"Sir" cana
Freddo, vento, pioggia. E' tornato l'inverno, accidenti a lui. Solidarietà alle gemme sferzate e agli agricoltori impensieriti.
Finirà così? Che ci ritroveremo a parlare del tempo, come inglesi del mediterraneo? Finirà che a forza di fare le persone ipocrite e rispettabili non avremo altri argomenti?
Intanto è finita che il portavoce di un governo di sinistra è andato in ospedale perché qualche disinvolto fotografo lo ha beccato a trafficare con i transessuali, rovinandogli la reputazione. Lui che, da uomo liberato di sinistra, avrebbe dovuto smozzicare un: "Embè?", e girarsi dall'altra parte. Invece Sircana ha tirato fuori la signora Sircana, e i Sircanini: "Sono un padre di famiglia". Gli androgini delle strade notturne non sono cose per lui, onest'uomo stimato, persona pubblica. "Sir" cana.
Poteva prendere l'occasione di petto e sciorinare una tirata sui pari diritti. Poteva sfidare: "E' un fotomontaggio, ma se anche fosse? C'è qualcosa di male? Il marcio è tutto qui?"
Lo chiediamo noi al posto suo: il marcio è tutto qui?
Eracle al trivio
Nell'arcaica Irpinia c'è un paese esposto al vento e all'agitarsi del duro cuore dei suoi "naturali": Monteverde, ottocento metri di altitudine. Arroccato su tre colli, superbo di un castello che si disegna al colmo dell'abitato, ha radunato, imperturbabile, galantuomini e briganti. Fino a qualche decennio fa, la sua gente era poverissima e i signori veramente signori: cavallo bianco, sguardo lontano.
I poveri cercarono fortuna emigrando, e sono tornati più ricchi dei signori. I ricchi da generazioni hanno scialacquato, troppo presi dal vizio del bel vivere, che fruttava loro l'epiteto di "campatori" (la versione irpina - dice qualcuno - del "Freigeist").
Tre colli, tre figure di rilievo nazionale, tre vip (!) che oggi lo espongono: il nipote del farmacista don Fulvio, il nipote dell'artiere don Leonardo, il pronipote del notaio don Gennaro. Ovvero, rispettivamente: il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, il giornalista Michele Santoro, e il masnadiero Franco (Giorgio) Freda. Due alleati di questo tempo e un grande avversario. Due domesticati che dicono onesti e un indomito che chiamano ribelle (per la verità, anche in svariati altri modi che non riteniamo di ripetere). Un romito del denaro, un romito della televisione, un romito delle nuvole.
E noi, che cosa vorremmo fare da grandi? Quale strada, quale colle sceglierebbe il nostro Eracle di fronte a cotal trivio?
Spalancature a sinistra
Ah, dunque per il Secolo d'Italia "Bella ciao" è una bella canzone. Quella per cui e con cui i nonni, i padri, le madri del Secolo d'Italia venivano in un modo o nell'altro straziati è oggi, tempo di spalancature, ché l'apertura non basta - una bella canzone. Ma sì, la rigiri un pò, e quel partigiano, in fondo, potrebbe essere un qualunque combattente, onore a lui.
E' così che l'hanno spiegato, l'apprezzamento? O, stufi della routine, esasperati dal ghetto culturale, lo hanno esclamato come una liberazione: a me mi piace e mi è sempre piaciuta, al diavolo le fazioni! Vuoi vedere che il facondo doppiopetto perbene chiudeva questo piccolo segreto - questo vizietto? E vuoi vedere che il prossimo passo sarà piegarsi ad angolo retto di fronte alla malia del ruggente "Fischia il vento"? Che si chiude così:
"Se ci coglie la crudele morte/ una vendetta verrà dal partigiano/ che ne faremo delle Brigate Nere?/ Un sol fascio e poi le brucerem."
Ecco: il mestiere della reazione uguale e contraria (e, se possibile, più aspra e più temibile) è ciò che possiamo utilmente trarre dal nemico ideologico. Non le nenie. Non i girotondi.




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