di Renato Berio
Dobbiamo rassegnarci tutti alla filosofia di vita imposta dagli ipermercati, i nonluoghi di cui parla Marc Augé sottolineandone la mancanza di vita culturale
e sociale? Esistono concrete alternative di consumo? La piccola produzione locale è destinata a scomparire? A questi interrogativi tenta di dare una risposta il libro "Schiavi del supermercato. La grande distribuzione organizzata in Italia e le alternative concrete (Arianna editrice)", scritto da Monica Di Bari e Saverio Pipitone, in cui viene analizzata l’organizzazione della megadistribuzione alimentare, dei marchi italiani e stranieri, della ristorazione
veloce, fino ad analizzare l’alternativa dei gruppi d’acquisto solidali.
In Italia, attualmente, la distribuzione alimentare è gestita per il 55%
da 5 grandi protagonisti: il primo posto è occupato da Coop (17%), cui
seguono Carrefour (11%), Conad (10%), Rinascente-Auchan (9%) e
infine Esselunga (6%). Colossi contro i quali non sembra esserci altra
alternativa se non quella di diventare tutti, allegramente, iperconsumatori,
catturati dalle attrazioni messe a disposizione dal centro commerciale: cinema, fast food, offerte speciali, prove d’assaggio, mirabolanti ultime novità tecnologiche fino alle raffinate seduzioni pseudoinfantili dei “villaggi” Ikea. Pure, non vanno sottovalutati i comportamenti alternativi che il volume analizza: dai gruppi di acquisto solidale ai mercatini di strada, dalla ristorazione tradizionale alle pratiche di commercio equo, fino al recupero di valori come sobrietà, condivisione e convivialità. Si tratta di tendenze che
discendono dagli appelli alla “decrescita” fatti da teorici e pensatori
come Serge Latouche o Alain de Benoist. Appelli che non vanno confusi
con un utopistico ritorno al passato ma con una consapevole presa
d’atto dell’illusorietà degli infiniti bisogni della società dei consumi.
«Oreganizzare la decrescita – scrive Serge Latouche – significa rinunciare
all’immaginario economico, cioè alla credenza che “di più” significhi
“meglio”. La riscoperta della vera ricchezza nella pienezza delle relazioni
sociali in un mondo sano può realizzarsi con serenità nella frugalità,
nella sobrietà e addirittura in una certa austerità dei consumi
materiali». L’Italia, infine, è la terra che – con le sue tradizioni gastronomiche
– appare sicuramente più attrezzata per sferrare la sfida del
gusto ai tecno-cibi dei supermercati. E a volte ci riesce. Era il 2002 quando
Luca Di Gesù aprì un piccolo forno proprio a fianco di un Mc
Donald’s appena inaugurato a Altamura. Il fast food proponeva il big
mac e Luca produceva le tradizionali pizze e focacce che hanno reso
famoso il pane d’Altamura. I ragazzi del paese preferirono i panini locali
e, in pochi mesi, il Mc Donald’s fu costretto a chiudere. La notizia fece
il giro del mondo, ed è divenuta il simbolo della rivincita del tipico
contro la tirannia del gusto unico.




Rispondi Citando
