
Originariamente Scritto da
apoliticos
Il vescovo di San Marino, mons. Luigi Negri, replica al ministro Rosy Bindi:
«Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»
Il prelato difende il testo della Nota approvata dalla Cei: «Non è un testo “conservatore”, ma autenticamente missionario e segue la traccia impostata dal Papa». «Il no ai Dico è un impegno per i cattolici».
L'arcivescovo dell'Aquila tira le conseguenze pratiche...
“A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
L'arcivescovo dell'Aquila: «Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo».
*****
LA PAROLA DEI «SOMMI SACERDOTI» DEL CATTOLICESIMO «ADULTO»
«E´ improponibile che dei membri di un parlamento liberamente eletto possano essere vincolati a un´obbedienza estranea alle loro convinzioni di coscienza. E´ quasi incredibile che i Vescovi vogliano impegnare la loro autorevolezza su questo argomento, mentre trascurano di invitare i parlamentari a negare il loro voto a atti di guerra, ben più anti evangelici delle unioni di fatto».
(tratto da un articolo di Giuseppe Alberigo pubblicato su Repubblica del 30 marzo 2007).
Secondo Alberto Melloni la "Nota" della Cei è un testo «stratificato», «serenamente contorto», «attenuato» e «allargato da sensibilità diverse».
(tratto dal Corriere della sera del 30 marzo 2007).
Intanto Micromega lancia due raccolte di firme "contro le crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento".
Presentiamo i due testi e gli «illustrissimi» promotori.
«Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»
«Mi sembra surreale che si dica che la Nota della Cei non riguarda il disegno di legge dei Dico. È un documento dell’episcopato italiano, non di quello australiano...». Sorride, per sdrammatizzare i toni dopo la polemica scatenata dalle parole del ministro Rosy Bindi, il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri. Il prelato non è tra i membri del Consiglio permanente e ha da poco terminato di leggere la versione definitiva della Nota. «Mi piace sottolineare - spiega al Giornale - anche il modo in cui è formulata, con richiami agli interventi corali dei vescovi in questi mesi. È un documento “fermentato” nella reale comunione tra i vescovi e dei vescovi con il Papa».
La Chiesa con questo testo ha «sepolto» l’autonomia dei laici?
«L’autonomia non può essere invocata sui principi fondamentali che reggono l’appartenenza alla Chiesa. La coscienza del laico non matura in modo individualistico, ma si forma dentro l’appartenenza alla Chiesa. Ed è l’autorità della Chiesa a custodire l’oggettività di questa appartenenza. La Nota della Cei è peraltro in continuità perfetta con la costituzione conciliare Gaudium et spes, che spiega come vi siano principi dai quali non si dà autonomia».
Non c’è il rischio di presentare una Chiesa che impone verità e dimentica la carità?
«La Nota non è “conservatrice” né “aggressiva”, ma autenticamente missionaria e segue la traccia impostata dal Papa al recente convegno di Verona. Questa giustapposizione tra verità e carità, tra fede e amore non è però un appunto emerso dal mondo dei politici cattolici, quanto piuttosto dallo stesso mondo ecclesiale. La fede senza carità è una ideologia, ma la carità senza la fede è solo un buonismo».
Che cosa pensa delle reazioni alla Nota? Alcuni cattolici non si sono sentiti chiamati in causa affermando che non si riferisce ai Dico...
«La Nota afferma che è inaccettabile dal punto di vista dottrinale e sociale una legislazione che riconosca le coppie di fatto e c’è un divieto esplicito per i cattolici ad avallare il riconoscimento delle coppie gay. Sostenere che il documento della Cei non riguardi i Dico mi pare un esercizio di ottimismo indebito. Mi sembra surreale che si possa dare questa interpretazione delle parole impegnative e chiarissime pronunciate dai vescovi: è un documento della Conferenza episcopale italiana, non di quella australiana, dunque penso di poter affermare che si riferisce alla situazione del nostro Paese...».
I cattolici devono sentirsi obbligati a non votare i Dico?
«La Chiesa non obbliga nessuno, ma chiede ai fedeli di fare di tutto per immedesimarsi in queste indicazioni. Il fedele che vuole essere coerente con la sua appartenenza ecclesiale è tenuto ad obbedire a questi pronunciamenti del magistero su valori non negoziabili».
C’è chi dice che la Chiesa si batte contro i Dico, ma che questo non salverà certo la famiglia. Come risponde?
«È importante la preoccupazione educativa che emerge dalla Nota. I Dico sono una misura bassa della vita, le leggi creano una mentalità ed è come se si prospettasse ai giovani di avere tutto e subito senza una piena responsabilità. I vescovi non sono spinti da motivazioni politiche, ma dalla grande preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale del nostro Paese. La società viene assalita nel suo fattore costitutivo, genetico, che è la famiglia».
È cambiato il presidente della Cei. Cambierà anche la linea «politica» dell’episcopato italiano?
«Mi sembra che la prolusione dell’arcivescovo Bagnasco abbia indicato con sufficiente chiarezza la sostanziale continuità con il prezioso lavoro svolto in questi anni dal cardinale Ruini. Le linee guida sono quelle espresse da Benedetto XVI, al quale la nostra Conferenza episcopale è legata in modo speciale, in quanto il Papa è anche primate d’Italia».
di Andrea Tornielli
Il Giornale n. 76 del 2007-03-30 pagina 7
Intervista
“A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
«Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo». L’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, membro della commissione episcopale per l’Evangelizzazione, avrebbe voluto che nella nota Cei fosse riportata la restrizione all’accesso ai sacramenti (contenuta nei documenti di Joseph Ratzinger) per i legislatori che «vanno contro i valori fondamentali della natura umana», come il rispetto della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. «Votare i Dico ha chiaramente un “nesso obiettivo con l’Eucarestia”, per usare le parole dei pronunciamenti dell’ex Sant’Uffizio e dell’esortazione post-sinodale “Sacramentum caritatis”».
Niente comunione ai parlamentari che equiparano per legge le unioni di fatto alla famiglia?
«Se io sacerdote so che quel parlamentare si dice cattolico, ma nella sua azione politica si comporta in un modo che è del tutto opposto al Vangelo, allora faccio bene a non dargli la Comunione. Se non gliela negassi, l’Eucarestia verrebbe tramutata in ostentazione e avallo dell’errore. Il cattolico realmente “adulto” è quello che segue l’insegnamento del Vangelo, della Chiesa e dei vescovi. Appellarsi all’autonomia di coscienza basata su una fede “fai da te” è un’inaccettabile incoerenza. Se non è indirizzata dal Magistero la coscienza del legislatore diventa erronea e lo conduce sulla strada sbagliata. Occorre ripartire dal nesso con l’Eucarestia ribadito dal Papa nel suo ultimo documento. La nota Cei è molto dialogante, fin dove è possibile. L’esortazione papale è più netta ed esplicita».
Cioè?
«Afferma la coerenza eucaristica. Come fa un parlamentare cattolico a calpestare la sacralità della famiglia, poi ad avvicinarsi ai sacramenti e fare la comunione? Il sinodo sull’Eucarestia è il frutto dell’enorme lavoro degli ultimi due papi e dei padri sinodali. Ne scaturisce la coerenza tra Eucarestia e comportamenti concreti. Ricevere la comunione significa accettare nella propria vita l’insegnamento morale e dottrinario di Cristo. Non si può prescindere da ciò. E’ una incoerenza tremenda fare la comunione rifiutando ciò che Gesù ha insegnato. Chi vota la legge sui Dico, poi non può fare finta di niente in Chiesa. Noi vescovi siamo tenuti a richiamare il nesso tra testimonianza dei valori ed Eucarestia. Abbiamo questa responsabilità nei confronti dei politici cattolici. Operare ai danni della famiglia e dirsi cristiano è il colmo dell’incoerenza e della contraddizione».
Una Chiesa anti-moderna?
«Se si chiede alla Chiesa di adeguarsi al mondo moderno, la si condanna a non avere più niente da dire e a smettere di essere il sale della terra. Oggi difendere la sacralità della famiglia significa andare controcorrente per richiamare i valori autentici. Se il parlamentare sbandiera di ispirarsi al Vangelo, al cristianesimo, allora deve ubbidire al Magistero nella sua azione politica. Se segue il pensiero e il comportamento correnti che cristiano è? Finché si tratta, per esempio, della nazionalizzazione dell’energia elettrica uno può avere tutte le idee che vuole, ma se è in ballo il rispetto dei principi etici fondamentali non si può chiamare in causa il pluralismo. Il politico che vota i Dico deve confessarsi proprio per questo nesso tra azione del legislatore e pratica religiosa. Una fede a proprio comodo è un controsenso: la verità non si decide a maggioranza».
di GIACOMO GALEAZZI
La Stampa 30 Marzo 2007
http://micromega.repubblica.it/