NUOVO CODICE DELLE AUTONOMIE LOCALI
Il Consiglio dei Ministri del 19 gennaio scorso ha approvato in via preliminare uno schema di disegno di legge che dà attuazione agli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione (modificati dalla riforma del 2001) conferendo al Governo delega a individuare e ripartire le funzioni amministrative che spettano a Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, adeguare l'ordinamento degli enti locali, disciplinare l'ordinamento di Roma capitale. Il provvedimento, che disciplina altresì il procedimento di istituzione delle città metropolitane, contiene due ulteriori deleghe a effettuare la revisione delle circoscrizioni delle Province, finalizzata a razionalizzarne gli assetti territoriali a seguito della definizione e attribuzione
delle funzioni fondamentali amministrative degli enti locali, nonché ad adottare la "Carta delle autonomie locali", strumento di coordinamento sistematico (formale e sostanziale) delle disposizioni statali che risulteranno dall'attuazione delle deleghe. Il disegno di legge delega è una vera e propria Carta fondativa dei rapporti tra diversi livelli di Governo, coniugando l'attuazione del Titolo V della Costituzione con il nuovo Codice delle Autonomie. In questo senso contiene: la ridefinizione delle funzioni fondamentali degli enti locali per semplificare, ridurre i costi e consentire il controllo da parte dei cittadini e la riduzione o la razionalizzazione dei livelli di governo.
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LEGGE COMUNITARIA 2006
L'Aula della Camera dei deputati ha approvato definitivamente, nella seduta del 17 gennaio scorso, il disegno di legge recante ''Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006'. Il provvedimento si compone di 28 articoli e di tre allegati (A, B e C) con i quali si recepiscono 27 direttive (1 con l'allegato A, 25 con l'allegato B e 1 con l'Allegato C). La Legge comunitaria 2006 riprende in larga misura le precedenti leggi comunitarie, pur contenendo alcuni significativi elementi di novità. In particolare, il termine di esercizio della delega è stato riportato a 12 mesi anziché a 18 e si è introdotta la previsione che nel caso in cui sia già scaduto, o sia in scadenza nei sei mesi successivi, il termine di recepimento di alcune direttive, i relativi decreti legislativi di attuazione dovranno essere adottati entro sei mesi. E' inoltre prevista la necessità della relazione tecnica sugli schemi di decreti legislativi, recanti attuazione di determinate direttive, che comportino conseguenze finanziarie. Viene infine reintrodotto l'obbligo per il Ministro per le Politiche Europee di trasmettere una relazione al Parlamento qualora una o più deleghe conferite dalla legge comunitaria non risultasse esercitata trascorsi quattro mesi dal termine previsto dalla direttiva per la sua attuazione e un'informativa periodica (semestrale) sullo stato di attuazione delle direttive da parte delle Regioni e Province autonome. Questi i settori principalmente interessati dal provvedimento: immigrazione e sicurezza; giustizia; sanità; tutela dell'ambiente; agricoltura; trasporti e comunicazioni; attività produttive; finanze; lavoro.
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DIGITALIZZAZIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI DELLA GIUSTIZIA
Giustizia Civile, Giustizia Penale, Informatica giuridica e Giustizia minorile. Sono queste le aree prioritarie d'intervento indicate nel Protocollo d'intesa siglato dal Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione e il Ministro della Giustizia. Il Protocollo nasce dalla volontà di realizzare un programma organico di collaborazione fra i due ministeri, con l'obiettivo di migliorare in maniera sostanziale l'efficienza del servizio giustizia, da cui discendono la garanzia dei diritti dei cittadini e la competitività del Paese. Nella giustizia, come in tutta la Pubblica Amministrazione, il tempo è un fattore di qualità, e le tecnologie digitali possono rappresentare un alleato formidabile. Questi gli obiettivi prioritari evidenziati nel protocollo per le singole aree. Giustizia civile: migliorare la gestione del processo civile in tutte le fasi mediante l'eliminazione dei tempi di ''attraversamento'' con conseguente diminuzione della durata del processo e recupero di efficienza e trasparenza dell'iter del procedimento civile. Giustizia penale: migliorare l'efficienza del sistema penale in tutte le fasi in cui si articola il processo, dall'attività di indagine all'esecuzione della pena, garantendo il trasferimento corretto e sicuro delle informazioni tra i diversi uffici giudiziari e le articolazioni ministeriali interessate. Tale azione consisterà in una serie di interventi finalizzati alla creazione di un sistema informativo integrato costituente il sistema centrale della giustizia penale. Informatica giuridica: rendere fruibili attraverso Internet le informazioni sia giudiziarie che normative, migliorando ed ampliando i servizi già disponibili. Giustizia minorile: realizzare un sistema informativo integrato fra gli uffici giudiziari minorili, e le diverse articolazioni del Dipartimento degli Affari di Giustizia e del Dipartimento della Giustizia Minorile.
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III RAPPORTO APAT SULLA QUALITA' DELL'AMBIENTE URBANO
Energia, mobilità, qualità dell'aria, rifiuti, acqua, suolo e territorio, sono questi i principali temi trattati nel III Rapporto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) sulla qualità dell'ambiente urbano presentato a Roma il 18 gennaio 2007. Il Rapporto Apat 2006 sulla qualità ambientale delle aree urbane italiane vede notevolmente ampliato il numero delle città analizzate, che passa dalle quattordici dell'edizione 2005, dove erano comprese le sole aree metropolitane definite dalla normativa, alle ventiquattro della nuova edizione, che include tutti i capoluoghi di provincia con popolazione superiore a 150.000 abitanti. Il rapporto, realizzato con lo scopo di informare i cittadini ed aiutare chi ha responsabilità politiche e decisionali ad operare sulla base di dati tecnici e ambientali aggiornati e affidabili, prende anche in esame la questione del monitoraggio e il controllo delle risposte, ovvero dei provvedimenti che vengono presi allo scopo di risolvere - o quanto meno mitigare - gli effetti dannosi e indesiderati sull'ambiente e sul territorio. Circa il 75% della popolazione europea vive in aree urbane, e si stima che tale quota entro il 2020 debba raggiungere un valore dell'80%, determinando così un progressivo deterioramento dell'ambiente di vita ed una crescente pressione sugli ecosistemi. È perciò della massima importanza, al fine di programmare gli opportuni interventi, la continua osservazione di quanto avviene nelle aree urbane sotto il profilo dell'energia, della mobilità, della qualità dell'aria, dei rifiuti, dell'acqua, del suolo, della natura e del territorio.
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27 GENNAIO IL "GIORNO DELLA MEMORIA"
Il 27 gennaio sarà celebrato per la settima volta il "Giorno della Memoria". Il "Giorno della Memoria" è stato istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, al fine di ricordare, da una parte, la data (27-1-1945) dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz e commemorare la Shoah (in ebraico "catastrofe", "distruzione", "desolazione"), le leggi razziali, la persecuzione, la deportazione, la prigionia e lo sterminio dei cittadini ebrei, dall'altra, tutti coloro che pur in campi e schieramenti diversi si opposero a quel folle progetto di genocidio, non esitando a salvare altre vite e a proteggere in condizioni difficili i perseguitati, anche mettendo a rischio la propria vita. In occasione del "Giorno della Memoria" sono organizzati incontri, cerimonie e momenti comuni di riflessione e di rievocazione dei fatti, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto accadde allora al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare viva la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia dell'Europa e del nostro Paese, affinché sia scongiurato per sempre il ripetersi di simili eventi. Conoscere e ricordare la Shoah può essere di valido aiuto per meglio comprendere le ramificazioni del
pregiudizio e del razzismo; per realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni differenti; per creare, infine, attraverso la valorizzazione delle diversità, una società realmente interculturale.
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BANDO PER BORSE DI STUDIO PER VITTIME TERRORISMO E CRIMINALITA'
Scade il 1 febbraio 2007 il termine per la presentazione delle domande per l'assegnazione di borse di studio in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, degli orfani e dei figli delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, delle vittime e dei superstiti - figli e orfani - delle vittime del dovere (G. U. n. 1 del 2 gennaio 2007). Il bando dispone per l'anno accademico/scolastico 2005/2006 l'assegnazione di cento borse di studio, dell'importo di euro 2.582,28 ciascuna, riservate agli studenti universitari; quattrocento borse di studio, dell'importo di euro 206,58 ciascuna, riservate agli studenti che frequentino la scuola elementare e la scuola media inferiore; trecentoquaranta borse di studio, dell'importo di euro 516,46 ciascuna, riservate agli studenti che frequentino la scuola media superiore. Una percentuale pari al 10% delle borse di studio per ciascuna delle tipologie sopra indicate è riservata ai soggetti portatori di handicap. Le domande per l'assegnazione delle borse di studio devono essere redatte in carta semplice secondo il modello dell'allegato A del bando di concorso, ed essere presentate all'ufficio scolastico competente in base alla residenza dello studente o al Rettore dell'Università alla quale il richiedente è iscritto. Saranno questi uffici ad inoltrare le domande, dopo averle istruite, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il coordinamento amministrativo, via della Mercede, 9 - 00187 Roma.
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