L’intervento più applaudito alla convention è stato infatti quello di Tom Tancredo, un ex parlamentare repubblicano che ha aperto il suo discorso attaccando l’immigrazione, il culto del multiculturalismo e l’islamizzazione della società, evocando con rimpianto il segregazionismo degli stati del sud. Ed è stato accolto con una standing ovation:
Tea Party, tra canzoni e preghiere parte l'offensiva repubblicana - Il Sole 24 OREAltrettanto entusiasmo è stato riservato alle parole dell'ex deputato del Colorado Tom Tancredo, gia' candidato presidenziale e grande critico dell'immigrazione. Tancredo ha assalito quella che ha definito la "deriva a sinistra" del paese, verso "un governo sempre più grande, tasse sempre più ingenti e l'erosione delle libertà individuali". Toccando un tema a lui caro ha anche denunciato, tra il consenso di una platea interamente bianca, "il culto dl multiculturalismo", a scapito dei "valori giudeo-cristiani".
ll ritorno del soldato Palin Ora è leroina dei «no-tax» - Esteri - ilGiornale.it del 06-02-2010L’umore è quello della chiamata alle armi, almeno a sentire il primo oratore, cioè Tom Tancredo: «La Casa Bianca e i suoi alleati di sinistra stanno cercando ogni mezzo per distruggere la Costituzione prima che abbiamo una possibilità di salvarla. Mettetevi le scarpe da corsa. Sento dire che serve una rivoluzione, ma l’abbiamo fatta e l’abbiamo persa. Quel che è successo alle ultime elezioni è una rivoluzione». Tancredo è il principale sostenitore della teoria che convince gli esponenti dei Tea Party: «Barack Obama è un ideologo socialista convinto». Anzi Barack Hussein Obama, perché per il popolo no tax, il presidente è anche un islamico mascherato da cristiano e la prova è il suo secondo nome.
Per non farsi mancare niente, però, i Tea Party odiano anche molti repubblicani: «Grazie a Dio che John McCain ha perso le elezioni dal momento che una presidenza McCain sarebbe stata un “bis” della presidenza di George W. Bush».
Personaggi
Il deputato del Colorado, di origine italiana, scende in lizza per le presidenziali. Non ha chance e lo sa. Ma può far danni
Tancredo alla crociata anti-immigrati
Un tempo le sue battaglie xenofobe facevano sorridere. Oggi impensieriscono la Casa Bianca
Un arciconservatore che adora i sigari, lo scotch, la caccia e detesta gli immigrati (solo quelli clandestini e quelli che rifiutano di integrarsi, precisa lui). Fino a non molto tempo fa Tom Tancredo, sessantenne nipote di immigrati italiani, deputato del Colorado alla sua quarta legislatura, inviso ai suoi compagni repubblicani al Congresso più ancora che ai democratici, era considerato «un uomo solo con un microfono». I suoi discorsi pieni di livore contro gli 11 milioni di lavoratori stranieri (soprattutto messicani) entrati illegalmente negli Stati Uniti, venivano pronunciati in un' aula deserta. Isolato politicamente, anche negli anni ' 90 Tancredo aveva i suoi «fan» che restavano svegli fino a tarda notte, quando il canale tv C-Span ritrasmetteva quei discorsi pieni di demagogia. Il deputato di Denver chiedeva la deportazione dei clandestini, punizioni severe per i loro datori di lavoro, la costruzione di «cortine di ferro» di migliaia di chilometri lungo le frontiere per isolare gli Stati Uniti non solo dal Messico, ma anche dal Canada. I primi ad ignorarlo erano proprio i repubblicani che considerano la sua crociata xenofoba la negazione dell' ottimismo «integrazionista» di Reagan (la filosofia tuttora prevalente nella destra) e un ostacolo alla crescita delle imprese che hanno bisogno della manodopera abbondante e a basso costo che solo un continuo flusso di immigrati può garantire. Ma negli ultimi anni, per Tancredo, tutto è cambiato: le paure suscitate dall' 11 settembre, accompagnate da una crescente diffidenza degli americani nei confronti dei «nuovi arrivati», hanno reso la sua battaglia sempre più popolare. L' «uomo solo con un microfono» è divenuto una star contesa da radio e tv. I parlamentari, ormai concentrati sulle elezioni di «mezzo termine» del prossimo novembre, ne hanno preso atto: la piccola pattuglia di 16 deputati che aveva aderito al suo «caucus» contro gli immigrati, si è trasformata in un esercito forte di 92 membri del Congresso. Enormità Più si lascia andare a qualche enormità, più la popolarità di Tancredo cresce. Gli immigrati cinesi? Attenti, sono agenti del governo di Pechino, si rivolteranno contro di noi. E non si limita a parlare di immigrazione: ha, ad esempio, sostenuto che, se l' America dovesse subire un attacco terrorista condotta con un' arma nucleare, dovrebbe reagire sganciando un' atomica sulla Mecca. Furente dopo una delle più virulente esternazioni di Tancredo («se verremo attaccati da terroristi entrati dal Messico, la colpa sarà di Bush, le sue mani saranno insanguinate») qualche mese fa Karl Rove, lo stratega del presidente dimissionato la settimana scorsa, gli aveva detto di non provare nemmeno a chiedere udienza alla Casa Bianca. Chiunque altro avrebbe tenuto la cosa riservata: Tancredo, invece, la esibisce come un fiore all' occhiello. E ha deciso di scendere lui stesso in campo per le presidenziali del 2008. Sa benissimo di non avere alcuna possibilità di arrivare alla Casa Bianca. Ed è il primo a scherzarci su: «Mi manca il fisico: sono pelato, grasso e troppo basso per fare il presidente». Eppure sta già lavorando alle primarie. Ma non ci sarà bisogno di aspettare due anni per veder crescere l' influenza politica di questo personaggio. Già ora tutto il dibattito sulla nuova legge per l' immigrazione è condizionato alla «crociata» di Tancredo. E' stato lui a spingere, nel dicembre scorso, i deputati del suo partito a votare alla Camera una legge che prevede solo misure repressive (sanzioni contro chi dà lavoro ai clandestini e loro rimpatrio) ignorando la realtà di milioni di posti di lavoro, imprese, famiglie, ormai consolidata da anni. Il Senato ha scelto un approccio assai diverso e, al termine di una battaglia estenuante, ha trovato un compromesso «bipartisan» appoggiato anche dalla Casa Bianca: cittadinanza americana a chi lavora negli Usa da oltre cinque anni (previo pagamento di multe e tasse arretrate), mentre chi è arrivato più di recente avrà un visto temporaneo di lavoro per cinque-sei anni, al termine dei quali potrà anche ottenere un permesso a tempo indeterminato, ma solo dopo essere rientrato nel suo Paese d' origine. Poche ore dopo il suo annuncio, però, anche questo compromesso è saltato perché l' estrema destra allineata sulle posizioni di Tancredo ha cominciato a bombardare l' accordo con raffiche di emendamenti. Il Congresso riapre oggi i battenti, dopo le vacanze pasquali, ma i senatori hanno ripreso già da qualche giorno a cercare una nuova mediazione. Alla fine un accordo si farà, ma poi bisognerà farlo «digerire» alla Camera. L' accusa di «picconare» la sua stessa parte politica non scuote Tancredo. Conservatore della destra cattolica, Tancredo ha la faccia tosta di vantarsi di aver imparato la retorica populista da Fidel Castro. Accusa i messicani di non integrarsi, ma poi adora il loro cibo. Il fatto che anche i suoi nonni siano venuti a cercar fortuna dall' Europa non gli crea alcun imbarazzo: «Non sono contro gli immigrati se sono legali, si integrano, cercano di parlare la nostra lingua. La mia non è xenofobia, ma una battaglia contro il multiculturalismo che rischia di trasformare l' America in una Torre di Babele ingovernabile». Tancredo non diventerà un personaggio centrale della politica americana, ma la sua battaglia ha svegliato i fantasmi di un' America che, in materia di immigrazione, era sempre stata molto più liberale, ad esempio, della stessa Italia. La proposta del deputato di Denver di non rendere più automaticamente cittadini Usa i figli di immigrati clandestini che nascono in territorio americano pare a Washington una provocazione inaccettabile, ma da noi è legge accettata da tutti. Questo clima fa anche emergere i «mal di pancia» di un' opinione pubblica che nei sondaggi continua a dirsi favorevole ad una crescita dell' immigrazione nella legalità, ma nella quale una maggioranza del 60% è contraria a una sanatoria per i clandestini. Gli effetti veri Anche tra gli economisti si è sviluppato un dibattito inedito sul reale effetto dell' immigrazione che ha prodotto risultati a volte sorprendenti: mentre il Wall Street Journal, voce dei repubblicani e delle imprese, continua a sostenere che i clandestini producono ricchezza e regalano flessibilità al sistema e l' editorialista pro-globalizzazione del New York Times, Tom Friedman, scrive che, se si metterà a frenare l' immigrazione, l' America farà la fine della Svizzera, ormai specializzata «solo negli orologi a cucù», Paul Krugman, voce molto ascoltata dalla sinistra liberal, invita, sempre sul Times, a non farsi illusioni «buoniste»: «Pensiamo di importare forza lavoro, ma in realtà arrivano esseri umani che hanno famiglie, bisogni sociali, necessitano di cure mediche e scuole per i figli. E non pagano abbastanza tasse per coprire i costi dei servizi che ricevono». Per Krugman accogliere gli immigrati è un fatto di civiltà, non di convenienza economica. In 25 anni il loro contributo alla crescita del reddito degli americani è stato appena dell' 1% e la loro offerta di lavoro ha penalizzato (-8%) i salari offerti per i lavori non specializzati. Tancredo prende nota e sorride.
Gaggi Massimo
Pagina 13
(24 aprile 2006) - Corriere Economia
Tancredo alla crociata anti-immigrati
carlomartello





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