L'Italia uscita dal Risorgimento non ha creato soddisfazione: cattolici e mangiapreti, destra e sinistra, unitaristi e federalisti, tutti si sarebbero infatti aspettati qualcosa di diverso. Su una cosa tutti erano però d'accordo: era l'esito dell'opera di una energica minoranza nell'indifferenza più o meno ostile proprio di quegli italiani che - secondo la nota osservazione di un patriota di prima fila - «avrebbero dovuto essere fatti, dopo che si era fatta l'Italia». Una strana inversione di passaggi logici e politici che ha richiesto l'impiego di enormi energie per tenere assieme una unità perennemente scricchiolante. Dell'argomento si sono occupati in molti ma nessuno è stato più lucido e spietato di Sergio Romano in un saggio "Finis Italiae" del 1994, nel quale ha delineato una "ideologia risorgimentale" impegnata proprio nel difficile compito di preservare l'unità e di "fare gli italiani". Essa ha prodotto due "partiti": quello che "pensa che gli italiani debbano farsi col ferro e col fuoco", e quello che intende farlo attraverso l'educazione cercando di convincerli di appartenere a una sola comunità economica e culturale. Il primo era il partito di Garibaldi, Crispi, D'Annunzio e Mussolini e di tutti quelli che hanno perseguito lo scopo con le cannonate, nelle trincee e col sangue. Il secondo è quello del libro Cuore, della scuola dell'obbligo, dell'invenzione di un repertorio patriottico. Dopo la seconda guerra mondiale, col sostanziale fallimento della "ideologia risorgimentale" naufragata in un cronico 8 settembre, si è tentata - osserva sempre Romano - una terza strada, quella della diluizione dei problemi all'interno di un contenitore più grande in grado (forse) di innescare quei sentimenti di appartenenza mancati a quello italiano. L'idea - inizialmente coinvolgente - di appartenere a una comunità autorevole e non più a un insieme raffazzonato di popoli, si è pian piano stemperata in una Europa troppo allargata e nella perdita degli iniziali vantaggi che venivano all'Italia dall'essere il paese più disagiato. Inoltre la concezione di Europa delle regioni toglie energia proprio a quella di Stato nazionale che si voleva preservare. Resistono i due vecchi partiti. Quello "pacifico" si affida alla televisione, ancora alla scuola, al calcio, a miss Italia. All'altro è rimasto il Codice Rocco, si deve contentare di qualche "spedizione di pace" fra inni e fanfare e impiega l'immigrazione come rafforzamento dei legami nazionali nel confronto col terzo mondo: non più a Sciara Sciat o a Macallé ma direttamente nelle periferie delle nostre città. Si aggiunge una opzione post-moderna: non più "fare" ma "comprare gli italiani" o per lo meno quanti bastano ad assicurare un consenso sufficiente. In tempi di suffragio universale servono i numeri: se la maggioranza non si sente italiana per afflato patriottico che lo faccia almeno per interesse. Occorre che ci sia tanta gente che vive di Italia. Ci sono quelli che lo fanno "alla grande" (politici, grand commis, faccendieri) e milioni che si affidano al tricolore giusto per campare. In questa ottica va letto l'aumento in questi giorni concesso ai dipendenti pubblici. Non più cannoni ma favori agli amici. Non scorre sangue (ed è una bella novità) ma a pagare sono sempre gli stessi.

Libero 10/04/07