Letizia Moratti ha pacatamente ricordato a tutti, ai suoi cittadini di origine cinese come al console del grande paese asiatico che si è goffamente intromesso nelle questioni interne della sua città e del nostro paese, che “non ci sono zone franche”.
Sembra poco, rispetto alle più note e fortunate invocazioni alla “tolleranza zero”, ma in realtà è moltissimo.
Quando il ministro dell’Interno veste i panni del sociologo, spiega i caratteri identitari della comunità cinese di via Canonica, trascurando di osservare, almeno incidentalmente, che le leggi valgono per tutti e che non ci sono zone extraterritoriali sulle quali la sovranità è condivisa con altri stati, la precisazione del sindaco di Milano diventa essenziale.
La transigenza ambientale, infatti, è sempre alla base del cedimento delle autorità, che trovano più comodo affidarsi a forme di autoorganizzazione delle comunità minoritarie, piuttosto che impegnarsi nella difficile opera di far rispettare le norme.
E’ in questo modo, però, che si creano micropoteri incontrollabili, non democratici e, in ultima analisi, mafiosi.
Può darsi che Milano debba assumere qualche vigile urbano in grado di parlare cinese in più, che la polizia si debba attrezzare meglio, ma una qualsiasi forma di esenzione dai doveri comuni deve essere rifiutata in linea di principio.
I cittadini milanesi, anche quelli di origine cinese, che preferiscono la sicurezza alla spartizione mafiosa del territorio, sicuramente capiranno.
E forse anche il ministro Giuliano Amato.
G.F. su il Foglio di oggi
saluti




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