timori su disoccupazione e deflazione sospingono al ribasso la fiducia dei consumatori. Ora l’Istat fa sapere che le vendite sono in calo a ottobre per il settore del commercio al dettaglio. La flessione annua è dello 0,7%, mentre rispetto a settembre il calo è dello 0,3% (indice destagionalizzato). L’Istat spiega come la diminuzione annua sia frutto di una variazione positiva dell'indice per gli alimentari (+0,7%) e di un calo più forte del comparto dei non alimentari (-1,6%). La flessione mensile si spiega con un -0,2% per i prodotti alimentari e con un -0,3% per i non alimentari. Nei primi dieci mesi dell'anno, il valore del totale delle vendite è diminuito, scrive l'Istat, dello 0,3%, rispetto al corrispondente periodo del 2007. Il dato, avverte l'Istituto di statistica, si riferisce «al valore corrente delle vendite» e incorpora quindi «la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi». L'inflazione registrata a ottobre è stata del 3,5%. La variazione mensile di settembre è stata rivista da +0,3% a +0,2%.
Considerando la forma distributiva, aumentano a ottobre le vendite nella grande distribuzione (+0,7%), mentre sono in calo quelle per le imprese operanti su piccole superfici (-1,7%). La dinamica di ottobre è risultata più favorevole per la grande distribuzione sia per gli alimentari (+1,2% rispetto a -1,3%), sia per i prodotti non alimentari (-1,3% rispetto a -1,8%).
In aumento, spiega l'istituto di statistica, le vendite su base annua negli hard discount (+1,9%), lieve flessione per gli ipermercati (-0,1%). Positive le vendite anche per i supermercati (0,9%) e gli altri specializzati (+0,2%), mentre i grandi magazzini hanno subito una diminuzione dello 0,3%. Nei primi dieci mesi, gli hard discount hanno registrato un +2,1% e i grandi magazzini un +1,8%. A ottobre, considerando la dimensione delle imprese, le vendite sono risultate in calo nelle piccole imprese e nelle medie imprese, rispettivamente -1,5% e -1,8%; in aumento invece nelle grandi imprese (+0,2%). In dieci mesi, il valore delle vendite è sceso dell'1,8% nelle piccole imprese e dell'1,1% nelle medie imprese, mentre è cresciuto dello 0,8% per le grandi imprese. Tutti i prodotti non alimentari hanno registrato a ottobre un calo di vendite, a eccezione del gruppo informatica, telecomunicazioni, telefonia che ha segnato un aumento dell'1,7%. Diminuzioni forti per i gruppi abbigliamento e pellicceria e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,6% per entrambi) ed elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,4%). Su base territoriale, è il Centro la zona in cui si sono registrati i cali più alti delle vendite al dettaglio, con un -1,1%. Più contenuto il calo al nord-ovest (-0,2%). Il numero medio di giorni di apertura a ottobre è di 26,6: le imprese della grande distribuzione sono rimaste aperte per 27,3 giorni (dato stabile) e le imprese operanti su piccole superfici per 26,2 giorni (+0,1%).
«La gelata della crisi sui consumi accentua in modo drammatico le gravi difficoltà dei piccoli esercizi - conferma Confesercenti -, soprattutto nel settore alimentare e dell'abbigliamento». «Di questo passo - si legge nel comunicato - famiglie ed anziani che abitano nei centri urbani resteranno senza quella essenziale ed insostituibile rete di piccoli negozi di vicinato costretti a chiudere sotto i colpi della frenata dei consumi e dei balzelli soffocanti sul piano locale». Il 2008, sottolinea Confesercenti, «si chiude con un saldo negativo di 52 mila imprese del commercio e del turismo. Prima che si consumi una vera e propria strage di piccoli negozi chiediamo allora al governo di intervenire: si cominci con una rapida e drastica revisione degli studi di settore decisiva per evitare migliaia di chiusure o, peggio, il ricorso all'usura da parte di coloro che tentano di resistere. Ma servono anche politiche economiche più incisive e coraggiose. Senza un sostegno alla domanda interna ed alla crescita - conclude Confesercenti - il 2009 rischia di essere davvero un «anno horribilis».
23 dicembre 2008
http://www.unita.it/index.php?sectio...dNotizia=74525




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