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  1. #1
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    Predefinito Povera la mia rivoluzione Arancione

    Dal Manifesto

    Crisi al buio, Kiev sull'orlo del dramma
    Presidente e parlamento si delegittimano a vicenda: «criminale» chi segue gli ordini dell'altro (come nel '93 a Mosca, prima del bombardamento sulla «Casa bianca»). Migliaia di militanti contrapposti presidiano le piazze. Incerto il comportamento dei militari e della polizia. Reazioni prudenti a est e a ovest
    Astrit Dakli

    Lo scenario di Kiev assomiglia sempre più a quello del settembre 1993 a Mosca, quando il Soviet supremo (parlamento) russo e il presidente Eltsin si fronteggiarono a colpi di decreti contrapposti prima di arrivare al confronto armato e a una brevissima ma sanguinosa guerra civile per le vie della capitale. Infatti il parlamento ucraino, la Rada, ha deciso all'unanimità dei presenti (261 su 450) di sfidare il decreto di scioglimento emanato lunedì sera dal presidente Viktor Yushenko e di continuare i suoi lavori; un folto gruppo di deputati ha rivolto un appello formale alla Corte costituzionale perché impugni ed annulli il decreto di Yushenko, definito «primo passo di un colpo di stato». Nello stesso tempo il premier Viktor Yanukovich ha a sua volta definito il decreto presidenziale «un tragico errore», prospettando l'ipotesi di un impeachment di Yushenko: i deputati della maggioranza alla Rada stanno discutendo l'ipotesi e parlano di tenere a questo punto, se la Corte darà loro torto, elezioni politiche e presidenziali abbinate.
    Yushenko, da parte sua, ha riaffermato ieri che il suo decreto (che i giornali ufficiali hanno rifiutato di pubblicare) è stato «un atto doveroso e inevitabile» viste le violazioni costituzionali avvenute nella Rada (vedi scheda); un atto comunque «vincolante e tassativo»: il parlamento deve interrompere i suoi lavori, le nuove elezioni politiche dovranno tenersi il 27 maggio. La Rada, peraltro, ha vietato alla Banca centrale (che da essa dipende) di finanziare le operazioni elettorali.
    Il conflitto istituzionale e politico in Ucraina è quindi arrivato ormai al suo culmine e, come si poteva prevedere, entra ora in una fase di estrema pericolosità. Migliaia di dimostranti dei due schieramenti presidiano da giorni le piazze di Kiev fronteggiandosi piuttosto minacciosamente (anche se per fortuna non si registra ancora nessun incidente) e gli occhi di tutti sono puntati sui responsabili dell'esercito - che in Ucraina dipendono dal presidente - e della polizia, che dipende dal capo del governo. Yushenko ha affermato ieri in un discorso televisivo che «non permetterà mai» che le «strutture di forza» dello stato intervengano nel conflitto; ma intanto ha rimosso dal posto di responsabile del Comitato per la sicurezza nazionale - l'organo che sovrintende politicamente militari e polizia - lo speaker della Rada Oleksandr Moroz (leader del partito socialista e già alleato di Yushenko al tempo della «Rivoluzione arancione», ma poi passato nel campo avverso).
    Proprio i socialisti appaiono come la «punta di diamante» dello schieramento anti-Yushenko - presumibilmente in virtù del fatto che in caso di elezioni anticipate avrebbero molta difficoltà a conservare i propri seggi. Da loro, ma anche da una parte del Partito delle regioni, sono giunte minacce aperte di secessione dell'Ucraina orientale se la crisi non rientrerà; ed è loro l'iniziativa di dichiarare «criminale» ogni azione di funzionari pubblici tesa a mettere in pratica il decreto di Yushenko (il che crea le premesse per una drammatica lacerazione dello stato, con i singoli funzionari chiamati a compiere atti per i quali potrebbero domani dover rispondere penalmente).
    Dall'estero il presidente, a differenza di altre occasioni, non sta ricevendo molto sostegno. L'Unione europea, con il commissario alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, ha «preso atto» sia del decreto di Yushenko che della reazione di governo e parlamento, e invita tutte le parti a negoziare tra loro per trovare una via d'uscita «basata sul rispetto dei principi della democrazia e dello stato di diritto»; similmente gli Stati uniti, con il portavoce del Dipartimento di stato Sean McCormack, hanno fatto appello a tutti i partiti ucraini perché «mantengano la calma» e cerchino una soluzione «non violenta e rispettosa della legge». Usa e Ue appaiono in sostanza assai più prudenti che in passato e non sembrano volersi sbilanciare più che tanto a favore di Yushenko e di quel che resta della Rivoluzione arancione (anche perché l'esperienza ha ampiamente dimostrato la poca attendibilità di questo schieramento). Più aggressiva invece, come al solito, la posizione del governo di estrema destra polacco, che ha lodato Yushenko difendendo la «piena legittimità» del suo operato.
    Prevedibilmente opposta la posizione di Mosca, anche se a loro volta gli uomini di Putin si mostrano più prudenti che in altre occasioni. Il ministro degli esteri Sergei Lavrov si è detto dispiaciuto per il rinvio della visita a Mosca del presidente ucraino (va notato che tale visita serviva moltissimo a Yushenko, che l'aveva sollecitata, ed era stata più volte rinviata su richiesta russa); ha poi «offerto assistenza» a Kiev per venire a capo della crisi. Il «vice» di Lavrov, Andrei Denisov, ha parlato di «sorpresa» per la scelta di Yushenko di sciogliere la Rada e ha citato «alcuni osservatori» per dire che tale scelta «non appare del tutto impeccabile» dal punto di vista costituzionale. Insomma, la Russia sta certamente dalla parte di Yanukovich ma non ha intenzione di contrastare duramente Yushenko, almeno per ora.

  2. #2
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    Ve li ricordati i visi di quei ragazzi e ragazze, donne e uomine, che a sfidare il freddo, si coprirono di fazzoletti arancioni e scesero in piazza per protestare contro le contraffatte elezioni ucraine che videro il rampollo e pupazzetto di Putin, Yanukovich?

    Io provo rabbia e tristezza per quei miei coetanei ucraini, traditi, scippati di ideali e sogni.

  3. #3
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    Ho trovato questo DVD




    DVD "THE SEVENTH DAY. ONE HOUR AND A HALF IN THE STATE of CIVIL WAR" REQUIRE ALL REGION DVD PLAYER.

    DOLBY DIGITAL : PAL 4
    COLOR
    FULL SCREEN
    RUNNING TIME : 76 Min.
    LANGUAGE : UKRAINIAN

    In the fall of 2004 Ukraine witnessed the most truculent presidential elections in its history. The struggle involved the country's acting prime-minister Viktor Yanokovich and opposition leader Viktor Yuschenko. In order to guarantee Yanukovich's victory the authorities had organized large-scale rigging. Millions of Ukrainian citizens rose up against such injustice. On November 22nd, 2004 after the second round of elections the people massed onto Kyiv's central Independence square (the Maydan) to protest against falsifications. This was the beginning of the Orange revolution.

    During the first week of the Orange revolution the Maydan was under threat the threat of destruction. The more people came to the Maidan, the more evident was the frustration of the former authorities under President Leonid Kuchma and prime-minister Viktor Yanukovich. At their disposal they had all the means to use force and disperse the Maidan. The authorities called it cleansing. In reality it could have resulted in numerous victims and even civil war. In the end the maidan had triumphed. There was a revote of the second round and opposition leader Viktor Yuschenko was victorious.

    The authors of the film had tried to find the decisive moment, the turning point in the confrontation between the authorities and the opposition. This had turned out to be day seven, November 28th, when the interior forces were at full gear and ready to strike at the Maidan.

  4. #4
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    E questo interessante articolo della BBC

    Ukraine crisis exposes Putin's plans

    By Peter Biles
    BBC world affairs correspondent, Moscow


    President Putin has been an open supporter of Mr Yanukovych

    The Kremlin is maintaining a wall of silence on Ukraine, apart from saying the political crisis must be resolved without foreign pressure.

    However, Russia is clearly watching the events with intense interest.
    What happens in Ukraine matters a great deal to Moscow, not least because this could result in another foreign policy blunder for President Vladimir Putin.
    The Russian leader visited Ukraine twice during the election campaign, in order to support the pro-Russian candidate, Prime Minister Viktor Yanukovych.
    Mr Putin was also the first foreign leader to congratulate Mr Yanukovych when he was initially declared the winner of the now disputed election.
    Russia's blatant intervention makes a mockery of President Putin's accusation that the West is meddling in Ukraine and his statement that no-one should interfere in the electoral process.


    The Mayor of Moscow, Yuri Luzhkov, fuelled more controversy when he was welcomed at a pro-Yanukovych rally in eastern Ukraine at the weekend.

    Mr Luzhkov's attendance was strongly criticised by Yulia Tymoshenko, the firebrand aide of the Ukrainian opposition leader, Viktor Yushchenko.
    "Politicians in Russia should simply watch what is happening. Ukrainians can find their own decision, and do what their country needs", said Ms Tymoshenko.
    Post-Soviet imperialism?
    At the heart of President Putin's foreign policy is a desire to formally maintain Russia's sphere of influence in the Commonwealth of Independent States - the countries that made up most of the Soviet Union.
    However, writing in The Moscow Times this week, Nikolai Petrov of the Carnegie Moscow Centre argued that Mr Putin's actions had led to a rise of anti-Russian sentiment in Ukraine and around the world.
    The opposition message is clear: "Putin! Hands off Ukraine"

    "The Kremlin's enormous investment in the Ukrainian election not only failed to strengthen but actually weakened Russia's standing on the world stage", said Mr Petrov.

    "This intervention disrupted the Kremlin's ongoing attempt to integrate post-Soviet space, which even before this election, was widely viewed as neo-imperialistic."
    Nevertheless, on the domestic front, Mr Putin has moved to place more power in the hands of the Kremlin since the Beslan school siege in the summer, and without much international censure.
    The Russian leader is still regarded by the West as an important ally, particularly in the war on terror.
    While Ukraine has made no secret of its desire for closer European integration and membership of Nato, President Putin is known to be extremely wary of an enlarged European Union on his doorstep.
    Instability
    In this highly-charged atmosphere, Mr Putin has been accused by his critics of trying to split Ukraine.
    Some in the mainly Russian-speaking east of the country are opposed to any move towards Europe, and have been demanding greater autonomy.

    Russia, with important EU trade links in mind, won't want to widen the current rift in EU-Russian relations by aggravating Ukraine's instability.

    However, it would not be the first time that Moscow had encouraged separatism in the countries of the former Soviet Union, notably in Georgia and Moldova.
    So, might Russia intervene militarily in Ukraine?
    The respected Russian defence analyst, Pavel Felgenhauer, thinks such a scenario is highly unlikely.
    "Putin's Russia does not have the military power to send in the tanks and dominate foreign countries", says Mr Felgenhauer.
    "We cannot even bring Chechnya into line. What could we hope to achieve in Ukraine, with its rebellious population of nearly 50 million?"

  5. #5
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    sulla cosiddetta "rivoluzione arancione" stendiamo un velo pietoso, vah....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    sulla cosiddetta "rivoluzione arancione" stendiamo un velo pietoso, vah....
    Sugli esiti, sui politici che se ne avvantaggiarono o sulle persone che vi parteciparono?

  7. #7
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    su come è stata presentata dai media occidentali, su chi c'era dietro, sugli esiti e sui veri obiettivi. Tu definisci Yanukovich un pupazzo, avrai anche ragione, ma certamente Yuschenko non è da meno. E bisognerebbe ben capire chi fu a truccare le presidenziali, visti gli ultimi sviluppi i miei dubbi si rafforzano ancor di più.

  8. #8
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    La penso come matteo.
    Com'è che al tg ne parlan poco? Son riuscito a vederla in tv solo qualche secondo come notizia a metà tg qualche giorno fa; lungi dall'accusare l'agenda setting di ogni testata, ho visto pochi telegiornali in questi giorni, ma un po di spazio in più poteva essergli dedicato.
    A me sembra una situazione abbastanza grave?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    su come è stata presentata dai media occidentali, su chi c'era dietro, sugli esiti e sui veri obiettivi. Tu definisci Yanukovich un pupazzo, avrai anche ragione, ma certamente Yuschenko non è da meno. E bisognerebbe ben capire chi fu a truccare le presidenziali, visti gli ultimi sviluppi i miei dubbi si rafforzano ancor di più.

    Guarda che Yuschenko è secondo me il vero colpevole della fallita rivoluzione arancione. Yanukovich era al soldo di Putin, palese, nessuno si aspettava da lui alcunchè di aiuto, ma lo sfigurato figurino si fece passare come martire per poi essere costretto a dichiarare corruzione anche all'interno del suo governo.

    La mia rabbia, e forse non sono stato sufficientemente chiaro nel mio itnervento, va rivolta a coloro che usurparono la voglia di cambiamento della società civile.
    Ritornello che spesso riecheggia in questi casi.

    Riguardo ai media, il filone pro-occidentale tentava di screditare Yanukovich presentanto Yuschenko come il nuovo salvatore della causa ucraina.
    Ed ora la UE si dichiara preoccupata quando prima, dall'instaurazione del nuovo governo, nulla fece per garantire legittimità, legalità e lotta alla corruzione.

    La pensiamo allo stesso modo. Mi sono forse espresso in modo erroneo

  10. #10
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    Predefinito Ucraina, dietro i luoghi comuni

    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Ve li ricordati i visi di quei ragazzi e ragazze, donne e uomine, che a sfidare il freddo, si coprirono di fazzoletti arancioni e scesero in piazza per protestare contro le contraffatte elezioni ucraine che videro il rampollo e pupazzetto di Putin, Yanukovich?

    Io provo rabbia e tristezza per quei miei coetanei ucraini, traditi, scippati di ideali e sogni.
    Non è così.
    Io seguo da anni le vicende ucraine, egli arancioni sono scesi in piazza fintantochè giravano i dollari statunitensi.
    Finiti i dollari, scomparsi gli arancioni.
    La piazza, il popolo lavoratore, la gente seria che ha a cuore il futuro dell'Ucraina sta tutta con Janukovich, un uomo politico serio e preparato, non un improvvisato "arancione" (prima era un funzionario del partito comunista) Yushenko e sopratutto la Julia Timoshenko, depretatrice di proprietà pubbliche e plurindagata.
    L'unico futuro senza missili e basi militari della nato è col Partito delle regioni, sostenuto dal partito comunista ucraino, e Janukovich è l'unico che può far navigarela precaria barca ucraina.
    Myrddin

 

 
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