Predefinito Karen

    L’esercito birmano prepara un attacco in grande stile contro il popolo libero Karen, con il beneplacito del mondo « libero »



    In questi giorni, in Birmania, l'esercito della giunta militare di Rangoon sta operando un massiccio attacco nei confronti dell'etnia Karen (si precisa: non solo nei confronti dell'esercito di liberazione nazionale Karen, ma anche nei confronti dei loro villaggi). é oltretutto recentissima la notizia di ingenti spostamenti di nuovi e potenti armamenti e mortai, al fine di operare un massiccio bombardamento a grappolo contro la resistenza Karen... IL TUTTO NELL'INDIFFERENZA DEL MONDO OCCIDENTALE e NEL SILENZIO DEI MASS MEDIA.I villaggi Karen che fanno riferimento alla clinica "Carlo Terracciano" hanno subito un pesante attacco da parte dell’esercito birmano, coadiuvato da truppe del DKBA (una fazione di Karen che dal 1995 collaborano con la giunta militare di Rangoon contro il loro popolo).
    Il villaggio di Maw Khee, nel quale lo scorso 26 febbraio i volontari di Popoli avevano distribuito zanzariere per le famiglie e i nostri medici avevano curato la popolazione, è stato occupato all’alba dell’ 8 marzo da miliziani del DKBA. Nelle stesse ore, truppe birmane attaccavano il villaggio di K’Lar Gaw (dove Popoli ha una scuola elementare frequentata da 103 bambini) costringendo l’intera popolazione alla fuga verso il confine tailandese. Il campo militare dell’Esercito di Liberazione Karen, posto a difesa del villaggio, è stato distrutto dall’artiglieria birmana.
    La tensione era già palpabile durante la missione di Popoli che si è svolta dal 18 febbraio al 4 marzo: le visite ai villaggi che circondano la clinica dedicata a Carlo avevano subito drastiche limitazioni a causa di un conflitto a fuoco che in quei giorni ha coinvolto volontari dell’Esercito di Liberazione Karen e miliziani del DKBA lasciando sul terreno morti e feriti da entrambe le parti.
    Popoli, pur tra rafforzate misure di sicurezza, aveva svolto ugualmente la visita al villaggio di Maw Khee, collocato in un’area particolarmente sensibile del confuso fronte di questa lunghissima guerra. Maw Khee si trova infatti soltanto a mezz’ora di marcia dalla base militare birmana da cui è partito l’attacco dell’ 8 marzo, e spesso il villaggio viene "visitato" a sorpresa da pattuglie delle diverse formazioni impegnate nel conflitto. La prevista visita al villaggio di K’Lar Gaw era invece stata annullata, poiché informazioni raccolte dall’Esercito di Liberazione Karen, davano come imminente un tentativo di attacco da parte delle truppe birmane.
    I nostri collaboratori sul terreno ci aggiorneranno nelle prossime ore circa gli sviluppi delle operazioni militari in corso: sapremo così se la resistenza per la difesa della clinica "Carlo Terracciano" da parte dei volontari Karen verrà piegata o meno.
    La guarnigione del KNLA (Esercito di liberazione Karen) che sta a difesa del villaggio di Kler Law Seh e della clinica "Carlo Terracciano" ha resistito ai primi assalti condotti dalle truppe birmane e dai miliziani del DKBA la mattina dell’8 marzo. La posizione è stata bersagliata dai mortai birmani per sei ore, ma è stata tenuta dai giovani guerriglieri Karen del colonnello Nerdah Mya. L’avamposto di K’Law Gaw invece, attaccato per due giorni consecutivi, è stato abbandonato nel primo pomeriggio del 9. Sul terreno sono rimasti due volontari Karen, mentre altri due soldati feriti sono stati soccorsi dai difensori in fase di ripiegamento. I nostri infermieri hanno lasciato momentaneamente la clinica per seguire la popolazione in fuga verso il confine tailandese: durante il tragitto hanno assistito una giovane donna che ha partorito un bambino proprio a cavallo della frontiera.
    Le truppe birmane hanno poi occupato il villaggio di Kot Hser, e dopo aver costretto 20 abitanti a trasportare le loro munizioni e le vettovaglie si sono messi in marcia verso Boe Way Hta, sede di un’altra delle cliniche di "Popoli". Una parte della colonna si è invece diretta nuovamente verso la clinica "Carlo Terracciano".
    Resta pertanto altissimo il livello di allarme nelle aree in cui opera il nostro personale paramedico e resta di primaria importanza la fornitura di beni di prima necessità alla popolazione dei villaggi abbandonati sotto l’incalzare delle truppe birmane.
    Gli attacchi delle truppe birmane sono stati momentaneamente respinti: il bilancio degli scontri dei giorni scorsi è di 3 resistenti uccisi e 4 feriti. Sul versante degli attaccanti si contano invece 10 vittime.
    Sono previsti nuovi imminenti attacchi, essendosi i birmani avvicinati con nuovi mortai da 120 millimetri per martellereo le posizioni Karen a Kler Law Seh e a Whaley Khee".
    Maggiori info: www.comunitapopoli.org
    "Popoli" fornirà generi di prima necessità. Chi volesse contribuire con una donazione: c/c 57192 Banco Popolare di Verona e Novara Abi 5188 Cab 11703 oppure c/c postale n° 27183326 Intestati a Comunità Solidarista Popoli.


  2. #2
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    Predefinito

    Storia di KarenI Karen, una delle principali etnie che compongono il mosaico birmano (circa sette milioni su una popolazione di 44 milioni di abitanti), lottano dal 1949 contro il governo centrale di Rangoon per ottenere l'indipendenza e preservare la loro identità.
    Originari delle steppe della Mongolia, i Karen arrivano nei territori che oggi costituiscono la Birmania dopo una lunga migrazione durata duemila anni. Nella loro discesa a sud scoprono i grandi fiumi Irrawaddy e Salween che si insinuano attraverso gli ultimi contrafforti della catena himalayana. Primi abitanti delle vaste pianure situate all'estuario di questi fiumi, vi si insediano nel 730 Avanti Cristo vivendo in pace per due secoli, fino all'arrivo dei Birmani.

    Di origine Indo-Tibetana, i Birmani invadono le terre dei Karen costringendoli a rifugiarsi sulle montagne al confine con il Siam (l'odierna Thailandia).

    Inizia lo scontro tra i due popoli. Le pianure conquistate dai Birmani sono fertili, le montagne dei Karen non offrono molte risorse. La frattura si fa via via più profonda nei secoli a seguire. Durante il periodo coloniale britannico avviene la cristianizzazione di una parte della popolazione Karen per opera di missionari battisti. L'eredità dell'evangelizzazione si concretizza in un 30% di Karen tutt'ora fedeli al Cristianesimo.
    Quando nel 1947 l'Inghilterra lascia la Birmania, il primo responsabile politico del nuovo paese, il Generale Aung San, propone una costituzione che prevede entro dieci anni il diritto di ogni gruppo etnico di separarsi dall'Unione e di ottenere piena indipendenza. Il disegno non viene realizzato, perché Aung San viene assassinato durante un colpo di stato che porta al governo una giunta militare che ben presto provoca la reazione armata dei Karen e delle altre etnie.
    Da allora, i popoli delle montagne hanno combattuto senza sosta per l'indipendenza. I Karen hanno condotto la loro lotta rinunciando per ragioni etiche ai facili guadagni derivanti dal traffico di droga, a cui si sono sempre opposti.

    I SopralluoghiNel 1994 il KNU, organismo di rappresentanza politica dei Karen, gestiva buona parte del territorio abitato da questa etnia. Nella capitale, Manerplaw, un villaggio di palafitte che ospitavano ministeri e dipartimenti dell'amministrazione, erano presenti gli esponenti del vasto panorama della dissidenza politica birmana, dalla NLD (National League for Democracy) di Aung San Suu Kyi ai gruppi degli studenti fuggiti da Rangoon dopo le manifestazioni di protesta del 1988. Manifestazioni che si erano concluse nel sangue, con l'intervento dell'esercito che aveva provocato circa tremila vittime.
    Andammo a Manerplaw entrando clandestinamente in Birmania per seguire i combattenti Karen, in quei mesi impegnati a respingere le offensive dei birmani contro la città - simbolo della loro resistenza.
    Passammo giorni e giorni in trincea a contatto con giovanissimi guerriglieri che tenevano testa ad uno dei più armati eserciti del sud est asiatico. Trascorremmo lunghe notti a discutere con comandanti e uomini politici, per cercare di comprendere i perché della orgogliosa lotta intrapresa oltre quarant'anni prima. La vita quotidiana nei villaggi Karen ci permise di leggere in profondità l'indole di questo popolo: aperto e tollerante nei confronti degli stranieri, semplice e pacifico nell'impostazione dei rapporti all'interno della comunità tradizionale. Ma al tempo stesso inflessibile nell'applicazione di codici di comportamento ispirati ad un certo puritanesimo di matrice cristiana. Per i Karen l'uso e il commercio della droga, lo sfruttamento della prostituzione e l'abuso di alcool sono reati puniti con esemplare severità.

    Negli anni seguenti, l'impegno di chi aveva conosciuto da vicino la situazione di questo popolo si concretizzò nell'adesione alle campagne promosse da Amitiè Franco - Karen, organizzazione umanitaria francese (loi 1901) che sostiene i Karen attraverso l'invio di medicinali e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle istituzioni politiche.
    Nel marzo 2001, pochi giorni dopo la costituzione della nostra Comunità, una missione ricognitiva di POPOLI si è recata nel distretto di Dooplaya, nello Stato Karen, allo scopo di individuare settori di intervento umanitario su cui concentrare i primi progetti della Associazione.
    Ci siamo resi subito conto che la situazione era ben diversa da quella conosciuta durante i precedenti viaggi.
    La caduta di Manerplaw, capitale di Kawthoolei, nome con il quale i Karen chiamano la loro terra, aveva causato gravi ripercussioni sull'organizzazione civile e militare dell'intero stato.
    La perdita di buona parte del territorio su cui i Karen basavano le loro attività (coltivazione e taglio di piante dal legname pregiato, produzione di riso e bamboo, piccoli commerci di sussistenza) aveva messo in ginocchio il sistema economico della organizzazione statale.
    Di conseguenza, i servizi di base, una volta garantiti dal K.N.U. (Karen National Union) avevano subito una drastica riduzione. Inoltre, l'estendersi delle operazioni militari condotte dal Tatmadaw (esercito birmano) all'interno di Kawthoolei, provocava la fuga di civili dai loro villaggi di origine. Duecentomila hanno raggiunto i campi profughi allestiti in Thailandia. Ma più di un milione hanno scelto di non lasciare la loro terra e di cercare di sopravvivere in rifugi improvvisati nella giungla.
    Sanità, istruzione, assistenza sociale: queste i tre settori segnalati dai volontari di POPOLI come i più urgenti da affrontare con progetti di sostegno a favore proprio di questi "profughi interni" (I.D.P. Internally Displaced People secondo la terminologia ufficiale dell'O.N.U.)

    Aiuti ai KarenGli aiuti internazionali alla popolazione Karen si limitano a pochi interventi condotti da alcune Organizzazioni Non Governative (N.G.O.) e da alcuni privati.
    Organizzazioni come Medici senza Frontiere, Aide Medical International e il Comitato Internazionale della Croce Rossa, concentrano peraltro gran parte dei loro progetti nell'ambito dell'assistenza ai profughi accolti nei campi thailandesi lungo il confine con la Birmania.
    L'ECHO, (European Community Humanitarian Office) sta stanziando 2.000.000 di Euro a favore di progetti per il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie di diverse popolazioni che abitano in Birmania.
    Ma la situazione degli I.D.P., i profughi interni Karen, resta la più critica, in quanto soltanto una infinitesima parte degli aiuti internazionali va a sostenere alcuni di essi. Essendo gruppi di persone in movimento nella giungla, costrette a muoversi da un insediamento all'altro per sfuggire ai combattimenti, alle rappresaglie dell'esercito birmano, alla mancanza di cibo, essi sono più difficilmente raggiungibili dalle azioni umanitarie.


    Una organizzazione tedesca, Freunde fur Asian E.V., iniziò nel 1997, in collaborazione con il Dipartimento della Sanità dell'autorità Karen, il progetto Cliniche Mobili, al quale oggi si ispira l'intervento di "POPOLI". L'organizzazione tedesca ha partecipato alla costruzione e al mantenimento di 5 cliniche in diversi distretti dello stato Karen.
    Frequente, seppur irregolare, il sostegno da parte di gruppi di ispirazione religiosa (protestanti, battisti, avventisti, cattolici) ad iniziative umanitarie non coordinate.
    Amitié Franco-Karen, associazione francese, ha provveduto con maggiore regolarità all'invio di medicinali nella regione e ha affiancato le delegazioni dell'autorità karen nei contatti diplomatici in Europa.

    Situazione attuale Massicce offensive dell'esercito birmano hanno portato, nel 1995, alla caduta della "capitale" dello stato dei Karen, Manerplaw, e alla conseguente disfatta dei loro reparti di autodifesa.
    Recentemente il governo birmano ha ottenuto degli accordi con la quasi totalità dei movimenti indipendentisti. Nonostante la precaria situazione militare gli unici a mantenere una posizione intransigente nei confronti della dittatura sono i Karen. La loro posizione ha avuto come conseguenza un ulteriore accanimento dei reparti dell'esercito birmano contro il territorio abitato da questa popolazione.
    Le operazioni hanno provocato l'esodo di centinaia di migliaia di Karen, costretti a spostarsi nella giungla per sfuggire ai rastrellamenti, agli arresti e alle esecuzioni sommarie, divenendo in pratica profughi all'interno del loro stesso paese (I.D.P. Internally Displaced People, secondo la terminologia O.N.U.)
    Un altro fronte in lotta contro la giunta è quello che ha il suo massimo esponente nella figlia del Generale Aung San. Premiata con il Nobel per la Pace nel 1991, Suu Kyi, di etnia Birmana, è attualmente agli arresti domiciliari, dopo che, in seguito alla sua vittoria nelle elezioni politiche, i militari l'hanno dichiarata "pericolosa per l'unità del Paese".
    Il regime birmano, una narcodittatura sostenuta militarmente dalla Cina, intrattiene remunerativi rapporti commerciali con multinazionali europee e statunitensi, interessate allo sfruttamento delle risorse energetiche del Paese.
    Alle realizzazioni delle imprese multinazionali "partecipano" anche i Karen, in qualità di moderni schiavi alle dipendenze della giunta di governo: organizzazioni internazionali come la I.L.O. (International Labour Organization) denunciano con le loro risoluzioni il frequente e criminale utilizzo di individui appartenenti alle minoranze etniche come manodopera forzata.
    Attualmente, circa duecentomila Karen sono ospitati in campi profughi che il governo thailandese ha allestito lungo il confine con la Birmania, mentre circa un milione di persone vive in precari insediamenti in territorio birmano, sotto la minaccia di incursioni da parte dei militari di Rangoon.
    A questi profughi interni va il sostegno di POPOLI.

    Il Progetto nel 2001Nell'aprile 2001 " POPOLI " ha lanciato una campagna per la raccolta di fondi da destinare all'acquisto di medicinali e beni di prima necessità per i profughi interni Karen.
    Il sopralluogo condotto in precedenza nel distretto di Dooplaya aveva evidenziato le drammatiche conseguenze della mancanza di farmaci contro la malaria , le infezioni gastrointestinali, le infezioni delle vie respiratorie e di quelle urinarie. La scarsità di apporto vitaminico nella dieta dei bambini risultava altrettanto grave. Inoltre, la presenza di feriti da arma da fuoco, da granate, da mine antiuomo, rendeva necessaria la fornitura di strumenti per il pronto soccorso. L'assistenza sanitaria ai profughi interni Karen, cioè ai soggetti maggiormente colpiti dalle conseguenze delle campagne militari, è affidata a delle cliniche mobili, strutture che vengono evacuate in caso di attacco da parte dei soldati birmani, per essere nuovamente allestite in zone più sicure della giungla.
    Nel settembre 2001 i volontari di "POPOLI" , accompagnati da un farmacista di "Pharmaciens sans Frontiers", hanno consegnato all'organizzazione sanitaria karen (Department of Health and Welfare) un carico di farmaci acquistati a Bangkok sulla base di una accurata lista stilata con i medici del D.H.W. La nostra organizzazione ha curato poi la distribuzione recandosi nel distretto di Dooplaya attraverso il confine thailandese.
    Le cliniche mobili da noi rifornite sono due: una di queste non disponeva di alcun farmaco da oltre tre anni. Il loro bacino di utenza è di circa cinquemila persone sparse in insediamenti che sorgono nei dintorni : il nostro intervento di settembre ha garantito alle due strutture la disponibilità di farmaci essenziali per un periodo di sei mesi.
    L'impegno di POPOLI, assunto nei confronti di questa comunità di profughi interni, è quello di proseguire la regolare fornitura di medicinali e strumenti di pronto soccorso negli anni a venire, e di sviluppare nuovi progetti di assistenza sanitaria.

    Il Progetto nel 2002
    Tra i progetti in corso di attuazione da parte della nostra Comunità, il primo che ha preso corpo è stato quello di aiuti farmacologici e sanitari diretto al sostegno della popolazione Karen.
    In particolare, il nostro aiuto si è concretizzato nell'adozione di due cliniche presenti in territorio dello stato Karen, curandone il rifornimento per tutte le loro necessità; il bacino di popolazione servito è di circa quattro/cinquemila persone.
    In accordo con i responsabili sanitari del luogo, è stata studiata l'organizzazione di un corso indirizzato alla formazione di base per il personale paramedico sulla medicina dentale d'urgenza. Questo personale diverrà quindi, in seguito, utilissimo alla struttura del DHW (Department of Health and Welfare) in quanto si assumerà il gravoso compito di visitare tutta la popolazione Karen che non vive nei villaggi dove risiedono già le unità mobili di aiuto medico, ma sono rifugiati nella foresta per sopravvivere alle persecuzioni dell'esercito birmano.
    L'attività del corso sarà riservata a personale che risulta titolare della formazione di I° e II° livello per l'assistenza nelle cliniche mobili.
    Il personale paramedico - oltre alla prevista istruzione di base, verrà inoltre dotato di un set di pronto intervento dentale personale così come, se i fondi raccolti lo permetteranno, è nostra intenzione attrezzare con strumenti migliori ed adeguati anche i due centri sanitari mobili adottati dalla nostra Comunità.

    Aspetti logistici.
    Nello svolgimento operativo del progetto, un responsabile di Popoli - accompagnato da un medico dentista - si recherà in loco, verificando e garantendo il regolare funzionamento del corso.
    Sarà compito del logista della nostra Comunità: l'organizzazione preventiva del corso d'istuzione (verificando il percorso didattico, l'affitto dei locali necessari e quant'altro), l'acquisto del materiale didattico e di cancelleria necessario nonché dei set di pronto intervento dentale da destinare al personale paramedico ed alle cliniche mobili (il materiale potrà essere acquistato in loco, presso un grosso referente di associazioni umanitarie e di assoluta fiducia).
    Verrà effettuato inoltre un servizio video/fotografico che sarà disponibile per tutti coloro che ne faranno richiesta alla sede sociale. Orientativamente, il personale espatriato, si tratterrà nella zona per un periodo che andrà dai 12 ai 15 giorni.
    Nascita del progetto
    Il Dipartimento per la Sanità e i Servizi (Department of Health and Welfare, DHW) dell'Unione Nazionale Karen (Karen National Union, KNU) è nato al fine di fornire assistenza pubblica unicamente alle popolazioni residenti nella Birmania sud-orientale, lungo il confine con la Tailandia, seguendo un proprio programma sanitario-assistenziale.
    All'inizio del 1997 la KNU, in seguito all'offensiva del esercito regolare birmano, dovette cedere il controllo di gran parte dei suoi territori. Una conseguenza di ciò fu l'interruzione dei servizi attuati dal DHW, si rese infatti necessaria una radicale trasformazione del sistema sanitario, non essendo più possibile mantenere sedi permanenti per le cliniche, in quanto la popolazione era obbligata a spostarsi costantemente per sfuggire agli attacchi delle truppe di Rangoon.
    Nel 1997 una O.N.G. tedesca, in collaborazione con il DHW, iniziò un progetto sperimentale chiamato "Programma Clinica Mobile" (Mobile Health Clinic Program, MHCP), impiantando una prima clinica mobile per i profughi interni (Internally Displace People, IDP). Nel 1998 fu ampliato il progetto realizzando due ulteriori cliniche mobili. Poiché il servizio si è rivelato di grande utilità, col tempo è aumentata la richiesta di prestazioni mediche. Nel 2000 le cliniche sono cresciute a quattro. La nostra Comunità, nel 2001, ha adottato due nuove cliniche, portando il totale di queste vitali unità a sei.
    L'obiettivo principale del MHCP è di fornire assistenza sanitaria di base da una sede semi-permanente alle aree circostanti, tenendo costantemente presente i pericoli che possono minacciare la clinica.
    In ciascuna clinica mobile sono presenti cinque operatori sanitari addetti alla medicina di base e al pronto soccorso, per una popolazione che va dai 3500 ai 5000 rifugiati. Il personale dispone di una quantità di farmaci essenziali sufficiente per tre mesi, nonché di una "clinica" che può essere installata dove necessario, nella quale sono sempre presenti due operatori. Gli altri tre visitano i profughi interni nelle aree circostanti. L'equipe deve tenersi costantemente pronta a spostarsi per motivi di sicurezza, lontano da qualsiasi impedimento o pericolo dovuto alla presenza di truppe birmane, portando con sé i medicinali, le attrezzature mediche e gli eventuali pazienti.

    Situazione attuale: a causa della mancanza di un accordo per il cessate il fuoco fra lo stato Karen e l'SPDC, l'area Karen è la più pericolosa, tanto per i profughi interni quanto per i medici delle cliniche mobili. In molti distretti sono in atto offensive dell'esercito birmano che sta cercando di annientare tutti i gruppi di resistenza. Lo scorso anno l'SPDC costrinse gli abitanti dei villaggi ad una ricollocazione forzata, si impossessò dei loro beni, bruciò le loro abitazioni e distrusse le loro risaie. Gli abitanti furono costretti ad arrendersi o ad espatriare. Molti sfollarono senza riuscire a ristabilirsi in vere e proprie comunità. Anche bambini caddero vittime delle loro sparatorie. Sempre più spesso i profughi interni dell'area Karen si trovano senza cibo e nel rischio crescente di essere feriti o uccisi dalle mine.
    La mancanza di cibo, riparo e medicinali aumenta l'esposizione dei profughi interni a problemi di natura sanitaria. La presenza delle truppe birmane rende più difficoltoso ai medici raggiungere le persone e più rischioso per le persone raggiungere la clinica. Quando gli abitanti devono fuggire dall'SPDC, si rifugiano solitamente nella giungla, dove aumenta il rischio di malaria e di altri problemi sanitari.
    Interventi di educazione sanitaria si sono svolti in alcune comunità con la collaborazione di insegnanti, capi villaggio, e gruppi di donne che organizzavano gli incontri. I medici hanno fornito dimostrazioni pratiche per la corretta costruzione di latrine, per l'igiene personale (rivolgendosi in particolare ai bambini), dell'abitazione, e per la bollitura dell'acqua.
    Nonostante le difficoltà, l'educazione sanitaria sta lentamente cominciando a produrre qualche risultato nelle comunità.
    Ciascuna delle sei cliniche fornisce nella sua sede ed all'esterno nell'area circostante, visite mediche, diagnosi e terapie. Per questi medici è possibile lavorare soltanto quando l'SPDC non è attivo nella zona. In tutta l'area vengono effettuate terapie curative delle affezioni comuni, come malaria (P. falciparum - spesso clorochino e meflichino resistente, e P.vivax - sensibile alla clorochina) diarrea, infezioni respiratorie, anemia, parassitosi, malattie della pelle. Sono fornite inoltre cure di pronto soccorso per incidenti e ferite. Le cliniche dispongono delle attrezzature per piccoli interventi di chirurgia, visite dentistiche generiche, esami clinici di base, ostetricia generale. Vi si preparano inoltre kits d'emergenza per ferite da arma da fuoco e mine.
    I pazienti più gravi e quelli cronici vengono invitati a rivolgersi all'ospedale più vicino. Se il paziente acconsente, un medico lo accompagna a destinazione, senza però entrare in ospedale, per motivi di sicurezza. Quando è possibile, il paziente viene inviato ad una ONG medica in Tailandia, che offre cure gratuite. Se il paziente viene ricoverato in un ospedale birmano, le spese mediche (quelle ufficiali e quelle "ufficiose") sono molto elevate. Molti pazienti rifiutano il ricovero, per motivi di sicurezza o, più spesso, per indisponibilità economica. Questi pazienti di solito non sopravvivono.
    Aspetti Logistici: nello svolgimento operativo del progetto, un responsabile di Popoli si recherà in loco, verificando e garantendo le spese che vengono effettuate. Tutti i farmaci vengono acquistati a Bangkok in Tailandia presso un grossista, referente di molte organizzazioni umanitarie, di estrema fiducia.
    All'organizzazione delle singole missioni, partecipa anche un farmacista che cura il controllo e l'esattezza delle ordinazioni di farmaci, che siano cioè conformi alle necessità di cui alle malattie riscontrate, al numero di popolazione servita, alla adeguatezza dei principi etc. Le etichette delle confezioni sono scritte in inglese, ma tutti gli operatori sanitari karen sono in grado di leggerle. L'organizzazione si fa carico anche del trasporto dei medicinali fino al confine con la Birmania.

    L'istruzioneLa popolazione residente nei villaggi karen e i profughi interni traggono il loro sostentamento dalla coltivazione del riso. Alle naturali variazioni della produzione annuale, si aggiungono le razzie compiute dai militari che estorcono il raccolto e seminano di mine anti-uomo i campi dedicati alla coltivazione. Non da ultimo gli abitanti sono costretti - dal regime militare birmano - ad effettuare lavori forzati in qualità di portatori, nella raccolta del legno, nelle coltivazioni di bamboo ed altro.
    In questo modo all'istruzione non può venir garantito il necessario sostegno economico.


    Questa la situazione dei centri scolastici, obiettivo del nostro progetto: l'apertura delle scuole risale agli anni 1964/1966 ma l'attività dei centri non è mai stata regolare sia perché gli abitanti non hanno potuto sostenerne i costi negli anni di crisi sia per le difficoltà incontrate nella ricerca di insegnanti disponibili in queste località disagiate e pericolose. La rilocazione forzata dei villaggi condotta dall'esercito birmano attraverso la distruzione degli insediamenti originari ha costretto più volte il Comitato per i Rifugiati Interni Karen (Karen Internally Displaced People Committee - KIDPC) a ripartire da zero con i programmi di istruzione primaria.
    Gli insegnanti che accettano di seguire le scuole locali sono pagati dagli abitanti ma durante i momenti di tensione nei distretti, il loro salario non può essere pagato; gli insegnanti, in queste situazioni, si vedono costretti ad abbandonare la loro opera dopo uno o due anni, per ricercare altri lavori che garantiscano loro una minima fonte di sopravvivenza. Diventa così sempre più difficile trovare insegnanti qualificati ed adeguati alle funzioni dell'istruzione.
    I genitori di moltissimi bambini e giovani si trovano quindi frequentemente a fronteggiare urgenze primarie vitali. Si riscontra quindi un consistente affievolimento nell'interesse per l'istruzione ed i figli sono indirizzati quanto prima verso un possibile lavoro per il sostenimento della famiglia.
    Alcuni di loro seguono i corsi tenuti nei centri di istruzione dei villaggi ma, considerate le ristrettezze economiche generali, perdono la possibilità di continuare il loro ciclo di studi superiori od universitari. Già una parte di loro - infatti - si vede costretta ad abbandonare gli studi addirittura prima della conclusione della scuola primaria.
    Generalmente il ciclo di scuola primaria consiste in due anni di asilo e quattro di insegnamento elementare.

    Aspetti Logistici
    Nello svolgimento operativo del progetto, un responsabile di Popoli si recherà direttamente nei distretti di Dooplaya e Thaton, all'inizio ed al termine dell'anno scolastico. Il suo compito sarà di predisporre e verificare l'acquisto dei materiali presso la cittadina thailandese di confine di Mae Sot, conoscere personalmente gli insegnanti, provvedere alla consegna del materiale presso le scuole nelle zone rurali birmane e provvedere a certificare passo passo tutte le spese effettuate dalla Comunità. Effettuerà inoltre un servizio video/fotografico che sarà disponibile per tutti coloro che ne faranno richiesta alla sede sociale. Orientativamente, si tratterrà nella zona per un periodo che andrà dai 15 ai 30 giorni.

    Mediamente, in ciascun centro di istruzione, sono presenti circa 80 studenti, la metà dei quali in età da asilo mentre i restanti coprono la fascia relativa ai quattro anni di istruzione primaria.
    L'anno scolastico, per il grado di istruzione primaria, inizia nel mese di Giugno e termina a Febbraio.
    Le materie studiate sono: il Karen, il birmano, l'inglese, la matematica e la storia Karen.

    Le necessità per il sostenimento di una scuola pubblica/centro di istruzione, per i figli dei profughi interni Karen è la seguente:
    § n. 3 insegnanti che garantiscano la copertura dell'intero anno scolastico; il personale è idoneo all'insegnamento e di etnia Karen;
    § sussidiari e libri di testo; è previsto anche l'acquisto di alcuni dizionari per favorire l'introduzione di altre lingue, oltre la Karen, quali il birmano, il Thailandese e l'inglese, materiale didattico vario;
    § set di penne a sfera e matite per gli alunni;
    § foto degli alunni per l'istituzione ed il mantenimento di un registro dell'attività della scuola.

    La Borsa Di Studio
    Nelle aspettative della Comunità, nel caso in cui i fondi raccolti lo consentiranno, vi è anche un progetto dedicato all'istruzione universitaria, con la convinzione che la cosa possa avere una valenza futura d'aiuto all'intera nazione Karen.
    E' stato individuato uno studente che già opera come volontario nell'organizzazione del Dipartimento per la Sanità e i Servizi (Department of Health and Welfare, DHW) dell'Unione Nazionale Karen (Karen National Union, KNU) in qualità di paramedico.
    Questo studente verrà aiutato nel percorso di laurea in Medicina.
    Le necessità per il sostenimento di un corso completo di laurea sono molteplici e vanno dalla copertura dei costi per l'iscrizione ad un'Università Thailandese, all'acquisto dei testi di studio, al mantenimento, durante i periodi di studio dello studente, in alloggi convenzionati e quant'altro

    Il presidio permanenteLa naturale evoluzione del progetto sanitario studiato da POPOLI a favore dell'etnia Karen sarà la realizzazione di un presidio medico permanente in un'area sicura, a ridosso dei distretti serviti dalle cliniche mobili. Il presidio permetterà una migliore assistenza ai profughi interni , attraverso l'opera di medici europei che la nostra organizzazione provvederà ad inviare con un avvicendamento periodico.
    Pediatria, ginecologia, oculistica, chirurgia generale, odontoiatria saranno alcuni dei servizi che cercheremo di garantire per migliorare le condizioni di vita degli I.D.P. (Internally Displaced People, profughi interni secondo la terminologia delle Nazioni Unite).
    Il presidio godrà della collaborazione da parte di personale locale formato dal D.H.W. (Department of Health and Welfare) e fungerà anche da centro di scambio per il trasferimento di tecniche e conoscenze sanitarie tra i medici espatriati e quelli Karen.
    Il vostro aiuto economico è indispensabile per l'avvio di questo ambizioso progetto.

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    ...peccato che l'ass. Popoli abbia tutti links neofascisti...

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    ...peccato che l'ass. Popoli abbia tutti links neofascisti...
    Patteggia il volontario e giornalista veronese coinvolto nell’indagine della Digos
    Golpe alle Comore, 6 Maggio 2005
    (larena.it)

    Ha patteggiato un anno e dieci mesi di reclusione il giornalista free lance veronese e volontario di un’associazione umanitaria F. N., accusato di aver organizzato con altre persone un golpe alle isole Comore, mai portato a compimento. Ieri mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare Paola Vacca, N. ha formalizzato il patteggiamento insieme con un altro indagato,ex volontario nelle milizie di Bob Denard in Congo e ora pensionato.
    Le posizioni degli altri sei imputati , saranno esaminate nella prossima udienza che sarà celebrata a luglio. I loro avvocati hanno infatti chiesto tempo per poter ascoltare le intercettazioni telefoniche.
    Con la sentenza di patteggiamento, il giudice Paola Vacca ha ritenuto fondati gli indizi raccolti durante l’inchiesta dagli investigatori della Digos, coordinati dal procuratore Guido Papalia. Il magistrato aveva contestato le accuse di associazione per delinquere e violazione della norma sul reclutamento di mercenari per tentare di sovvertire il regime delle isole Comore, piccolo arcipelago al largo del Mozambico.
    Negli atti del procedimento, sono contenute le relazioni degli investigatori che provano i contatti tra F.N. e Bob Denard, ritenuto dalla polizia molto interessato a portare a termine il colpo di Stato alle Comore per recuperare alcuni investimenti fatti nelle isole prima che il successivo governo gli impedisse di sfruttarli.
    F. N. ha sempre negato di aver organizzato il golpe e aveva espressamente parlato di un equivoco. Secondo la sua tesi, alcuni contatti ed episodi contestati dalla procura si inserivano nel contesto delle sue attività di lavoro e di volontario dell’associazione umanitaria Popoli.

  5. #5
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    per correttezza dell'informazione, gli altri imputati sono stati assolti in sede preocessuale

  6. #6
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    ...peccato che l'ass. Popoli abbia tutti links neofascisti...
    ......ma l' iniziativa è pregievole o no ? Conosco medici ( frontisti, è vero ! ) che dedicano le loro ferie a questo popolo, da anni. I loro racconti sono davvero toccanti : insomma lì, si stà per commettere un' ingiustizia di una brutalità spaventosa ; se è vero ( com' è vero ) che dobbiamo sentire sul nostro viso ogni schiaffo dato in faccia al debole, beh, allora, stiamo coi Karen....

  7. #7
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    ......ma l' iniziativa è pregievole o no ? Conosco medici ( frontisti, è vero ! ) che dedicano le loro ferie a questo popolo, da anni. I loro racconti sono davvero toccanti : insomma lì, si stà per commettere un' ingiustizia di una brutalità spaventosa ; se è vero ( com' è vero ) che dobbiamo sentire sul nostro viso ogni schiaffo dato in faccia al debole, beh, allora, stiamo coi Karen....
    Non vedo proprio come si possa stare allo stesso tempo dalla parte dei deboli e poi esser neofascisti... Strano mistero...

  8. #8
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    Non vedo proprio come si possa stare allo stesso tempo dalla parte dei deboli e poi esser neofascisti... Strano mistero...
    ....'sapere essere duri, senza perdere la tenerezza' : a questa frase diamo referenti, coloriture differenti, ma credo la condividiamo entrambi. E la tenerezza non credo l' abbiano perduta solo i "neofascisti", perchè se così fosse il problema non sarebbe tale visto l' assoluta marginalità che li connota. Credo che un germoglio di tenerezza vada salutato con simpatia ( nel senso letterale del termine) da qualsiasi parte venga.

  9. #9
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    ....'sapere essere duri, senza perdere la tenerezza' : a questa frase diamo referenti, coloriture differenti, ma credo la condividiamo entrambi. E la tenerezza non credo l' abbiano perduta solo i "neofascisti", perchè se così fosse il problema non sarebbe tale visto l' assoluta marginalità che li connota. Credo che un germoglio di tenerezza vada salutato con simpatia ( nel senso letterale del termine) da qualsiasi parte venga.
    In molti l'hanno persa, certamente. Ma non riesco a capire come si possa essere teneri e neofascisti... Non ci riesco, mi spiace.

  10. #10
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    Non vedo proprio come si possa stare allo stesso tempo dalla parte dei deboli e poi esser neofascisti... Strano mistero...
    Su quello che chiamo "strano mistero" rifletto da un pò di tempo : credo tu ti riferisca a quella sottocultura della forza e della sopraffazione che indubitabilmente affligge e ammorba (una parte) del (mio) mondo di riferimento. Ci sposteremmo sui 'massimi sistemi' ( e non è questo il luogo adatto, e del resto ne abbiamo parlato per ore e ore a cena insieme ): ci dovremmo spostare proprio su un concetto che a voi (dovrebbe) essere caro come quello della marginalità/esclusione, condizione questa che non permette l' eleborazione di un modello valoriale 'proprio' ma che comporta la passiva assunzione di stereotipi propagandati dai "gestori dei simboli" ( da chi ha vinto la "guerra delle parole") che non siamo certo "noi"...

 

 
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