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Originariamente Scritto da
Giò91
E anche su questo Romualdi aveva ragioni da vendere:
"Come mai una rivoluzione così sfacciatamente inautentica è riuscita ad imporsi alla gioventù?
Perchè dall'altra parte non esisteva più nulla. Seppellita sotto un cumulo di qualunquismo borghese e patriottardo [...] La Destra non aveva più una parola d'ordine da dare alla gioventù. In un'era di problemi continentali ed europei, essa montava la guardia al bidone della benzina dell'Alto Adige. In un'epoca di crescente eccitazione dei giovani essa diceva loro <<state buoni>>. In un'epoca di offensive e confronti ideologici, essa dormiva tranquilla perchè le percentuali FUAN nei parlamentini restavano stazionarie. La cosiddetta classe dirigente giovanile si lasciò sommergere in pochi giorni, senza fantasia nè gloria".
PAROLE SANTE!!!
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Originariamente Scritto da
Arjuna
Quoto
In un ventennio l'industrializzazione ed il boom economico avevano profondamente trasformato l'Italia che fino al '45 era un paese prevalentemente agricolo e rurale. La mentalità prevalente delle generazioni nate prima della Guerra, però era rimasta molto legata a quel mondo e ai suoi valori (nel bene e nel male), cosa che invece non valeva per a nuova generazione, soprattutto di estrazione borghese.
A mio parere, quindi, la Contestazione del '68 segna un punto importante in un processo di "borghesizzazione" del nostro paese: vengono messi in discussione strutture e valori appartenenti ad un mondo in via di sparizione per affermare, attraverso le ideologie di sinistra, i valori di una "nuova" e più moderna classe borghese.
L'attenzione verso le riforme sociali e il vagheggiamento di una saldatura con le rivendicazioni operaie, secondo me, arrivano in un secondo tempo più come tentativo di legittimazione in chiave marxista di un movimento che obiettivamente era ben lontano da quello che postulò Marx.
Analisi assai azzeccata. Non mi soffermo nemmeno un secondo a disprezzare ed avversare il '68, (sarebbe come battersi contro i mulini a vento), ma piuttosto lo relativizzo inquadrandolo storicamente in contesto ben più ampio, come quello della trasformazione industriale (boom economico) chel'Italia visse nel ventennio 1950-1970.
Le trasformazioni sociali non furono che una conseguenza. Un fenomeno secondario indotto da uno ben più grande, che fu l'evoluzione industriale nel ventennio post-bellico. Non bisognerebbe dargli una importanza maggiore di quella che ha.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Voroscilov
Analisi assai azzeccata. Non mi soffermo nemmeno un secondo a disprezzare ed avversare il '68, (sarebbe come battersi contro i mulini a vento), ma piuttosto lo relativizzo inquadrandolo storicamente in contesto ben più ampio, come quello della trasformazione industriale (boom economico) chel'Italia visse nel ventennio 1950-1970.
Le trasformazioni sociali non furono che una conseguenza. Un fenomeno secondario indotto da uno ben più grande, che fu l'evoluzione industriale nel ventennio post-bellico. Non bisognerebbe dargli una importanza maggiore di quella che ha.
L'analisi di Arjuna, che tu commenti in maniera condivisibile è azzeccatissima. Tuttavia il fenomeno si sviluppò anche in altri paesi che avevano altri gradi di sviluppo. Si tratta dunque di un fenomeno più complesso. Alcuni fecero notare al tempo che esso ebbe luogo a una generazione esatta dalla guerra e che fu probabilmente il surrogato della necessaria guerra resa impossibile dall'armamento atomico. Perché ogni generazione nell'ordine normale delle cose fa la sua guerra, le è necessaria.
Poi l'ordine normale è totalmente scomparso e si è passati nel virtuale, nell'oogi atemporale e sbiadito e, quindi, non si è più avuta pulsione così forte.
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metapolis, per curiosità, chi sei? visto che si dice che tu abbia scritto libri sorge spontanea la domanda...
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Citazione:
Originariamente Scritto da
metapolis
Alcuni fecero notare al tempo che esso ebbe luogo a una generazione esatta dalla guerra e che fu probabilmente il surrogato della necessaria guerra resa impossibile dall'armamento atomico. Perché ogni generazione nell'ordine normale delle cose fa la sua guerra, le è necessaria.
Considerazione che va al cuore del problema travalicando ogni dettaglio relativo. La spiegazione ultima, probabilmente. Con un unica crepa, però : la generazione attuale costituisceun eccezzione con il ciclo naturale del conflitto di cui parli ; nel senso che non fa nessuna guerra (salvo rimpinzarsi al Mc Donald, stravaccarsi davanti a Mtv, fumare etc. etc. etc.)
La verità, e che per fare una guerra occorre un potente stimolo. Un qualcosa da raggiungere, un bisogno profondo da soddisfare. La gioventù viziata di oggi, per un verso o per un altro, ha GIA' tutto ciò che vuole, (o crede di averla) pertanto non tenta di raggiungere nulla, ma semplicemente si lascia vivere, giorno per giorno.
Questo è il nulla. Il vero capolinea. Siamo "alla fine di tutto". (scusate il fatalismo melodrammatico che è fuori luogo e fin troppo abusato dai più per commentare la realtà attuale, ma in un certo senso le cose stanno esattamente in questo modo , tanto per essere realistici....)
Citazione:
Poi l'ordine normale è totalmente scomparso e si è passati nel virtuale, nell'oogi atemporale e sbiadito e, quindi, non si è più avuta pulsione così forte.
E' proprio questo un fatto che mi fa impressione...........benchè scettico ideologicamente nei confronti di quegli anni, trovo che ci sia da rimpiangerli, se li confrontiamo con quelli di oggi. Provo una grande tenerezza e fascino a guardare un po di filmati d'epoca e cinematografia del tempo..........colori, illusioni, fantasia.........oggi il nulla.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
pavianera
metapolis, per curiosità, chi sei? visto che si dice che tu abbia scritto libri sorge spontanea la domanda...
Ma non è un mistero per nessuno chi sono, non lo nascondo mica...
Sono Gabriele Adinolfi
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no ma infatti mica credevo che lo nascondessi, lo chiedevo giusto per curiosità :)
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Attenzione: la società italiana prima del 68, eccetto le comunità montane isolate, non era meno borghese di quella post68, era solo più bigotta.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
alfredoibba
Attenzione: la società italiana prima del 68, eccetto le comunità montane isolate, non era meno borghese di quella post68, era solo più bigotta.
Questo lo diamo per implicito.
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Originariamente Scritto da
stuart mill
magari fosse così... cioè, il 68 è uno dei momenti peggiori, ma il mondo moderno era già decaduto da parecchio, fu un'esplosione di decadenza in un oceano di decadenza insomma... perchè sennò basterebbe tornare a prima del 68 per stere nell'età dell'oro
Beh, ma certamente. E' ovvio che il '68 è solo un tassello, una tappa. Diciamo che, tra le date simbolo (che poi spesso esprimono cambiamenti che non furono certo questione d'un anno) come il 1789, il 1945 (e molto prima ancora), il '68 è quella più immediatamente vicina a noi.