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  1. #1
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito Affare Antonveneta, Unipol...Thread uniti

    D’ALEMA QUERELA E RILANCIA L’OPA «SU UNIPOL NON HO NULLA DA TEMERE»…
    Da “Il Riformista”
    Sette querele, due interviste, una rivelazione. Per Massimo D’Alema ieri è stato il giorno della grande controffensiva. Cominciamo dalle querele: con l’ausilio del suo avvocato Guido Calvi, anche senatore dei Ds, l’ex premier ha composto una lista nera di tutti quei giornali che a suo giudizio hanno trattato in malafede la questione del conto leasing da lui aperto presso Bpi per pagare le rate della barca a vela.

    All’indice sono finiti per esempio tutti i quotidiani che hanno pubblicato gli originali dei suoi estratti conto, quelli che hanno messo in dubbio la sua ricostruzione di come è stato acceso il conto (ieri suffragata da un comunicato ufficiale del cantiere che ha costruito la barca) e persino Il Tempo, che pur difendendo nel merito D’Alema ha aperto l’edizione di due giorni fa con il titolo “In Barca con Fiorani”, sull’immagine dell’ex premier a torso nudo a bordo dell’Ikarus II.

    Il criterio delle querele? «Abbiamo scelto tutte quelle che siamo sicuri di vincere», ha spiegato D’Alema ai tanti che gli hanno telefonato per offrirgli solidarietà. Paradossalmente, nel giorno dell’attacco a tutto spiano alla stampa italiana, in cima alla lista dei giornali buoni c’è Europa, il quotidiano della Margherita, di cui il leader ds ha apprezzato l’ironico ma affettuoso corsivo di ieri («Ds e Dl sono sulla stessa barca»), apprezzamento rinforzato dal piacere di pensare che la posizione, attribuita al direttore Stefano Menichini, sia da ricondurre ai rapporti tutt’altro che idilliaci tra il direttore del giornale e Francesco Rutelli. Se Menichini è il prototipo del direttore buono, per D’Alema l’altra faccia della medaglia resta Paolo Mieli.

    A Omnibus gli chiedono: «Ritiene che ci sia il Corriere della sera dietro la campagna che lei denuncia nei suoi confronti?». E lui: «Beh, basta leggerlo ogni mattina per darsi una risposta». Non è insomma servito a placare gli animi l’intervento dal vicedirettore Pigi Battista,che ieri ha firmato un articolo dal titolo «In difesa di D’Alema» sulla questione specifica del leasing Bpi. «Ora mi aspetto che Battista si dimetta», commentava sarcastico D’Alema, che non vede nulla più che un gioco delle parti tra direttore e vice.Anche perché, barca a parte, l’ex premier vuol tenere il punto anche sul cuore delle polemiche, ovvero il suo sostengo alla scalata di Unipol a Bnl e,risalendo a ritroso,il via libera del governo da lui presieduto alla scalata Telecom di Roberto Colaninno e soci: «L’opa di Unipol è legittima - ribadisce D’Alema - se poi qualcuno ha sbagliato sarà la magistratura ad accertarlo. Un eventuale errore di Consorte, che è un manager, non toglie legittimità alla scelta delle coop di acquistare una banca». E su Telecom: «Il mio governo non favorì nessuno, lasciò che fosse il mercato a decidere e quelli che dicono oggi il contrario sono gli stessi che mi chiesero di essere favoriti».

    Se invece a D’Alema si chiede perché ci sia proprio lui, e non altri, nel mirino delle polemiche politiche e mediatiche, lui allarga il ragionamento, ma torna comunque a evocare tra le altre la figura del direttore del Corriere: «Io capisco chi dice che il postcomunismo può rappresentare un ostacolo sulla via del partito democratico. Però occorre che si metta da parte anche il post-anticomunismo. Che non è più un anticomunismo ideologico, ma è l’anticomunismo di chi non ha mai voluto accettare il ruolo che il Pci ha svolto in questo paese. Quello di chi negli anni Settanta contestava il Pci da sinistra, negli Ottanta lo faceva in nome del rampantismo, nei Novanta sostenendo le ragioni dell’antipolitica e oggi la fa rimproverandogli il presunto collateralismo con una parte dei poteri economici. Il bello è che,se andiamo a vedere, c’è chi si è fatto tutte le stagioni di quest’anticomunismo una dopo l’altra».Questa la risposta dalemiana a quanto è già uscito sui giornali.

    Ma come è stato per il caso del conto Bpi, questione che dopo due giorni di boatos e chiacchiere incontrollate è diventata poi rapidamente materia di titoli e articoli, c’è già un’altra indiscrezione che circola da giorni e che riguarda le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra D’Alema e il presidente di Unipol Giovanni Consorte. «Le intercettazioni di me che parlo con Consorte? Non ho nulla da temere. Non c’è nulla. E poi penso di aver parlato con Consorte molto meno che con Della Valle, che all’epoca in cui si è cominciato a parlare delle scalate mi chiamava con molta più insistenza».

    Così D’Alema ha tranquillizzato tutti i compagni e amici che gli hanno sottoposto il problema. Ai quali ha anche garantito che si sente molto rafforzato da questa vicenda: «Ho ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà. Questo episodio del leasing è servito a fare chiarezza. Arrivo a dire che mi ha giovato. Ha aperto gli occhi a quanti credevano che quella in corso fosse un’opera di moralizzazione e di trasparenza, mentre invece si è rivelata per quella che è: una lotta di potere condotta senza scrupoli».

    Quanto alle conseguenze che tutta la vicenda potrà avere sulle sue ambizioni future, a qualcuno D’Alema ha affidato a più d’uno la rivelazione di cui si parlava all’inizio. Anche qui il punto di partenza è una domanda: come farà D’Alema a entrare al governo a dispetto di una parte importante dell’establishment politico ed economico del paese? A chi gli porge il quesito a microfoni accesi l’ex premier risponde: «Se sarò ministro lo deciderà Romano Prodi». Off the record la risposta cambia: «I potere forti non mi vogliono al governo? Non c’è problema: non ci andrò». Fossimo in Fausto Bertinotti, non penseremmo alla presidenza della Camera come a cosa fatta.

    D’ALEMA LA PIANTI DI PIANGERE MISERIA…
    Giuliano Ferrara per “Il Foglio”
    D’Alema è in cocente imbarazzo, quel conto Bpl è un incidente banale e penoso, la barca troppo lunga è una gaffe a tormentone, è viva la paura dell’incomprensione da parte della base e dell’apparato postcomunista educati alla demagogia moraleggiante, e anche nel vertice del partito e del sindacato e delle cooperative non tutti saranno sempre disponibili a immolarsi per lui, per la sua strafottenza. La strumentalizzazione dell’avversario è dietro l’angolo, i grandi giornali e l’establishment economico e finanziario non sopportano il potere di chi cerca di rendersi autonomo dai quattrini veri mettendo o tenendo insieme soldi e politica (come Craxi, come Berlusconi, come Schröder, come Blair, come Gonzalez, come Strauss-Kahn, come tutti in Europa).

    Grandi ambizioni istituzionali coltivate per il dopo-elezioni si dissolvono nell’aura di scandalo, gli alleati infidi (compreso Giuliano Amato) profittano della situazione e sermoneggiano e manovrano e proteggono pelosamente, Romano Prodi se la gode parecchio, Francesco Cossiga ci scherza su con la sua emerita irresponsabilità. L’esposizione estiva a fianco dei banchieri del popolo di sinistra, Consorte & Sacchetti, è stata devastante anche se obbligata.

    Ora quei conti a reddito predeterminato, le stock option dei poveri, diciamo, sono un casino. Ora i pm si vanno a riguardare perfino le carte dell’opa Telecom del ’99, quando la “merchant bank” di Palazzo Chigi e di Pierluigi Bersani sfidò i Guido Rossi e compagnia finanziaria alta di gamma con i capitani coraggiosi e gli stessi personaggi e quartierini della triplice scalata di questa estate (compreso l’oggi dannato Fazio, I presume), e ne ricevette in cambio quel bel nomignolo. E’ la solita sindrome dell’outsider in trappola, pussa via, lasciaci lavorare, non toccare il caveau, giù le mani dalla legge Cuccia che attribuisce i ruoli e distribuisce le parti.

    D’accordo: solidarizziamo, lo abbiamo già fatto e subito, prima ancora del guaio grosso, possiamo permettercelo perché non siamo andati appresso agli sgherri di D’Alema quando azionavano la gogna contro i nemici, e solidarizziamo in modo meno peloso di quel cappionista di Castelli, ministro della giustizia per gli altri. Sappiamo anche decrittare la goliardia maligna con cui Pierlugi Battista nel Corriere finge di difendere il presidente dei Ds e gli morde il calcagno, mentre in Transatlantico scoppia la rissa tra i deputati dalemiani rabbiosi e i cronisti del giornale di via Solferino, già querelati e banditi dall’entourage del baffino di ferro.

    D’Alema lo sa: ci è sempre per principio simpatico chi in questo paese scende in politica per limitare il potere dei magistrati e dei ricchi e dei proprietari di giornale, che sono sempre unanimi anzi un sol uomo quando c’è da picchiare, quando è in ballo una tessera n°1 di qualcosa di grasso e promettente, magari il partito democratico. Per difendere questa nostra predilezione per la politica e per la sua funzione in democrazia siamo addirittura diventati berlusconiani, e non ce ne pentiamo affatto e lo rimarremo fino alla fine (con un sospetto: la fine è già alle nostre spalle).

    Ma non si azzardi, D’Alema, a prenderci in giro con quelle lettere all’Unità dal titolo “mi spiano e mi minacciano”. La smetta di dire che non sopporta paragoni con quelli della destra, che la destra lo attacca per sordidi scopi politici, che il partito e i militanti devono reagire come reagivano quando il settimanale fascista-qualunquista “Il Borghese” se la prendeva con le ville dei “papponi rossi”, con la residenza della Iotti, con i gioielli di Marisa Rodano, vicepresidente comunista della Camera e membro di una ricca famiglia cattolico-comunista, con l’isoletta piana del compianto Enrico Berlinguer, lo scoglio affiorante davanti a Stintino.

    Siamo anche noi lettori dell’Unità, e dagli anni Cinquanta, da quando eravamo piccoli, ma quella condizione non è un certificato di analfabetismo storico, politico e culturale. Siamo della scuola di Antonello Trombadori, che al compagnuccio ingenuo infuriato per i lussi della casa di Togliatti a Montesacro, rispondeva spavaldo: “Ma Togliatti che cos’è? E’ un tesoro per la classe operaia. E un tesoro dove lo metti, compagno? In uno scrigno, no?”. Anche D’Alema è un tesoro per la classe operaia, diciamo, solo che molto è cambiato da allora, e D’Alema non deve permettersi di usare un linguaggio antichizzato come certi specchi dei rigattieri di serie B, deve riconoscere la realtà se vuole la lealtà di chi lo circonda, e perfino di chi lo avversa ma non confonde politica, gogna e manette. A parte il fattore gusto, cioè come spendi i soldi del tuo salario; a parte i profili personali e i caratteri o lo stile, elementi spesso decisivi: è vero che in termini di sistema e di cultura la corruttibilità è liberale, l’incorruttibilità è rivoluzionaria, giacobina.

    Anche i nostri amici Miriam Mafai e Emanuele Macaluso, con D’Alema al loro seguito, dovrebbero riflettere su dati di fatto di un’evidenza solare. La sobrietà e il pauperismo del funzionario comunista vecchia maniera esprimono una visione totalizzante della vita, il primato del partito e dell’ideologia, di un progetto di stato e di società perfetti, emancipati da qualsivoglia forma di subordinazione dell’uomo all’uomo, redenti dal dio della forza e del denaro, dallo scambio stercorario di oggetti e merci al posto del loro valore d’uso.

    Pauperismo ed egualitarismo sono pressappoco sinonimi e significano, indicano un punto di contatto religioso tra l’esperienza comunista e quella di altri monoteismi (con la differenza che il dio di questa terra è fallito clamorosamente, gli altri no o non ancora perché hanno basi meno avventizie, più solide, letterature e narrative più affascinanti e tenaci lungo i millenni).

    La stanzetta di Pajetta è tutta in questi concetti. La stanzetta dei vecchi coperatori che passavano dalla coop al partito e viceversa è tutta in questi concetti. Liberali, socialisti all’antica e democratici di ogni risma possono essere onesti personalmente, nel senso di rigorosi e osservanti delle regole, ma il loro problema non è l’uomo nuovo o una nuova società, bensì la correzione graduale e disincantata del presente, con le armi dello stato di diritto e nella consapevolezza che gli interessi fanno il mercato, e la regola li addomestica ma non li espropria, anzi li fa valere in un confronto che determina sviluppo e squilibri e differenze sociali accettate.

    La pianti, D’Alema, di civettare con la sua vecchia immagine di pioniere del socialismo. Riconosca che il partito ha bisogno di una banca amica, punto. Che per avere una banca amica ci si allea con quel gentiluomo ingenuo di Fazio, salvo tradirlo dolcemente, passo a passo, sotto l’incalzare degli eventi, e anche con i furbetti vari e pasticcioni vari dell’antisistema. Che per avere una banca amica, e sottrarla a nemici e alleati-rivali, si è disposti anche a convergere con il Cav., con i suoi advisor, con le sue furbate simpatiche e disinvolte e con le sue insoddisfazioni verso i grandi giornali, originate dalla comune sensazione craxo-dalemiana-berlusconiana di un’aggressione sistematica all’autonomia della politica.

    Che l’appoggio governativo alla scalata Telecom dei centomila miliardi di vecchie lire era uno scambio di potere fruttuoso di un presidente del Consiglio che intendeva comandare nel salotto buono o sul salotto buono della finanza e dell’industria. Non faccia il craxiano grintoso che odia i giornali e non li legge e li querela addirittura, ma con le cautele, le distinzioni, gli atteggiamenti da demi-vierge per cui noi dobbiamo credere che i quattrini di sinistra non sono quattrini, la minchia dei Lanza non è minchia, e gli alberi in carbonio sono alberi di Natale. Buon Natale.

    Difficile nonconvenire con Ferrara...
    Almeno non sia ipocrita!
    Ma farsi i c...i propri (o del proprio partito che in fondo è la stessa cosa) e pretende di essere ritenuti integerrimi comincia a non sopportarlo più nessuno!

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    D’ALEMA QUERELA E RILANCIA L’OPA «SU UNIPOL NON HO NULLA DA TEMERE»…
    Da “Il Riformista”
    Sette querele, due interviste, una rivelazione. Per Massimo D’Alema ieri è stato il giorno della grande controffensiva. [...]

    Commento di Bianca Zucchero
    Difficile nonconvenire con Ferrara...
    Almeno non sia ipocrita!
    Ma farsi i c...i propri (o del proprio partito che in fondo è la stessa cosa) e pretende di essere ritenuti integerrimi comincia a non sopportarlo più nessuno!
    D'Alema ha fatto benissimo a querelare coloro che hanno scritto offese e menzogne infamanti nei suoi confronti. I fatti, solo i fatti debbono essere l'oggetto del confronto politico. Chi sparge veleno se ne deve assumere la responsabilità e se il veleno non è suffragato da fatti, che paghi. E mi auguro che questa volta D'Alema non faccia il buonista come fece con Forattini; questa volta, nel caso la magistratura accerti il reato, i colpevoli debbono pagare fino in fondo.

  3. #3
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    Guido Calvi, ds, fa l'avvocato di D'Alema, ds? Sei sicura, Bianca? No, perché quando si è saputo che Pecorella e Ghedini, FI, facevano gli avvocati di Berlusconi, FI, si è sollevato un putiferio...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Logos
    Guido Calvi, ds, fa l'avvocato di D'Alema, ds? Sei sicura, Bianca? No, perché quando si è saputo che Pecorella e Ghedini, FI, facevano gli avvocati di Berlusconi, FI, si è sollevato un putiferio...
    Ai tempi della mia gioventù, andava per la maggiore una citazione che suonava più o meno così: non importa se il gatto sia bianco oppure nero, l'importante è che prenda i topi. Bene, io spero che il gatto Calvi, sia bravo nel far cacciar fuori tanti quattrini a coloro che hanno la penna intinta nell'odio.
    A proposito della citazione, per sapere chi ne fu l'estensore si potrebbe chiedere a Pecorella, perchè era molto diffusa negli ambienti che frequentava, allora.

  5. #5
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da Logos
    Guido Calvi, ds, fa l'avvocato di D'Alema, ds? Sei sicura, Bianca? No, perché quando si è saputo che Pecorella e Ghedini, FI, facevano gli avvocati di Berlusconi, FI, si è sollevato un putiferio...
    Beh non so se Calvi sia Parlamentare, ma che difenda D'Alema è una notizia di stampa.
    Io trovo comunque vergognoso che un politico intimidisca sistematicamente con querele sia la satira (Forattini) che la stampa.
    Ma non hai capito che sui conflitti di interesse qui sono strabici? Ti sembra normale che sindacalisti siano nominata dalla politica in certi posti. Quanto ritieni possano essere autonomi quando la controparte è un politico che deve poi collocarli a gestire per esempio servizi pubblici? Una vera vergogna e, ripeto, per me che vedo le cose sotto una certa ottica non certo minore di quelli berlusconiani perché qui si vendono i lavoratori ed i loro diritti!

  6. #6
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da Gallo Senone
    Ai tempi della mia gioventù, andava per la maggiore una citazione che suonava più o meno così: non importa se il gatto sia bianco oppure nero, l'importante è che prenda i topi. Bene, io spero che il gatto Calvi, sia bravo nel far cacciar fuori tanti quattrini a coloro che hanno la penna intinta nell'odio.
    A proposito della citazione, per sapere chi ne fu l'estensore si potrebbe chiedere a Pecorella, perchè era molto diffusa negli ambienti che frequentava, allora.
    La penna è la stessa vostra solo che voi la impegnate per esprimere odio per chi sta alla vostra sinistra. Agli avversari (si fa per dire) gli lastricate la strada d'oro e fate credere fischio per fiasco, quindi siete assai peggiori.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    La penna è la stessa vostra solo che voi la impegnate per esprimere odio per chi sta alla vostra sinistra. Agli avversari (si fa per dire) gli lastricate la strada d'oro e fate credere fischio per fiasco, quindi siete assai peggiori.
    Non ci siamo Bianca. D'Alema ha querelato, giustamente, chi ha scritto bugie strumentali ed infamanti. Tutto qui.

  8. #8
    Il cinismo ci salverà
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    Senatore Guido Calvi, ds. Fonte: www.senato.it

    Regione di elezione: Marche - Collegio: 5 (Fano Senigallia)
    Nato il 17 luglio 1940 a Pescara
    Residente a: Roma
    Professione: Avvocato, professore universitario
    Elezione:13 maggio 2001
    Proclamazione: 21 maggio 2001
    Convalida: 24 ottobre 2001


    Gruppo DS-U

    Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia)

    Membro della Commissione d' inchiesta sul fenomeno della mafia


    P.S.: eletto con il 49,7% dei consensi. Collegio blindato marchigiano, naturalmente...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Gallo Senone
    Ai tempi della mia gioventù, andava per la maggiore una citazione che suonava più o meno così: non importa se il gatto sia bianco oppure nero, l'importante è che prenda i topi. Bene, io spero che il gatto Calvi, sia bravo nel far cacciar fuori tanti quattrini a coloro che hanno la penna intinta nell'odio.
    A proposito della citazione, per sapere chi ne fu l'estensore si potrebbe chiedere a Pecorella, perchè era molto diffusa negli ambienti che frequentava, allora.
    In effetti bisogna capire il nanetto bonsai, quando afferma di temere i comunisti, con quelli di cui si è attorniato lui...


  10. #10
    Gappista
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    La penna è la stessa vostra solo che voi la impegnate per esprimere odio per chi sta alla vostra sinistra. Agli avversari (si fa per dire) gli lastricate la strada d'oro e fate credere fischio per fiasco, quindi siete assai peggiori.
    Vai col tango, la campagna primaverile di BS è ormai cominciata. Sarà un vero piacere vincere queste elezioni...


 

 
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