Risultati da 1 a 10 di 10
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    Predefinito [Repressione] Caso Kimyongür: appello della compagna Deniz per non dimenticarlo.

    Messaggio di Deniz, la sua compagna, a tre mesi dall’incarcerazione di Bahar
    Pubblichiamo l'appello di Deniz Demirkapi,
    compagna di Bahar Kimyongür, ricordando che anche in Italia i
    due compagni turchi Avni e Zeynep, in carcere ormai da quasi tre anni, sono
    stati condannati in primo grado come terroristi rispettivamente a sette e
    cinque anni per le stesse ragioni per cui è stato condannato Bahar e che tre
    compagni italiani del Campo antimperialista sono tuttora sotto processo con
    l'accusa di averli assistiti. La giustizia belga non è la sola a
    sottomettersi agli interessi della Turchia e degli Stati Uniti d'America.
    Campo antimperialista - Italia"

    “Le sue armi sono la sua tastiera, la sua penna e la sua voce….”
    Messaggio di Deniz,la sua compagna, a tre mesi dall’incarcerazione di Bahar
    Mio marito, Bahar Kimyongür, è stato da poco condannato da un tribunale belga a cinque anni di prigionia nonostante non abbia mai commesso alcun crimine o violenza. La condanna di mio marito significa che la contestazione è punita, oggi, con molti anni di prigione. È inammissibile!
    È diventato così facile in questo paese essere etichettato come terrorista dalla giustizia e ritrovarsi dietro le sbarre! È questo quel che è successo a mio marito.
    Nonostante egli non abbia fatto altro che battersi contro la tortura e l’ingiustizia.
    Il 7 novembre scorso, la Corte d'appello di Gand ha del resto puramente e semplicemente criminalizzato il suo impegno umanitario con il pretesto della sua appartenenza a un'organizzazione marxista turca, il DHKP-C.
    Per sei anni, mio marito ha attraversato il mondo per tentare di sensibilizzare personalità politiche, scientifiche, associazioni o artisti sulla sorte tragica degli oppositori turchi in sciopero della fame. Il suo unico obiettivo è stato salvarli da una morte certa. La disgrazia di mio marito è che la quasi totalità di questi prigionieri resistenti faceva parte del DHKP-C.
    Agli occhi della giustizia belga, prendere le loro difese equivale ormai "ad assumere un ruolo dirigente nell'organizzazione". Mio marito non ha mai rinnegato la sua simpatia per il DHKP-C, la sua boscaglia erano per lui i Parlamenti: il Parlamento europeo, il Parlamento belga, italiano, greco...
    Le sue armi erano la sua tastiera, la sua penna e la sua voce. Nel gennaio 2002, insieme incontrammo Javier Solana per invitarlo ad intervenire circa il conflitto nelle prigioni turche. Lo stesso anno, egli ha consegnato le firme di 155.000 cittadini turchi ed europei che esigevano la sospensione dei trattamenti degradanti nelle prigioni, alla presidenza del Parlamento europeo. Bahar è un militante sperimentato sempre a caccia di un'occasione per difendere la causa dei prigionieri politici turchi. È intervenuto pertanto in conferenze nel contesto dei Forum sociali europei a Firenze, a Parigi e a Londra e in meetings internazionali organizzati ad Algeri (2001), a Beyrouth (2002), al Cairo e a Caracas (2005).
    Nell'aprile 2005, ha organizzato una tournée europea di poeti americani in omaggio ai prigionieri politici turchi.
    Nessuna sofferenza umana lo lasciava indifferente: così, nel gennaio 2003, cioè alcune settimane prima dell'invasione americana, si era recato in Iraq per esprimere la sua opposizione contro l’occupazione di questo paese.
    Aveva partecipato all’organizzazione di una manifestazione a Bagdad dinanzi alla sede di rappresentanza delle Nazioni Unite, al fianco di delegazioni pacifiste ed antimperialiste venute dalla Spagna, dall’Austria, dagli Stati Uniti e dall’Italia.
    A Bruxelles, ha organizzato decine di manifestazioni davanti all'ambasciata USA, per protestare contro l'occupazione dell'Afghanistan o dell’Iraq.
    E l'estate scorsa, marciava al fianco del popolo libanese vittima dei bombardamenti israeliani.
    Appena conosciuti, il primo luogo che mi ha portato a visitare è stato il forte di Breendonk, perché egli sente nel più profondo di sé stesso il martirio del popolo ebreo e perché la fratellanza, è la sua religione. Il 19 gennaio scorso, nella prigione di Gand, quando il giornalista armeno Hrant Dink è stato assassinato, anche lui si è anche sentito armeno.
    Firmate l'appello chiedendo libertà per Bahar, diffondete questa e-mail a tutte le vostre conoscenze perché sono la libertà d'espressione e d'associazione che sono minacciate. Quel che è capitato con un po’ d’anticipo a Bahar, riguarda tutti noi... Agiamo per difendere questo principio, prima che sia realmente troppo tardi.
    Nel luglio 2006, nonostante le pressioni dello Stato turco ed il gioco torbido del Belgio che sono costati al mio compagno 68 giorni di carcere, un tribunale olandese ha considerato l'azione militante di Bahar perfettamente legale.
    Per evitare l'estradizione di Bahar, cittadino belga, verso il paese d'origine dei suoi genitori dove rischiava almeno 15 anni di prigione e la tortura (perché egli dedica tutto il suo tempo a denunciare le violazioni dei diritti dell'Uomo commessi dal regime di Ankara ed in particolare i casi di tortura nelle carceri turche), abbiamo già sollecitato con il Comitato per la libertà d'espressione e d'associazione (Clea) il vostro sostegno. In alcune settimane, abbiamo raccolto più di 7000 firme a favore di Bahar.
    Oggi, ci permettiamo nuovamente di fare appello al vostro senso di giustizia.
    Un semplice clic nel sito www.leclea.be può contribuire a salvare il mio marito. Noi non accetteremo mai la sua condanna perché essa significa che i tribunali belgi sacrificano il destino di un uomo per sottomettersi agli interessi delle autorità turche ed americane, che si fanno beffa delle libertà sancite dalla Costituzione e dai trattati internazionali, che essi vogliono imbavagliare la contestazione.
    Esigere la libertà per Bahar, vuol dire partecipare all'ampio movimento d'opinione ricordando che esprimersi, organizzarsi, contestare..., non è terrorismo!
    Grazie di tutto cuore per il vostro sostegno,
    Deniz Demirkapi



    A luta continua

  2. #2
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    Invito tutti i compagni a firmare la petizione per il compagno Kimyongür di cui ci stiamo occupando in questo forum da mesi. Basta andare sul sito segnalato e mettere nome, cognome e e mail. Ci vogliono meno di 30 secondi.

    A luta continua

  3. #3
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    Avanti! Firmate tutti!!!

  4. #4
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    Non ha firmato nessun altro per ora? E' solo una firma compagni e compagne. Non arriveranno i gendarmi belgi a portarvi in gabbia.

    Su su, è una azione concreta e velocissima che possiamo fare comodamente da casa.

    A luta continua

  5. #5
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    Sono passati solo tre mesi, dei cinque anni cui la giustizia belga complice e succube degli interessi di USA e Turchia, ha condannato Bahar Kimyongür.
    Rispondiamo all’appello della sua compagna.
    Chiediamo con il semplice invio di una email all’indirizzo: contact@leclea.be o rosa-rosso@coditel.net “Libertà per Bahar!”
    Perché, come la sua compagna Deniz ci ricorda, a Bahar è successo con un po’ d’anticipo qualcosa che potrebbe succedere a chiunque di noi nel momento in cui oserà protestare contro l’ingiustizia. Perché ad essere state o condannato a Gand è stato in realtà il diritto alla libertà di espressione, di contestazione e di organizzazione delle masse popolari!

    Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
    CP 380, 80133 Napoli – Italia
    e-mail: Ass-solid-prol@libero.it

    A luta continua

  6. #6
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    Bahar verrà trasferito presso la prigione di Nivelles in Belgio
    Buongiorno a tutti,
    Vi invio questo piccolo messaggio per informarvi che Bahar sarà trasferito nella prigione di Nivelles domani, ovvero martedì 27 febbraio.
    L’indirizzo della prigione: Avenue de Burlet n°4 à 1400 Nivelles.
    Telefono: 067/89-51-00.
    La prigione è situata a due passi dalla stazione.
    Vi terrò al corrente sugli orari di visita e altri dettagli pratici ulteriori.
    A presto,

    Gülay Kimyongur

    gulwarda@hotmail.com



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  7. #7
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    Lettera di Bahar Kimyongür dal carcere di Gand (Belgio) sull’attenuazione del regime di isolamento “Tipo F” da parte del ministero della giustizia turco

    Non avendo ulteriori notizie di come si svilupperà il nuovo assetto previsto dalla circolare ministeriale appena emessa per fermare lo sciopero della fame fino alla morte condotto in questa fase da un team di un avvocato, una prigioniera e una ex prigioniera turche, pubblichiamo questa lettera che ci dà conto delle conquiste ottenute, segnalando peraltro come queste non siano per nulla scontate e vadano difese attivamente per garantire la possibilità che risultino effettive.

    tratto dal n.22 della rivista "Senza Censura" - marzo 2007
    http://www.senzacensura.org

    ***

    22/01/2007 “VITTORIA”!
    Prigione di Gand, 22 gennaio 2007

    Sono le 00.17 esatte.
    Un giornalista turco pronuncia le parole “prigioni di tipo F”. Trattengo il mio respiro.
    Annuncerà una volta di più la morte di un compagno?
    Una vera colata di lava invade le mie vene nel tempo che finisce la sua frase.
    Ci siamo, è finita!
    No, non è la fine di una vita ma la fine di un’ecatombe.
    L’incredibile notizia, quella che eravamo così numerosi ad aspettare da 6 anni, 3 mesi e 2 giorni è stata appena annunciata al telegiornale della TRT-INT (canale turco): è stato trovato finalmente un accordo sull’eliminazione dell’isolamento carcerario nelle prigioni di tipo F.
    Questo accordo apparentemente preliminare si sarebbe concretizzato con la pubblicazione di una circolare del ministero della giustizia che prevede l’incontro di un massimo di dieci detenuti per dieci ore a settimana e questo senza nessuna condizione preliminare. Finalmente i prigionieri potranno avere dei contatti sociali in queste moderne segrete che sono le prigioni di tipo F; il che per essi ha il valore di una vita.
    Non riesco a credere. La scarica emozionale è troppo forte. Così forte che riesco appena a reprimere un grido di rabbia, di gioia, di dolore, di follia, di amarezza, di speranza.
    È tuttavia ragionevole fidarsi della stampa ufficiale turca? Certamente no. Info o intox? Io non ne so niente, ma voglio crederci. Nel momento in cui il giornalista annuncia la cessazione dello sciopero della fame degli oppositori al regime di isolamento, ottengo l’assicurazione della credibilità della notizia. Perché essendosi ritirato dietro le sue ultime fortificazioni, il potere non ha più il lusso della menzogna.
    Così, grazie a questa nuova misura, il mio avvocato Behiç Asçi così come due donne scioperanti, una prigioniera politica chiamata Sevgi Saymaz e l’altra, ex-detenuta chiamata Gulcan Goruroglu avrebbero interrotto il loro digiuno a oltranza mentre tutti e tre, costretti a letto, erano arrivati al punto della morte dopo 293 giorni di sciopero della fame per l’avvocato e 268 giorni per le due giovani donne.
    Ci sono voluti più di 6 anni di sofferenze incommensurabili, 122 morti tra coloro che protestavano contro il regime di isolamento, più di 600 invalidi permanenti tra gli scioperanti della fame alimentati a forza, centinaia di manifestazioni disperse dalla brutalità poliziesca, migliaia di arresti e quasi altrettante sedute di tortura nei commissariati, centinaia di migliaia di firme raccolte e più di mezzo miliardo di volantini distribuiti affinché il governo turco si degnasse di rendere le sue prigioni di tipo F un poco più umane.
    Il successo strappato dai prigionieri è una grande vittoria per le forze democratiche del paese e per tutti i difensori dei diritti umani nel mondo.
    Lo dobbiamo all’incredibile sacrificio dei detenuti rivoluzionari che hanno “amato la vita fino alla morte” e che hanno scelto di “morire di fame piuttosto che di morire di solitudine”, ai loro genitori e ai loro compagni che hanno pagato lo stesso prezzo, alle migliaia di militanti e di simpatizzanti che, durante tutta questa campagna hanno perso la loro libertà, la loro salute o il loro lavoro per solidarietà ed altruismo.
    La dobbiamo anche alla solidarietà internazionale, alle numerose delegazioni che hanno reso visita agli scioperanti della fame e che hanno denunciato senza tregua la situazione disumana che regnava nelle prigioni di tipo F sia con i rapporti delle missioni, per la strada, di fronte alle ambasciate turche o nei parlamenti.
    Nel momento in cui scrivo queste righe, non conosco ancora il tenore esatto della circolare ministeriale e non so, per esempio, se contiene altre clausole che riguardano un miglioramento del regolamento interno delle prigioni.
    In ogni caso, la vittoria incarnata da questa circolare non deve farci certamente abbassare la guardia perché gli abusi commessi contro i prigionieri e le privazioni che patiscono sono molteplici e, d’altra parte, sappiamo per esperienza che un diritto non è mai definitivamente acquisito, ed ancora meno nelle prigioni turche.
    Mi ricordo che nel 1996, appena due mesi dopo la vittoria storica dei detenuti tra i quali 12 scioperanti della fame che morirono in 69 giorni di digiuno, vittoria che aveva permesso loro di ottenere la chiusura del solo supercarcere che esisteva all’epoca, l’esercito turco aveva massacrato 10 prigionieri politici alla prigione di Diyarbakir.
    Ma oggi siamo migliaia di militanti in Turchia, in Europa e nel mondo a condividere l’immensa felicità di tutti i prigionieri della Turchia, il profondo sollievo che i nostri tre compagni scioperanti sopravvivranno al loro digiuno ma allo stesso tempo il terribile dispiacere che gli eroici martiri di questa resistenza non siano con noi per celebrare questa vittoria che appartiene innanzitutto a loro.
    Rendiamogli omaggio!
    Onore a questi eroi del popolo, a queste perle dell’umanità che sono riuscite a fare trionfare la luce della speranza e della dignità nelle tenebre delle prigioni e nei nostri cuori.

    Bahar Kimyongür
    Prigione di Gand,
    la gloriosa notte di lunedì 22 gennaio 2007

    info@senzacensura.org
    http://www.senzacensura.org


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  8. #8
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    Ciao compagni,
    vi scrivo nel nome del comitato "Solidarieta/Liberta" di Bruxelles.
    Abbiamo trovato la vostra lista di prigioniere e vi ringraziamo per questo lavoro.
    Vi possiamo gia indicare un trasferimento.
    Bahar Kimyongur, prigioniero del DHKP-C nel Belgio, ha cambiato di carcera. Adesso si puo scrivere a:

    Bahar KIMYONGUR
    Avenue de Burlet n°4 - 1400 Nivelles (Belgio)

    C'erano anche tre altre compagni del DHKP-C colpiti dallo stato belgho e che adesso sono qui in carcere. Tutti sono nella stessa indirizza. Ecco:

    Sukriye AKAR, Musa ASOGLU, Kaya SAZ
    Penitentiair Complex Brugge
    Legeweg 200 - 8200 Sint Andries/Brugge (Belgio)

    Fino a oggi le lettere sono distribuite senza troppo di problemi.
    Penso che per questi prigionieri l'italiano non e possibile. Il meglio e di scrivere in francese o inglese (non siamo sicuri che le lettere in turco possono entrare). Se avete una persona che parla fiamingho nelle vostre amici, sarebbe il meglio...
    Vi saluto nel nome del comitato e se che cambiamento (c'e un processo ancoro in corso per provare di cambiare la situazione giudiciare degli compagni) vi faro sapere.
    Ciao e a piu!
    Renaud Van Elewyck (per il CSL)

    solidarite.liberte@hotmail.com

    A luta continua

  9. #9
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    Come fatto per la petizione per il compagno Battisti, invito tutti voi a firmare nuovamente (coloro che non l'avessero fatto) per il compagno turco Bahar Kimyongür.

    A luta continua

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Come fatto per la petizione per il compagno Battisti, invito tutti voi a firmare nuovamente (coloro che non l'avessero fatto) per il compagno turco Bahar Kimyongür.

    A luta continua
    Mi unisco...

 

 

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