Contro lo Stato pedagogico, di Sergio Fois




Pubblichiamo di seguito parte di una premessa e un intervento, inviato al Corriere della Sera, del prof. Sergio Fois in replica al Capo di gabinetto dell’Autorità garante per le comunicazioni. E’ un testo che ci sembra particolarmente rilevante per tre ordini di motivi. Primo, la disposizione dell’Autorità per le comunicazioni in materia di pornografia televisiva (con riferimento, nel caso, a quella notturna), qui direttamente richiamata, e quella immediatamente successiva del Garante per la privacy, col divieto di pubblicazione delle notizie relative al caso Sircana dopo lo scoop del Giornale, pongono il problema delicatissimo dei limiti dell’intervento dello Stato in materie che attengono a diritti inviolabili, alla libertà di stampa e a quella di essere informati. Secondo, tale intervento è stato esercitato non attraverso la legge ma tramite organismi costituzionalmente quantomeno anomali le cui funzioni di tutela non dovrebbero in nessun caso sfociare in limitazioni delle libertà costituzionalmente garantite. Terzo, riteniamo che la grande stampa dovrebbe offrire su questi temi cruciali uno spazio effettivo di discussione e aprirsi al confronto e all’approfondimento (m.t.)

Scrivo quanto segue nel tentativo di dare la massima evidenza a fatti che, in definitiva, riguardano aspetti essenziali della vita del nostro ordine politico-costituzionale. Sperando, con ciò, nell’attenzione di chiunque voglia effettivamente godere del suo inviolabile diritto ad essere informato. Descrivo per sommi capi la vicenda. Il 22 febbraio scorso il garante nelle comunicazioni emana un provvedimento finalizzato a vietare, in maniere che vuol essere totale, ogni forma e specie di pornografia televisiva. A mio giudizio, anche quale studioso da lungo tempo nel campo della comunicazione televisiva, simile provvedimento suscita (sotto vari profili) gravi e diffusi dubbi di conformità costituzionale. Per tali ragioni sento il dovere di ottenere la pubblicazione di un pezzo che alluda ai dubbi ora accennati. La pubblicazione avviene sul Corriere della Sera del 19/3/07 (a pag. 19). Il 22/3 sempre sul Corriere è pubblicata una replica del Capo di Gabinetto del Garante AGCOM. Mi viene contestualmente chiesto, se lo desidero, di vergare una specie di contro-replica. Aderisco all’invito, anche per precisare ulteriormente i dubbi di costituzionalità. La mia contro-replica è trasmessa al Corriere la mattina successiva, e mi risulta regolarmente pervenuta. Ma a tutt’oggi, 2/4/07, niente risulta pubblicato.
Sergio Fois
Docente di Dottrina dello Stato e di Diritto Costituzionale

Rispondo alla replica dell’Agcom al mio intervento del 19/03.
1) La serie dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti dalla nostra Costituzione rappresenta il nucleo essenziale di quei “principi supremi” che, anche secondo la Corte Costituzionale, sono il limite invalicabile per qualsiasi altro potere.
2) I diritti inviolabili hanno un “valore” del tutto pregiudiziale o superiore a qualsiasi altro valore o principio ricollegabile alla Costituzione.
3) In nessun modo può darsi per scontato che da normative comunitarie derivino limiti o divieti volti a “comprimere” diritti inviolabili.
4) Il modo costituzionalmente giusto di attribuire “valore” alla giurisprudenza della Corte di Cassazione niente può stabilire quanto a prescrizioni autoritative di efficacia “generale”; ciò non può non valere anche per ogni specificazione del “buon costume”.
5) La nostra Costituzione, per quanto riguarda la specificazione dei limiti relativi a diritti inviolabili, esige, comunque, quale conditio sine qua non, il rispetto di principio di legalità, di “tassatività”. In più esige una riserva “assoluta” e in generale la necessaria interpositio legislatoris.
6) Ogni autorità diversa da quella propriamente legislativa deve avere natura e poteri solo tipizzati; al riguardo, quale è la condizione delle due Authority, per la privacy e per le comunicazioni?
7) Il “buon costume” in quanto attinente ad una “morale (solo) sessuale” non può non avere a che fare con una qualche convinzione in materia religiosa, dalla quale non possono non derivare i precetti relativi ai “soggetti” sessuali che si vogliono praticare fra adulti consenzienti, e che quindi si vogliono manifestare divulgativamente, con il solo limite che ciò non avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico, e che quindi non si produca un comprovato emotional distress a chi si trovi a percepire il messaggio del tutto casualmente.
8) Qualunque compressione della libertà di manifestare e diffondere in nome di precetti etici non può non implicare una grave lesione della fondamentale libertà di coscienza, anche di non credere a qualsiasi religione, di vivere la propria vita con assoluta conseguenza, di respingere qualunque precetto etico che risalga ad una qualche morale sessuale trascendente i singoli individui. Non appare esagerato ipotizzare un qualche colpo di Stato strisciante apparentemente legale, una usurpazione di potere politico; un qualche sintomo di Stato etico e quindi di Stato pedagogicamente totalitario.