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  1. #1
    Omia Patria si bella e perduta
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    Predefinito Per un'altra politica.....

    Da http://ripensaremarx.splinder.com del 9 marzo

    PER UN’ALTRA POLITICA di M. Badiale e M. Bontempelli

    Dobbiamo dire basta alla politica come viene fatta in Italia: autoreferenziale, del tutto incapace di arrestare il degrado del nostro paese, incentrata su conflitti per il potere fine a se stesso. Dobbiamo far nascere la pretesa intransigente di una politica che contribuisca a migliorare il paese, a ricostruirne la civiltà, e non a lasciarlo marcire specchiandosi in se stessa.
    Non stiamo parlando di chissà quali rivoluzioni. Stiamo parlando di provvedimenti di razionale buonsenso (anche se forse siamo giunti al punto che il buonsenso è di per sé rivoluzionario). Facciamo qualche esempio. Si deve porre rapidamente fine, mettendo in campo tutti i mezzi ed i finanziamenti necessari, alla durata abnorme dei processi e al costo pesante dello stare in giudizio, che si traducono in giustizia negata per i soggetti più deboli e moltiplicazione delle opportunità di sfuggire alla giustizia per i soggetti più forti. Si deve altresì rendere possibile un controllo di legalità sul comportamento dei potenti dell’economia e della politica, da parte di una magistratura autonoma e indipendente dagli altri poteri dello Stato, come prescrive l’articolo 104 della nostra Costituzione. Si deve porre rapidamente fine alla sostanziale immunità fiscale delle grandi ricchezze patrimoniali e finanziarie, degna dell’Ancien Régime, che sposta tutto il peso della contribuzione sul Terzo Stato del lavoro (dipendente e autonomo), e che induce chi può ad evaderla, applicando finalmente l’articolo 53 della nostra Cosrtituzione, che stabilisce il concorso alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Bisogna rendere una buona volta effettivi l’articolo 36 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ad avere assicurata dal suo lavoro un’esistenza libera e dignitosa per sé e per la sua famiglia, e l’articolo 38, che sancisce il diritto di chi è licenziato o reso invalido dal lavoro, e di chi non lavora perché ammalato o anziano, ad avere assicurati mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita. Per rendere effettivi gli articoli 36 e 38 della Costituzione occorre una legislazione che proibisca la stipulazione di contratti di lavoro di puro sfruttamento, e che predisponga un più efficiente ed esteso spettro di servizi pubblici gratuiti, e un sistema di previdenza sociale che non lasci nessun ammalato e nessun anziano nella miseria.
    Le risorse per una politica di questo tipo devono venire dalla tassazione dei grandi patrimoni e delle rendite finanziarie (ricordiamo che le aliquote sulle rendite finanziarie sono oggi in Italia le più basse d’Europa), dall’espropriazione delle ricchezze della varie mafie, dalla lotta all’evasione contributiva (il lavoro in nero), dalla riduzione del ceto politico centrale e locale, dalla riduzione delle spese militari non giustificabili in chiave difensiva, dal rifiuto di dilapidare risorse per servire gli interessi geopolitici statunitensi.
    Le nostre missioni militari all’estero, oltre a gravare sul bilancio dello Stato, sono una plateale violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione, che esclude non solo la guerra offensiva, ma anche la guerra come mezzo per risolvere conflitti internazionali, ammettendo quindi soltanto la guerra per difendere il territorio nazionale invaso. L’espediente di chiamare missioni di pace gli interventi militari italiani di sostegno alle invasioni americane, per farli apparire conformi alla Costituzione ancora formalmente vigente, è tragicamente ridicolo, e mostra soltanto che gli organi principali dello Stato (Governo, Presidenza della Repubblica, della Camera, del Senato) e tutte le forze politiche presenti in Parlamento (destra, centro e sinistra) si sono posti di fatto al di fuori della legalità costituzionale.
    I recenti inteventi militari italiani, oltre a violare la Costituzione, rappresentano una grave mortificazione della nostra dignità nazionale. Gli Stati Uniti stanno combattendo una loro guerra di accaparramento delle risorse mondiali mascherata da guerra al terrorismo e attuata con una sistematica violazione dei diritti umani. Anche essere loro alleati in questa guerra sarebbe, ad uno sguardo lungimirante, contrario ai nostri interessi. Ma noi non siamo neppure i loro alleati, siamo i loro servi. Mandiamo i nostri soldati là dove gli USA hanno bisogno che siano a prescindere dai nostri interessi nazionali. I nostri servizi segreti militari, che dovrebbero essere il più geloso presidio di indipendenza nazionale, sono in gran parte al laccio di servizi stranieri, al punto da prestarsi a cooperare al rapimento, sul nostro territorio e in violazione delle nostre leggi, di individui che gli statunitensi vogliono comodamente far torturare. Un agente che operi nel nostro interesse nazionale e a fin di bene, come Calipari, può esserci ammazzato come un cane dagli USA, in circostanze oscure che essi rifiutano poi arrogantemente di chiarirci, e un giudice italiano che doverosamente indaghi sui delitti USA nel nostro territorio, può essere chiamato mascalzone e minacciato sulla loro stampa senza alcuna reazione nel nostro paese.
    Altri provvedimenti indispensabili sono quelli di porre fine al degrado della televisione pubblica, dovuta al controllo partitocratico e alla volgarità mercantile, di impostare una nuova politica dell’immigrazione con l’abolizione immediata dei CPT (rispettando così l’articolo 13 della Costituzione), di organizzare una seria tutela dell’ambiente naturale e del patrimonio storico ed archeologico del nostro paese, secondo quanto richiesto dall’articolo 9 della Costituzione.
    Il governo Berlusconi è stato un governo nemico per tutti coloro che hanno a cuore la civiltà di questo paese, dato che non ha preso nessuno di questi provvedimenti, né ha mai avuto intenzione di prenderli. Su questo piano, che è l’unico essenziale, il governo Prodi non ha fatto nulla di diverso. Non c’è stato nessun provvedimento per abbreviare i processi, ridurne i costi, sottoporre al controllo di legalità i potenti dell’economia e della politica, ai quali il mantenimento delle leggi di Berlusconi e gli sciagurati congegni dell’indulto hanno assicurato l’immunità penale. Non c’è stato nessun provvedimento di più incisiva tassazione delle grandi ricchezze patrimoniali e finanziarie. Non c’è stata nessuna iniziativa per sottrarre alle mafie le ricchezze tramite le quali esercitano i loro poteri ed acquisiscono altre ricchezze. Non c’è stata nessuna interruzione della dipendenza servile dalla politica di guerra degli USA. Non c’è stato nessun serio tentativo di accertare la verità su Calipari. Riguardo ai rapimenti della CIA in territorio italiano, il ministro della giustizia di Prodi, Mastella, si è comportato nella stessa maniera del ministro della giustizia di Berlusconi, Castelli, opponendo il segreto di Stato all’accertamento giudiziario della verità. Gli agenti del SISMI che hanno cooperato alle violazioni dei diritti umani da parte degli USA sul nostro territorio, sono stati vergognosamente assunti dal governo dopo essere stati messi sotto accusa dalla magistratura e costretti a dimettersi dai servizi (Pollari è stato scelto come consulente da Prodi, e Pompa da Parisi).
    Di fronte a questi fatti, appare del tutto illogica la difesa ad oltranza del governo Prodi, “perché se no torna Berlusconi”. Le persone sane non vogliono che torni la politica di Berlusconi, sapendo quali mali produrrà. Ma le persone sane si rendono conto che il problema non è l’individuo Silvio Belusconi, ma appunto la sua politica. Se la stessa politica, generatrice degli stessi mali, nessuno escluso, la fa Prodi, che senso ha considerare Prodi come uno scudo contro Berlusconi? Le forze politiche cosiddette “moderate di centrosinistra”, che rappresentano l’asse portante del governo Prodi, sono nemiche della civiltà di questo paese, esattamente come le forze politiche che sostengono Berlusconi.
    Le recenti vicende politiche (bocciatura del governo sulla politica estera, crisi di governo e superamento della crisi) hanno mostrato, con tutta la chiarezza necessaria, che anche la sinistra cosiddetta radicale è totalmente interna al sistema di potere che produce quei mali. Accettando i “dodici punti” di Prodi la sinistra radicale ha rinunciato, in maniera plateale, a qualsiasi velleità di incidere sulla politica del governo. Essa ha dimostrato apertamente di essere disposta ad accettare qualsiasi cosa, pur di non essere emarginata dal governo. La radice ultima di queste scelte è assai semplice: la sinistra radicale è incapace di fare politica senza i mezzi e i finanziamenti che vengono forniti dai ruoli istituzionali. Senza questi, la sinistra radicale scomparirebbe, e, in una dialettica che meriterebbe un’analisi più approfondita, il mezzo si rovescia in fine: i posti e le prebende diventano, da mezzo per lottare per un mondo migliore, l’unico fine dell’esistenza di partiti come Rifondazione e i Comunisti Italiani, mentre la pace, la giustizia, il socialismo, da fini diventano mezzi, semplici trucchi ideologici con i quali tenere unito il proprio elettorato e conquistarsi posti e prebende.
    La maggioranza del popolo di sinistra non sembra migliore del ceto politico per il quale vota. Essa è del tutto incapace di vedere la sostanziale indistinzione fra destra e sinistra, e di trarne le conseguenze. E’ disposta ad accettare qualsiasi cosa, purché la faccia un governo di sinistra, e reagisce con rabbia quando due senatori votano contro una politica estera di adesione ad una guerra che, a parole, è osteggiata dalla maggioranza del popolo di sinistra.
    Vi è certo, dentro il popolo di sinistra, una minoranza che non ha ancora rinunciato ai propri ideali e alla propria razionalità. Essa non può però fare nulla finchè rimane all’interno della sinistra. La sinistra è oggi un collante che tiene assieme le persone ancora legate a ideali emancipativi con una maggioranza di persone che in nome dell’appartenenza ha rinunciato sia agli ideali sia alla ragione, e con una certa percentuale di clientes dei politici di sinistra, per i quali stare a sinistra significa semplicemente farsi i propri affari. Questo soffocante abbraccio impedisce alla minoranza (ancora) pensante di vedere la realtà e di fare qualcosa. L’illusione che la sinistra sia un valore in sé, a prescindere da quello che fa la sinistra reale, imprigiona le energie che ancora sarebbero disponibili per lottare contro il degrado italiano.
    Ma come è possibile che l’intero spettro della sinistra sia diventato totalmente interno a un potere che tendenzialmente distrugge la nostra civiltà? Per capirlo, occorre riflettere sulla storia degli ultimi decenni.
    A partire dagli anni Ottanta del Novecento, l’organizzazione sociale ed economica del mondo occidentale si è imposta all’intero pianeta come l’unica possibile. Ma questa organizzazione sociale, questo modo di produrre, consumare, vivere, per il quale usiamo l’espressione “capitalismo assoluto”, è insostenibile sul piano geopolitico, sociale, ecologico. Sul piano geopolitico, la realtà dominante è oggi l’impero statunitense, la cui politica di controllo globale porta instabilità e guerre in ogni angolo del pianeta. Sul piano sociale, il dominio assoluto dei principi di convenienza aziendale, l’idea che può e deve essere fatto solo ciò che rappresenta un profitto monetario privato, sta rapidamente portando all’aumento del disagio, dell’insicurezza, della difficoltà di vivere in larghi strati della popolazione, generando tensioni che minacciano la stabilità sociale e il legame fra gli individui. Sul piano ecologico, è evidente, a chiunque non abbia ancora rinunciato a pensare, che l’idea di uno sviluppo economico illimitato è incompatibile con la finitezza del nostro pianeta, delle risorse, dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo.
    L’insostenibilità del nostro modello di produzione, di consumo, di vita, assieme alla crescita di conflitti dovuta alle aggressioni USA, sta portando a una profonda crisi di civiltà.
    Rispetto a questi problemi non c’è nulla da sperare né da destra né da sinistra, perché destra e sinistra hanno accettato il capitalismo assoluto come unico orizzonte possibile, hanno introiettato l’idea che “non c’è alternativa”. In questo modo le scelte decisive, sul piano economico e sociale, sono sottratte alla politica. Ad essa resta l’unico compito di gestire le conseguenze sociali, più o meno sgradevoli, dei meccanismi economici autoreferenziali del capitalismo assoluto. Priva della possibilità di fare scelte significative, la politica si riduce ovviamente a puro gioco di potere, ad affare privato di un ceto che pensa solo ai propri privilegi. Questo implica la fine di ogni contrapposizione fra destra e sinistra che non sia mera lotta di spartizione del potere.
    Tentare oggi di elaborare una politica che sappia opporsi alla rovina cui il capitalismo assoluto sta portando natura e società, implica l’abbandono di destra e sinistra.
    Una politica di opposizione deve avere come propri cardini il rifiuto del dogma dello sviluppo, il rifiuto delle politiche economiche neoliberiste, il rifiuto delle guerre imperiali USA.
    Ma quale potrà essere la leva su cui agire per inceppare i meccanismi distruttivi del capitalismo assoluto? Tali meccanismi creano sofferenza e disagio in molti modi diversi, ma difficilmente sofferenza e disagio si traducono in coscienza e lotta, perché vengono vissuti come drammi privati: gli incidenti sul lavoro, le difficoltà di una vita da precari, il lento impoverimento dei ceti medi e bassi, non hanno creato in questi anni un’opposizione sociale. Vi è invece un punto, altrettanto importante dei precedenti, rispetto al quale si sono viste forti mobilitazioni: quello della difesa del territorio. Dalla Val di Susa a Vicenza, le comunità locali hanno saputo mobilitarsi e combattere in difesa del proprio territorio. Non si tratta di un tema secondario o “puramente locale”: nella logica del capitalismo assoluto, che è la logica della crescita forsennata dell’economia del profitto, l’aggressione al territorio è necessaria esattamente come l’aggressione ai diritti dei lavoratori. Il capitalismo assoluto pretende di piegare ogni aspetto della realtà sociale e naturale all’esigenza del profitto. Arrivati al livello di sviluppo di un paese come l’Italia, questo implica una continua aggressione al territorio.
    Le lotte in difesa del territorio sono quindi il punto di partenza più significativo, nell’attuale situazione. E’ chiaro che il passaggio fondamentale è quello di farle uscire dalla dimensione locale e dare ad esse una dimensione nazionale. Siamo arrivati al paradosso che la Val di Susa va alla manifestazione di Vicenza contro la nuova base, cioè al fatto che un territorio esprime solidarietà ad un altro territorio, senza che esista un riferimento politico nazionale per le lotte di entrambi.
    E’ questo riferimento politico nazionale il “qualcosa di nuovo” di cui c’è estremo bisogno.
    Questo “qualcosa di nuovo” non dovrà essere un partito di sinistra. E’ la dicotomia stessa di destra e sinistra che va rifiutata. Tantomento dovrà preoccuparsi dell’ “unità della sinistra”, che va anzi distrutta quanto prima per liberare le forze di autentica opposizione ancora imprigionate nel “popolo di sinistra”.
    Questo “qualcosa di nuovo” non dovrà essere un partito comunista o rivoluzionario in senso marxista. Non c’è oggi nessuno spazio per una cosa di questo tipo, e non si tratta di sognare impossibili rivoluzioni proletarie, ma di salvare i valori di civiltà che il capitalismo assoluto mette in pericolo.
    Ma quale può essere allora la base ideale di un nuovo partito? Non occorre inventare nulla di nuovo, essa esiste ed è, o dovrebbe essere, ben nota ad ogni italiano: si tratta della Costituzione della Repubblica Italiana. Questo splendido risultato della Resistenza antifascista, questa sintesi di alto livello delle tre grandi tradizioni di pensiero liberale, cattolica, social-comunista, contiene in sé, come abbiamo visto, quei germi di civiltà che costituiscono altrettante pietre d’inciampo per la progressione distruttiva del capitalismo assoluto.
    Una nuova forza politica dovrebbe quindi avere la Costituzione come asse attorno al quale elaborare un programma, e le lotte in difesa del territorio come campo nel quale esercitare le proprie capacità e cercare adesioni e alleanze. Dovrebbe rifiutare la futile dicotomia di destra e sinistra e combattere senza tentennamenti contro il mito dello sviluppo illimitato, contro le politiche economiche neoliberiste, contro la partecipazione italiana alle guerre imperiali USA. Una tale forza politica sarà aperta alle persone delle più diverse provenienze culturali e politiche, che condividano questi punti essenziali.

    Per difendere la civiltà di questo paese, perché la nostra società non si disgreghi sotto l’azione dissolvente delle sciagurate politiche economiche neoliberiste, del malaffare della politica, del potere delle mafie, il compito urgente, indifferibile, è oggi quello di mettere in movimento tutte le energie disponibili a far nascere questa nuova forza politica, il “Partito della Costituzione”.


    Marino Badiale, Massimo Bontempelli, febbraio-marzo 07.

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  2. #2
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    Qua sembra una mega ammucchiata liberal-catto-comunista in cui i valori della Resuistenza/Costituzione si prestano alle più varie interpretazioni, da quelle libertarie azioniste fino a quelle conservatrici crociane. Aggiungo poi che per esempio la Resistenza per il sottoscritto non è affatto un valore: vinse la parte più moderata e il 25 aprile fu un'occasione mancata. E poi basta di parlare genericamente contro il "neoliberismo", come può fare anche Bertinotti, quello che bisogna mettere in campo è una critica al sistema capitalistico in quanto tale, non ad una sua variante piuttosto che un'altra.

    Serve piuttosto un' "Alleanza Progressista" capace di aggregare PCL e formazioni minori, personaggi come Cremaschi, Bernocchi e Revelli.

  3. #3
    Lunga vita al Bolscevismo!
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    Citazione Originariamente Scritto da Esmor Visualizza Messaggio
    Qua sembra una mega ammucchiata liberal-catto-comunista in cui i valori della Resuistenza/Costituzione si prestano alle più varie interpretazioni, da quelle libertarie azioniste fino a quelle conservatrici crociane. Aggiungo poi che per esempio la Resistenza per il sottoscritto non è affatto un valore: vinse la parte più moderata e il 25 aprile fu un'occasione mancata. E poi basta di parlare genericamente contro il "neoliberismo", come può fare anche Bertinotti, quello che bisogna mettere in campo è una critica al sistema capitalistico in quanto tale, non ad una sua variante piuttosto che un'altra.
    Sono sostanzialmente d'accordo. Ricominciamo a criticare il capitalismo, in tutte le forme in cui si presenta, ma critichiamolo, critichiamo quel sistema in cui la quasi totalità dei mezzi di produzione è in mano ad un'esigua minoranza di sfruttatori.
    Anche il giudizio sulla Liberazione è giusto tutto sommato: fu in effetti un'altra occasione persa (dopo quella del primo dopoguerra), ma non bisogna cestinare i valori anti-fascisti della Resistenza, perché comunque bisogna essere materialisti sempre e preferire un sistema come quello attuale in cui la libertà d'azione politica della classe lavoratrice è maggiore rispetto al regime fascista o a qualsiasi altro regime perpetuato dalla borghesia reazionaria.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da boltxebike17 Visualizza Messaggio
    Sono sostanzialmente d'accordo. Ricominciamo a criticare il capitalismo, in tutte le forme in cui si presenta, ma critichiamolo, critichiamo quel sistema in cui la quasi totalità dei mezzi di produzione è in mano ad un'esigua minoranza di sfruttatori.
    Anche il giudizio sulla Liberazione è giusto tutto sommato: fu in effetti un'altra occasione persa (dopo quella del primo dopoguerra), ma non bisogna cestinare i valori anti-fascisti della Resistenza, perché comunque bisogna essere materialisti sempre e preferire un sistema come quello attuale in cui la libertà d'azione politica della classe lavoratrice è maggiore rispetto al regime fascista o a qualsiasi altro regime perpetuato dalla borghesia reazionaria.
    Ah perchè oggi il proletariato ha una sua maggiore possibilità di azione? E che mi dici dei valori antifascisti del revisionismo togliattiano su cui si fonda tutta la storia del PCI dal dopoguerra sino ai suoi eredi di oggi. Ti ricordo che l'amnistia la promosse Togliatti.
    Dove sta questa libertà di azione maggiore? La borghesia parlamentarista è indifferente nella sostanza quando si parla del comunismo extraparlamentare, o delle lotte sindacali dirette che escludono quei grassatori servi dei padroni della Triade sindacale.
    Ti ricordo che trent0anni fa a Roma fu il PCI e la CGIL a pubblicare il libretto nero sugli autonomi di via dei Volsci a scopo delatorio insinuando che si stessero costituendo in banda armata.
    Allora dove sta tutta questa differenza di sostanza con il fascismo?
    Ma dove cazzo stanno i valori resistenziali quando l'Unità chiamava la Volante Rossa, i Gap di Feltrinelli, la 22 Ottobre, la banda dei Tartari "dei provocatori fascisti" perchè non volevano stare alla logica revisionista del PCI?

    A luta continua

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da boltxebike17 Visualizza Messaggio
    Ricominciamo a criticare il capitalismo, in tutte le forme in cui si presenta,
    Compreso il capitalismo di stato (per es. ex URSS), che i leninisti e affini chiamano socialismo.
    http://socialismo-mondiale.blogspot.com/
    Invece della parola d'ordine conservatrice Un equo salario per un'equa giornata di lavoro, i lavoratori devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario Soppressione del sist. del lavoro salariato

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Compreso il capitalismo di stato (per es. ex URSS), che i leninisti e affini chiamano socialismo.

    Quali leninisti? A me non risulta che in Italia i marxisti-leninisti (e se è per questo nemmeno nel mondo) abbiano mai chiamato l'Urss dopo la seconda guerra mondiale un paese socialista ma se mai revisionista e dedito al capitalismo di stato e al socialimperialismo.
    Forse tu parli del PCI ma il PCI era subordinato (come tutti i partiti comunisti ufficiali della Terza Internazionale) alle scelte ed ai dettami del PCUS.

    A luta continua

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Quali leninisti? A me non risulta che in Italia i marxisti-leninisti (e se è per questo nemmeno nel mondo) abbiano mai chiamato l'Urss dopo la seconda guerra mondiale un paese socialista
    E prima?
    Per i leninisti e affini (trotzkisti ecc.) socialismo significa nazionalizzazione dei mezzi di produzione (ossia capitalismo di stato) come unica via per arrivare al comunismo (società senza classi, senza stati, senza salari/stipendi, senza denaro). Per Marx, invece, socialismo aveva lo stesso significato di comunismo.
    http://socialismo-mondiale.blogspot.com/
    Invece della parola d'ordine conservatrice Un equo salario per un'equa giornata di lavoro, i lavoratori devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario Soppressione del sist. del lavoro salariato

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    E prima?
    Per i leninisti e affini (trotzkisti ecc.) socialismo significa nazionalizzazione dei mezzi di produzione (ossia capitalismo di stato) come unica via per arrivare al comunismo (società senza classi, senza stati, senza salari/stipendi, senza denaro). Per Marx, invece, socialismo aveva lo stesso significato di comunismo.

    Ma quando? Ma che stai a dì. Ma tu Marx e Lenin dove li hai letti? Stai dicendo cose completamente estranee alla verità. Il capitalismo di stato è un altra cosa ( e nasce con la burocratizzazione del partito che si va a sostituire allo Stato precedente creando una nuova divisione di classe) e non è certo la fase socialista in cui la nazionalizzazione (che non è la statalizzazione come invece stai insinuando te) è il passaggio naturale e più logico verso la redistribuzione al proletariato della proprietà privata dei mezzi di produzione in attesa che si avvi la fase dei soviet (che io intendo personalmente come la fase consiliare e partecipativa) vera e propria.
    Questa di Marx poi che intende socialismo e comunismo come la stessa cosa mi devi dire dove lo hai letto.


    A luta continua

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    E prima?
    Per Marx, invece, socialismo aveva lo stesso significato di comunismo.
    Ma non è assolutamente vero! Negli anni Marx ha affinato la sua teoria ed è arrivato a teorizzare lo Stato (inteso materialisticamente come mezzo autoritario di oppressione di una classe sociale su un'altra) come necessaria transizione verso il COMUNISMO, società senza Stato perché libera da classi e conflitti di classe con tutto ciò che questi comportano.
    Forse tu fai confusione sui termini, errore in cui cadono e sono sempre caduti anarchici e idealisti in generale

  10. #10
    x il Socialismo Mondiale
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Ma quando?
    Prima della seconda guerra mondiale e a partire dalla sua nascita (URSS).

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Ma che stai a dì. Ma tu Marx e Lenin dove li hai letti?
    Sia nei loro scritti che in quelli di altri.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Stai dicendo cose completamente estranee alla verità. Il capitalismo di stato è un altra cosa ( e nasce con la burocratizzazione del partito che si va a sostituire allo Stato precedente creando una nuova divisione di classe) e non è certo la fase socialista in cui la nazionalizzazione (che non è la statalizzazione come invece stai insinuando te)
    In un mondo ancora politicamente suddiviso in stati nazionalizzazione non può che significare statalizzazione.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    è il passaggio naturale e più logico
    Infatti s'è visto, in più di un'occasione, come ha funzionato bene in passato.
    Ci tengo a precisare che io non sono contrario all'uso dello stato per favorire la rivoluzione socialista, sono contrario al capitalismo di stato sotto la dittatura di una élite che si autodefinisce socialista o comunista, com'è sempre successo finora.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Questa di Marx poi che intende socialismo e comunismo come la stessa cosa mi devi dire dove lo hai letto.
    In tutti i suoi scritti usa i due termini in modo interscambiabile.
    Per maggiori dettagli ti consiglio di leggere il seguente documento: Il contenuto economico del socialismo. Marx contro Lenin.
    http://socialismo-mondiale.blogspot.com/
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