Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Predefinito Zoroastro "il profeta indoeuropeo"

    Per molti occidentali il nome di Zarathustra/Zoroastro è solamente associato a Nietzsche (Also sprach Zarathustra), e non conoscono nulla di più del "profeta dell'antico Iran".

    Il nome italiano di Zoroastro deriva dal greco e non dall'avestico Zarathushtra; va detto inoltre che la trascrizione Zarathustra, dona in italiano una falsa pronuncia (infatti ci viene dal tedesco), andrebbe quindi evitata.

    Naturalmente non è possibile sintetizzare la dottrina di Zarathushtra. Quello che a me preme, nella speranza di solleticare la curiosità di qualcuno, è quella di far comprendere che tale tradizione non è un retaggio del passato, ma è una tradizione vivente e ancora praticata.

    Dopo l'invasione araba e la morte del re Yezdegerd III, i praticanti della "Buona Religione", nota come Mazdaismo, dovettero ritirarsi lentamente di fronte all'Islam, sino a diventare una piccola minoranza. Non fu repentino come molti fanno credere, lasciando intendere ad una conversione all'Islam forzata, ma avvenne molto lentamente. Oggi sopravvivono due gruppi maggiori: i Guebri in Iran e quelli emigrati in India noti come i Parsi (persiani).

    Come si vede il nome di Zarathushtra è tutt'altro che dimenticato, anzi si assiste al fenomeno di alcuni occidentali che guardano al Mazdaismo con crescente interesse, tanto da arrivare a richiedere il " navjote".

    Il caso in Italia più noto (e forse l'unico) è quello di Michele Moramarco (figura molto conosciuta di massone e storico della massoneria), si veda il suo sito: OHRMAZD MANDAL - The Circle of the Wise Lord

    Finisco con le parole di questa invocazione tratta dal sito sopra citato: << "...Mazdayasno ahmi, Mazdayasno Zarathushtrish... Ahurai Mazdai vispa vohu cinahmi" ("Sono un mazdeo, un mazdeo zoroastriano...Ad Ahura Mazda ascrivo ogni bene") >>.


    fonte dell'immagine di Zarathushtra: http://www.spiritofmaat.com/archive/...arathu_ttl.jpg
    Ultima modifica di Dorjiev; 01-03-10 alle 12:12

  2. #2
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    Predefinito Rif: Zoroastro "il profeta indoeuropeo"

    Molto rilevante, grazie. Conosci per caso un minimo elenco bibliografico per avvicinare l'argomento?

  3. #3
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    Predefinito Rif: Zoroastro "il profeta indoeuropeo"

    Citazione Originariamente Scritto da Vajrapani Visualizza Messaggio
    Molto rilevante, grazie. Conosci per caso un minimo elenco bibliografico per avvicinare l'argomento?
    Difficile dare consigli bibliografici. E' troppo ampia, diventa difficile selezionare pochi e validi titoli ( per limitarsi ai soli italiani ne esistono molti che vanno da Pettazzoni a Gnoli).
    Quindi mi limito a segnalarti due libri del francese Paul du Breuil, tradotti in italiano, "LO ZOROASTRISMO" (il melangolo ed.) e "ZARATHUSTRA" (ECIG ed.), che possono essere utili per una primissima introduzione.

    Di Michele Moramarco è uscito nel mese di febbraio il suo ultimo libro "IL MAZDEISMO UNIVERSALE. UNA CHIAVE ESOTERICA ALLA DOTTRINA DI ZARATHUSHTRA" (ed. Bastogi), testo che non ho ancora letto e quindi non so dirti.
    Ultima modifica di Dorjiev; 01-03-10 alle 16:56

  4. #4
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    Predefinito Rif: Zoroastro "il profeta indoeuropeo"

    Dal dizionario storico mitologico di tutti i popoli del mondo
    compilato dai signori G. Pozzoli, F. Romani e A. Peracchi.
    Livorno 1821
    GUEBRI, GAURI O PARSI (MIT.PERS.)
    nome che i Musulmani danno a que' Persiani i quali hanno conservata l'antica religione dei magi, dopo la disfatta dell'ultimo loro re Vesderzed cagionata dai Califfi. Sono essi dispersi nell' India, e una parte trovasi relegata nella provincia di Kirman, che può dirsi la più disgustosa e la più arida delle provincie della Persia. I Maomettani lasciano loro il libero esercizio della loro religione, ma hanno per essi tutto il disprezzo, e danno loro il nome di Gauri, infedeli. Malgrado della loro dispersione , questi popoli hanno sempre conservata la loro religione in tutta la sua purità. Franchi e sinceri nel loro modo di procedere, austeri nei costumi, sopportano con eroica pazienza la propria povertà cui sono ridotti, e il disprezzo degli altri popoli. I Guebri pretendono che il libro il quale contiene i principi della loro religione sia stato mandato da Dio medesimo ad Abramo, e che fu poscia da questo santo Patriarca comunicato ai Persiani.

    Egli è difficile di sapere se presentemente i Guebri siano idolatri, e se il fuoco sacro sia 1'oggetto reale dell' attuale loro adorazione. I Turchi, i Persiani e gl'Indiani li risguardano come tali; ma secondo gli europei viaggiatóri, i Guebri non pretendono onorare il fuoco se non che in memoria del loro legislatore, il quale miracolosamente scampò dalle fiamme; e per distinguersi da gì' idolatri dell' India , cingevansi tutti d'un cordone di lana, oppure di pelo di cammello. Assicurano di riconoscere e adorare un Dio supremo creatore e conservatore della luce cui danno sette ministri, e questi istessi ministri ne hanno degli altri che vengono pur essi invocali come genj intercessori. L'Essere Supremo è superióre ai priucipj e alla cause; ma egli è però vero che la loro teologia, o superstizione attribuisce tanto potere a questi principj subalterni, che pochi ne lasciano al Supremo , oppure che egli non ne fa grand'uso : ammettono eziandio delle intelligenze che hanno la loro residenza negli astri,e governano gli uomini ; e degli angioli o creature inferiori che hanno cura dei corpi animati; onde ciascun albero, come ciascun uomo, ha il suo protettore, e il suo custode.

    I Guebri non hanno Idolo veruno, nè veruna immagine, e sono probabilmente i soli popoli della terra che non ne abbiano giammai avuto. Tutto l'apparato della loro religione consiste nel mantenere il fuoco sacro, nel rispettare generalmente questo elemento, e non porvi giammai alcuna sozza cosa, che possa dar fumo , e nello star lontani dall' infettarlo collo stesso lor fiato, allorché volessero soffiarvi. Nelle loro case essi pregano dinanzi al fuoco, Vi fanno i loro atti e i loro giuramenti, e niun d'essi avrebbe coraggio di divenire spergiuro, dopo d'aver chiamato in testimonio questo terribile elemento. In forza di tanto rispetto eglino mantengono in ogni tempo il fuoco dei loro focolari, non ispengono nemmeno le lampade , e negli incendj non fanno mai uso dell' acqua, facendo ogni sforzo per soffocarli colla terra.

    Hanno diverse cerimonie legali per gli uomini e per le donne ; al loro nascere una specie di battesimo, e un genere di confessione alla loro morte : pregano cinque volte al giorno, volgendosi al sole, allorquando sono fuori delle loro case; hanno dei regolari digiuni; quattro feste ogni mese, e soprattutto molta venerazione pel venerdì, pel primo e pel vigesimo giorno, di ogni luna. Ne' giorni di divozione fanno tra loro dei banchetti in comune, ove si divide egualmente tutto ciò che ognuno, secondo le sue facoltà , vi porta.

    I Guebri provano orrore del contatto dei cadaveri, non seppelliscono, nè abbruciano i morti ; si limitano ad esporgli all' aria in recinti circondati di muri , ponendo presso loro diverse suppellettili di casa. Non v'ha dubbio che uso sì fatto venga permesso in forza dell' aria e dell' aridità del paese, mentre in un altro clima sarebbe ai viventi disgustoso e nocivo; ma presso i Guebri evvi la singolare superstizione di osservare in qual modo gli uccelli recansi ad assalire i corpi. Se il corvo si appiglia all'occhio destro, è questo un indizio di salute , ed eglino se ne rallegrano; se per lo contrario l'augello sceglie l'occhio sinistro, allora viene interpretato come un segno di riprovazione; quindi piangono sul destino dei defunto: questa specie di crudeltà verso i trapassati, viene riparata da un altro dogma, il quale estende l'umanità dei Guebri sino all'altra vita; poiché pretendono che il cattivo principio e l'inferno verranno distratti col mondo; che i demoni saranno annichilati col loro impero, e che i reprobi, dopo i sofferti patimenti, ritroveranno finalmente un Dio clemente e misericordioso, nella contemplazione del quale troveranno tutte le maggiori loro delizie.

 

 

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