“QUELL’OMBRA SU SOCIETA’ E SCUDETTI
DI MAURIZIO CROSETTI (LA REPUBBLICA) PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.
”Che brutta storia, e che finale oscuro. Colpevoli ma non più punibili. La Cassazione riavvolge il nastro del processo-doping fino alla prima sentenza, quella che condannò il responsabile medico della Juve, Riccardo Agricola, a un anno e dieci mesi e assolse Giraudo perchè non c'erano le prova che sapesse: ma poteva non sapere? E allora, dal '94 al '98 gli juventini erano dopati o no? Prendevano l'Epo? Erano come certi ciclisti col motore truccato? Tre scudetti, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e altre svariate vittorie devono essere considerate, adesso, delle vergognose patacche? Arrivati a questo terzo e ultimo grado di giudizio, la risposta sembrerebbe più sì che no, e comunque restano ombre inquietanti. Se nessuno potrà davvero dire cosa ci fosse nelle pastigliette colorate che i giocatori ingoiavano, e nelle flebo che finivano in vena, qualche punto fermo però rimane.
Di sicuro non era un visionario il procuratore Guariniello: la Cassazione gli consegna una vittoria non da poco. Nessun teorema contro la Juve, nessun accanimento giudiziario: senza la prescrizione, sui tempi della quale già si discute, perchè non era poi così evidente, oggi qualcuno andrebbe davvero nelle grane. Non ci andrà, ma neppure potrà dichiararsi innocente perchè per la giustizia italiana, quella ordinaria e non quella sportiva che fa sconti a chiunque, non lo è.
Gli anni neri della Juve cominciarono ben prima di Calciopoli, e per questioni se possibile più gravi: non arbitri pilotati, ma cartelle cliniche con troppi misteri. Valori di ematocrito da mandare in tilt gli apparecchi di misurazione, armadietti dello spogliatoio pieni di medicine inspiegabili, gli psicofarmaci specialmente: perchè venivano somministrati con regolarità ad atleti giovani e sani? A questa domanda, Agricola non ha mai risposto, in compenso continua ad essere il massimo dirigente medico della nuova Juventus: fino a quando?
L'ombra che la Cassazione non solo non ha disperso, ma se possibile ha reso più spessa e scura, riguarda la prima Juve di Moggi, Giraudo, Bettega, Agricola e Lippi. Pareva invincibile, soprattutto dal punto di vista atletico, e a volte lo era. Tutta bravura dei campioni? Tutta palestra, quei muscolacci? Il dubbio resta, e non è solo di Zeman, un altro che venne bollato come visionario: non lo era, come non lo era Guariniello. Poi, certo, il processo è stato troppo lungo e ha mostrato conclusioni troppo diverse. Ma chi l'ha seguito non può dimenticare il senso d'inquietudine e imbarazzo: non era più sport, quello di cui si stava parlando, ma uno strano esperimento, una brutta cosa da laboratorio. Nel giorno del verdetto d'appello, avvocati e dirigenti juventini esultarono come per un trionfo in Coppa: scene da cancellare perchè non era vero, e non c'era proprio nulla di cui essere orgogliosi.
Ecco perchè questo processo resterà il capitolo peggiore in oltre cento anni di storia bianconera, forse peggio delle griglie arbitrali e dei telefonini di Moggi. Roba brutta, roba vecchia. A parte il dottore degli psicofarmaci, nessuno della Juve delle ombre è rimasto: meglio che niente.
È rimasto solo il sospetto, ma quello purtroppo non si smaschera con un'intercettazione.
MAURIZIO CROSETTI
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