Un'ondata di suicidi sa sconvolgendo la città di Quartu.
La mattina comare Maria arriva in bottega e sconsolata annuncia: "sind'esti mottu un'atru". Questa volta è una bambina, perchè solo così mi sento di giudicarla alla tenera età di 12 anni.
Altro covo di notizie, che forse per la delicatezza dell'argomento non vengono trattate nemmeno dai giornali se non attraverso un semplice trafiletto, sono le parrucchiere; è lì che sono venuta a conoscenza di un biglietto, trovato addosso ad un ragazzino che ha pensato di farla finita con la vita a soli 15 anni, che recitava più o meno così: "siamo una setta, ne moriranno 20, uno ogni giorno".
I suicidi continuano. Il silenzio continua. Ed i calcoli sono semplici: si andrà avanti fino alla settimana tra la Domenica delle Palme e Pasqua.
Possibile non si riesca a trovare il bandolo della matassa per fermare tutto ciò?
Dove nascono queste situazioni? A scuola o 'in is criccas', ovvero quei gruppetti che si formano agli angoli delle strade e nelle piazze?
Da genitore mi preoccupo non poco di dove stanno andando a finire i nostri ragazzi, di quali strade si aprono dinanzi a loro... ancor di più se sono strade che possono scoprirsi senza via d'uscita.
La porta sull'infinito ieri parlava del demonio. E' stato fatto un piccolo e veloce accenno ad una situazione simile nel centro Sardegna.
Ed intanto giunge notizia di trafugazione di ostie consacrate dalle nostre chiese.
Possibile che i nostri giovani siano così privi di speranza e di sogni da bruciare una vita intera dietro il Male?
O siamo forse noi, che già ci trasciniamo in una vita lenta e ricca di insoddisfazioni per conto nostro, che stiamo spianando questa strada ai nostri giovani?
Quale futuro per la Sardegna?




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