Desta in me dolore e sdegno la notizia che una intera scuola della polizia tedesca ha contestato l’istruttore ebreo (1). E, poiché la cosa è molto invereconda, ve la racconto con le parole del “Corriere”: “Era andato all’Accademia di polizia di Berlino a raccontare la sua storia, la tragedia di una famiglia divorata dall’Olocausto. Come da vent’anni. Lì, nell’istituto dove nascono i futuri tutori dell’ordine repubblicano nella capitale tedesca, ma anche nei ginnasi e nelle scuole militari della Bundeswehr, l’esercito federale, che per il suo impegno lo ha decorato con la croce d’onore d’oro. Quella mattina del 27 febbraio scorso a Isaac Behar, 83 anni, sopravvissuto di Auschwitz, non è stato consentito di parlare” (1). Inutile dire che esponenti della comunità giudaica locale sono mobilitati a denunciare il risorgente antisemitismo. E che quei giovinastri saranno licenziati: vadano a zappare la terra, visto e considerato che manifestano tendenze così malsane. Pensate: un Ebreo di 83 anni, scampato al campo di concentramento nazista, aveva trovato modo di arrotondare i suoi guadagni raccontando alle giovani reclute il genocidio. E questo da 20 anni. Guadagnandoci lo stipendio e, perfino, “la croce d’onore d’oro”, che solitamente si assegnava ai soldati che avevano meritato sul campo di battaglia.E non venitemi a dire che quei giovanotti erano i nipoti dei soldati tedeschi sconfitti nel 1945. Perché, essendo i nipoti, avevano lo stesso sangue marcio dei loro progenitori. E lo hanno dimostrato, rifiutando di farsi ballare sui coglioni il vecchio ebreo. E non venitemi a raccontare che molti di loro avevano avuto i nonni morti in battaglia oppure uccisi per fame nei campo di concentramento alleati. Erano Tedeschi. E, pertanto, era giusto che l’Ebreo rammentasse loro i suoi morti, fottendosene allegramente dei loro morti. Del resto, nella tragedia della 2a Guerra mondiale, i morti tedeschi ed europei non contano. Contano solo i morti ebrei. Solo loro vanno ricordati e commemorati. Fino alla nausea.
Gli Israeliani no. Perché gli Israeliani non hanno bisogno di essere istruiti sulle nefandezze delle SS. Loro sanno come trattare i Palestinesi. E, allora, perché la Repubblica Federale Tedesca, invece di fare istruire le reclute da un vecchio ebreo, non le invia nelle scuole israeliane? Imparerebbero quanta dolcezza mettono gli Israeliani nel trattare i Palestinesi. Ed imparerebbero, perfino, ad odiare l’antisemitismo. Del resto, forse che Israele non è la “coscienza morale” di quanti, ricordando l’Olocausto, dicono “mai più″?
Antonio Amato




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