
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
Situazione critica
Nessuna chiarezza sulla politica estera
Il voto al Senato di martedì sera, più che un voto sui soldati italiani - i quali hanno, come è ovvio, tutto il nostro sostegno e quello dell'opposizione - era un voto sulla politica estera del Paese. E se la politica estera di un paese non è chiara e coerente con le sue finalità, i soldati di quel paese si trovano esposti ad un rischio gravissimo, soprattutto quando si trovano in zona di guerra.
Le modalità della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, i comportamenti e le dichiarazioni che ne sono seguiti da parte della maggioranza, hanno creato un problema all'Italia sul piano della collocazione internazionale e dei rapporti con gli alleati, tale da modificare necessariamente l'atteggiamento dell'opposizione.
Ciononostante il governo ha trovato un sufficiente sostegno parlamentare e può andare avanti. La nostra impressione è che il problema non sia risolto e che le difficoltà tenute sotto traccia dalle divisioni di quella che una volta era la Casa della Libertà, non serviranno. Resta fin troppo evidente che vi sia un profondo dissenso nella maggioranza, e financo nello stesso governo, sulla politica estera: c'è da credere che questo dissenso non resterà imbavagliato a lungo, soprattutto se la situazione internazionale si dovesse complicare.
In proposito notiamo che l'Afghanistan non è certo l'unico paese a rischio, considerando la crisi apertasi fra Iran e Gran Bretagna sui marinai inglesi arrestati dalle milizie del regime di Teheran, e per gli effetti che una crisi di questa portata potrebbe avere sul Libano.
Crediamo che un governo che non si risparmia nemmeno le più futili polemiche con gli Stati Uniti e si ritrova costantemente criticato dalla Nato, abbia il fiato corto e che esponga a un rischio eccessivo i nostri soldati. Non capire questo al punto di arrivare a sostenerlo, è un errore che potrebbe rivelarsi fatale. Non abbiamo avuto ancora l'impressione che il governo, nei confronti dei nostri militari in Afghanistan, sia in grado di fornire loro gli strumenti per assolvere al meglio la loro azione. Il Pri per un problema di politica interna è stato costretto a seguire una linea comune estrinsecatasi con l'astensione che al Senato per motivi regolamentari vale voto contrario. Noi riteniamo quel voto come come voto esclusivamente politico e quindi su questo piano non voto contrario.
Diciamo questo perché per il futuro ciò che si farà in prima lettura dovrà essere una linea concordata. Come abbiamo già detto al Presidente del Consiglio i repubblicani sosterranno sempre le idee in cui credono. Tatticismi da strapazzo non ci interessano e vorremmo che ciò valesse anche per i nostri alleati, oggi, all'opposizione.
Roma, 28 marzo 2007
tratto da
http://www.pri.it