Corriere della Sera
24 marzo
di Paolo Foschini

L'area di proprietà comunale era coltivata da un contadino. Sequestrata e ceduta alla Casa della Carità

Il primo «villaggio solidale» di Milano — dieci casette prefabbricate su un'area di ottomila metri — sorgerà ai margini di Parco Lambro e avrà come primi ospiti i 70 rom di Opera: il terreno per l'operazione, di proprietà del Comune e affittato negli ultimi decenni a un contadino, è stato recuperato grazie a un decreto di sequestro firmato ieri dal prefetto e sarà affidato alla gestione della Casa della Carità. L'area si trova a ridosso del Ceas, la struttura di accoglienza che insieme con numerose altre persone ospita i rom di Opera sin dal giorno della loro fuga dalla tendopoli. Intanto i rom di via Triboniano promettono: «Aiuteremo il Comune a ritrovare il rame rubato».
In ottomila metri quadrati dieci case prefabbricate, una struttura comune, gas, luce e acqua

Sorgerà al parco Lambro il villaggio solidale per i rom
Sequestrata un'area comunale e ceduta alla Casa della Carità
Un decreto di sequestro firmato dal prefetto, il Comune che si riappropria di ottomila (suoi) metri di terra. E quella terra passerà dal contadino che finora la coltivava alla Casa della Carità che ne farà il primo «villaggio solidale» di Milano: i cui primi ospiti, nel giro di qualche mese — giusto il tempo di urbanizzazione e relativi lavori — saranno i 70 uomini donne e bambini rom di Opera. Il piccolo villaggio — dieci casette prefabbricate — sorgerà ai margini di Parco Lambro, più precisamente al confine con quella stessa area del Ceas dove «i volontari di don Virginio Colmegna — come riconosce il vicesindaco Riccardo De Corato — ospitano insieme con altre persone in difficoltà i rom di Opera» sin dal giorno in cui dovettero fuggire dalla loro tendopoli, scacciati dal presidio allestito contro di loro: «E non si può pretendere che stiano lì in eterno», dice il vicesindaco.
L'ordinanza firmata ieri dal prefetto Gian valerio Lombardi — su sollecitazione congiunta dello stesso De Corato nonché degli assessorati alle Politiche sociali e al Demanio — rappresenta di fatto il mantenimento di un impegno: «Troveremo una sistemazione ai rom di Opera — aveva promesso il Comune di Milano — entro fine marzo», e la sistemazione è arrivata. Anche se, appunto, a prezzo di un sequestro rivelatosi l'unica strada percorribile, da parte del Comune, per tornare a disporre di una propria area nei tempi rapidi richiesti dall'emergenza.
L'appezzamento in questione, infatti, fa parte di un podere agricolo a Parco Lambro che il Comune affittava da decenni a un contadino. L'ultimo contratto era appena scaduto, ed è per questo che l'amministrazione ha potuto richiedere senza troppe difficoltà il sequestro di una parte dell'area: i cui nuovi picchetti di recinzione sono già stati piantati ieri, meno di tre ore dopo la firma apposta dal prefetto sul decreto di sequestro.
A questo punto non resta che dar forma al progetto che la Casa della Carità ha già buttato giù: dieci casette prefabbricate, non roulotte, da montare su un'area opportunamente servita da acqua, luce e fogne, più una struttura più grande per attività sociali varie. Il tutto, tra oneri di urbanizzazione e il resto, per una spesa complessiva stimata intorno ai 250 mila euro: a carico di chi non si sa ancora bene, anche se come al solito l'aspettativa è che qualche istituzione privata di buon cuore si faccia avanti a dare una mano. «Soprattutto perché — conclude don Virginio Colmegna — questa struttura non servirà solo per rispondere a "questa" emergenza ma resterà un patrimonio e un investimento al servizio delle altre che prima o poi, vorrei sbagliarmi, ma non mancheranno di arrivare».


Voi, se avete un giardino nella vostra casa comprata con una vita di sacrifici ed un mutuo 25ennale, provate a mettere in piedi un gabbiotto in legno per depositare gli attrezzi: avrete un ispettore alla porta l'indomani, con magari già pronta una denuncia per abuso edilizio o similari.
Mentre invece nel polmone per eccellenza di Milano si può prendere e costruire A SPESE NOSTRE un bel centro di accoglienza per quei gentili signori che da sempre si sono distinti per la loro onestà, la voglia di lavorare, il pagamento delle tasse, l'educazione rigorosa ai figli, il rispetto delle leggi e delle altre persone. A queste persone va data una casa, dicono. Bisogna. E se provassimo anche tutti noi, domani, a chiedere una casa gratis solo perchè la vogliamo? E se provassimo anche noi ad avere luce, gas e fognatura gratis?
E poi dicono che i razzisti siamo noi...