Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    legio_taurinensis
    Ospite

    Predefinito Blondet, i Di.Co e i comunisti

    I comunisti sbagliano sempre: adesso sui DICO
    Maurizio Blondet
    02/04/2007
    I comunisti hanno predicato per 60 anni che la Russia era il paradiso dei lavoratori.
    Che il suo sistema economico era il migliore, il più scientifico, la garanzia della felicità.
    Hanno tentato di regalare quella felicità anche a noi italiani.
    Con la rivoluzione e i mitra, se necessario.
    Fortuna che non glielo lasciammo fare, altrimenti saremmo ridotti come l’Albania.
    Oggi, ammettono che il sistema era sbagliato.
    O meglio: non hanno mai analizzato dove era sbagliato, dove avevano sbagliato loro; lo hanno semplicemente messo da parte, non ne parlano più.
    Ora sono tutti per il capitalismo e per il mercato libero.
    E D’Alema è amico di Condy Rice.
    I comunisti hanno detto che Stalin era il padre dei popoli, che ci voleva portare l’abbondanza e liberarci dalle catene.
    Solo quando Kruscev rivelò che era un criminale, ammisero che sì, forse, Stalin era un criminale. Che aveva deviato l’infallibile dottrina marx-leninista.
    Hanno ferocemente osteggiato Solgenitsin, chiamandolo mentitore, perché rivelava le atrocità del Gulag.
    Oggi accettano il fatto che i Gulag c’erano eccome.
    I comunisti non volevano che l’Italia entrasse nella NATO.
    Fosse stato per loro (e per Dossetti, il guru di Prodi) saremmo diventati neutralisti come la Jugoslavia.
    Mezzo secolo dopo, Berlinguer riconobbe che essere parte della NATO era stato, per l’Italia, una fortuna e una garanzia.
    Furono contro l’installazione degli euromissili.
    Poi si sono detti a favore, con il consueto ritardo culturale.
    Molti di loro inneggiarono a Mao e alla rivoluzione culturale: 60 milioni di morti almeno.
    Ancora oggi inneggiano a Cuba.
    Ma si stanno ricredendo, con il consueto ritardi intellettuale.
    Sempre in ritardo.
    Quando ormai i danni sono fatti.
    Giorgio Napolitano, comunista, giustificò e approvò l’invasione sovietica dell’Ungheria.
    Approvò il soffocamento nel sangue della rivoluzione.
    Era il 1956.



    Solo nel 2007, Napolitano ha ammesso di aver sbagliato.
    Senza tirarne ovviamente la conseguenza logica: sono indegno di stare sull’alta poltrona in cui mi avete messo; avessi denunciato allora, i boia sovietici sarebbero forse stati più cauti, la repressione avrebbe avuto un qualche freno.
    Fiamma Nirenstein, da giovanissima, militava nell’estrema sinistra, come tutti i ricchi ebrei giovani e di buona famiglia di allora: anche lei voleva portarci la felicità del comunismo realizzato, anzi di un comunismo più a sinistra del PCI.
    Mezzo secolo dopo, la stessa Nirenstein predica che il vero Occidente è Israele, e che dobbiamo tutti fare la guerra per Israele contro gli arabi inferiori.
    Da rivoluzionaria a reazionaria e razzista.
    Fortuna che non le abbiamo dato retta allora.
    Perché dovremmo darle retta adesso?
    Piero Fassino, quando fu rapito Moro, sostenne con inflessibile durezza comunista la «linea della fermezza».
    Ciò soprattutto per odio a Bettino Craxi, che sosteneva la linea della trattativa.
    Oggi, con trent’anni di ritardo, e dopo il caso (pasticcio) di Mastrogiacomo, pagato con la liberazione di cinque talebani e la morte probabile di due collaboratori afghani di Emergency, scrive su Il Corriere che era meglio salvare la vita di Moro accedendo a uno scambio di brigatisti.
    Aveva sbagliato, insomma.
    Ora non lo rifarebbe.
    Berlinguer voleva impedire l’avvento della TV a colori.
    Fu contrario al miracolo economico.
    Credeva di poter frenare, volontaristicamente, eventi e fatti inevitabili.
    Ora nessun comunista parla più di quella cantonata, ma è evidente che si sono pentiti.
    Oggi, i comunisti con tutti i loro caudatari variamente «progressisti» sono fierissimi promotori dei DICO, ossia alla trasformazione delle coppie di fatto in coppie di diritto.
    Non vogliono ascoltare argomenti contrari; ingiungono alla Chiesa di tacere, di non «ingerirsi» nelle faccende di Stato.
    E lo fanno con la solita, ben nota, sessantennale sicumera dogmatica comunista.
    Convinta della loro infallibilità, e di rappresentare l’ala marciante della Storia contro tutti gli oscurantismi.



    In questo Berlusconi ha ragione: i comunisti esistono ancora, non più come ideologia, ma ancora come metodologia di potere e d’errore.
    Ma perché dovremmo dar loro ascolto?
    Fra trent’anni, un successore di Piero Fassino, o fra cinquanta un altro Napolitano, riconoscerà che i DICO sono un errore, che la società è stata devastata da quella nuova istituzione.
    Che dilagano le coppie incestuose e pedofile.
    I comunisti se lo possono permettere, nessuno mai chiede loro di trarre le conseguenze dei loro errori.
    Ma possiamo permettercelo noi?
    Gli avessimo dato ragione nel 1948, saremmo un satellite appena uscito dal Gulag sovietico, arretrato e immiserito, e percorso da umori reazionari come la Polonia o la Bielorussia.
    Avessimo avuto le posizioni di Napolitano nel ‘56, saremmo anche noi complici dei boia.
    Se la Nirenstein giovane l’avesse avuta vinta, saremmo uno Stato anarco-brigatista che ucciderebbe i borghesi e impiccherebbe i padroni.
    Ed oggi saremmo tutti i crociati per Giuda.
    Non ci costano troppo, questi comunisti?
    L’Italia diede retta a Fassino su Moro: Moro fu assassinato, ed ora siamo informati da Fassino che fu un errore essere fermi e duri.
    Bisognava salvare Moro.
    Possiamo aspettare trent’anni che ci dicano, i comunisti, che sui DICO si sono sbagliati?
    Il discorso vero però è un altro: come mai l’Italia ha accettato come classe «dirigente» un corpo politico che da sempre ha sbagliato analisi politiche, economiche, internazionali, etiche?
    Che ha adottato una ideologia sempre fallimentare, e che oggi adotta in ritardo un capitalismo globalista che sta fallendo?
    Che ha sempre proposto, e imposto quando ha potuto, scelte che poi ha riconosciuto errate?
    In ogni altro Paese, i comunisti non vengono più ascoltati.
    Né tantomeno si affida loro, a questi infaticabili sbagliatori, pieni di idee che si rivelano a loro stessi false mezzo secolo dopo, il governo di un Paese intero.
    Nessuno riconosce più a loro alcuna autorità, né superiorità morale o ideologica.
    L'Italia sì.
    Perché siamo così inguaribilmente cretini?
    La risposta non è difficile.



    Perché, nel profondo, nonostante i nostri telefonini, automobili e la vernice di modernità, siamo ancora e sempre il cafone italiota: quello che andava alla fiera deciso a diffidare di tutto e di tutti, e poi ascoltava a bocca aperta l’imbonitore che magnificava l’olio di serpente come medicina che guariva la scrofola, l’impotenza e il mal di denti, e gli comprava la medicina miracolosa.
    Ancor peggio: perché i comunisti danno al cafone un pretesto per odiare qualche innocente: ieri gli ungheresi, oggi la Chiesa.
    Peggio ancora: perché nel profondo siamo gente-massa, ossia gente che vuole essere solo quello che già è.
    Che ascolta solo i propri desideri del momento - che per lo più gli sono indotti e suggeriti da mode e TV - ed è ermeticamente chiusa alle ragioni e agli argomenti degli altri.
    Anzi, è chiusa alla realtà evidente.
    E’ intellettualmente incapace di prevedere le conseguenze.
    L’uomo-massa apprende solo «nella propria carne».
    Ossia quando le conseguenze di ciò che ha voluto lo colpiscono direttamente e personalmente.
    Mai prima.
    Come i comunisti, del resto.

    Maurizio Blondet

  2. #2
    Becero Reazionario
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Königreich beider Sizilien
    Messaggi
    18,032
     Likes dati
    33
     Like avuti
    90
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Perché, nel profondo, nonostante i nostri telefonini, automobili e la vernice di modernità, siamo ancora e sempre il cafone italiota: quello che andava alla fiera deciso a diffidare di tutto e di tutti, e poi ascoltava a bocca aperta l’imbonitore che magnificava l’olio di serpente come medicina che guariva la scrofola, l’impotenza e il mal di denti, e gli comprava la medicina miracolosa.
    Ancor peggio: perché i comunisti danno al cafone un pretesto per odiare qualche innocente: ieri gli ungheresi, oggi la Chiesa.
    Peggio ancora: perché nel profondo siamo gente-massa, ossia gente che vuole essere solo quello che già è.
    Che ascolta solo i propri desideri del momento - che per lo più gli sono indotti e suggeriti da mode e TV - ed è ermeticamente chiusa alle ragioni e agli argomenti degli altri.
    Anzi, è chiusa alla realtà evidente.
    E’ intellettualmente incapace di prevedere le conseguenze.
    L’uomo-massa apprende solo «nella propria carne».
    Ossia quando le conseguenze di ciò che ha voluto lo colpiscono direttamente e personalmente.
    Mai prima.
    Come i comunisti, del resto.
    è perchè odiamo - in Berlusconi - la figura paterna ed ogni tipo di autorità, perchè siamo ribelli come satana in persona...

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 23-01-09, 01:27
  2. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 27-02-08, 22:20
  3. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 06-05-07, 14:42
  4. [Anniversario] Ilio Barontini, quando i comunisti erano comunisti
    Di Sandokan80 nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 21-01-07, 21:37
  5. Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 06-03-05, 03:09

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito