Cesare Battisti è stato arrestato in Brasile.


Cesare Battisti è stato arrestato in Brasile.
«Io chiedo giustizia, non vendetta. C´è un uomo che è stato condannato all´ergastolo per l´omicidio di mio padre, è stato ripreso dopo la fuga, io non lo odio, ma è giusto che sconti la sua pena».
Alberto Torregiani è sulla sedia a rotelle perché, quando suo padre venne ucciso dai terroristi dei Pac («Torregiani?», chiesero, lui disse di sì e si prese una raffica di proiettili), riuscì a tirare il grilletto della sua pistola. Ma colpì Alberto, paralizzandolo. Era il 16 febbraio del 1979, alla Bovisa. Adesso Alberto ha 42 anni, da qualche mese ha pubblicato un libro intitolato "Ero in guerra ma non lo sapevo" (Agar edizioni).
Signor Torregiani, come l´ha saputo dell´arresto in Brasile di Cesare Battisti?
«Mi ha chiamato un giornalista della Rai: "Hai saputo?". Ma non sapevo niente, anche se con altre vittime o parenti delle vittime di quegli anni, ci auguravamo che accadesse. Adesso vediamo se la Francia concede l´estradizione».
Lei parla spesso di giustizia che non si applica...
«Perché il cittadino comune viene vessato da multe e sanzioni, mentre ci sono invece personaggi che hanno versato del sangue e vanno nelle università a raccontare che cos´era la storia del Paese. La protesta del presidente Napolitano è stata sacrosanta. Anzi, secondo me, la gente comune, se sta con qualcuno, sta con noi vittime, non certo con i terroristi. Non c´erano Che Guevara, non c´era la guerra civile, come vogliono far credere. Gli italiani non li seguivano allora e non li seguono oggi».
Lei dice parole serie e anche dure, ma sembra molto calmo. Lo è?
«Ho da un po´ la serenità interiore. Chiunque ci può arrivare, se ha la forza di rivivere l´episodio. Un minimo senso di perdono può nascere da lì, dal mettersi dall´altra parte, anche se le motivazioni ideologiche degli anni Settanta mi paiono pazzia. Non le ho mai accettate, mai le accetterò».
Che cosa le dà fastidio di più?
«Il concetto di esproprio proletario, di lotta al capitale in quella maniera. Se il Paese non gli andava, potevano andarsene a Parigi o a Panama già allora, invece di prendere le armi. Se vedessi mai in faccia Battisti gli chiederei: "Ma perché tutto questo? Che senso aveva?».
Lei ha voluto scrivere il libro per controbilanciare i libri di chi partecipò alla lotta armata?
«Non solo. Mi facevano delle domande, anche banali, su che cosa provavo... Ho deciso di rispondere. Il mio è un messaggio, anche utopico, perché il cittadino possa alzare la voce e chiedere che la legge sia davvero uguale per tutti. Ho letto che Gherardo Colombo lascia la magistratura per parlare ai giovani, lo spirito del mio libro è forse lo stesso».
www.repubblica.it


30 anni fa.
E quelli che non vogliono chiudere quella stagione sono ancora la maggioranza...


Allora finitela anche di fare antifascismo visto che è finito 60 anni fa.


STRASBURGO RIFIUTA RICORSO - Intanto la Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo ha dichiarato non ricevibile il ricorso presentato da Battisti contro il provvedimento di estradizione dalla Francia del 2004.
La decisione della Corte risale al 12 dicembre scorso, ma è ritornata oggi di attualità di fronte alla nuova richiesta di estradizione verso il Brasile. L'ex terrorista aveva presentato ricorso alla Corte di Strasburgo nell'agosto 2005 contro la richiesta di estradizione delle autorità italiane in quanto, a suo parere, avrebbe potuto attentare al diritto ad un progetto equo. Nel ricorso Battisti rilevava che in Italia era stato condannato al carcere in contumacia senza essere stato informato dei motivi dell'accusa, nè avere potuto presentare la sua difesa, e sottolineava che la legislazione italiana non gli avrebbe permesso di potere beneficiare di un nuovo processo. La Corte in dicembre ha rigettato il ricorso giudicandolo «manifestamente infondato». Secondo i giudici di Strasburgo infatti Battisti ha «rinunciato in maniera non equivoca al suo diritto di comparire personalmente e di essere giudicato in sua presenza» preferendo la fuga. La Corte ha rilevato anche che «il richiedente, che aveva deliberatamente scelto di restare in una situazione di fuga dopo la sua evasione del 1981, era effettivamente assisto da diversi avvocati, da lui specialmente designati durante la procedura». A conferma, i giudici citano diverse lettere scritte a mano o firmate da Battisti indirizzate ai suoi legali. Alla Corte hanno rilevato che «il dossier Battisti è chiuso», nel senso che la decisione assunta è inappellabile
questo è un latitante che non ha scontato nulla della pena inflitta e che non ha mai rinnegato i suoi trascorsi.
lo vogliamo difendere ?
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A fool and his money can throw one hell of a party.






Guarda che l'antifascismo contro cui ti stai accanendo tanto (o almeno presumo sia quello di esperienza postbellica che affonda le sue radici tra gli anni '60 e 70) è un concetto che da una decina d'anni buoni ha assunto la forma di anticomunismo revanscista spinto. E la cosa assurda è che gli antifascisti più spinti di ieri sono i più convinti anticomunisti di oggi.
Dato che fortunatamente son nato negli anni '80 e che la mia militanza antifascista si è limitata soltanto ad un innocente "w tito" gridato davanti ad un manipolo di camerati di azione universitaria, figli di questo anticomunismo settario spinto e revanscista (che peraltro - e il tuo intervento ne è un fulgido esempio - fa di tutta un'erba un fascio), puoi convenire con me che il tuo discorso è fuoriluogo almeno per quanto concerne il sottoscritto.
Cordiali saluti.
L.B.


Finalmente l'hanno preso quel bastardo! E adesso deve pagare tutto, altro che amnistia!![]()
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