ma tornatene a casa.....lasciala perdere la nazziunala, non ti merita
All’ombra di Buffon
la rabbia di Del Piero
DOSSIER Qui Juve
Con la Juve non c’è
accordo sulla durata
del nuovo contratto
MARCO ANSALDO, INVIATO A FIRENZE
Nell’ultimo allenamento della Nazionale prima dei due giorni di riposo, Donadoni ha avuto un solo dubbio: chi far uscire dopo il primo tempo della partita conclusiva visto che c’erano 23 giocatori a disposizione e uno non aveva ancora giocato, Semioli. Il ct non si è neppure guardato intorno. Ha scelto Alessandro Del Piero. Ora che si venga esclusi da un allenamento è una sciocchezza sulla quale si potrebbe passare su, il problema è che nei prossimi giorni il capitano e capocannoniere della Juve vivrà con l’incognita di venire umiliato in tribuna con la Scozia per la seconda volta consecutiva, come accadde a ottobre in Georgia. Alex di questi tempi non parla. O lo fa malvolentieri. Nei giorni di Coverciano l’unico tema su cui ha espresso un parere è se il golf sia uno sport vero o un passatempo per chi ha molto tempo libero, argomento tra i più sottili e intriganti e dibattuti. «A camminare su e giù per certi percorsi, con la massima concentrazione, ci si stanca», è stata la sua opinione sulla quale dovrà riflettere anche Deschamps, prima di mandarlo a correre dietro al pallone per novanta minuti.
Ma è da altre buche che Del Piero deve guardarsi. Il rapporto con il nuovo ct è nato male. Lippi lo conosceva benissimo e lo ha usato a momenti alterni ma nel Mondiale ha saputo creargli uno spazio e riceverne il meglio nella semifinale con la Germania e nel supplementare con la Francia, fino ai rigori conclusivi. Donadoni invece ha detto chiaramente che, per lui, Del Piero conta quanto Quagliarella, l’ultimo arrivato in Nazionale. Un filino esagerato. Probabilmente il Dunadun non ricorda che quando nel Milan cominciarono a trattarlo come uno qualsiasi, lui fece le valigie e andò in America. Alex non ha nessuna intenzione di scappare. Negli anni si è assoggettato alle decisioni dei ct pur di restare nel giro azzurro. Accettò le critiche di Sacchi dopo l’Europeo del ’96, visse il dualismo con Baggio ai Mondiali del ’98 cui si presentò mezzo scassato, chiese scusa per gli errori nella finale contro la Francia nel 2000, sopportò che Trapattoni, il suo primo allenatore in serie A, parteggiasse smaccatamente per Totti nel 2002 e nel 2004, infine convisse con la gestione di Lippi sempre sul filo del rasoio però con la convinzione che non sarebbe stato scaricato dal progetto Mondiale. Adesso non sa cosa credere. Secondo una corrente di pensiero potrebbe persino andare in campo a Bari nell’Italia titolare, se Donadoni sceglierà la formula con Toni prima punta e un altro attaccante subito dietro («Del Piero nella Juve è uno dei due attaccanti che giocano sfalsati», ha ricordato il ct). Altrimenti, con un tridente dietro a Toni, è molto probabile che il posto tocchi ad altri perché non saprebbero dove metterlo: ieri è stato impiegato al centro, però non c’era Perrotta e in quella posizione dovrebbe superare anche Mauri.
La nostra impressione è che non giocherà. E se gli preferiranno in panchina Rocchi o Quagliarella (tenuto a sorpresa nel gruppo che andrà a Bari), Alex dovrà trarne le conseguenze e tuffarsi esclusivamente sulla Juve, come fa Totti con la Roma. Non sarebbe una questioni di viti o placche in un piede ma di dignità per un campione del mondo per il quale, come ha detto Buffon, «bisogna avere un po’ più rispetto perché si dice sempre che siamo tutti uguali ma non è poi così vero e a volte si possono usare degli accorgimenti per rendere meno amare le scelte». Il match contro gli scozzesi a Bari è un Rubicone della sua carriera.
Del resto è un periodo in cui Del Piero è amareggiato anche dall’atteggiamento del suo club. Ragazzo sensibile, persino troppo, ha capito che dietro la fascia di capitano, l’affetto della gente, l’abbraccio speciale di Boniperti alla festa dei 109 anni, il record dei gol ormai inattaccabile per chissà quanto tempo, insomma dietro la sua immagine totalmente sovrapponibile alla Juve qualcosa stona. Raccontano che patisca quanto sta accadendo tra la dirigenza e Buffon, non perché abbia un attrito con il portiere ma perché vede che tutte le attenzioni sono incentrate sul modo per trattenerlo a Torino, mentre di lui che ha il contratto in scadenza tra un anno ci si preoccupa di meno. Cobolli ne parla come di una bandiera inossidabile e gli Elkann pensano ad un suo futuro dietro a una scrivania però danno per scontato quanto scontato non è. Ad esempio il fatto che Del Piero veda il proprio futuro di calciatore limitato al 2008 o al 2009, dal momento che la Juve vorrebbe rinnovare i suoi prossimi contratti di anno in anno considerata l’età e il logorio. Alex invece guarda più lontano, si sente in forze per debordare oltre il 2010. Non siamo alla frattura che si rischiò in certi momenti con Moggi e Giraudo, c’è magari la percezione di non essere al centro di un progetto come è Buffon, la cui permanenza è ritenuta necessaria anche per richiamare alla Juve altri campioni stranieri che di giocare con Del Piero forse se ne fregano.




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