La riforma della legge elettorale, che è stato uno dei salvagenti che hanno
permesso al governo di Romano Prodi di restare in carica dopo le note bocciature parlamentari, rischia di essere lo scoglio sul quale è destinato a incagliarsi definitivamente.
Ds e Margherita, anche su questo argomento, giocano su due tavoli, appoggiando formalmente il tentativo di soluzione parlamentare affidato a Vannino Chiti, ma senza sognarsi di sconfessare i loro esponenti, ministri compresi, che puntano invece alla soluzione referendaria.
La formula che viene impiegata per giustificare queste ambiguità è quella della “pistola sul tavolo”, cioè della minaccia referendaria funzionale a imporre ai piccoli partiti riottosi l’accettazione di una riforma parlamentare.
In realtà tutti sanno che per loro, oltre alla Scilla del referendum e la Cariddi di una riforma parlamentare con lo sbarramento, c’è una terza possibilità, quella di affondare la nave del governo prima che li porti a quella stretta. Clemente Mastella, a differenza di quelli che si limitano a pensarlo, lo ha detto esplicitamente: prima del referendum si va a una crisi dell’esecutivo.
D’altra parte è abbastanza evidente che una coalizione così fragile e così divisa difficilmente reggerebbe a una situazione nella quale i partiti si affrontano sulle piazze proponendo soluzioni diverse per il meccanismo
elettorale.
Quello di Mastella, quindi, è più un allarme che una minaccia, il che lo rende anche più preoccupante per le sorti dell’esecutivo.
A queste tensioni non sono estranei i calcoli di chi punta a far cedere il governo, come si dice, “da destra”, per evitare che l’apertura di una frattura irreparabile tra sinistra radicale e riformista impedisca la formazione di un cartello elettorale competitivo. Queste speculazioni, però, nascono per effetto dell’evidente incapacità dell’Unione di fornire un centro di equilibrio alla coalizione.
Con i suoi partiti, Ds e Margherita, in preda a lotte di potere e a secessioni
annunciate, raggelata da sondaggi elettorali catastrofici, l’area su cui è in
costruzione il Partito democratico non è in grado di fornire garanzie a nessuno.
Le linee contraddittorie che segue sulla questione elettorale, come su quasi
tutte le altre, ne fanno il terreno sul quale si esercitano le influenze, le pressioni e persino i ricatti provenienti dall’esterno, invece che il centro ordinatore della coalizione.
Mastella si è limitato a dire che il re è nudo, non è lui che gli ha tolto i vestiti di dosso.

Ferrara su il Foglio di oggi

saluti