
Originariamente Scritto da
Breiner252
Berlusconi, hai perso tu.
Maurizio Blondet
28/03/2007
Così, Berlusconi, nel voto sull'Afghanistan, ha perso il Polo.
Lo ha sbriciolato.
La sua strategia si fondava, e si fonda ancora, su una convinzione idiota: che il blocco delle sinistre al governo non sia compatto, e che bastava un colpetto per far cadere Prodi.
Così, il cavaliere - come i generali savoiardi nel 15-18 - ha sferrato, diciamo così, tutta una serie di «colpi di maglio» frontali.
Con quale ariete?
Con il Polo.
Ossia con un fascio di grissini.
Come chiunque poteva prevedere, a sfaldarsi non è stato il blocco-Prodi, bensì il fascio di grissini detto Polo.
Il blocco di interessi che sostengono Prodi sarà debole sul piano elettorale, ma è reso d'acciaio dal semplice fatto che stando al potere risucchia come un'idrovora i fondi pubblici, che per di più è riuscito a rendere più enormi con l'iper-tassazione.
Cadere dal potere significa, per questo blocco di burocrazie inadempienti, sindacati e parassiti, star lontano dal denaro: un motivo sufficiente per fare dei parassiti un blocco d'acciaio temprato.
Per contro, il Polo è stato reso ancora più friabile dalla legge elettorale Calderoli, voluta dallo stratega Berlusconi.
Con il calcolo di rendere difficile il governare alle sinistre, il Cavaliere ha voluto infatti un sistema elettorale super-proporzionale.
Ciò ha dato ai partiti minori una forza di ricatto, e una voglia di esistere passando da una coalizione all'altra, prima sconosciuta.
Con questo sistema, l'elettorato (la forza originaria di Berlusconi) non conta più nulla; a contare sono le segreterie e le consorterie, quelle che Berlusconi aveva avuto il mandato elettorale per debellare.
Ora i media berluscoidi si avventano su Casini «il traditore».
D'accordo, ma le condizioni per il tradimento le ha poste tutte Berlusconi.
Il traditore vero, del popolo, è lui.
E' dunque la cosiddetta «leadership» di Berlusconi ad essere stata sconfitta.
Per autogol.
E con una tale platealità, che uno potrebbe persino sospettare in Berlusconi un alleato occulto di Prodi, uno che ha ricevuto l'ordine di mantenere Prodi al governo.
Ma non c'è complotto.
E' che il Cavaliere deve aver ascoltato i consigli di un think tank specifico, riempito di consiglieri a lui fedelissimi, un «concilium principis» privato.
Non si ha notizia di come si chiami questo Council on Foreign Relations, questa Trilateral di Mediaset, questo Censis da rotocalco.
Propongo un nome: Centro di studi strategici «Emilio Fede».
Oppure «Accademia Geopolitica Lele Mora».
Ah, Berlusconi ha riempito il Polo di fini analisti.
A guidare la «cultura» del Polo è una personalità come Dell'Utri, che ha un centro-studi costosissimo e un giornale di «pensiero» detto Domenicale, che nessuno legge, e che continua a ripetere che l'11 settembre l'ha fatto Osama bin Laden.
Questo Dell'Utri merita una menzione speciale.
Dicono che sia un mafioso, ma lui si ritiene un fine bibliofilo.
In questa veste, di recente ha acquistato un fascio di lettere inedite di Mussolini, una bomba.
Emilio Fede gli ha dedicato un TG con intervista a Dell'Utri.
Poi, le lettere del duce sono risultate un falso fatto di ritagli di giornali.
Dell'Utri mafioso?
Sarebbe meglio.
Avremmo bisogno di un Badalamenti, uomo energico, di comando e di silenzio; invece il Polo ha un sacerdote della cultura che si fa vendere il Colosseo da qualche imbroglione di mezza tacca.
Eppure sappiamo che Dell'Utri ci legge.
Con quello che Dell'Utri ha pagato per le false lettere, probabilmente questo sito potrebbe diventare un grande evento mediatico: ha già un numero infinito di lettori in più del Domenicale.
Ma Dell'Utri non finanzia le idee alternative, finanzia i luoghi comuni.
Buon pro gli faccia.
Fedeli al Cavaliere restano i due partiti.
Quello di Kippà Fini, che ha tradito la sua identità ed è diventato un nulla, con il calcolo di ereditare i voti di Berlusconi quando finalmente il f…-Mediaset se ne andrà (aspetta e spera), e intanto si occupa di affarucci più o meno puliti, romaneschi, alla Storace.
E quello di Bossi.
Un giorno si dovrà fare il conto dei fallimenti storici, incredibili, della Lega: dal secessionismo al «federalismo», ossia all'aumento della spesa pubblica inutile e dell'avidità del pubblico impiego. Come dice Fabio de Fina, il federalismo di Bossi ci ha portato «Roma ladrona» sotto casa, ha moltiplicato le burocrazie inadempienti locali che ci tassano anche i bidoni della spazzatura.
Un bel successo.
E continua: ridotto a un invalido sub-normale, Bossi mantiene la presa sul partito.
Evidentemente lo vuol portare alla tomba con sé.
Quanto a Casini sposato Caltagirone, il suo genio politico brillerà nella storia italiota per sempre.
Il suo voto pro-Prodi non è stato nemmeno determinante.
Il suo tradimento è stato gratis, non ci ha guadagnato nulla, non ha dimostrato nulla.
E' un bellissimo quadro.
L'elettorato potrà scegliere tra il Partito dello Spettacolo e il Partito dei Parassiti Tassatori.
Con al centro un centrino post-democristiano, che praticherà la politica dei due forni andreottiana interpretata da Mastella: vado di qua, vado di là, al miglior offerente.
Ma forse, il Blocco dei Parassiti non avrà nemmeno bisogno di quei ricattatori bianchi.
Ha la soluzione già in tasca: aumentare il numero dei senatori a vita, scelti tra i grandi burocrati pubblici ladri e gli sniffatori di Stato.
Semplice.
Cento senatori a vita gli risolvono tutti i problemi.
Non dovrà più temere nessuna democrazia, nessuna elezione, nessuna disaffezione elettorale.
Ora qualche berluscofilo mi chiederà: che cosa doveva fare il Cavaliere?
Semplice: doveva applicare i referendum del 1994.
Il programma gliel'aveva già scritto il popolo, votando massicciamente (anche l'elettorato di sinistra) per liberarsi dai parassiti, dai sindacati, dalla magistratura golpista, dalle burocrazie parassitarie.
Era quello il mandato, e Berlusconi aveva ricevuto la forza per attuare quel programma.
Ora è troppo tardi, quella forza non l'ha più.
E non esiste più quello spirito.
Ha dilapidato un patrimonio di legittimità e di fiducia senza precedenti, che non tornerà mai più.
Berlusconi potrebbe fare ancora una cosa: contrastare l'ipertassazione, rappresentare i tartassati da Padoa Schioppa.
Ma naturalmente non lo fa.
Così, leggo ora su Repubblica, aumenta il numero delle case in vendita all'asta: sono gli appartamenti pignorati a italiani che non riescono a pagare il mutuo.
Abbiamo anche noi, come in America, i debitori «sub-prime»: quelli che si sono indebitati più del 20% del loro reddito.
Ed è facile: su un reddito medio di mille euro mensili, il mutuo sostenibile dovrebbe essere di 400. E dite voi quale abitazione si può comprare con 400 euro mensili.
A Milano, nemmeno un box.
E' l'effetto dell'ipertassazione di Visco, dei rincari che ha provocato, e dell'aumento dei tassi primari della BCE.
L'effetto che comincia a vedersi è la deflazione.
La gente non consuma, e l'economia tutta ne deperisce.
Fra poco, comincerà a cadere il valore nominale degli immobili, le case in offerta tendono già oggi a restare invendute: l'illusorio effetto-ricchezza che prova chi sa di possedere una casa, diciamo, da 150 mila euro, svanirà quando quella casa non troverà compratori a 120 mila, a centomila.
I consumi si restringeranno ancor più, perché tutti ci sentiremo più poveri; aumenterà l'indebitamento.
Il circolo vizioso della deflazione è già innescato da Visco.
Ma gli introiti fiscali non diminuiranno, a questo provvede il blocco dei Parassiti: basta aumentare gli estimi di appartamenti che hanno perso valore, lo stanno già facendo.
Ma potremo sempre farci due risate: basterà guardare Emilio Fede, è in onda su Mediaset.
E un giorno, l'Emilio riposerà nel mausoleo di Berlusconi, che sorge nella villa di Arcore.
Il mausoleo di Cretinopoli.
O di Velinopoli.
Maurizio Blondet