E' l'ipotesi dello studioso Alfredo Barbagallo secondo il quale la reliquia sarebbe stata sepolta con il suo custode, ovvero nel luogo dove poi fu edificata la Basilica di San Lorenzo al Verano.
ascolta la notizia Roma, 28 mar. (Adnkronos Cultura) - Secondo lo studioso Alfredo Barbagallo, presidente dell'associazione Arte e Mistero, il Santo Graal non si troverebbe in Francia, né in Spagna né altrove, ma a Roma, città dalla quale non si sarebbe mai spostato, nonostante ciò che afferma la tradizione medievale. La reliquia sarebbe sempre rimasta accanto all'uomo che, in vita, ne fu il custode, sepolta con le sue spoglie nel luogo sul quale venne poi edificata la Basilica di San Lorenzo al Verano (nella foto). A sostegno dell'ipotesi, in una conferenza stampa Barbagallo ha portato quelle che reputa essere le prove inconfutabili della presenza del Calice nel luogo della sepoltura di San Lorenzo, una vera e propria segnaletica realizzata dagli uomini del medioevo per indicarne l'ubicazione del Graal, ovvero la stessa iconografia degli affreschi e dei mosaici della chiesa che Barbagallo studia da due anni (fotogallery). D'altra parte, ''se il Graal esiste non può che trovarsi qui - ha dichiarato Barbagallo - io non ho fatto altro che andare a cercare l'acqua dove c'è la fonte''.
Rappresentazioni di ''carattere graalistico'', come le definisce lo studioso, animano i numerosi dipinti ancora visibili, nonostante i danni causati dal tempo e soprattutto dai bombardamenti sul quartiere di San Lorenzo. A partire dal mosaico posto proprio sopra il luogo della sepoltura di San Lorenzo, all'interno della chiesa, raffigurante proprio un calice la cui parte superiore, stilizzata, rappresenterebbe gocce di sangue. Secondo la tradizione medievale, il diacono Lorenzo ricevette, nell'agosto del 258, i tesori della Chiesa da Papa Sisto II: una Chiesa perseguitata e nell'ombra, i cui tesori erano fondamentalmente composti dalle reliquie. Appena quattro giorni dopo aver ricevuto questi tesori, il loro custode venne martirizzato e sepolto nel luogo sul quale oggi sorge la Chiesa di San Lorenzo al Verano. Sempre secondo la tradizione medievale, poco prima di morire, Lorenzo consegnò il Sacro Graal a un soldato spagnolo che portò la preziosa reliquia nella sua patria.
''La mia teoria - ha dichiarato Barbagallo - è che il Graal non sia mai uscito da Roma e quello che chiedo ora, alle sovrintendenze competenti e alle autorità religiose, è una campagna di accertamento su cosa si trova all'interno dell'area catacombale, anche perche' sia dalle guide della basilica che dai dati della soprintendenza ai Beni Culturali del comune di Roma emergono dati inquietanti''. Mentre la soprintendenza ai Beni Culturali di Roma ha rilevato la presenza, accanto alla primitiva sepoltura del Santo, e quindi proprio sotto il mosaico raffigurante il Calice, di un ambiente absidale la cui funzione e la cui datazione restano ancora ignote, nella guida alla chiesa scritta da Padre Sergio Martina, ''La Basilica patriarcale di San Lorenzo e i suoi Santi'', si legge: ''Nell'angolo della stessa stanza, dove è scavato un sedile a muro, si vede un imbuto di terracotta, la cui parte inferiore finisce sopra il volto di uno scheletro, e ciò ricorda le libazioni che avvenivano durante i banchetti funebri''.
Sarà questo imbuto quello che viene ripetutamente rappresentato nelle pitture all'interno e all'esterno della chiesa? Un calice, infatti, è stato più volte raffigurato da tre diversi gruppi di pittori medievali, i cui nomi restano tuttora ignoti, accomunati dalla volontà di farsi interpreti della coppia San Lorenzo-Graal.
Oltre al mosaico, Barbagallo ha indicato e fotografato numerose altre raffigurazioni del presunto Graal: dall'affresco accanto alla porta di ingresso a sinistra che raffigura San Lorenzo morto, sul cui corpo aleggiano due coppe ''che evidentemente indicano il luogo della sepoltura del Santo come luogo della sepoltura del Graal stesso'', agli affreschi in fondo alla navata sinistra che raffigurano San Lorenzo che stringe a sé il Calice e San Lorenzo di fronte a un ripiano sul quale è posto il Calice, agli affreschi nella parete laterale destra che rappresentano l'imperatore Enrico II di Baviera nell'atto di donare un simbolico calice d'oro a San Lorenzo e altre scene collegate ai miracoli del Graal.
''Io non sono un cercatore di Graal - ha voluto sottolineare Barbagallo - né uno dei tanti illusionisti che diffondono teorie New Age. Sono uno studioso che ha ritenuto di affrontare uno studio culturale, a partire da un dato logico: se esiste un Santo Graal, perché andarlo a cercare in Bretagna e non nel luogo in cui è sepolto colui che fu il suo detentore?''.




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