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    PENULTIMO VALLIGIANO COMUNISTA
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    Predefinito [Guantanamo]Stati Uniti campione

    Stati Uniti campione

    Di Juan Gelman*

    Eric Fair, linguista che domina l’arabo, prestò servizio nell’esercito degli Stati Uniti dal 1995 al 2000 e nel 2004 fu contrattato per interrogare gli iracheni detenuti a Fallujah dagli effettivi dell’82, una divisione aerotrasportata statunitense. Lo trasformarono inoltre in carceriere e contò al Washington Post che sogna da quando ritornò a casa: “Un uomo senza faccia mi guarda fisso dall’angolo d’una stanza. Chiede aiuto, però ho paura di muovermi. Comincia a piangere. E’ un suono triste che mi riempie. Grida, mi sveglio e comprovo che quello che grida sono io”.

    L’ufficiale a capo degli “interrogatori” gli dette istruzioni precise. Durante il suo turno di dodici ore, Fair doveva impedire che il detenuto dormisse, aprirle la cella ogni ora, obbligarlo a rimanere in piedi in un angolo e lasciarlo senza vestiti. “Tre anni più tardi la situazione si è invertita. Rare volte posso dormire di notte senza che quell’uomo mi visiti. Il suo ricordo mi tormenta come io tormentavo lui”. I rimorsi vanno a chi è cosciente di non avere disubbidito agli ordini indegni e che, in cambio –dice-, “intimidii, degradai e umiliai un uomo indifeso. Compromisi i miei valori e non me lo perdonerò mai”. Saranno metodi necessari per far ondeggiare la bandiera “della libertà e della democrazia”, inventata da W. Bush?

    La Casa Bianca insiste in che le torture nel penitenziario d’Abu Graib furono un incidente isolato. Fair presenziò altre cose e le dettaglia: detenuti forzati a restare a piedi nudi tutta la fredda notte chiedendo aiuto, o sottomessi a lunghi periodi d’isolamento, o colpiti a calci, e sempre con fame e sete. “Queste tecniche s’utilizzavano giornalmente in Iraq con il pretesto d’ottenere informazioni necessarie per sterminare la resistenza. La violenza oggi imperante prova che queste tattiche in Iraq non funzionarono mai”. Costernato dalla condotta dei suoi amici e dei suoi colleghi, Fair si vergogna oggi ancora di più della sua paura a sfidare tale pratiche, sa che molti diranno che non ha senso insistere sul tema perché danneggia gli Stati Uniti e sottolinea che è doveroso guardare in faccia ai fatti: “La storia d’Abu Graib non è finita. In molti sensi, non abbiamo neanche aperto il libro”.

    E neanche quello di Guantánamo. I comandanti della base navale degli USA nella baia di Guantanamo (Gitmo per le sue sigle in inglese), non vanno per il sottile in materia di torture, solo che non li vedono, non li sentono e non esistono. La sergente dei marines Heather Cerveny, in cambio, sì. Nel settembre del 2006 passò una settimana a Gitmo ed ascoltò uno dei soldati che aveva schiantato la testa di un prigioniero contro la porta della sua cella. Un altro che il prigioniero l’irritava e allora lo colpiva al fegato. Ascoltò conversazioni tra soldati, scoprì che si trattava d’una metodologia corrente e quotidiana e consegnò un dossier all’ispettore generale del Pentagono. Questo a sua volta inviò una missione investigatrice alla base che arrivò alla seguente conclusione: “non ci sono prove che dimostrino la verità delle accuse di maltrattamenti e reclusione illegale” (blogs.abcnews.com, 9/2/07). E ancora, raccomandò l’adozione di misure contro la sergente Cerveny. A volte si paga per ascoltare quello che gli altri non vogliono sentire.

    Non tutto è marcio in Danimarca. Il tenente colonnello Colby Volkey, coordinatore dei marines che si trovano nell’ovest degli Stati Uniti e superiore immediato della sergente Cerveny, qualificò “oltraggiante” la relazione della missione e segnalò che gli investigatori intervistarono solo i sospettosi di torturare, “però non conversarono con i detenuti o le possibili vittime” Così si fa, chiaramente, come il gatto: copre le sue feci dopo defecare. E sono interessanti le reazioni d’alcuni lettori del blog che si raccolgono alla fine dell’articolo: “Si, c’è stata una “copertura” a Gitmo. I terroristi avevano la testa coperta con calzoni da donna. JAJAJA!”. O: “Sì, ci sono stati degli abusi (in Gitmo)! E dovrebbero essercene di più!”. E anche: “dubito che gli abbiano fatto veramente del danno”. O questo commento ironico: “Sono d’accordo! Per ciò chiamano terroristi questa gente. Come ci ricorda un cartello: “Non è fascismo quando LO FACCIAMO NOI”.

    Un mese fa, una missione ufficiale nordamericana capeggiata da Nicholas Burns, sottosegretario d’Affari Politici del Dipartimento di Stato, visitò Buenos Aires e sostenne interviste con alti funzionari del governo argentino (vedasi Pagina/12, 10/2/07). Burns offrì una conferenza stampa e un giornalista di questo mezzo di stampa gli domandò: “Lei ha detto che il suo governo ammira la politica dei diritti umani del governo argentino, ciò implica un’autocritica per la politica dei diritti umani del suo governo, soprattutto tenendo conto di quello che accade nella prigione di Guantanamo?. La risposta di Burns fu tagliente: “Per niente. In nessun modo o aspetto. Noi, il mio paese, gli Stati Uniti, siamo i campioni dei diritti umani nel mondo”.

    Se questi sono i campioni, come saranno gli ultimi della lista?

    Fonte:http://www.prensa-latina.it/
    *L’autore è un famoso poeta argentino-preso da Pagina 12-traduzione di Ida Garberi

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  2. #2
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    Predefinito

    Juan Gelman oltre ad essere uno dei più grandi poeti argentini del Novecento (se qualcuno fosse interessato ho alcune poesie molto belle dell'autore da distribuire via mail) è anche un compagno che negli anni passati diede il suo sostegno all'ERP di Santucho.

    A luta continua

 

 

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