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    Predefinito Cattolici e Dico, c'è chi si ribella. Era ora!

    Credenti in rivolta: "Siamo cattolici
    e per i Dico"


    "I vescovi sbagliano, noi non marceremo al Family Day"
    GIACOMO GALEAZZI
    CITTA' DEL VATICANO
    Noi al Family day non ci saremo». Aumenta il dissenso nella Chiesa per la crociata sulla famiglia e cresce il fronte dei cattolici «sì Dico», cioè sacerdoti diocesani, comunità di base, associazioni e movimenti ecclesiali che diserteranno la chiamata della gerarchia e degli stati maggiori del laicato alla «guerra santa» contro la regolarizzazione delle unioni di fatto. Sono in molti, nelle diocesi e nel laicato, a ritenere che la prova di forza, l’esibizione «muscolare» di 100mila cattolici in piazza, non giovi alla causa di un istituto (il matrimonio religioso) la cui crisi non accenna ad arrestarsi. No alla kermesse, spiega don Vittorio Cristelli, capofila dei «dissenzienti» in Trentino. «Le manifestazioni di piazza, anche per esigenze di spettacolarizzazione, si caricano di simboli polemici e di sceneggiature satiriche, che estremizzano le tematiche e personalizzano lo scontro», spiega.

    E anche tra i movimenti che hanno firmato il manifesto del «Family day» si aprono lacerazioni interne. Nelle Acli, per esempio, l’adesione del gruppo dirigente nazionale alla manifestazione del 12 maggio ha fatto infuriare una fetta consistente della base aclista. Una contrarietà che in alcuni casi si è tradotta persino in pronunciamenti ufficiali, come il clamoroso sì ai Dico della presidenza provinciale delle Acli di Arezzo: «Il ddl Bindi-Pollastrini non tocca l’istituto del matrimonio e nemmeno ne crea un altro simile, ma prende atto di una situazione e attribuisce alcuni diritti non alle convivenze in quanto tali ma ai conviventi, in quanto persone». Quindi no alla partecipazione alla kermesse anti-Dico perché «lo Stato deve occuparsi di tutti i cittadini senza distinzioni e discriminazioni, riconoscendo i loro giusti diritti».

    Mentre i cattolici del centrosinistra, dai diessini Mimmo Lucà e Giorgio Tonini agli ex-popolari della Margherita Pierluigi Castagnetti e Antonello Soro provano ad attenuare l’effetto della nota Cei sul ddl Bindi-Pollastrini, nella galassia «bianca» e tra i preti «pro-Dico» sono sempre meno quelli disposti a smussare gli angoli. Non si mobilita affatto contro la legge sulle unioni di fatto, per esempio, il parroco spoletino don Gianfranco Formenton che invece di sfilare a piazza san Giovanni il 12 maggio chiama alla «disobbedienza civile i cattolici impegnati in politica e cresciuti nei valori del cattolicesimo democratico». Un «contro-Family day», praticamente, «in nome del rispetto di tutti, della maturità e della coscienza dei fedeli impegnati in politica considerati, politicamente, dei minorati incapaci di intendere e di volere, cattolicamente». Eppure, aggiunge don Formenton, «nella "res publica" ci sono anche gli omosessuali e i conviventi che hanno il diritto di non veder confinati i loro diritti nel privato ma riconosciuti giuridicamente dallo Stato».

    Family day e nota Cei, rincara la dose il parroco aquilano don Aldo Antonelli, dimostrano la «talebanizzazione della Chiesa e l’ideologizzazione della teologia». E a «una gerarchia che non ha occhi per vedere se non se stessa» corrisponde l’«ammutinamento omertoso e interessato di politici abituati all’adulazione e alla prostrazione». La genuflessione, osserva don Antonelli, è «lo sport dominante nei due rami del Parlamento». Diserta il Family day anche don Beppe Scapino, parroco a Ivrea: «I Dico non sviliscono la proposta religiosa del matrimonio come unione tra un uomo e una donna per sempre e non cercano di sostituirsi ad essa, né vogliono imporsi come modello unico ed esclusivo per la società».

    Anche l’adesione dell’Azione cattolica al Family day suscita malumori. Una parte della dirigenza, a livello locale e nazionale, è in subbuglio. A Torino, l’appello a favore dei Dico di un gruppo di credenti è stato sottoscritto, tra gli altri, dai responsabili del Settore Adulti dell’Ac torinese Nino Cavallo e Paola Gariglio e dall’amministratore diocesano Stefano Vanzini (tutti e tre membri della presidenza diocesana). Oltre a loro, il presidente del Meic locale Beppe Elia e gli ex responsabili di Ac-ragazzi Domenico Raimondi, Elena Gariglio, Roberta Russo, l’ex responsabile Giovani Luca Bobbio e altri consiglieri. «Sintomo di un malumore diffuso, che ha trovato una sponda anche a livello nazionale: nel corso di una seduta straordinaria della presidenza di Ac - evidenzia l’agenzia cattolica Adista - i vicepresidenti nazionali degli adulti e dei giovani hanno lamentato il ruolo imposto all’associazione dalla Cei, che ha reso l’Ac semplice cinghia di trasmissione dei desiderata della gerarchia verso i credenti e le altre strutture laicali». http://www.lastampa.it/redazione/cms...0046girata.asp
    '

  2. #2
    Salviamo Bondi !
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    capofila dei «dissenzienti» in Trentino.
    questa non l'ha sentita...

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    questa non l'ha sentita...
    E informati!

  4. #4
    Salviamo Bondi !
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    E informati!

    Infatti....

    Guardo meglio i giornali.....

  5. #5
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    ma si, è ormai palese che come ogni altra istituzione di questo paese vi è uno scollamento reale tra i cattolici (anche quell iche vanno a messa) e la Chiesa Cattolica.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    ma si, è ormai palese che come ogni altra istituzione di questo paese vi è uno scollamento reale tra i cattolici (anche quell iche vanno a messa) e la Chiesa Cattolica.
    I parroci dissenzienti e l'azione cattolica sono anche loro la chiesa cattolica.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    I parroci dissenzienti e l'azione cattolica sono anche loro la chiesa cattolica.
    dai, mi sn dimenticato la parola gerarchia, ma si capiva ke volevo dire...
    x me chiesa cattolica è cmq male, nonostante sappia che chiesa deriva da ecclesia bla bla
    i cattolici no, li considero cristiani e x questo portatori di un pensiero religioso comunque appassionante, nonostante non ne faccia parte e nonostante non consideri assolutamente l'idea di far parte di un credo religioso...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    dai, mi sn dimenticato la parola gerarchia, ma si capiva ke volevo dire...
    x me chiesa cattolica è cmq male, nonostante sappia che chiesa deriva da ecclesia bla bla
    i cattolici no, li considero cristiani e x questo portatori di un pensiero religioso comunque appassionante, nonostante non ne faccia parte e nonostante non consideri assolutamente l'idea di far parte di un credo religioso...
    Anch'io sono agnostica, quindi non cattolica. Tuttavia il messaggio evangelico non è da buttar via, peccato che vescovi e bigotti facciano esattamente il contrario.

  9. #9
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    dissidenti:su la voce!

  10. #10
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    Per un nuovo corso della Chiesa italiana. Le nostre attese per il convegno di Verona.

    Tra pochi giorni si terrà a Verona il quarto Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa cattolica italiana. Tanti sono stati e sono gli incontri preparatori e molte le attese perché esso sia un evento veramente importante per tutti i credenti nell'Evangelo e anche per la nostra società.

    Tuttavia, la genericità delle analisi e dei contenuti proposti alla discussione nella "Traccia di riflessione", i criteri di selezione dei delegati, i relatori scelti e la struttura dell'incontro ci fanno temere che ci si avvii verso una assemblea preordinata ed enfatica e, in definitiva, inutile.

    In ogni modo vogliamo dare il nostro contributo perché al Convegno si affrontino veramente i problemi concreti di oggi della Chiesa italiana alla luce del Vangelo o perché almeno essi siano messi sul tappeto e si individui un metodo per affrontarli in tempi certi e con uno spirito di parresia e di collegialità che ora ci appare carente.....


    3) Famiglia

    Al centro della maggioranza degli interventi della gerarchia ecclesiastica sulla pastorale della nostra Chiesa, soprattutto negli ultimissimi anni, ci sono le questioni che riguardano la famiglia, il sesso, la procreazione. Comune è la consapevolezza che un'etica ispirata all'Evangelo è ben lontana dalle nuove forme di "consumo" e di instabilità che i rapporti di coppia e tutti i rapporti famigliari si trovano ora di fronte. Tutti vediamo che i cambiamenti, in questo campo, sono molto rapidi e trasversali dal punto di vista sia sociale che culturale.

    Ci chiediamo: che fare? Ci interroghiamo - chiediamo al Convegno di interrogarsi - se ci si debba fermare ai principi astratti o se si debbano prendere in considerazione soprattutto le persone, che, nella concretezza del loro vissuto e delle loro sofferenze, spesso chiedono alla Chiesa accoglienza e misericordia invece di esclusione o di separazione (magari con tante belle parole falsamente consolatorie). Tutti le abbiamo in mente queste persone: i divorziati risposati, gli omosessuali, le donne desiderose di maternità o quelle che si trovano di fronte a gravidanze quasi impossibili da portare avanti, le coppie invitate a non usare metodi anticoncezionali...

    Ci sono valori di solidarietà, ci sono affetti e sofferenze e ricerche intense di spiritualità e di fede anche quando non sono coerenti con le norme del diritto canonico o di una "legge naturale" considerata valida sempre e dovunque. Viene prima il sabato dell'uomo? o invece il sabato non è fatto per l'uomo? A Verona si ripeteranno i soliti precetti, i soliti facili "no" o almeno si ammetterà che ci sono dei problemi di cui discutere?

    E poi ci sono i tanti problemi concreti e quotidiani delle famiglie di cui poco si parla: quello della precarietà del lavoro dei giovani che crea difficoltà nella formazione di nuove famiglie, quello dell'abitazione, quello della violenza e dell'autoritarismo nei confronti delle donne, quello dell'educazione dei figli...

    Tante altre cose vorremmo che a Verona fossero discusse. Il problema del ruolo della donna viene ignorato nei fatti, potendo contare la struttura ecclesiastica su una pazienza inesauribile dei soggetti interessati (suore, catechiste, volontarie nei più diversi settori di presenza delle parrocchie e di altre istituzioni ecclesiali). Del ruolo dei laici se ne parla troppo con parole vuote ed enfatiche partendo sempre dall'ipotesi di una Chiesa separata (clero e laici). Il linguaggio che usiamo pare fatto apposta per non comunicare coi giovani. Le tante e serie ricerche dei nostri biblisti ben raramente hanno ricadute pastorali. Potremmo continuare a lungo.

    Ma perché non muoversi, senza più tanti discorsi, verso un sempre maggior numero di realtà ecclesiali che non escludono ma che includono, che prevedono al proprio interno molteplici responsabilità e ministeri, che si propongono di creare comunione anche usando metodi che siamo abituati a definire democratici?.....

    Primi firmatari: Albino Bizzotto, Vittorio Bellavite, Teresa Ciccolini, Ettore Masina, Rocco D'Ambrosio, Gianni Geraci, Sabrina Fausto, Aldo Antonelli


    Ps: se, fra quelli che leggono, ci sono dei cattolici che vogliono sottoscrivere il documento, possono andare qui

    http://www.beati.org/iniziative/chie...cammino/verona

    Io non ho firmato perchè non sono cattolica.

 

 
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