BRUXELLES — Nelle ultime 24 ore, la guerra afghana ha fatto 8 vittime fra gli alleati occidentali: 7 soldati della Nato, morti in combattimento; e il governo di una nazione europea, l’Olanda, spaccatosi e poi caduto all’alba di ieri per non aver saputo decidere se continuare o no quella stessa guerra. Omeglio: per non aver saputo o voluto rispondere alla Nato che chiedeva precisamente questo, un rinnovato impegno militare fino al 2011. E’ la prima volta che in un Paese membro dell’Alleanza — e uno fra i primi 10, per contributo di truppe— il governo cade a causa del conflitto in Afghanistan. Ma è stato inevitabile: il primo ministro cristiano-democratico Jan-Peter Balkenende era schierato per il «sì» alla richiesta della Nato, il suo vice laburista Wouter Bos sosteneva il «no», ricordando anche i 21 soldati olandesi caduti finora. Alla fine, dopo 16 ore di dibattito proseguite nella notte, alle 4,20 Balkenende ha annunciato: «se non c’è la fiducia, non si può andare avanti». Scarni i commenti dal vertice Nato: James Appathurai, portavoce del segretario generale Anders Fogh Rasmussen, dice che «sono gli olandesi a dover decidere», ma ribadisce l’auspicio che l’Olanda confermi «un’operazione più ridotta», un «altro piccolo contributo». Quasi certamente, non sarà così.
Per la coalizione dei Paesi impegnati dal 2001 nella regione più tormentata del globo, quella che giunge dall’Aja è l’eco sorda di un’incrinatura, la conferma di un’incertezza crescente, proprio mentre l’offensiva nella provincia di Helmand prosegue a sussulti. Per l’Olanda, è invece il preannuncio di giorni instabili.
Balkenende ha annunciato per telefono le sue dimissioni alla regina, che si trovava a sciare in Austria; a maggio o giugno vi saranno le elezioni anticipate, e tutti i sondaggi danno per vincente Geert Wilders, il leader populista sotto processo per incitamento all’odio razziale.
I fatti di ieri hanno un loro prologo il 4 febbraio: quando, con una lettera-fax inviata da Bruxelles, la Nato chiede all’Aja «un’estensione» della missione iniziata nel 2006, già prolungata una volta, e destinata a finire nell’agosto 2010. I militari sul campo sono circa 1800: e la Nato domanda che restino in zona fino all’agosto 2011. Il governo olandese si divide. E’ una coalizione di 3 partiti, poco tempo prima ha già traballato per certe roventi mozioni sul caso Iraq. Ora, la tempesta è più forte: Balkenende e il suo centrodestra vogliono una «risposta aperta» alla Nato, un sostanziale «sì», Wouter Bos e i laburisti rifiutano; e il terzo alleato — l’Unione cristiana — sta a guardare. A un certo punto, i laburisti chiedono che l’Alleanza invii una seconda richiesta più dettagliata, da presentare all’opinione pubblica: per i sondaggi, quasi il 70% degli olandesi esige la fine della missione militare. Bruxelles, però, tace: tutto è già stato spiegato. Così, ieri all’alba, il governo cade. Fonti autorevoli confermano che anche ad altri Paesi la Nato ha già chiesto, o sta per chiedere, «ulteriori contributi» per la guerra in Afghanistan.
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