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Discussione: Si può fare!

  1. #1
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    Predefinito Si può fare!

    Baghdad. Il generale Barry McCaffrey è appena tornato da Baghdad. Ha incontrato gli ufficiali più alti in grado – a partire dal comandante David H. Petraeus – ed è andato nei fortini dove i soldati combattono.
    Ha partecipato ai briefing, ha ascoltato gli uomini dell’intelligence, ha parlato con gli ambasciatori mediorientali, con i duri delle forze speciali, con i militari iracheni.
    Il generale McCaffrey non è più in servizio attivo, ora insegna a West Point e può dire quello che vuole senza rischiare nulla più che cento telefonate di rimprovero.
    Il generale è un tipo che dice le cose secche come stanno. Quindi al suo ritorno dall’Iraq ha fatto il punto della situazione in un rapporto di otto pagine.
    Questi sono i fatti, comincia.
    La situazione in Iraq è disastrosa. La vita in molte aree urbane è disperata. Non c’è una sola funzione del governo che operi sul serio in tutto il paese – non la sanità, non la giustizia, non i trasporti, né la produzione di petrolio e di elettricità. Le forze americane subiscono migliaia di attacchi al mese, la maggior parte a sorpresa: mine, colpi a caso con mortai e razzi, cecchini, Ied (le trappole esplosive: almeno 2.900 al mese).
    Sul fronte interno, negli Stati Uniti, il consenso alla guerra in Iraq è evaporato e non tornerà. E ieri infatti il Senato, a maggioranza democratica, ha votato un provvedimento che concede altri finanziamenti ai contingenti militari in cambio del ritiro entro il 31 marzo 2008. E’ un voto non vincolante, perché il presidente George W. Bush eserciterà – come ha già dichiarato – il proprio potere di veto.
    McCaffrey va avanti.
    Dall’arrivo del generale Petraeus al comando della forza multinazionale la situazione sul campo è chiaramente migliorata, secondo tutte le misure. La frequenza degli attacchi è crollata. Americani e iracheni hanno cambiato completamente i loro schemi operativi. Ora nella capitale ci sono più di 50 basi miste. La presenza delle pattuglie è ubiqua. L’intoccabile armata di Moqtada al Sadr non è più spalleggiata dal governo di Maliki, e almeno 600 capetti della milizia sono agli arresti. Quei trasferimenti dalle grandi basi nella periferia, durante i quali i soldati americani erano vulnerabili, ora non sono più necessari: restano in città. Investimenti militari di Baghdad per 7,3 miliardi di dollari. Sono arrivati 3.500 gipponi Humvee e altri 500 blindati per gli iracheni. Ottanta elicotteri. Tutte le vecchie dotazioni di derivazione sovietica sono rimpiazzate da armi moderne. Più di dodici accademie stanno sfornando 26 mila nuovi poliziotti l’anno. I ministeri di Difesa e Interno sono i soli che finora sono riusciti a investire il 90 per cento del budget stabilito, ma Petraeus ha assegnato suoi ufficiali ad altri dieci dicasteri civili, per avviare anche il loro processo di spesa. I rifornimenti ai militari americani sono “i migliori nella storia della guerra”. Il tasso di riarruolamento è “sbalorditivo”. Le unità speciali sono una risorsa strategica pari ai bombardieri, anzi meglio. Almeno 300 operazioni contro i terroristi con danni collaterali pari a zero.
    “A mio giudizio – conclude l’analista di West Point – possiamo ancora ottenere un Iraq stabile, in pace con i propri vicini, controllato a pieno da un governo basato sulla legge”.
    E Iran e Siria? “I paesi vicini non sono la soluzione, ma il problema”.

    Da il Foglio del 30 marzo

    saluti

  2. #2
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    risultati a dir poco stupefacenti, è un peccato che il Senato americano abbia detto stop a questa magnifica avventura che si chiama civilizzazione dell'Iraq.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Baghdad. .
    “A mio giudizio – conclude l’analista di West Point – possiamo ancora ottenere un Iraq stabile, in pace con i propri vicini, controllato a pieno da un governo basato sulla legge”.
    E Iran e Siria? “I paesi vicini non sono la soluzione, ma il problema”.

    Da il Foglio del 30 marzo

    saluti
    cazzo,se gli analisti di west point sono come sto qua,si capisce perchè gli yankees hanno perso in irak

  4. #4
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    Predefinito Quello che Prodi non vuol dire.

    Kabul. L’ennesimo ferito, fortunatamente lieve, tra le forze speciali italiane impegnate nell’Afghanistan occidentale ripropone gli eufemismi amari della versione ufficiale dei fatti.
    Come in tutti gli altri casi di attacchi alle truppe italiane, anche questa volta si è trattato di “elementi ostili” che hanno rotto la tranquillità del pomeriggio afghano aprendo il fuoco su militari impegnati in un “normale pattugliamento”. Inutile infierire sulle note di linguaggio imposte ai comandi dalla politica, assieme alle altre regole. Tutte con l’obiettivo di tenere lontani i giornalisti dalle basi militari e, in caso di caduti o feriti, di minimizzare. I dettagli su tutte le consegne di viveri, quaderni, penne e giocattoli nelle scuole e negli orfanotrofi di Herat sono diffusi con facilità, e mai invece le notizie concrete sull’impiego reale dei reparti.
    Eppure le forze speciali, che hanno avuto almeno tre contatti a fuoco con il nemico soltanto negli ultimi giorni, sono impiegate per operazioni di ricognizione a lungo raggio e soprattutto di controinterdizione.
    Vale a dire che gli incursori del 9° reggimento “Col Moschin” dell’Esercito e del Gruppo Operativo Incursori della Marina (reparti che hanno avuto entrambi un ferito nell’ultima settimana) sono occupati di trovare e annientare le forze talebane penetrate da sud nel settore assegnato al Regional Command West guidato dal generale Antonio Satta.
    A Herat è stato allestita la base di un Task Group di forze speciali di circa 200 effettivi, il più grande dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia. Accanto agli incursori ci sono ranger del 4° reggimento e squadre del 185° reggimento acquisizione obiettivi, che si occupano di presidiare posizioni occultate vicino alle vie di comunicazione per segnalare il passaggio di forze nemiche. Come al solito, non è data notizia alcuna sull’esito dei combattimenti o sul numero di talebani uccisi dai nostri incursori.
    Lo stesso generale Antonio Satta, intervistato su un episodio simile, ha dichiarato giorni fa:
    “Era buio, non siamo in grado di dire quali danni abbiano subito gli aggressori”.
    Tuttavia numerose fonti, italiane e alleate, confermano anonimamente che gli italiani –soprattutto le forze speciali – hanno affrontato combattimenti in molte occasioni soprattutto nella provincia di Farah dove dal settembre scorso si registra una crescente presenza talebana (che ha subito un ulteriore incremento nelle ultime settimane a causa dell’Operazione “Achille”). Premendo da sud e da ovest, le truppe anglo-americane, canadesi, olandesi e governative afghane stanno spingendo il nemico a cercare scampo nel settore italiano con penetrazioni crescenti a Farah, nella provincia di Ghor e nella parte meridionale di quella di Herat, proprio a Shindand, dove infatti si è verificato lo scontro a fuoco di ieri.

    Le nostre forze speciali
    Per le forze speciali italiane, affiancate a Herat da un reparto americano, l’impegno è reso ancora più gravoso dalla carenza di reparti di manovra, unità di fanteria impiegabili dove necessario.
    Fonti ad alto livello ritengono improbabile che, nella valutazione sui rinforzi da inviare a Herat, il governo accetti di includere reparti di fanteria, mortai pesanti e unità di cavalleria dotate di blindo Centauro. Mezzi e truppe utilissimi sul piano operativo (basti pensare che sono schierati persino in Libano dove il mandato dell’Onu ne impedisce di fatto l’impiego) ma che determinerebbero un aumento delle forze italiane schierate nell’ovest afghano pari ad almeno il 50 per cento, da mille a 1.500 effettivi. Evidentemente troppi da giustificare sul piano politico senza ammettere che i nostri partecipano, combattendo, alla guerra.
    Inoltre tali rinforzi consentirebbero a Satta di disporre di una forza di manovra con ampie capacità, che potrebbe invogliare gli alleati a chiederci di impiegarla in operazioni congiunte.
    Per il governo, il modo migliore per garantire il mantenimento dei “caveat” nazionali – evitando al tempo stesso imbarazzanti no agli alleati – rimane non schierare le forze necessarie.
    Anche se questo significherà aumentare i rischi per i nostri soldati, riducendone l’efficacia.

    saluti

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da gattolaceleste Visualizza Messaggio
    cazzo,se gli analisti di west point sono come sto qua,si capisce perchè gli yankees hanno perso in irak
    ------------------
    cazzo, rimango sconcertato dalla profonda e intelligente conoscenza che dimostri sui problemi in discussione.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ------------------
    cazzo, rimango sconcertato dalla profonda e intelligente conoscenza che dimostri sui problemi in discussione.
    io invece rimango sconcertato da chi posta certe fesserie.
    che sono palesemente becera propaganda

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da gattolaceleste Visualizza Messaggio
    io invece rimango sconcertato da chi posta certe fesserie.
    che sono palesemente becera propaganda
    Al Limite ognuno posta la Propaganda che più gli aggrada e pure voi non siete da meno...al limite...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Al Limite ognuno posta la Propaganda che più gli aggrada e pure voi non siete da meno...al limite...
    al limite uno piò postare propaganda un cincinino credibile...........al limite

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da gattolaceleste Visualizza Messaggio
    io invece rimango sconcertato da chi posta certe fesserie.
    che sono palesemente becera propaganda
    perchè non mandate qualche altro giornalista a verificare per voi come stanno le cose ?
    senza causare vittime, possibilmente.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  10. #10
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    Io più che altro mi meraviglio del fatto che alcune persone sembrino felici del fatto che si stia per arrivare a una guerra civile... evidentemente si sentono molto pacifisti...

 

 
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