sulla questione attuale delle manovre finanziarie su TI mi accodo al presidente della Vedova.

sulla questione industriale delle telecomunicazioni mi chiedo:
Perchè la politica italiana si straccia le vesti per questioni relative alla proprietà (legandole impropriamente ai problemi della propspettiva industriale di telecom italia) e non parla, invece, dei livelli di concorrenza e di qualità del servizio delle telecomunicazioni?

si accogerebbero i sinistri che TI fa piuttosto male il suo lavoro di azienda delle telecomunicazioni e che, lungi dall'essere un asset fondamentale per il paese, ne sta diventando zavorra.

Il lotto principale della gara CNIPA per fornire servizi di connettività alla PA italiana è stata vinta da Fastweb, un po' a sorpresa ma mica tanto.Qualcosa in relazione ai rapporti di forza basati sul livello tecnologico, di competenza e di rapporto qualità/prezzo questa cosa vorrà dire. O no? Telecom sta arretrando spaventosamente perchè da anni non investe adeguatamente nella sua rete d'accesso (quello che acora per poco tempo, se il governo finirà di ostacolare la diffusione di tecnologie alternative, sarà monopolio naturale nella mani di oligarchi). Inoltre Telecom Italia deve ancora iniziare il processo di ristrutturazione delle attività italiane la cui struttura di gestione è pesante, lenta, pletorica, carente nei serivizi e nel customer care.
Telecom ha perso tutta la presenza all'estero che aveva realizzato nella fase precendete la vendita da parte dello Stato (resta il Brasile in via di cessione e attività in america latina che saranno fonte di nuovi problemi come le attività a cuba, in venezuela e in Bolivia - in quest'ultimo paese sono in via di nazionalizzazione). In Europa Tronchetti ha tentato di sviluppare un presenza nella banda larga in Francia e in Germania acquisendo rispetivamente le attività in quesi paesi delle italiane Tiscali e Fastweb. questo fatto è già il segno evidente della difficoltà di "sbarcare" in questi paesi che rimangono sostanzialmente chiusi alla concorrenza internazionale.
La filosofia strategica di TI è stata in questi anni improntata alla rifocalizzaione sul mercato italiano. Infatti i livelli di concorrenza sul mercato wholsale domestico si sono deteriorati, segnado un rafforzamento dell'operatore dominante. E' aumentata la già impressionante dipendenza degli operatori alternativi da TI. Si è allontanata la prospettiva di approdare ad un mercato concorrenziale da una situazione di stretta regolazione pubblica da parte di AGCOM com'è quella attuale. (il quadro regolatorio è peraltro notevolmente cambiato l'anno scorso a seguito della implementazione della parte italiana di regolazione a completamento del "New Regulatory Framework" dettato dalla direttive europee del 2002 - mi permetto di rimarcare il lasso di tempo, 5 anni, che sta intercorrendo tra l'emanazione del quadro regolatorio europeo e l'entrata in vigore della disciplina nazionale, senza per questo affermare che si tratti di una anomalia italiana, il che non è).

qui si misura il tono liberalizzatore di un governo. Qui si dovrebbe far sentire l'azione dell' AGCOM (autorità delle garanzie nelle comunicazioni) che ha i pieni poteri per la liberalizzazione del mercato e la liberazione degli utenti dal monopolio e la loro definitiva conversione in clienti di servizi di telecomunicazioni. La distinzione non è puramente terminologica. Diventare da utenti, clineti significa che i prezzi dei servizi non sono più determintati d'imperio dall'autorità ma dal mercato. Questo segna il passaggio dall'assenza di concorrenza ad una situazione di mercato concorrenziale.