Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Sul simbolo delle "12 stelle"

    Si sa bene quale importanza abbia la metafisica del numero e come certi numeri svolgano più di altri un ruolo fondamentale nella rappresentazione simbolica dell’Esistenza universale.
    Prendiamo a spunto per un interrogativo un passo del già da noi citato libro di Mario Polia, Il mistero imperiale del Graal, laddove l’autore scrive a proposito della figura tradizionale del re e del significato metafisico del numero “12”:

    «Il re, in quanto detentore del potere trascendente – che in ogni civiltà tradizionale viene sempre conferito direttamente dalla divinità e riconosciuto poi tramite i segni che ne rivelano la presenza – occupa la posizione centrale nella società. Il rex latino o il rig () celtico, è etimologicamente, «colui che traccia la direzione retta», cioè colui che incarna la Norma: la rivela e la attua col rito; la tutela e rende ordinatrice della società mediante la legge; la afferma, se necessario, con la giusta guerra (bellum justum). Il re occupa tra gli uomini il posto occupato dalla stella polare tra le costellazioni.
    A rafforzare il carattere di centralità, si consideri che la Tavola Rotonda aveva dodici seggi, oltre a quello del “Re-Orso”, proprio come attorno alla fascia zodiacale si dispongono le dodici case dello zodiaco attorno all’immutabile asse segnato dall’ultima stessa del timone dell’Orsa (NOTA Si pensi, analogamente, alle dodici stelle poste tradizionalmente come diadema di Maria; ai dodici mesi dell’anno; ai dodici apostoli del Cristo. In ambito romano dodici sono gli dèi supremi, dodici gli uccelli che rivelano a Romolo l’augustum augurium che lo investe, allo stesso tempo, re e fondatore dell’Urbe. Dodici sono i fasci che precedono il re e, probabilmente, dodici erano le verghe che componevano il fascio. Il numero dodici (3*4) indica l’intima compenetrazione dello spirito ( il triangolo, il tre) con la materia (il quadrato, il quattro). Esprime, cioè, la reintegrazione della persona con la sua Essenza, dell’uomo con Dio, dell’azione con la contemplazione.).» (pag13-131 e140)

    Ora, senza approfondire ulteriormente la figura tradizionale del “re” o la simbologia metafisica del numero dodici, ci chiediamo qui:
    se nulla accade per caso, perché la stessa simbologia tradizionale, le dodici stelle poste in cerchio su campo azzurro (colore anch’esso dal profondo significato tradizionale e nello specifico, colore mariano), campeggia a simbolo dell’Unione Europea contemporanea, quando quest’ultima per programma ha rifiutato qualsiasi riferimento tradizionale e cristiano a fondamento del suo “essere” e del suo “agire”? Tenendo presente, in particolare dal Medioevo in poi per quanto qui ci riguarda, la progressiva lotta della contro-iniziazione opposta all’autorità sacerdotale e al potere imperiale legittimo nel nome di un assolutismo individualista di cui la moderna “nazione” ne costituisce il frutto, quale nuovo significato ha questo simbolo tradizionale e chi rappresentano oggi queste dodici stelle in quella che è una camuffata parodia politica dell’”Arte regia” di governare?

  2. #2
    ian mono
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    Interessante la metafisica del numero 12..
    A proposito delle scelte dell' Europa, riportiamo una breve parabola evangelica:

    "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Dicono: "L'ultimo". E Gesù disse loro: "In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio".
    (mt 21, 28-31)

    saluti

  3. #3
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    Riportiamo un breve passo del commento di Origene al Vangelo secondo Matteo (Libro XV 32-34), molto significativo per il tema qui discusso.



    24. LA RESTAURAZIONE
    Se sei capace di pensare al Logos ristabilito nella sua
    condizione originaria, dopo essersi fatto carne57 e tutto ciò
    che è divenuto per gli esseri creati, facendosi per loro
    quello che ognuno aveva bisogno che egli diventasse, per
    guadagnare tutti 58, e una volta ristabilito nella condizione
    nella quale era in principio presso Dio 59, (poiché il Logos
    era Dio 60) nella sua propria gloria, quale è la gloria del
    Logos, allora lo contemplerai assiso sul trono della sua
    gloria 61, il Figlio dell’uomo non diverso da lui, intendendo
    per “uomo” Gesù. Questi diventa una sola cosa col
    Logos, più di quelli che, aderendo al Signore, diventano un
    solo spirito con lui 62.
    Allora, quando tutto ciò si sarà attuato nel
    ristabilimento del Signore, tutti quelli che avranno lasciato
    ogni cosa e lo avranno seguito 63, divenuti conformi al
    corpo ed al trono della gloria di Cristo, sederanno sui
    dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele 64. In
    realtà sarà tutta la vita dei giusti a giudicare le dodici tribù
    d’Israele che non hanno creduto; gli apostoli e quelli hanno
    emulato la vita apostolica vivendo virtuosamente,
    giudicheranno quei nobili (essendo loro Israeliti) che non
    hanno tuttavia compiuto cose degne della loro nobiltà.
    Forse la promessa ai Corinzi: È da voi che è giudicato
    il mondo 65 è rivolta a quelli che vengono dalle genti; la
    promessa invece: sederete sui dodici troni a giudicare le
    dodici tribù d’Israele è rivolta agli apostoli e a quelli che
    hanno emulato la vita apostolica, i quali giudicheranno
    coloro che essendo Israele, sono i più nobili di tutto il
    mondo.
    In queste parole devi però intendere, in senso
    adeguato all’alto significato del Vangelo, l’Israele di nobile
    stirpe che ha avuto buone origini, ma poi non ha creduto.
    Ora però, dopo il discorso circa Israele, fare un
    discorso anagogico anche sulle dodici tribù (sì da spiegare
    che anche tra le anime più nobili ci sono dodici categorie,
    delle quali le une superiori in eccellenza, le altre di
    seconda classe distribuite in undici altre categorie), questo
    è al di sopra di noi, che non contempliamo realtà così
    grandi, da poter mostrare in che modo i padri delle dodici
    tribù d’Israele siano dodici astri, come rivelò il sogno
    profetico (se lo posso chiamare così) di Giuseppe 66. In
    certo senso ognuno degli Israeliti che verranno in giudizio,
    sarà giudicato da un apostolo o da uno che ha vissuto la
    vita apostolica, che ha o lo stesso nome oppure un nome
    simile a quello di una stella 67.

    58 Cf. 1 Cor 9, 19. 59 Gv 1, 2. 60 Gv 1, 1. 61 Mt 19, 28.
    62 Cf. 1 Cor 6, 7. 63 Mt 19, 27. 64 Mt 19, 28. 65 1 Cor 6, 2.
    66 Cf. Gn 37, 9. 67 Cf. Gn 37, 9; Ap 12, 1.

  4. #4
    Brotherhood of Heliopolis
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    Il numero 12 è il prodotto di Acqua, Terra, Aria e Fuoco e la Trinità Divina...

    4 x 3 = 12

    Il numero 12 nell'ermetismo alchemico identifica il mistero delle 12 porte, che porta alla congiunzione, ovvero all'unione degli opposti ed alla materia unica, mentre il numero 7 rappresenta il numero magico, il numero sacro a tutte le religioni, i 7 elementi importanti dell'alchimia: mercurio, ferro, argento, piombo, rame, oro, stagno, i 7 re infernali. Il numero 12, come Arcano dei Tarocchi, simboleggia l'Iniziazione attiva, detta maschile o dorica.

    L'Iniziando stimolato da una nobile e legittima ambizione personale dispone finalmente, se se ne dimostra degno, della suprema forza magica: egli realizza allora l'ideale di mago, signore assoluto di se stesso e dominatore, di conseguenza, di tutto ciò che subisce il suo ascendente. Il mago ha fede in se stesso, nella propria intelligenza e nella propria volontà: si sente sovrano ed aspira a conquistare il proprio regno.

    Nel dodicesimo Arcano compare un ragazzo biondo e snello, inattivo e impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata per avvolgere l'organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si riflettono le radiazioni spirituali più pure. Nel suo complesso, la figura ricorda così il segno alchemico del Compimento della Grande Opera, che rovescia l'ideogramma dello zolfo.

    L'opposizione che viene così messa in luce è quella del fuoco e dell'acqua, del fuoco interiore o infernale, nel senso letterale della parola, e dell'acqua sublimata o celeste.Il numero 7 rivela la legge del settenario come nel sigillo di Salomone in cui le somme dei numeri opposti sono sempre uguali a 7. Nel sigillo i due triangoli intersecati rappresentano l'unione feconda dei due fattori d'ogni generazione: maschio e femmina, attivo e passivo, fuoco ed acqua, spirito e materia, bene e male, ecc..

  5. #5
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    Già in altra occasione mettemmo in guardia circa i pericoli di un superficiale sincretismo e sul fatto che non sia sufficiente accumulare nozioni estrapolate qua e là su uno stesso simbolo, senza tuttavia comprenderne realmente il significato, per scrivere con verità di Tradizione. L’intervento dell’utente Nostradamus è grave non solo in questo senso (da quali fonti infatti provengono simili confusioni tra dati tradizionali e «ambizioni» occultistiche?) ma anche per un’inclinazione “luciferina” che accomuna gran parte degli pseudo-alchimisti moderni e che, trattando di autorealizzazioni di «suprema forza magica » e di «radiazioni spirituali» più che equivoche, in questo forum non sarà mai abbastanza biasimata.

  6. #6
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    Ancora sul simbolismo delle dodici stelle e dei dodici Soli.




    «Vi è poi un'altra concordanza non meno degna di nota: Saint-Yves, descrivendo i diversi gradi o cerchi della gerarchia iniziatica, i quali sono in relazione con determinati numeri simbolici riferentisi particolarmente alle divisioni del tempo, termina dicendo che «il cerchio più alto e più vicino al centro misterioso si compone di dodici membri, che rappresentano l'iniziazione suprema e corrispondono, fra l'altro, alla zona zodiacale». Tale struttura si trova riprodotta nel cosiddetto «consiglio circolare» del "Dalai-Lama", costituito dai dodici grandi "Namshan" (o "Nomekhan"); e la si può ritrovare, del resto, persino in certe tradizioni occidentali, in particolare in quelle che concernono i «Cavalieri della Tavola Rotonda». Aggiungeremo inoltre che i dodici membri del cerchio interno dell'"Agarttha", dal punto di vista dell'ordine cosmico, non
    rappresentano soltanto i dodici segni dello Zodiaco, ma anche (e, benché le due interpretazioni non si escludano, saremmo tentati di dire «piuttosto»), i dodici "Aditya", che sono altrettante forme del Sole, in rapporto con quegli stessi segni zodiacali (NOTA: Si dice che gli "Aditya" (nati da "Aditi" o l'«Invisibile») furono sette, prima di essere dodici, e che il loro capo allora fosse "Varuna". I dodici ,"Aditya" sono: "Dhâtri", "Mitra", "Aryaman", "Rudra", "Varuna", "Sûrya", "Bhaga", "Vivaswat", "Pûshan", "Savitri", Twashtri", "Vishnu". Si tratta di altrettante manifestazioni di una essenza unica e indivisibile; si dice inoltre che questi dodici Soli appariranno tutti simultaneamente alla fine del ciclo rientrando allora nell'unità essenziale e primordiale della loro natura comune. - Presso i Greci, i dodici grandi Dèi dell'Olimpo sono anch'essi in corrispondenza con i dodici segni dello Zodiaco. ); e naturalmente, come "Manu Vaivaswata" è chiamato «figlio del Sole», così il «Re del Mondo» ha tra i suoi emblemi anche il Sole (NOTA: Il simbolo cui alludevamo è esattamente quello che la liturgia cattolica attribuisce a Cristo quando gli dà il titolo di "Sol Justitiae"; il Verbo è effettivamente il «Sole spirituale», cioè il vero «Centro del Mondo»; inoltre, l'espressione "Sol Justitiae" si riferisce direttamente agli attributi di "Melki-Tsedeq". Bisogna notare poi che il leone, animale solare, nell'antichità e nel medioevo è un emblema della giustizia e della potenza insieme; il segno del Leone, nello Zodiaco, è il domicilio proprio del Sole. Si può intendere che il Sole a dodici raggi rappresenti i dodici "Aditya": da un altro punto di vista, se il Sole raffigura Cristo, i dodici raggi sono i dodici Apostoli (la parola "apostolos" significa «inviato» e i raggi sono anch'essi «inviati» dal Sole). Del resto nel numero dei dodici Apostoli si può scorgere un segno, fra altri, della perfetta conformità del Cristianesimo con la tradizione primordiale.» (R.Guénon, Il Re del Mondo, pagg. 44, 45)

 

 

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