MILANO (Reuters) - Il tribunale di Milano ha condannato oggi a sei mesi di reclusione tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google, ritenuti colpevoli di violazione delle norme sulla privacy per non aver impedito la pubblicazione in Internet di un video in cui si vede un minore affetto da sindrome di Down insultato dai compagni di classe.
Il giudice ha assolto un quarto dirigente che era imputato nel processo, iniziato dopo le indagini scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown.
Per i tre dirigenti condannati -- David Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google) -- i pm Alfredo Robledo e Francesco Cajani avevano chiesto la condanna a un anno di reclusione.
Per Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l'Europa), oggi assolto, era stata invece chiesta la condanna a sei mesi.
Tutti e quattro gli imputati sono stati assolti dall'accusa di diffamazione.
"Il diritto d'impresa non può prevalere sulla dignità della persona. Con questa sentenza si è detta una parola chiara sul tema", ha commentato il pm Robledo dopo la sentenza.
ATTACCO ALLA LIBERTA' DI INTERNET
Marco Pancini, responsabile rapporti istituzionali di Google, ha definito la decisione del tribunale "a dir poco sorprendente".
"I nostri colleghi non hanno niente a che fare col video in questione: non sono nel video, non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato... Ci troviamo di fronte ad un attacco dei principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet".
Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti di un istituto torinese tra i 16 e i 17 anni, era stato caricato su Google Video l'8 settembre 2006 ed è rimasto online fino al 7 novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.
Nel clip si vedevano i ragazzini insultare, deridere e umiliare il compagno disabile.
"L'associazione Vividown è molto soddisfatta per l'affermazione di responsabilità che ha pronunciato oggi il tribunale di Milano. Sarà molto importante leggere le motivazioni della sentenza anche per capire il percorso logico seguito dal giudice", ha detto al telefono a Reuters l'avvocato dell'associazione, Guido Camera.
Secondo i legali del motore di ricerca, Giuseppe Bana e Giuliano Pisapia -- che hanno annunciato che faranno appello contro la sentenza --, "(con l'assoluzione dall'accusa di diffamazione) il principio fondamentale che è passato è che non esiste un obbligo giuridico di controllo preventivo di cosa viene immesso in rete".