Stranieri come i disabili
“Massimo due a classe”
Proposta choc del consigliere di An in commissione
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO
Come i disabili sono uno-due per classe e non di più, così bisogna stabilire una quota per gli alunni stranieri». Parlando di «quote» per i bambini stranieri - che l’anno prossimo in città saranno il 18,69% di tutti gli alunni della scuola primaria - il consigliere comunale di An Roberto Ravello ha concluso il suo intervento, l’altra mattina, in Commissione Istruzione del Consiglio comunale. Parole dette a supporto della mozione presentata in gennaio dal suo partito, intitolata «Parità di apprendimento nelle scuole elementari», documento messo a punto il giorno stesso in cui La Stampa aveva sollevato il problema delle scuole di alcuni quartieri disertate dalle famiglie italiane per la percentuale troppo alta di iscritti figli di immigrati. «Nessuno deve rimanere indietro nelle scuole torinesi, né straniero né italiano», aveva detto poco prima il capogruppo di An Agostino Ghiglia, nell’illustrare la mozione. Poi se n’era andato, lasciando due compagni di partito, tra cui Ravello, a sostenerne le ragioni. Nel pomeriggio, in un comunicato firmato da entrambi, sparisce la parola «quote» usata al mattino. Ma il senso resta.
E non c’è traccia di un dato di base: che in alcuni quartieri, i figli degli immigrati sostituiscono nei banchi coetanei italiani non tanto in fuga, quanto mai nati. «Di fronte alle ripetute denunce di genitori e insegnanti circa i rischi - dicono Ghiglia e Ravello - che la presenza di troppi studenti stranieri comporta sul percorso didattico di tutti gli alunni, Alleanza Nazionale propone che si adottino nuovi criteri nella composizione delle classi». In Sala Carpanini, tra interventi non sempre informati e le precisazioni dell’assessore alle Risorse Educative Luigi Saragnese sulla quasi totale assenza di competenze comunali in tema di composizione delle classi, la mozione di An non ha avuto esito. E’ stata accolta la proposta del presidente di commissione Gavino Olmeo: ascoltare, per ora, i dirigenti delle scuole più toccate dal fenomeno. I dati dell’Ufficio Scolastico Provinciale dicono che sono 20 su 53 le elementari cittadine con oltre il 20% di iscritti non italiani. Con alcuni picchi: «Lessona» (Regio Parco) con il 57% (63% nelle prime per il 2007/2008), «Parini» (Porta Palazzo) con il 50% (67,5% di primini), «Gabelli» (Barriera di Milano) con il 49,9%, «Manzoni» (San Salvario) con il 48,8%. «La mozione di An - dice l’assessore Saragnese - vorrebbe favorire l’integrazione, ma le misure proposte vanno in senso contrario. Parlare di “quote” è un messaggio culturalmente grave». Ancora: «Gli insegnanti che lavorano in quertieri come San Salvario hanno costruito progetti con Comune, istituzioni culturali, volontariato: c’è un’enorme ricchezza. Si tratta di convincere gli italiani a non andarsene». Un chiarimento arriva dal responsabile dell’Usp, Antonio Catania: «Il Comune, in accordo con l’amministrazione scolastica, può intervenire per cambiare lo “zonario”, cioè la distribuzione dei residenti in relazione alle scuole. Ma le scuole lo applicano solo in presenza di troppe iscrizioni rispetto ai posti disponibili: da anni la scelta della scuola è libera. Comunque, alle elementari i bambini vanno nella scuola più vicina a casa». Per l’ex provedditore «il punto è assicurare a tutti lo stesso livello educativo di qualità. In questa linea, per il 2007/2008 daremo alle scuole con alte percentuali di stranieri una maestra in più». Nunzia Del Vento, dirigente della «Gabelli» e presidente dell’Asapi, Associazione Scuole Autonome Piemontesi, osserva: «Gli immigrati vanno dove trovano case a basso prezzo e come tutti scelgono la scuola più vicina. Certo, è un circolo vizioso: molte case sono lasciate libere da italiani che si spostano dove ci sono meno stranieri.
Insomma è un tema di cui bisogna parlare in modo serio. Usare pullman per distribuire i bambini? Ma se è stato tagliato perfino il trasporto dei disabili... Poi, se da una scuola sposti cento stranieri, dovresti trovare altrettanti italiani disponibili a rimpiazzarli». Quanto alla composizione delle classi: «E’ un compito delicato, la scuola fa il possibile per formarle equilibrate: almeno 50% di italiani, dove si può, poi nazionalità molto miste. Si tiene anche conto della storia personale e scolastica del bambino».
lastampa


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