
Originariamente Scritto da
arvesci
Quando andavo all'Università (Messina - facoltà di Scienze Politiche), ebbi la fortuna (col senno di poi, dirò che si è trattata di sfortuna perchè aprii gli occhi alla realtà che presi a vedere con la necessaria "disincantatezza") di assistere ad una lezione di Scienza dell'Amministrazione; una di quelle lezioni, impartite dai mitici luminari di un tempo, che avevano la capacità di tradurre in incontrovertibile "dottrina" magari anche le proprie oneste esperienze di vita!!
Si parlava, appunto di riforme: di come -da futuri probabili dirigenti della P.A.- avremmo dovuto affrontare il complesso ed importante problema di innovare la macchina amministrativa con la "speranza" di cogliere -con margine di accettabile efficacia- l'ambizioso obiettivo.
Quando si parla di Stato, esordì il docente, conviene definirne due "dimensioni": Stato ordinamento e Stato persona. Lo Stato ordinamento, come sapete, è costituito dal sistema giuridico che lo connota: in sostanza, diremmo (così continuava), dammi il suo ordinamento e ti dirò in che Stato
vivi! Quando, ragazzi, parlate di Stato persona, dovete invece tener conto del fatto che si tratta veramente di una persona pressocchè in carne ed ossa, capace di vivere, riflettere, angosciarsi e perfino di ammalarsi! Quando ciò avviene, vi accorgerete che la sua assonanza alla persona vera è assolutamente inimmaginabile e perciò stravolgente: quando appunto si ammala, nello Stato persona si "scatenano" gli anticorpi che, proprio come fanno i globuli bianchi nei casi di patologie anatomiche, aggrediscono "l'infezione" per fagocitarla e/o comunque renderla innocua!!
Il parlare di riforme, per lo Stato persona, equivale dunque al minacciato insorgere di una brutta malattia: la macchina amministrativa ha raggiunto, infatti, un suo -come dire- consolidato equilibrio e si sente in salute; la sola idea che quell'equilibrio possa essere messo in discussione (ed il timore che possano, da ciò, venir meno stili e modi d'agire "premianti", da prima Repubblica, per interderci) determina un generale stato d'allarme e la tempestiva "chiamata d'appello" per quanti, avendo il compito di seguire le fasi della novità e poi di implementarla (i famosi policy makers, che fungono -sinchè è loro possibile- da anticorpi osteggiandone l'approvazione), sono invitati allo "strenuo" mantenimento dell'ancien regime!!
Perciò, se veramente volete arrivare a modificare la P.A., segnatamente trattandosi di "grandi riforme", abbiate cura di affrontare l'arduo problema per gradi: l'esigenza è quella di eludere gli anticorpi e la loro inesorabile aggressività!!
Il tema, se fosse gradito (ma non vorrei che annoiasse ancorchè importante), potrebbe essere approfondito e sviluppato; smetto prudentemente, soprattutto nel rispetto della cennata filosofia per gradi!!
Le grandi riforme sul tappeto, però, sono tante: le riforme costituzionali, la legge elettorale, le pensioni, il lavoro.........; e, a parte le possibili "lezioni" di scienza dell'amministrazione (quella citata, coreografica e bellissima quanto assolutamente vera) e gli scherzi possibili sulla materia, c'è da auspicare che -sui grandi temi indicati- vi sia la leale condivisione del fatto che lo Stato è di tutti e che occorra -per modificarne gli aspetti salienti (segnatamente quelli costituzionali)- il consenso, ovviamente rappresentativo, di tutti! A proposito, comè possibile che il referendum costituzionale -che si celebra proprio quando non v'è stata la maggioranza qualificata dei famosi 2/3- sia valido quale che sia il numero dei votanti? Misteri italiani!!!