PAURA RIFORMISTA
Una cosa caratterizza la sinistra riformista italiana: la paura.
Prendiamo Walter Veltroni: perché non decide una buona volta di togliere dalla toponomastica di Roma il nome di Lenin? Forse perché si sente vicino in qualche modo al rivoluzionario comunista? Ma neanche per idea! Semplicemente perché ha paura: come tutti i riformisti italiani vive nella paura di inimicarsi la sinistra massimalista, specie quella culturale.
Ha paura di vedersi dare del "revisionista" dall'Anpi, teme l'aggressivo ostracismo, dio non voglia!, de i "ggiovani" dei Centri sociali, di vedersi punzecchiato dalla Serena Dandini o dal Paolo Rossi di turno, magari di prendersi un calcio negli stinchi da Marco Rizzo.
Da tre decenni il riformismo italiano finge di credere che il suo maggior nemico sia «la destra», e tenta l'impresa impossibile di vincere a sinistra senza combattere.
Naturalmente così non fa che perdere: trovando la sola consolazione nell'innocua unanimità di qualche «evento».
corsera.it




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