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    Predefinito “A chi vota “sì” non darò più la Comunione”

    Il vescovo di San Marino, mons. Luigi Negri, replica al ministro Rosy Bindi:
    «Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»

    Il prelato difende il testo della Nota approvata dalla Cei: «Non è un testo “conservatore”, ma autenticamente missionario e segue la traccia impostata dal Papa». «Il no ai Dico è un impegno per i cattolici».
    L'arcivescovo dell'Aquila tira le conseguenze pratiche...
    “A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
    L'arcivescovo dell'Aquila: «Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo».
    *****
    LA PAROLA DEI «SOMMI SACERDOTI» DEL CATTOLICESIMO «ADULTO»
    «E´ improponibile che dei membri di un parlamento liberamente eletto possano essere vincolati a un´obbedienza estranea alle loro convinzioni di coscienza. E´ quasi incredibile che i Vescovi vogliano impegnare la loro autorevolezza su questo argomento, mentre trascurano di invitare i parlamentari a negare il loro voto a atti di guerra, ben più anti evangelici delle unioni di fatto».
    (tratto da un articolo di Giuseppe Alberigo pubblicato su Repubblica del 30 marzo 2007).
    Secondo Alberto Melloni la "Nota" della Cei è un testo «stratificato», «serenamente contorto», «attenuato» e «allargato da sensibilità diverse».
    (tratto dal Corriere della sera del 30 marzo 2007).

    Intanto Micromega lancia due raccolte di firme "contro le crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento".
    Presentiamo i due testi e gli «illustrissimi» promotori.




    «Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»
    «Mi sembra surreale che si dica che la Nota della Cei non riguarda il disegno di legge dei Dico. È un documento dell’episcopato italiano, non di quello australiano...». Sorride, per sdrammatizzare i toni dopo la polemica scatenata dalle parole del ministro Rosy Bindi, il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri. Il prelato non è tra i membri del Consiglio permanente e ha da poco terminato di leggere la versione definitiva della Nota. «Mi piace sottolineare - spiega al Giornale - anche il modo in cui è formulata, con richiami agli interventi corali dei vescovi in questi mesi. È un documento “fermentato” nella reale comunione tra i vescovi e dei vescovi con il Papa».
    La Chiesa con questo testo ha «sepolto» l’autonomia dei laici?
    «L’autonomia non può essere invocata sui principi fondamentali che reggono l’appartenenza alla Chiesa. La coscienza del laico non matura in modo individualistico, ma si forma dentro l’appartenenza alla Chiesa. Ed è l’autorità della Chiesa a custodire l’oggettività di questa appartenenza. La Nota della Cei è peraltro in continuità perfetta con la costituzione conciliare Gaudium et spes, che spiega come vi siano principi dai quali non si dà autonomia».
    Non c’è il rischio di presentare una Chiesa che impone verità e dimentica la carità?
    «La Nota non è “conservatrice” né “aggressiva”, ma autenticamente missionaria e segue la traccia impostata dal Papa al recente convegno di Verona. Questa giustapposizione tra verità e carità, tra fede e amore non è però un appunto emerso dal mondo dei politici cattolici, quanto piuttosto dallo stesso mondo ecclesiale. La fede senza carità è una ideologia, ma la carità senza la fede è solo un buonismo».
    Che cosa pensa delle reazioni alla Nota? Alcuni cattolici non si sono sentiti chiamati in causa affermando che non si riferisce ai Dico...
    «La Nota afferma che è inaccettabile dal punto di vista dottrinale e sociale una legislazione che riconosca le coppie di fatto e c’è un divieto esplicito per i cattolici ad avallare il riconoscimento delle coppie gay. Sostenere che il documento della Cei non riguardi i Dico mi pare un esercizio di ottimismo indebito. Mi sembra surreale che si possa dare questa interpretazione delle parole impegnative e chiarissime pronunciate dai vescovi: è un documento della Conferenza episcopale italiana, non di quella australiana, dunque penso di poter affermare che si riferisce alla situazione del nostro Paese...».
    I cattolici devono sentirsi obbligati a non votare i Dico?
    «La Chiesa non obbliga nessuno, ma chiede ai fedeli di fare di tutto per immedesimarsi in queste indicazioni. Il fedele che vuole essere coerente con la sua appartenenza ecclesiale è tenuto ad obbedire a questi pronunciamenti del magistero su valori non negoziabili».
    C’è chi dice che la Chiesa si batte contro i Dico, ma che questo non salverà certo la famiglia. Come risponde?
    «È importante la preoccupazione educativa che emerge dalla Nota. I Dico sono una misura bassa della vita, le leggi creano una mentalità ed è come se si prospettasse ai giovani di avere tutto e subito senza una piena responsabilità. I vescovi non sono spinti da motivazioni politiche, ma dalla grande preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale del nostro Paese. La società viene assalita nel suo fattore costitutivo, genetico, che è la famiglia».
    È cambiato il presidente della Cei. Cambierà anche la linea «politica» dell’episcopato italiano?
    «Mi sembra che la prolusione dell’arcivescovo Bagnasco abbia indicato con sufficiente chiarezza la sostanziale continuità con il prezioso lavoro svolto in questi anni dal cardinale Ruini. Le linee guida sono quelle espresse da Benedetto XVI, al quale la nostra Conferenza episcopale è legata in modo speciale, in quanto il Papa è anche primate d’Italia».
    di Andrea Tornielli
    Il Giornale n. 76 del 2007-03-30 pagina 7

    Intervista
    “A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
    «Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo». L’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, membro della commissione episcopale per l’Evangelizzazione, avrebbe voluto che nella nota Cei fosse riportata la restrizione all’accesso ai sacramenti (contenuta nei documenti di Joseph Ratzinger) per i legislatori che «vanno contro i valori fondamentali della natura umana», come il rispetto della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. «Votare i Dico ha chiaramente un “nesso obiettivo con l’Eucarestia”, per usare le parole dei pronunciamenti dell’ex Sant’Uffizio e dell’esortazione post-sinodale “Sacramentum caritatis”».
    Niente comunione ai parlamentari che equiparano per legge le unioni di fatto alla famiglia?
    «Se io sacerdote so che quel parlamentare si dice cattolico, ma nella sua azione politica si comporta in un modo che è del tutto opposto al Vangelo, allora faccio bene a non dargli la Comunione. Se non gliela negassi, l’Eucarestia verrebbe tramutata in ostentazione e avallo dell’errore. Il cattolico realmente “adulto” è quello che segue l’insegnamento del Vangelo, della Chiesa e dei vescovi. Appellarsi all’autonomia di coscienza basata su una fede “fai da te” è un’inaccettabile incoerenza. Se non è indirizzata dal Magistero la coscienza del legislatore diventa erronea e lo conduce sulla strada sbagliata. Occorre ripartire dal nesso con l’Eucarestia ribadito dal Papa nel suo ultimo documento. La nota Cei è molto dialogante, fin dove è possibile. L’esortazione papale è più netta ed esplicita».
    Cioè?
    «Afferma la coerenza eucaristica. Come fa un parlamentare cattolico a calpestare la sacralità della famiglia, poi ad avvicinarsi ai sacramenti e fare la comunione? Il sinodo sull’Eucarestia è il frutto dell’enorme lavoro degli ultimi due papi e dei padri sinodali. Ne scaturisce la coerenza tra Eucarestia e comportamenti concreti. Ricevere la comunione significa accettare nella propria vita l’insegnamento morale e dottrinario di Cristo. Non si può prescindere da ciò. E’ una incoerenza tremenda fare la comunione rifiutando ciò che Gesù ha insegnato. Chi vota la legge sui Dico, poi non può fare finta di niente in Chiesa. Noi vescovi siamo tenuti a richiamare il nesso tra testimonianza dei valori ed Eucarestia. Abbiamo questa responsabilità nei confronti dei politici cattolici. Operare ai danni della famiglia e dirsi cristiano è il colmo dell’incoerenza e della contraddizione».
    Una Chiesa anti-moderna?
    «Se si chiede alla Chiesa di adeguarsi al mondo moderno, la si condanna a non avere più niente da dire e a smettere di essere il sale della terra. Oggi difendere la sacralità della famiglia significa andare controcorrente per richiamare i valori autentici. Se il parlamentare sbandiera di ispirarsi al Vangelo, al cristianesimo, allora deve ubbidire al Magistero nella sua azione politica. Se segue il pensiero e il comportamento correnti che cristiano è? Finché si tratta, per esempio, della nazionalizzazione dell’energia elettrica uno può avere tutte le idee che vuole, ma se è in ballo il rispetto dei principi etici fondamentali non si può chiamare in causa il pluralismo. Il politico che vota i Dico deve confessarsi proprio per questo nesso tra azione del legislatore e pratica religiosa. Una fede a proprio comodo è un controsenso: la verità non si decide a maggioranza».
    di GIACOMO GALEAZZI
    La Stampa 30 Marzo 2007

    Intanto la rivista Micromega lancia due raccolte di firme "contro la crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento". Ecco i due testi e i promotori.

    8 per mille alla Chiesa valdese - appello laico
    Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
    Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso
    8 per mille alla Chiesa valdese - appello dei cattolici
    Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e
    scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle
    influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse
    doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell'8 per mille IRPEF.
    Invitiamo tutti i cittadini italiani i quali, nonostante le intrinseche
    contraddizioni rispetto al principio di laicità, desiderassero comunque devolvere l’otto per mille a una espressione religiosa, a fare la scelta della
    “Unione delle chiese metodiste e valdesi” che le libertà e i diritti
    civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere
    sociali e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa
    don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino
    http://micromega.repubblica.it/

  2. #2
    Senzapadrone
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    Vorrei sapere se il papa ritiene che non sia più il caso di dare la Comunione a Romano Prodi ...

    Meglio che lo dica. Così almeno di fa chiarezza.

  3. #3
    Ricostruire la sinistra
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    Questo per chi chiedeva ieri dove stava l'ingerenza e l'obbligo per i politici cattolici. Con simili minacce pratiche..

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da gabrio Visualizza Messaggio
    Mons. Negri non e' che un ciellino.
    E non sono tutti in corsa da lui per ricevere la Comunione.
    Si sopravvaluta, di molto.
    Chiedete al "don negri", cosi' si faceva chiamare in Cattolica negli anni '90 (noto misogino) cosa ne pensa delle donne,?

  5. #5
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    GRAZIE PROF.MARIO RICCIO
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Il vescovo di San Marino, mons. Luigi Negri, replica al ministro Rosy Bindi:
    «Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»
    Il prelato difende il testo della Nota approvata dalla Cei: «Non è un testo “conservatore”, ma autenticamente missionario e segue la traccia impostata dal Papa». «Il no ai Dico è un impegno per i cattolici».
    L'arcivescovo dell'Aquila tira le conseguenze pratiche...
    “A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
    L'arcivescovo dell'Aquila: «Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo».
    *****
    LA PAROLA DEI «SOMMI SACERDOTI» DEL CATTOLICESIMO «ADULTO»
    «E´ improponibile che dei membri di un parlamento liberamente eletto possano essere vincolati a un´obbedienza estranea alle loro convinzioni di coscienza. E´ quasi incredibile che i Vescovi vogliano impegnare la loro autorevolezza su questo argomento, mentre trascurano di invitare i parlamentari a negare il loro voto a atti di guerra, ben più anti evangelici delle unioni di fatto».
    (tratto da un articolo di Giuseppe Alberigo pubblicato su Repubblica del 30 marzo 2007).
    Secondo Alberto Melloni la "Nota" della Cei è un testo «stratificato», «serenamente contorto», «attenuato» e «allargato da sensibilità diverse».
    (tratto dal Corriere della sera del 30 marzo 2007).

    Intanto Micromega lancia due raccolte di firme "contro le crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento".
    Presentiamo i due testi e gli «illustrissimi» promotori.





    «Surreale dire che la Nota non riguardi la legge sulle coppie»
    «Mi sembra surreale che si dica che la Nota della Cei non riguarda il disegno di legge dei Dico. È un documento dell’episcopato italiano, non di quello australiano...». Sorride, per sdrammatizzare i toni dopo la polemica scatenata dalle parole del ministro Rosy Bindi, il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri. Il prelato non è tra i membri del Consiglio permanente e ha da poco terminato di leggere la versione definitiva della Nota. «Mi piace sottolineare - spiega al Giornale - anche il modo in cui è formulata, con richiami agli interventi corali dei vescovi in questi mesi. È un documento “fermentato” nella reale comunione tra i vescovi e dei vescovi con il Papa».
    La Chiesa con questo testo ha «sepolto» l’autonomia dei laici?
    «L’autonomia non può essere invocata sui principi fondamentali che reggono l’appartenenza alla Chiesa. La coscienza del laico non matura in modo individualistico, ma si forma dentro l’appartenenza alla Chiesa. Ed è l’autorità della Chiesa a custodire l’oggettività di questa appartenenza. La Nota della Cei è peraltro in continuità perfetta con la costituzione conciliare Gaudium et spes, che spiega come vi siano principi dai quali non si dà autonomia».
    Non c’è il rischio di presentare una Chiesa che impone verità e dimentica la carità?
    «La Nota non è “conservatrice” né “aggressiva”, ma autenticamente missionaria e segue la traccia impostata dal Papa al recente convegno di Verona. Questa giustapposizione tra verità e carità, tra fede e amore non è però un appunto emerso dal mondo dei politici cattolici, quanto piuttosto dallo stesso mondo ecclesiale. La fede senza carità è una ideologia, ma la carità senza la fede è solo un buonismo».
    Che cosa pensa delle reazioni alla Nota? Alcuni cattolici non si sono sentiti chiamati in causa affermando che non si riferisce ai Dico...
    «La Nota afferma che è inaccettabile dal punto di vista dottrinale e sociale una legislazione che riconosca le coppie di fatto e c’è un divieto esplicito per i cattolici ad avallare il riconoscimento delle coppie gay. Sostenere che il documento della Cei non riguardi i Dico mi pare un esercizio di ottimismo indebito. Mi sembra surreale che si possa dare questa interpretazione delle parole impegnative e chiarissime pronunciate dai vescovi: è un documento della Conferenza episcopale italiana, non di quella australiana, dunque penso di poter affermare che si riferisce alla situazione del nostro Paese...».
    I cattolici devono sentirsi obbligati a non votare i Dico?
    «La Chiesa non obbliga nessuno, ma chiede ai fedeli di fare di tutto per immedesimarsi in queste indicazioni. Il fedele che vuole essere coerente con la sua appartenenza ecclesiale è tenuto ad obbedire a questi pronunciamenti del magistero su valori non negoziabili».
    C’è chi dice che la Chiesa si batte contro i Dico, ma che questo non salverà certo la famiglia. Come risponde?
    «È importante la preoccupazione educativa che emerge dalla Nota. I Dico sono una misura bassa della vita, le leggi creano una mentalità ed è come se si prospettasse ai giovani di avere tutto e subito senza una piena responsabilità. I vescovi non sono spinti da motivazioni politiche, ma dalla grande preoccupazione per la tenuta del tessuto sociale del nostro Paese. La società viene assalita nel suo fattore costitutivo, genetico, che è la famiglia».
    È cambiato il presidente della Cei. Cambierà anche la linea «politica» dell’episcopato italiano?
    «Mi sembra che la prolusione dell’arcivescovo Bagnasco abbia indicato con sufficiente chiarezza la sostanziale continuità con il prezioso lavoro svolto in questi anni dal cardinale Ruini. Le linee guida sono quelle espresse da Benedetto XVI, al quale la nostra Conferenza episcopale è legata in modo speciale, in quanto il Papa è anche primate d’Italia».
    di Andrea Tornielli
    Il Giornale n. 76 del 2007-03-30 pagina 7

    Intervista
    “A chi vota “sì” non darò più la Comunione”
    «Se un comportamento contrario al Vangelo è risaputo, se tutti conoscono l’azione di un parlamentare contro la sacralità della famiglia, dargli la Comunione diventa un vero scandalo». L’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, membro della commissione episcopale per l’Evangelizzazione, avrebbe voluto che nella nota Cei fosse riportata la restrizione all’accesso ai sacramenti (contenuta nei documenti di Joseph Ratzinger) per i legislatori che «vanno contro i valori fondamentali della natura umana», come il rispetto della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. «Votare i Dico ha chiaramente un “nesso obiettivo con l’Eucarestia”, per usare le parole dei pronunciamenti dell’ex Sant’Uffizio e dell’esortazione post-sinodale “Sacramentum caritatis”».
    Niente comunione ai parlamentari che equiparano per legge le unioni di fatto alla famiglia?
    «Se io sacerdote so che quel parlamentare si dice cattolico, ma nella sua azione politica si comporta in un modo che è del tutto opposto al Vangelo, allora faccio bene a non dargli la Comunione. Se non gliela negassi, l’Eucarestia verrebbe tramutata in ostentazione e avallo dell’errore. Il cattolico realmente “adulto” è quello che segue l’insegnamento del Vangelo, della Chiesa e dei vescovi. Appellarsi all’autonomia di coscienza basata su una fede “fai da te” è un’inaccettabile incoerenza. Se non è indirizzata dal Magistero la coscienza del legislatore diventa erronea e lo conduce sulla strada sbagliata. Occorre ripartire dal nesso con l’Eucarestia ribadito dal Papa nel suo ultimo documento. La nota Cei è molto dialogante, fin dove è possibile. L’esortazione papale è più netta ed esplicita».
    Cioè?
    «Afferma la coerenza eucaristica. Come fa un parlamentare cattolico a calpestare la sacralità della famiglia, poi ad avvicinarsi ai sacramenti e fare la comunione? Il sinodo sull’Eucarestia è il frutto dell’enorme lavoro degli ultimi due papi e dei padri sinodali. Ne scaturisce la coerenza tra Eucarestia e comportamenti concreti. Ricevere la comunione significa accettare nella propria vita l’insegnamento morale e dottrinario di Cristo. Non si può prescindere da ciò. E’ una incoerenza tremenda fare la comunione rifiutando ciò che Gesù ha insegnato. Chi vota la legge sui Dico, poi non può fare finta di niente in Chiesa. Noi vescovi siamo tenuti a richiamare il nesso tra testimonianza dei valori ed Eucarestia. Abbiamo questa responsabilità nei confronti dei politici cattolici. Operare ai danni della famiglia e dirsi cristiano è il colmo dell’incoerenza e della contraddizione».
    Una Chiesa anti-moderna?
    «Se si chiede alla Chiesa di adeguarsi al mondo moderno, la si condanna a non avere più niente da dire e a smettere di essere il sale della terra. Oggi difendere la sacralità della famiglia significa andare controcorrente per richiamare i valori autentici. Se il parlamentare sbandiera di ispirarsi al Vangelo, al cristianesimo, allora deve ubbidire al Magistero nella sua azione politica. Se segue il pensiero e il comportamento correnti che cristiano è? Finché si tratta, per esempio, della nazionalizzazione dell’energia elettrica uno può avere tutte le idee che vuole, ma se è in ballo il rispetto dei principi etici fondamentali non si può chiamare in causa il pluralismo. Il politico che vota i Dico deve confessarsi proprio per questo nesso tra azione del legislatore e pratica religiosa. Una fede a proprio comodo è un controsenso: la verità non si decide a maggioranza».
    di GIACOMO GALEAZZI
    La Stampa 30 Marzo 2007


    http://micromega.repubblica.it/
    a questi parassiti nullafacenti che rubano i nostri soldi,dobbiamo rispondere prima di tutto che non ce ne frega un cazzo di quelli a cui vogliono o non vogliono dare la comunione.secondariamente bisogna destinare l' per mille ad altri soggetti,e terzo punto bisogna impegnarsi nella battaglia politica per la cancallazione del concordato.non più un centesimo a questi parassiti.che vadano a lavorare

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da gattolaceleste Visualizza Messaggio
    a questi parassiti nullafacenti che rubano i nostri soldi,dobbiamo rispondere prima di tutto che non ce ne frega un cazzo di quelli a cui vogliono o non vogliono dare la comunione.secondariamente bisogna destinare l' per mille ad altri soggetti,e terzo punto bisogna impegnarsi nella battaglia politica per la cancallazione del concordato.non più un centesimo a questi parassiti.che vadano a lavorare
    ecco, vai a lavorare .

  7. #7
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    ecco, vai a lavorare .
    Non darò più un cazzo alla Chiesa, finché campo.

  9. #9
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    E' inutile lamentarsi di quello che dicono i vescovi.
    Abbiamo un sistema semplicissimohi di noi (escludiamo pertanto i bananas) paga le tasse non deve destinare più l'8 per mille alla chiesa.
    Se gli tagliamo pesantemente i viveri sicuramente capiranno che qualcosa che fanno non ci piace.


    P.S.- Dopo tanto tempo oggi ho rivisto una bella scritta sul muro di una chiesa:

    CLORO AL CLERO

  10. #10
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    Sono sempre stato del parere che tutti ... chiesa compresa siano liberi di esprimere la propria opinione riguardo qualsiasi argomento... questa volta però resto abbastanza perplesso... più che opinione sembra una estrema iniziativa infelice... vorrei comunque capire ma... le posizioni del vescovo di San Marino mons. Luigi Negri, e dell'arcivescovo dell'Aquila sono puramente "personali" oppure riflettono la linea di tutta la Chiesa?

    B.

 

 
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