«Sicurezza, più aiuti a Milano che a Napoli»
È polemica dopo i fondi al capoluogo lombardo. Giudici, imprenditori e commercianti: la città merita attenzione
LEANDRO DEL GAUDIO Napoli-Roma-Milano: il confronto non regge. Anche considerando il piano Amato, anche valutando gli sforzi messi sul tappeto dal governo Prodi in tema di sicurezza, la sensazione è che la coperta a Napoli sia più corta di quella milanese, in tema di sicurezza e ordine pubblico. La notizia di ieri - 110 agenti in più nella capitale del Nord dopo la recente protesta del sindaco Letizia Moratti - suona come una conferma del distacco rispetto al caso Napoli. Lo dicono i numeri, che parlano di 11.278 agenti nel capoluogo lombardo (senza contare i 110 agenti di rinforzo) a fronte delle 13.521 divise partenopee (senza contare i flussi di uomini previsti dal piano Amato): Napoli supera Milano di poche centinaia di presenze, a fronte di un numero quattro volte superiore di omicidi, estorsioni, furti e rapine, stando ai dati del 2006. Stime che inducono il sindaco Rosa Russo Iervolino ad una garbata replica alla collega milanese: «Vorrei essere io nei panni del sindaco Moratti, Milano ha beneficiato di provvedimenti seri nella finanziaria 2007, mentre per Napoli nemmeno l’ombra. Ecco perché vorrei essere nelle sue condizioni». E il segretario generale dei lavoratori polizia per la Cgil Tommaso Delli Paolo commenta ironico: «Siamo felici per Milano, ma qui da noi, dove i problemi non mancano, si sta pensando di chiudere otto commissariati. Invitiamo sindaco e governatore a fare come la Moratti e promuovere falò per le nostre necessità». Napoli non è Milano e se ne accorgono le categorie professionali. Lo dice Ambrogio Prezioso, presidente Acen: «Abbiamo primati difficili da comparare. Qui ci vorrebbero più divise e più attenzione su più livelli: l’aggressione ai patrimoni criminali, un servizio di intelligence più radicato e una nuova cultura della denuncia. Più divise, dunque, ma anche più assunzioni». Napoli, Italia? Il confronto non regge con nessuna altra zona neppure per il presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi: «Milano ha sempre vantato una struttura di forze dell’ordine capace di gestire il controllo del territorio, qui da noi non si è mai riuscito a controllare pienamente il territorio. È inutile nascondersi: abbiano fette metropolitane in preda alla delinquenza, alla droga, dove si possono commettere delitti in qualsiasi momento, per questo dico che Napoli ha bisogno di interventi di gran lunga superiori rispetto a Milano». Il problema per Alemi riguarda la distribuzione delle forze sul piano nazionale: «Per decenni abbiamo assistito alla distribuzione degli organici non sulla base dell’indice della litigiosità o del tasso di criminalità, ma sul semplice dato numerico, quello della popolazione residente. Mi spiego meglio: la Campania può avere la stessa popolazione del Piemonte o dell’Emilia, ma chi se la sentirebbe di paragonare Casal di Principe a un comune del Nord?». Stesso problema per gli uffici giudiziari: «In Piemonte ci sono 20-25 Tribunali, in Campania 5. Così diventa tutto più difficile». Interviene anche Maurizio Marinella, che ha nello storico negozio di cravatte di piazza Vittoria un punto d’osservazione privilegiato: «Non c’entra solo il numero di poliziotti in campo, ma anche il modo in cui vengono usati. Lo Stato deve modulare gli interventi sul territorio a seconda delle esigenze specifiche». Dello stesso avviso il presidente dei Farmacisti Giovanni Pisano: «Milano attira più forze e più intelligence che Napoli e ha un territorio più controllato. Noi dobbiamo sfuggire all’etichetta di bancomat del crimine».