A parte il titolo (in cui spicca un termine femministe che, anche se tra virgolette, risulta assolutamente fuorviante), questa parte di articolo apparso sul "messaggero" di oggi la ritengo interessante. Lo riporto su questo forum, spinto dall'enfasi con cui ci si è dibattuti di recente su temi relativi a donne, femminismo, islamismo, scontri di civiltà e affini...
La Andrabi è la fondatrice e la mente dell’unico gruppo separatista islamico femminile: le Dukhtaran-i-Millat. Il gruppo è nato nel 1981 a Srinagar per «restituire alle donne i diritti garantiti dall’Islam». In sintesi, Aasiya e le sue compagne si sono battute contro l’istituto della dote, per avere posti riservati sui mezzi pubblici e, soprattutto, contro la pornografia: velate da capo a piedi, ma armate di secchi di vernice nera, hanno fatto piazza pulita di riviste, manifesti e pubblicità colpevoli di sfruttare l’immagine della donna e ledere la dignità femminile. Hanno organizzato crociate contro le case di tolleranza e la prostituzione, hanno tentato di dare alle fiamme alberghi in cui si servivano liquori e si ballava. Hanno anche organizzato campagne a favore del velo islamico che si sono concluse con tre donne sgozzate dai guerriglieri perché andavano in giro a volto scoperto. Adesso, le “figlie della fede” sono coinvolte nel lavoro di spionaggio per conto dei vari gruppi di guerriglia islamica e, secondo alcuni, partecipano attivamente anche ad alcune operazioni armate. Aasiya stessa ha ammesso più di una volta di avere lei stessa portato a termine molte missioni di intelligence.




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