Forse è ancora un po' presto per parlare della nascita di un asse fra Montezemolo e Casini: un ticket di poteri forti e radicata rappresentanza politica centrista per dare una spallata ai Poli.
Resta il fatto che il presidente di Confindustria, il cui mandato scade fra un anno (ma il successore sarà designato ben prima) non perde occasione per accentuare il contenuto politico dei suoi interventi.
Ieri a Genova, al convegno della Piccola e media impresa.
La scorsa settimana al Forum di Confagricoltura di Taormina: un crescendo di sferzate al governo che tuttavia non concede indulgenze all'opposizione («Avete governato cinque anni»).
Una scelta di centro che, non a caso, raccoglie l'applauso del leader dell'Udc:
«Quando qualcuno evoca Monti e Montezemolo- dice Casini- penso che un uomo politico serio non possa sentirsi insidiato dal fatto che ci possano essere grandi personalità della società civile che entrano in politica. Deve anzi sollecitarle, perchè la politica ha bisogno delle potenzialità di tutti».
Una dichiarazione molto conflittuale con le critiche che arrivano da altri segretari della Cdl.
Per esempio Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana:
«Montezemolo parla da politico, ma se ne stia tranquillo: il prossimo premier sarà di nuovo Berlusconi e il suo successore attualmente sta frequentando il terzo liceo». Per non dire della bocciatura radicale di Gianfranco Fini: «Montezemolo e Monti? Non credo che la societa abbia bisogno di personalità esterne alla politica. Occorre una nuova politica, che è una cosa diversa».
E se Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare saluta «il rientro di Montezemolo nelle nostre fila» non c'è dubbio che le posizioni di Montezemolo sembrano fatte a posta per tenere a battesimo qualcosa di diverso per il futuro.
Una dimensione del tempo che l'attuale presidente della Fiat e di Confindustria vuole indicare come strada della modernità e di rottura rispetto allo schema bipolare esistente.
Il modello è quello di una formazione che apre le porte ad una nuova classe dirigente, fortemente orientata ai valori dell'impresa e del mercato, impregnata di cosmopolitismo e pronta a mandare a casa sia Prodi che Berlusconi. Montezemolo, chiudendo il convegno della Piccola impresa di Genova, rivendicala centralità dell'impresa per dettare l'agenda politica: «Non vorremmo veder dilapidato il tesoretto in mille rivoli - dice riferendosi ai 3,5 miliardi che il governo ha a disposizione per effetto delle maggiori entrate fiscali - alla ricerca di mille piccole sacche di consenso.
Essere protagonisti della ripresa, oltre che motivo di orgoglio, da alle imprese piena titolarità per dire ancora con maggior forza che cosa occorre fare, quale direzione è giusto imboccare».
Costruisce barricate attorno alla legge Biagi: «Non è una teoria astratta: la disoccupazione è scesa al 6,8%, il dato più basso da quasi quindici anni». Difende la riforma delle pensioni «perchè non serve una controriforma previdenziale». Polemizza duramente con l'ala radicale della maggioranza: «Quando sentiamo parlare in alcuni settori della politica di regali alle imprese o di imprese con la pancia piena pensiamo che oltre a molta ignoranza ci sia un elemento di ostilità, francamente incomprensibile, che non possiamo accettare e che va respinto con grande fermezza».
In realtà «se tutti facessero il tifo per le imprese vinceremmo i campionati del mondo della crescita».
Punta sulle liberalizzazioni «Più se ne fanno e meglio è».
Invita a guardare al nucleare «senza pregiudizi».
Il ministro Bersani incassa:«Le sollecitazioni di Montezemolo potranno essere portate ai tavoli».
Le antiche sintonie sembrano finite in soffitta.
Da Libero di oggi
saluti




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