Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    simsalabin
    Ospite

    Predefinito LA STRADA DI PATRIZIO/A (menorie di un incontro)

    LA STRADA DI PATRIZIO/A (menorie di un incontro)


    CAP. 1.


    Silvio Sircana passeggiava sulle rive del Tevere, quasi all'altezza dell'Emporium.
    Improvvisamente il suo sguardo fu attratto da una bottiglia ben chiusa con capace tappo di sughero, che galleggiava dolcemente sulle acque.
    Il fatto lo incuriosì, e grazie ad un lungo ramo di albero potato in prossimità della riva, poté attirare a se la bottiglia. Sull'etichetta trovò scritto: "Barolo", ma all'interno vi era solo, non un bel rosseggiante vino, bensì un semplice biglietto di carta.
    Incuriosito stappò la bottiglia, ne estrasse il messaggio e lo lesse. V'era scritto:
    "Mio garo Silvio, cauza le intergettazioni telefonighe dovute al putiferio-vallettoboli pozzo gonferire con te solo in questa maniera. Perciò ti gomunicare che domani io fare una gita a piedi a Golle Palatino, il golle di cui parlammo brobrio quella sera mentre paparazzi di Corona ci seguorono noi e ci immortalarono noi in quelle ormai famose foto. Spero che tu potere raggiungermi per stare un pò con me, comunque sappi che, qualsiasi incontro io faccia, mai ti tradirò, lo sconto io fare solo a te, tu stare tranquillo."
    Più sotto era impressa la data, per cui Sircana ebbe la certezza che il giorno di poi Patrizio/a si sarebbe recato/a in gita, a piedi, allo storico colle.
    La mattina seguente, di buon'ora, era già alzato. E di buon grado si accinse anche lui a salire, con grandi falcate.
    La strada verso il colle s'inerpicava in mezzo a boschi di piante di vario tipo e conifere, e laddove uno spazio di radura permetteva di guardare i dintorni, osservava la poesia del ridente verdeggiare delle colline attorno, intervallate da case coloniche, turrite abitazioni e spazi di aie confortate dal raspare di polli e volatili da corte.
    Non passava nessuno a quell'ora, né un passante né un’auto, quando, improvvisamente, all'altezza di una curva, avverti un breve fremere del terreno, cosa davvero insolita. Un grosso Tir che malauguratamente, inconscio della strada, si era avventurato fin lassù? Oppure una lieve scossa di terremoto? No, doveva essere proprio il/la suo/sua lui/lei.
    A rapidi passi, con grande bramosia, superò la curva e davanti lui apparve il/la suo/sua Patrizio/a.
    Gli apparvero due grandi natiche che faticosamente procedevano verso la vetta, ansimanti, ma desiderose di giungere all'auspicata cima.
    "Quello/a è sicuramente Patrizio/a” pensò, “ c'è l’ ho fatta a far coincidere il mio viaggio con la sua ascesa."
    Le possenti sinuosità sferiche deretanali di colui/lei che saliva lo convincevano sempre più ch'esso/essa era l'uomo/donna che Silvio desiderava avere per se per il resto della sua vita. I Dico glielo avrebbero permesso e Prodi, ormai in balia della grande influenza che il portavoce aveva su di lui, sarebbe stato il mezzo per arrivare al fine. Pe godersi lo spettacolo, curiosamente Silvio continuò a seguire Patrizio/a senza farsi vedere, nonostante i suoi muscoli intimi cominciassero a risvegliarsi. Ad un tratto, ansimante per l'eccesso di fatica, essa/o si fermò voltandosi. Il giochino erotico era subito finito e per Silvio fu giocoforza raggiungerlo/a, salutarlo/a ed abbracciarlo/a fino al massimo della circonferenza che riusciva a ricoprire con le sue ossute braccia, che se pur molto lunghe, non arrivarono a toccarsi.
    "Ciao Silvio, sei riuscito a venire! Sei sicuro di non esserti fatto seguire?", Silvio rispose: "stavolta sono stato molto più attento, ed ho costruito pure un alibi di ferro. Ho detto a Romano che stanotte ho avuto ancora delle coliche renali. Stavolta non mi sono fatto ricoverare e tu non ti sei dovuto/a travestire da infermiera. Quel mortadella la bevve l'altra volta e la berrà anche oggi, tanto ormai la sua mente è in mio possesso. Sbrighiamoci però, ancora tre curve faticose, poi un vialetto pressoché pianeggiante, e ci siamo".
    - Tu avere portato i soldi?
    - Certo! Proprio ieri alla Camera era il giorno di paga.
    l'uomo/la donna lo guardò con simpatia e disse "Ah bene, allora possiamo andare, ma per sicurezza, per avitare che un giorno possa perderti come cliente, per un pò fnoi fare finta di non conoscerci, i paparazzi ne sapere una piu del diavolo". Silvio rise e disse:
    - come vuoi, allora mi presento, mi chiamo Silvio, e tu?
    - bhè... dipende, va a giornate. Oggi mi sento donna e quindi mi presentare con il nome di oggi. Piacere duqnue, io mi chiamo Patrizia.
    Quella tattica del far finta di non conoscersi si tramutò subito in un gioco erotico e stimolante per Silvio e ne fu lieto.

    (continua)

    simsalabin

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    che imbecille.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    che imbecille.
    ...nel senso che imbelle...

  4. #4
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    geniale!!!

  5. #5
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da simsalabin Visualizza Messaggio
    LA STRADA DI PATRIZIO/A (menorie di un incontro)


    CAP. 1.


    Silvio Sircana passeggiava sulle rive del Tevere, quasi all'altezza dell'Emporium.
    Improvvisamente il suo sguardo fu attratto da una bottiglia ben chiusa con capace tappo di sughero, che galleggiava dolcemente sulle acque.
    Il fatto lo incuriosì, e grazie ad un lungo ramo di albero potato in prossimità della riva, poté attirare a se la bottiglia. Sull'etichetta trovò scritto: "Barolo", ma all'interno vi era solo, non un bel rosseggiante vino, bensì un semplice biglietto di carta.
    Incuriosito stappò la bottiglia, ne estrasse il messaggio e lo lesse. V'era scritto:
    "Mio garo Silvio, cauza le intergettazioni telefonighe dovute al putiferio-vallettoboli pozzo gonferire con te solo in questa maniera. Perciò ti gomunicare che domani io fare una gita a piedi a Golle Palatino, il golle di cui parlammo brobrio quella sera mentre paparazzi di Corona ci seguorono noi e ci immortalarono noi in quelle ormai famose foto. Spero che tu potere raggiungermi per stare un pò con me, comunque sappi che, qualsiasi incontro io faccia, mai ti tradirò, lo sconto io fare solo a te, tu stare tranquillo."
    Più sotto era impressa la data, per cui Sircana ebbe la certezza che il giorno di poi Patrizio/a si sarebbe recato/a in gita, a piedi, allo storico colle.
    La mattina seguente, di buon'ora, era già alzato. E di buon grado si accinse anche lui a salire, con grandi falcate.
    La strada verso il colle s'inerpicava in mezzo a boschi di piante di vario tipo e conifere, e laddove uno spazio di radura permetteva di guardare i dintorni, osservava la poesia del ridente verdeggiare delle colline attorno, intervallate da case coloniche, turrite abitazioni e spazi di aie confortate dal raspare di polli e volatili da corte.
    Non passava nessuno a quell'ora, né un passante né un’auto, quando, improvvisamente, all'altezza di una curva, avverti un breve fremere del terreno, cosa davvero insolita. Un grosso Tir che malauguratamente, inconscio della strada, si era avventurato fin lassù? Oppure una lieve scossa di terremoto? No, doveva essere proprio il/la suo/sua lui/lei.
    A rapidi passi, con grande bramosia, superò la curva e davanti lui apparve il/la suo/sua Patrizio/a.
    Gli apparvero due grandi natiche che faticosamente procedevano verso la vetta, ansimanti, ma desiderose di giungere all'auspicata cima.
    "Quello/a è sicuramente Patrizio/a” pensò, “ c'è l’ ho fatta a far coincidere il mio viaggio con la sua ascesa."
    Le possenti sinuosità sferiche deretanali di colui/lei che saliva lo convincevano sempre più ch'esso/essa era l'uomo/donna che Silvio desiderava avere per se per il resto della sua vita. I Dico glielo avrebbero permesso e Prodi, ormai in balia della grande influenza che il portavoce aveva su di lui, sarebbe stato il mezzo per arrivare al fine. Pe godersi lo spettacolo, curiosamente Silvio continuò a seguire Patrizio/a senza farsi vedere, nonostante i suoi muscoli intimi cominciassero a risvegliarsi. Ad un tratto, ansimante per l'eccesso di fatica, essa/o si fermò voltandosi. Il giochino erotico era subito finito e per Silvio fu giocoforza raggiungerlo/a, salutarlo/a ed abbracciarlo/a fino al massimo della circonferenza che riusciva a ricoprire con le sue ossute braccia, che se pur molto lunghe, non arrivarono a toccarsi.
    "Ciao Silvio, sei riuscito a venire! Sei sicuro di non esserti fatto seguire?", Silvio rispose: "stavolta sono stato molto più attento, ed ho costruito pure un alibi di ferro. Ho detto a Romano che stanotte ho avuto ancora delle coliche renali. Stavolta non mi sono fatto ricoverare e tu non ti sei dovuto/a travestire da infermiera. Quel mortadella la bevve l'altra volta e la berrà anche oggi, tanto ormai la sua mente è in mio possesso. Sbrighiamoci però, ancora tre curve faticose, poi un vialetto pressoché pianeggiante, e ci siamo".
    - Tu avere portato i soldi?
    - Certo! Proprio ieri alla Camera era il giorno di paga.
    l'uomo/la donna lo guardò con simpatia e disse "Ah bene, allora possiamo andare, ma per sicurezza, per avitare che un giorno possa perderti come cliente, per un pò fnoi fare finta di non conoscerci, i paparazzi ne sapere una piu del diavolo". Silvio rise e disse:
    - come vuoi, allora mi presento, mi chiamo Silvio, e tu?
    - bhè... dipende, va a giornate. Oggi mi sento donna e quindi mi presentare con il nome di oggi. Piacere duqnue, io mi chiamo Patrizia.
    Quella tattica del far finta di non conoscersi si tramutò subito in un gioco erotico e stimolante per Silvio e ne fu lieto.

    (continua)

    simsalabin
    L'hai scritta tu?

  6. #6
    simsalabin
    Ospite

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    (continuazione) CAP.II.

    Riassunto del precedente racconto:
    Il portavoce del Governo italiano, Silvio Sircana, attraverso il messaggio contenuto in una bottiglia vagante sulle acque del Tevere, riceve il messaggio del transessuale Patrizio/a che gli da appuntamento per il giorno seguente sul colle Palatino.
    Ingrifato, si reca dunque al luogo dell'incontro. I due prenderanno tutte le iniziative del caso per non farsi scoprire di nuovo.
    ============

    Procedettero appaiati fino al cancello che immette ai Giardini Palatini. La strada, in quell'ultimo tratto, era abbastanza larga, per cui, affiancati, lo spazio per i due era sufficiente, pur tenendo conto delle possenti dimensioni di una parte corporale di Patrizio/a. Sircana pensò che, transitando eventualmente una macchina, non potendo buttarsi nel burrone, avrebbero potuto risolvere il problema montando lui sulle capaci spalle di Patrizio/a e lasciando una corsia all'auto, sperando che si trattasse di un'utilitaria di modeste proporzioni.
    Arrivati al famoso cancello che immette nell'alberato sentiero in salita del vialetto centrale Silvio notò con somma sorpresa che esso era aperto, cosa assai rara e che avviene solo in occasione dei giorni festivi.
    "I giardini oggi dovrebbero essere chiusi, non aperti. Come mai la cancellata è aperta, dato che oggi non ricorre alcuna festività?" pensò fra se e se.
    Patrizio/a, nel frattempo, desideroso/a ardentemente di visitare quel luogo eccitante, aveva tentato, senza pensarci su e senza aver riflettuto sulle proporzioni del suo deretano, strumento di tanti anni di lavoro, di passare dall'altra parte.
    Purtroppo aveva fatto male i calcoli, e il suo possente fondo schiena era rimasto incastrato fra i due stipiti, e non c'era verso di farlo/a passare.
    Silvio provò ad aprire l’altra anta della cancellata, che avrebbe permesso a Patrizio/a di districarsi, ma essa era rigidamente chiusa.
    Che fare a tal punto? Chiamare i pompieri? Pensò però che sarebbe stato un vero suicidio mediatico. In piu avrebbe perso tutta la fiducia nei confronti di Prodi, dato che esso avrebbe scoperto che il suo portavoce gli aveva detto una bugia, addirittura per stare in compagnia di un altro uomo (o mezzo uomo).
    Patrizio/a tentava disperatamente di liberarsi, ma avveniva un fenomeno quasi come nelle sabbie mobili, dove, chi si agita, scende sempre più in basso. Più si muoveva e più il suo deretano sembrava ampliarsi, rimanendo sempre più racchiuso nella morsa. I clienti ne sarebbero stati felici.
    Lo/la salvò un insolita ed imprevista visione di un signore dall’aria mesta, con il viso semi coperto da un cappello celeste, con su scritto “comune di Roma” ,che, di corsa, scendeva verso di loro. Sircana dedusse che fosse il guardiano.
    "Ho visto dall'alto quel che è successo" gli disse, e in men che non si dica aprì con un chiavistello l’anta sbarrata, e Patrizio/a, con uno strillo di soddisfazione, poté finalmente, sia pure ancora con una certa fatica, passare. Mentre si massaggiava le mele ancora indolenzite dalla morsa, il guardinao cominciò a parlare: "Mi chiamo Bortolo, vi potrei far visitare i giardini e scattarvi qualche bella foto romantica, come ricordo”. I due mal capitati si guardarono all’istante e Silvio fu il primo a parlare: “lei è molto gentile signore, ma noi due non ci conosciamo. Anche io come lei sono capitato per caso in concomitanza con il/la signore/a”. Il guardiano rispose: ah, va bene, come non detto. Anche perché poco fa sono inciampato su un sasso ed ho battuto il mio didietro in terra. Adesso ho un dolore fortissimo, proprio qua…”.
    A questo punto intervenne Patrizio/a: "Siete fortunato, perché io sono esperta, e posso fare qualcosa per lenire il dolore al vostro sedere.”.
    Col guardiano percossero allora velocemente (per quanto certe moli corporali lo potessero permettere) la breve salita, e in breve furono davanti alla porta dell’abitazione del custode, che era stata lasciata socchiusa.
    Entrarono e il custode li condusse davanti ad un letto, sul quale il signor Bartolo si sdraiò a pancia in giù, faccia sul cuscino e sedere in su’ lamentandosi per il dolore.
    La porta della stanza era però così stretta - almeno per le deretanali proporzioni di Patrizio/a - che esso/a in alcun modo vi poteva passare.
    Il guardiano Bortolo allora fu costretto ad alzarsi e, sorreggendosi sulle spalle di Sircana, riuscì a trasportarsi in altra stanza con una porta di più ampie proporzioni, dove anche le sinuosità sferiche di Patrizio/a poterono entrare.
    Con grande arte medica, Patrizio/a prese dalla sua borsetta alcune creme che si accinse a spalmare intorno all’area dei muscoli dello sfintere.
    L'effetto fu miracoloso, e in breve il dolore del guardinao dei giardini cessò, ed egli ne fu tanto lieto che si girò per ringraziare Patrizio/a con un radioso sorriso di riconoscenza: "Figliolo/a…, tu…”, ma si dovette fermare subito. Cosa gli stava facendo Patrizio/a? L’effetto benefico era dovuto a quelle creme o c’era dell’altro? Sircana, stranamente stava piangendo. Patrizio/a intervenne per rassicurare il guardiano dicendo: "non deve temere, non ha sentito niente perché questa si chiama cura pic-indolor-la puntura-niente-male-gran-godere. “Capisco” rispose il signor Bartolo, “una cura addirittura piacevole da adottare, mi dica quanto le devo”, “sono 130 prodeuri per i rapporti passivi”. Sircana subito si risollevò, almeno non gli aveva fatto lo sconto come invece di solito Patrizio/a faceva a lui.
    Nel frattempo avevano ripreso a camminare e si erano recati verso un armadio, da un cassetto del quale trassero una sofisticata macchina fotografica: "Immortaliamo questo memorabile momento signori miei, anche se non vi conoscete vi sono grato allo stesso modo per avermi aiutato con il mio deretano fortemente dolorante. Vi farò fare una bella gigantografia incorniciata a mie spese per ringraziamento”. I due garbatamente rifiutarono ancora e ripresero la via del ritorno. Patrizio/a appariva lieto/a del lavoro che aveva fatto, però era spompato/a. Gli sforzi per aver percorso la salita, per liberarsi dal cancello, e per la prestazione, l’avevano messo/o a terra. Sircana, avendolo/a frequentato/a per moltissime volte, soprattutto nelle ore in cui la giornata lavorativa andava scemandosi, nelle ore tarde della notte, lo percepiva e se ne rattristò molto. I suoi istinti non sarebbero stati soddisfatti. Ma anche Patrizio/a conosceva bene il portavoce del nostro amato governo e nonostante la sua giornata se la fosse guadagnata abbondantemente, anche grazie a quel ultimo inaspettato cliente, in un impeto di generosità, si rivolse a Silvio e gli porse un grosso oggetto dalla forma molto particolare. Sircana lo guardò commosso, perché aveva riconosciuto di quale oggetto si trattasse. Era infatti l’inseparabile e preferito vibratore di Patrizio/a, mai lavato, com’era tradizione nell’ambiente della prostituzione di alto borgo, per conservarne le odoranti imprese sessuali e aumentarne il prestigio: "Questo è per te Silvio, credo che lo meriti piu tu, per l’affezionamento che mi dimostri ogni volta che passi dalla mia strada, per avermi raggiunto/a oggi, e per avermi fatto fare il mio lavoro, visto che qualcuno aveva più bisogno di te. Tienilo tu a ricordo di questa nostra comune e piacevole gita. Stasera, quando lo userai, pensati al posto del signor Bartolo.
    Silvio prese con soddisfazione e commozione il vibratore e se lo pose nella tasca del giubbotto che in quel momento indossava..
    La conversazione con Patrizio/a, mentre discendevano discorrendo, lo distraeva però dal pensare quel che poi, inevitabilmente, gli sarebbe venuto alla memoria, anche per colpa dei giornali. Che storia era mai questa?I giardini sarebbero dovuti essere chiusi quel giorno, come mai quel giorno il cancello era aperto? E come mai il guardiano, nonostante il giorno di riposo, si trovava li?Aveva riconosciuto il portavoce di prodi? E poi… quella sofisticata macchina fotografica, quel'insistenza di volerla utilizzare su di loro…

    (continua)

    simsalabin

    La fine al prossimo messaggio. Un colpo di scena senza precedenti.

  7. #7
    simsalabin
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    L'hai scritta tu?




  8. #8
    simsalabin
    Ospite

    Predefinito

    Riassunto delle puntate precedenti:
    Scoperto fortunatamente che Patrizio/a si recherà a piedi al colle Palatino per provare ad incontrare Sircana, Sircana si mette in cammino anche lui e la/o incontra. Si trovano quindi fra le mura della casa del custode Bortolo dove Patrizio/a cura un atroce mal di deretano al padrone di casa.
    Prima che Sircana e Patrizio/a si rimettano in cammino verso le rispettive abitazioni, Patrizio/a dona al portavoce del governo un grosso vibratore ligneo scolpito più di duecento anni prima.
    ===============

    La strada scendeva dolcemente verso il basso, e Patrizio/a parlava con Sircana dei giornali dove ambedue in quei giorni erano quotidianamente rammentati per il loro incontro segreto ritratto in alcune foto scattate di nascosto.
    Dietro di loro la maestosità dei reperti archeologici presenti sulla cima del colle diventava sempre più piccola via via che si avvicinavano di nuovo al rumore e alla confusione della città.
    La conversazione distraeva Sircana del tutto dal ripensare all'evento che avevano vissuto assieme, e che lui comprendeva nella sua misteriosa stranezza, dal momento che avevano inspiegabilmente trovato aperti i giardini che lui e Patrizio/a sapevo invece essere chiusi e quindi disabitati in quel giorno, e dove tra l'altro eravano venuti a contatto con il custode, che insistentemente ad ogni occasione cercava di fotografarli insieme.
    Mentre scendevano, nella sua vorticosa loquela Sircana faceva osservare a Patrizio/a quanta poesia, bellezza e intrigo vi fosse negli articoli riportati giornalmente sui quotidiani di tutta la nazione, decandando al loro segreto rapporto, effluvi d'amore.
    E in particolare quasi si commuoveva nel ricordare gli articoli presenti su Il Giornale, quotidiano che riusciva a dare una chiarezza e una semplicità adamantina a questo loro rapporto, marcandone il sentimento da cui era nato, vista la difficoltà del rapporto stesso.
    Sircana quasi si commuoveva ( guardava gli lei/lui con occhi che luccicavano con lacrime di soddisfazione) nel parlarne, me tutto ciò rimaneva comunque un problema, nonostante la fascia intellettuale del paese pareva aver capito, gli elettori di sinistra non avrebbero accettato questo tradimento verso Prodi. Inoltre le invidie dei progressisti, che guardavano con invidia ad un rapporto tanto progredito (secondo loro), avrebbero fatto di tutto per sputtanarlo di fronte alla famiglia, poi avrebbero corrotto Patrizio/a con piu soldi di quanti non potesse permettersi un semplice portavoce del governo, e avrebbero continuato a sfondareli loro... i muri del buon gusto.
    Via via che Sircana si infervoriva nel parlare, le sinuosità sferiche (o anse deretanali) di Patrizio/a ondeggiavano sempre più, tanto che, essendo la strada non sufficientemente larga per contenere uno spazio corporale così ampio, essa/o strusciava con i fianchi negli alberi a destra e sinistra del percorso, facendo cadere dagli stessi una pioggia di foglie appena nate, frutto del caldo sole dei giorni passati.
    In quel momento Sircana pensò che, pur con dispiacere non l’avrebbe fatta/o accomodare a casa sua, ma l’avrebbe salutata/o per strada, in quanto, se si fosse accomodata/o sul suo divano, poteva darsi il caso di una sua ricaduta possente sul pavimento. E pur esso avrebbe retto? Meglio non rischiare, il vicinato sarebbe accorso e lui sarebbe stato scoperto ancora una volta. Inoltre, come avrebbe potuto giustificarsi di fronte alla moglie, che già l'aveva perdonato una volta? Sarebbe stata la catastrofe.
    Piuttosto che determinare l’arrivo di un carro di pompieri con sirena a tutta valvola era meglio che sacrificasse i suoi bollenti spiriti e rinunciasse alla presenza di Patrizio/a. Il dono che gli aveva precedentemente fatto, almeno per quella volta l'avrebbe soddisfatto ugualmente.
    Arrivati finalmente in basso, pur nel dispiacere di lasciare la sua eccitante compagnia, salutò Patrizio/a, invitandola/o a farsi vivo/a al piu presto, sempre con attenzione a non farsi scoprire, sempre con il geniale metodo del messaggio nella bottiglia. Le telefonate erano troppo rischiose.
    Sul momento Sircana, nello stringerle/gli la mano, le/gli pregò di porgere di cuore i suoi saluti a Veltroni.
    Lei/lui, con un sorriso, allontanandosi, gli promise che l’avrebbe fatto.

    (continua).

    Pensavo di terminare con questa puntata il racconto delle avventure di Sircana e Patrizio/a, però, anche qui “strada facendo”, mi sono accorto che il messaggio sarebbe divenuto troppo lungo, pertanto rinvio alla prossima volta la fine.
    Ripeto che la conclusione del racconto sarà veramente insospettata, imprevista, inimmaginata ed inimmaginabile, nessuno è sicuramente in grado di prevederla.
    Sarà un finale d’immensa sorpresa, e tutti rimarranno stupiti e meravigliati.
    E’ avvenuto un fatto che ha scioccato, sbalordito, sconvolto, e anche turbato lo stesso Sircana, che lo ha lasciato senza fiato.
    Vi verrà svelato al più presto, e la vostra curiosità (se mai vi tange) sarà appagata in breve tempo.

    Roba da brivido.

    sinsalabin

 

 

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